Costituzione europea
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Col termine Costituzione europea si suole chiamare il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. Il suo scopo, oltre a quello di sostituire i diversi trattati esistenti che al momento costituiscono la base giuridica dell'Unione Europea, era principalmente quello di dare all'UE un assetto politico chiaro e tendenzialmente definitivo riguardo le sue istituzioni, le sue competenze, le modalità decisionali, la politica estera.
A dispetto del nome, però, non si tratta di una vera costituzione che sancisce la nascita di una sovranità (come la costituzione federale degli Stati Uniti d'America), bensì di una sorta di Testo unico, in cui vengono solo recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti, con poche vere innovazioni e senza alcun trasferimento di sovranità.
La Costituzione europea si compone di un preambolo, di quattro parti (per un totale di 448 articoli), di 36 protocolli, due allegati, un Atto finale:
- il preambolo enuncia i principi e gli obiettivi ideali dell'Unione,
- la prima parte enuncia la sua natura, le sue istituzioni, i suoi principi e i suoi simboli,
- la seconda parte integra la precedente Carta dei diritti fondamentali,
- la terza parte enuncia le disposizioni che regolano il funzionamento pratico dell'Unione nei vari settori,
- i protocolli spiegano alcune particolari regole di funzionamento,
- i due allegati sono delle postille,
- l'Atto finale sintetizza la Costituzione e funge da conclusione.
[modifica] La necessità di una Costituzione per l'Europa
All'inizio del nuovo millennio l'Unione europea, ormai esistente in diverse forme da circa mezzo secolo, si è trovata a dover affrontare nuove importanti sfide. Nel 2000 le norme di base della legislazione europea venivano rinnovate con il Trattato di Nizza (7-10 dicembre 2000), che introduceva flessibilità e riforme in vista di un allargamento dell'Europa da 15 a 27 membri (entro il 2007). Sebbene le innovazioni introdotte abbiano migliorato i processi decisionali e meglio organizzato le istituzioni dell'UE, il Trattato di Nizza era nato come compromesso tra le diverse idee dei paesi membri e quindi non adeguatamente capace di rispondere alle future sfide dell'Europa. Per tale motivo all'atto finale della conferenza intergovernativa che avrebbe varato il nuovo trattato venne aggiunta all'ultimo momento una "Dichiarazione sul futuro dell'Unione". In essa si ponevano i nuovi problemi da risolvere entro il 2004, anno dell'allargamento dell'Unione ad altri 10 membri. La dichiarazione concerneva:
- le modalità per stabilire e mantenere una più precisa delimitazione delle competenze tra l'Unione europea e gli Stati membri, che rispecchi il principio di sussidiarietà;
- lo status della Carta dei diritti fondamentali, proclamata a Nizza;
- una semplificazione dei trattati al fine di renderli più chiari e meglio comprensibili senza modificarne la sostanza;
- il ruolo dei Parlamenti nazionali nell'architettura europea;
- migliorare e continuare a garantire la legittimità democratica e la trasparenza dell'Unione e delle sue Istituzioni, per avvicinarle maggiormente ai cittadini degli Stati membri.
Il 15 dicembre 2001 al consiglio europeo di Laeken venne proclamata la “Dichiarazione di Laeken” di importanza primaria, poiché oltre a ribadire i problemi sul tavolo fissati fin da Nizza venne convocata ufficialmente una Convenzione europea, un organo straordinario incaricato di giungere alla soluzione concreta dei problemi entro il 2004. La Dichiarazione indicava le due grandi sfide dell'Europa del nuovo millennio: una interna, l'avvicinare cioè le istituzioni europee al cittadino e potenziare la democraticità dell'Unione; una esterna, il ruolo cioè che avrebbe avuto l'Europa unita nello scenario post 11 settembre 2001, in quale modo si sarebbe imposta sullo scenario internazionale per far valere la pace, la democrazia e i diritti dell'uomo. Concretamente venivano richieste le seguenti riforme, prioritarie per creare un'Unione forte:
- introdurre una distinzione più chiara tra tre tipi di competenze: quelle esclusive dell'Unione, quelle degli Stati membri, quelle condivise tra l'Unione e gli Stati membri, chiarire a quale livello le competenze si esercitano nella maniera più efficace e come applicare, a tale riguardo, il principio di sussidiarietà;
- sviluppare una politica estera e di sicurezza comune più coerente;
- decidere se intensificare la cooperazione in materia di inclusione sociale, di ambiente, di sanità, di sicurezza alimentare oppure invece demandare queste questioni agli Stati membri e, ove la loro costituzione lo preveda, alle regioni;
- ridurre il numero di strumenti legislativi e riassumere in un unico documento il vastissimo corpus giuridico dell'Unione, per garantire la massima chiarezza (attualmente le leggi europee sono racchiuse in quattro trattati: quelli di Roma, di Maastricht, di Amsterdam e di Nizza);
- decidere se rafforzare l'autorità e l'efficienza della Commissione europea, secondo quali modalità designare il Presidente della Commissione, se rafforzare il ruolo del Parlamento europeo, se introdurre una circoscrizione elettorale europea o continuare ad attenersi a circoscrizioni stabilite a livello nazionale;
- decidere il ruolo e le competenze dei Parlamenti nazionali;
- dare un valore giuridico alla Carta dei diritti fondamentali.
A questi complessissimi quesiti la Dichiarazione rispose con la convocazione della Convenzione sul futuro dell'Europa, proclamando presidente Valéry Giscard d'Estaing (ex presidente della repubblica francese) e vicepresidenti Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene. I lavori della Convenzione si aprirono ufficialmente il 28 febbraio 2002.
[modifica] I lavori della Convenzione europea
| Per approfondire, vedi la voce Convenzione Europea. |
Conclusisi il 10 luglio 2003, i lavori della Convenzione sul futuro dell’Europa sono durati diciassette mesi, durante i quali i suoi membri hanno quotidianamente discusso i delicati temi sul tavolo del dibattito. I membri della Convenzione, in numero di 102 (più 12 osservatori), nominati dai governi e dai parlamenti nazionali degli stati membri e dei paesi candidati all’adesione, e dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea, nel corso dei mesi di lavoro si sono riuniti in vari gruppi specifici ognuno con un tema da affrontare, discutendo poi le loro proposte e le loro soluzioni in 26 assemblee plenarie durante le quali esse sono state votate e/o modificate. I lavori della Convenzione si sono svolti in una completa trasparenza, poiché tutte le sedute plenarie sono state aperte al pubblico e tutta l’enorme mole di documenti prodotti è stata sempre disponibile per la consultazione sui siti Internet istituzionali.
Inoltre, nel corso dei lavori la Convenzione ha incontrato numerosi gruppi non istituzionali (confessioni religiose, organizzazioni non-profit, società civile, gruppi di riflessione, organizzazioni locali e regionali) lasciando aperto un forum dove raccogliere contributi di chiunque volesse dire la sua (quasi 1300 contributi) e dedicando una particolare giornata all’incontro con i giovani, le cui proposte sono state al centro di numerosi dibattiti. Pur tuttavia, non adeguatamente pubblicizzata la Convenzione è finita per non attirare l’attenzione della maggioranza dell’opinione pubblica, col risultato che il frutto conclusivo è stato accolto con freddezza. Risultato finale, presentato dal presidente Giscard d’Estaing il 18 luglio 2003 a Roma, è stato il "Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa", in quattro parti, vera e propria costituzione europea che ha in pratica trasformato la Convenzione in una Costituente.
[modifica] La Conferenza intergovernativa (CIG)
Dopo la presentazione ufficiale del progetto costituzionale, la presidenza di turno italiana dell’UE ha rapidamente convocato la Conferenza intergovernativa (CIG) incaricata di discutere e se necessario modificare il progetto in vista di una sua ratifica. La CIG è composta dai capi di Stato o di governo dei 25 Paesi dell’Unione, dai ministri degli Affari esteri di tali Stati, dal Presidente della Commissione europea (allora Romano Prodi) e dal Presidente del Parlamento europeo (allora Pat Cox) nonché da alcuni membri attivi della Convenzione. La prima seduta è stata convocata per il 4 ottobre 2003. Dopo una modifica redazionale e giuridica del documento costituzionale attuato dal gruppo dei giuristi (un organo incaricato di attuare un approfondito esame giuridico e linguistico del testo per evitare ambiguità o lacune), i membri della CIG hanno iniziato l’esame dei punti controversi del trattato. I principali punti controversi sono stati:
- il nuovo sistema decisionale, basato sulla maggioranza qualificata (50% degli Stati membri che rappresentino il 60% della popolazione dell’Unione) è stato fortemente criticato da Spagna e Polonia, che hanno richiesto il ritorno alla ponderazione dei voti del Trattato di Nizza, che li favoriva;
- la decisione di abolire definitivamente le decisioni a votazione unanime sostituendole con quelle a maggioranza qualificata ha scontentato quei paesi (come la Gran Bretagna) che non vogliono perdere la propria autonomia nei campi della fiscalità e della politica estera;
- l’attribuzione dei seggi del Parlamento europeo, fissato a 736 con una soglia minima di 4, ha scontentato i Paesi con bassa popolazione che hanno chiesto un aumento della soglia minima a 5 o a 6;
- Il numero di membri della Commissione europea, attualmente a 15 (uno per stato membro) era stato fissato in occasione dell’allargamento a 25 paesi sempre a 15 commissari più tanti commissari senza diritto di voto quanti erano i paesi senza rappresentanza in Commissione: la decisione ha scontentato i paesi “piccoli”, timorosi di una perdita d’influenza in Commissione;
- La decisione di riunire i vari Consigli dei ministri dell’Unione (eccezion fatta per quello degli esteri) in due soli organi – il Consiglio legislativo e quello per gli Affari generali – ha accontento solo due delegazioni ed è stata dunque abolita;
- la presidenza dei vari Consigli dei ministri dell’Unione, affidata dalla Convenzione a uno stato membro a rotazione per un anno, risultava troppo confusa;
- la formula del preambolo introduttivo sul richiamo alle “eredità culturali, religiose e umanistiche” dell’Europa ha scontentato alcuni paesi che hanno richiesto un esplicito riferimento alle radici cristiano-giudaiche dell’Europa e a Dio;
Le numerose sessioni presiedute da Silvio Berlusconi, presidente di turno dell’UE, pur risolvendo la maggioranza dei quesiti sul tavolo dei negoziati non erano riuscite a giungere ad un compromesso sulla maggioranza qualificata per via delle forti critiche di Spagna e Polonia. Per tale motivo, durante la sessione conclusiva dal 12 e 13 dicembre 2003 a Bruxelles, veniva dichiarato il fallimento dei negoziati e le questioni passavano alla nuova presidenza di turno irlandese, guidata da Bertie Ahern. Dopo numerosi incontri bilaterali, nel marzo del 2004 un appello del Parlamento europeo faceva seguito a quello dell’ex presidente della Convenzione Giscard d’Estaing nel chiedere la ripresa dei negoziati, poiché la ratifica della Costituzione rimaneva di prioritaria importanza. Le nuove sessioni della CIG, tra l’aprile e il giugno del 2004, si sono concluse nel Consiglio europeo di Bruxelles del 17-18 giugno 2004: il problema della maggioranza qualificata veniva risolto e si giungeva definitivamente a un accordo sul testo.
[modifica] La firma della Costituzione
Il 29 ottobre 2004 si è svolta a Roma la cerimonia (trasmessa in eurovisione) della firma del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Hanno firmato la Costituzione i capi di Stato o di governo dei 25 paesi dell’Unione europea e i loro ministri degli esteri. Bulgaria, Romania e Turchia, in qualità di paesi candidati, hanno firmato solo l’Atto finale, mentre la Croazia ha partecipato come osservatore. La firma della Costituzione è avvenuta nella Sala degli Orazi e Curiazi, la stessa storica sala in cui il 25 marzo 1957 i sei paesi fondatori firmarono i trattati che istituivano la CEE e l’Euratom (Trattati di Roma).
[modifica] L'iter di ratifica
È iniziato quindi il lungo processo di ratifica del testo costituzionale da parte dei 25 paesi dell’Unione europea (oggi 27), ratifica che avviene o per via parlamentare – come nel caso italiano – o tramite referendum popolari. In quest’ultimo caso, hanno risposto favorevolmente alle urne i cittadini di Spagna (20 febbraio 2005) e Lussemburgo (10 luglio 2005), mentre i cittadini di Francia (29 maggio 2005) e Paesi Bassi (1 giugno 2005) hanno votato in maggioranza no. Quest’ultimo risultato ha praticamente congelato l’iter di ratifica, da concludersi entro la fine del 2006: alcuni paesi (tra cui Danimarca e Regno Unito) che ancora non hanno ratificato la Costituzione non hanno ancora fissato date per eventuali referendum. Del resto, non si sa quale risposta dare ai no di Francia ed Olanda, e ad eventuali possibili no di altri paesi. Nel summit europeo del 15 e 16 giugno 2006, i capi di stato e di governo dei paesi membri si sono posti l'obiettivo di risolvere la questione entro il 2008 o comunque prima delle elezioni europee del 2009. Le possibili soluzioni individuate sono state: l'apertura di una nuova "mini-CIG" per una parziale riscrittura della Carta costituzionale, la "riduzione" della Carta attuale ai principi fondamentali rinominandola "Trattato fondamentale", piccoli aggiustamenti alla Carta esistente, come l'inserimento di un "protocollo sociale". Alla fine ha prevalso l'idea del "testo ridimensionato" e si è convenuto di approvare il Trattato di riforma la cui stesura è in corso di finalizzazione da parte di un'apposita CIG.
Nelle tabelle di seguito la situazione delle ratifiche.
| Stato membro | Data[1] | Risultato[2] | Notifica presso il Governo italiano[3] |
|---|---|---|---|
| 11 novembre 2004 | 17 dicembre, 2004 | ||
| 20 dicembre, 2004 | 30 dicembre, 2004 | ||
| 1 febbraio 2005 | 9 maggio, 2005 | ||
| 25 gennaio 2005 6 aprile 2005 |
25 maggio, 2005 | ||
| 20 febbraio 2005 28 aprile 2005 18 maggio 2005 |
15 giugno, 2005 | ||
| 11 maggio 2005 25 maggio 2005 |
17 giugno, 2005 | ||
| 19 aprile 2005 | 28 luglio, 2005 | ||
| 6 luglio 2005 | 2 agosto, 2005 | ||
| 30 giugno 2005 | 6 ottobre, 2005 | ||
| 2 giugno 2005 | 3 gennaio, 2006 | ||
| 10 luglio 2005 25 ottobre 2005 |
30 gennaio, 2006 | ||
| 28 aprile 2005 19 maggio 2005 17 giugno 2005 20 giugno 2005 29 giugno 2005 19 luglio 2005 8 febbraio 2006 |
13 giugno, 2006 | ||
| 9 maggio 2006 | 26 settembre, 2006 | ||
| 1 gennaio, 2007 | Non richiesto | ||
| 1 gennaio, 2007 | Non richiesto | ||
| 11 maggio, 2005 | Sospesa. Il Presidente della repubblica non ha firmato la relativa legge. | ||
| 12 maggio 2005 27 maggio 2005 |
In attesa di decisione da parte della Corte Costituzionale[31] | ||
incl. |
5 dicembre 2006 In sospeso |
Parlamento delle Åland (Lagting)[34] |
In sospeso |
| 29 maggio 2005 Non definito Non definito |
Assemblea Nazionale (Assemblée Nationale): Senato (Sénat): |
||
| 1 giugno 2005 Non definito Non definito |
Seconda camera (Tweede Kamer): Prima camera (Eerste Kamer): |
||
| Cancellato Non definito Non definito |
Referendum cancellato Senato (Senát): Camera dei deputati (Poslanecká sněmovna): |
||
| Posposto Non definito |
Referendum cancellato Parlamento (Folketing): |
||
| Posposto Non definito Non definito |
Referendum cancellato Camera (Dáil Éireann): Senato (Seanad Éireann): |
||
| Posposto Non definito Non definito |
Referendum cancellato Camera dei deputati (Sejm): Senato (Senat): |
||
| Posposto Non definito |
Referendum cancellato Assemblea della repubblica (Assembleia da Republica): |
||
| Non definito | Parlamento (Riksdag): | ||
| Posposto Non definito Non definito |
Referendum cancellato Camera dei comuni (House of Commons): Camera dei pari (House of Lords): |
Riepilogo dello stato del processo di ratifica (dati aggiornati al 22 febbraio 2007)
| Stato del processo | Numero di paesi membri | Con referendum |
|---|---|---|
| Processo di ratifica completato | 15 |
2 |
| Ratifica da parte del parlamento completata | 3 |
0 |
| Non ratificato | 2 |
2 |
| Processo non concluso | 7 |
5 |
[modifica] Le principali innovazioni della Costituzione
|
europea |
Rispetto ai precedenti trattati la Costituzione introduce un certo numero di novità, peraltro più formali che sostanziali. Tali novità vorrebbero semplificare il processo decisionale e conferire all'Unione e alle sue istituzioni maggiori poteri per operare. Le principali sono le seguenti:
- Viene superata la struttura in 3 pilastri e creata un'organizzazione unica che racchiude le precedenti Comunità europee e l'Unione europea.
- Viene sancita la personalità giuridica dell'Unione europea (finora riconosciuta solo alle Comunità europee).
- Il Parlamento europeo ora elegge il presidente della Commissione europea; può avere un massimo di 750 seggi con un minimo di 6 per Stato (la Convenzione aveva proposto un minimo di 4 senza soglia massima).
- Viene abolita la presidenza a rotazione del Consiglio dell'Unione Europea: si instaura un presidente stabile, eletto a maggioranza qualificata dal Consiglio stesso con un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una sola volta; esso ha gli stessi compiti del presidente di turno attuale e rappresenta l'Unione europea (un po' come il nostro presidente della Repubblica).
- Ora il Consiglio europeo e il Consiglio dei Ministri dell'Unione non adottano più le scelte con la precedente ponderazione dei voti stabilita dal Trattato di Nizza, ma con la formula della maggioranza qualificata: una risoluzione o una legge è approvata con il voto favorevole del 55% degli Stati membri (minimo di 15) che rappresentino il 65% della popolazione europea; la minoranza di blocco deve comprendere almeno quattro Stati. Anche se questa nuova formulazione viene presentata come un'innovazione decisiva, in realtà la "Costituzione" si limita a prendere atto del permanere di questi "organismi" intergovernativi, che non sono altro che una conferenza internazionale semipermanente.
- Viene introdotta la figura del Ministro degli Affari esteri dell'Unione: esso riassume in sé e dunque elimina le precedenti figure dell'Alto Segretario per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (attualmente Javier Solana) e del commissario alle relazioni esterne; guida la politica estera dell'Unione, è vicepresidente della commissione, presiede il Consiglio Affari esteri, è eletto a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo con l'accordo del Presidente di commissione.
- La Commissione europea resterà fino al 2014 composta da un componente per Stato membro (dunque 27 membri dopo il 2007); in seguito sarà composta da un numero di membri pari ai 2/3 degli Stati membri e funzionerà a rotazione.
- Vengono formalmente enunciati i campi in cui l'Unione dispone di competenza esclusiva, quelli di competenza concorrente con i singoli Stati membri e quelli in cui ha solo competenza per azioni di sostegno.
- Viene accresciuta la possibilità di ricorrere al sistema delle cooperazioni rafforzate, che permette agli Stati che ne fanno richiesta (minimo un terzo degli Stati membri) di superare la contrarietà di altri Paesi membri dissenzienti ed avviare tra loro cooperazioni più forti in diversi campi.
- In materia di difesa, i Compiti di Petersberg sono ampliati; ciò vuol dire che gli eserciti europei possono ora intervenire in casi di missioni di disarmo, stabilizzazione al termine dei conflitti, lotta al terrorismo; è istituita un'Agenzia europea degli armamenti.
- Le decisioni all'unanimità, che un tempo bloccavano il processo decisionale dell'Unione, restano ora solo per la politica estera e di difesa comune e per la fiscalità (cioè proprio per gli ambiti in cui più forte si sente l'esigenza di una voce comune dell'Europa); sono superate (a favore di decisioni assunte con maggioranza qualificata) riguardo il settore della giustizia.
- Cittadini dell'Unione in numero di almeno un milione appartenenti a più Stati membri possono ora invitare formalmente la Commissione a legiferare su un tema da loro ritenuto importante; questa è una delle opzioni più democratiche attuate dalla Costituzione. Questo strumento si affianca al già esistente diritto di petizione (previsto dall'art. 194 TCE) attraverso il quale i cittadini europei possono formulare proposte di legge al Parlamento il quale (se ritiene la proposta interessante)ne informa la Commissione.
- I parlamenti nazionali assumono il potere di verificare la corretta applicazione da parte delle Istituzioni comunitarie del principio di sussidarietà, divenendo ora detentori di un "meccanismo di allerta precoce" che blocca l'iter decisionale dell'Unione qualora questa scavalchi ingiusitificatamente le competenze interne dei singoli Stati.
- Nei casi di revisione futura della Costituzione, verrà indetta una nuova Convenzione con l'incarico di modificare il testo.
Tutte queste novità aumentano, a detta degli estensori, la democraticità, la trasparenza e i poteri dell'Unione europea.
[modifica] I punti controversi
Le forti critiche al testo costituzionale espresse dalle più disparate correnti politiche si basano su opinioni spesso diametralmente opposte. Fondamentalmente le controversie nascono dalla volontà di creare un "documento debole", cioè non indirizzato chiaramente ma al fondo legato ad essere un minimo comune divisore fra le varie visioni di Stato delle nazioni europee. In buona parte le critiche e i no verso la Costituzione vengono da parte dell'opinione pubblica meno interessata alla politica, i cosiddetti "euroscettici", che rifiutano l'Unione europea per come è stata strutturata, vista come troppo burocratizzata e poco efficace nel risolvere gli interessi reali dei cittadini.
A queste critiche se ne sono aggiunte altre dagli ambienti religiosi riguardo l'assenza di riferimenti alle radici giudaico-cristiane della coscienza europea: molti sono stati i richiami fatti da Papi, rabbini e capi spirituali protestanti. Gli stati che valorizzano la laicità dello stato, in primis la Francia, si sono opposti duramente a un esplicito riferimento religioso nella Costituzione, mentre stati a maggioranza cattolica e ortodossa (tra cui l'Italia, la Polonia e la Grecia) hanno spinto verso un inserimento di questi riferimenti nel testo.
Non va dimenticata, poi, la posizione severamente critica da parte di istanze non sospettabili di scarso spirito europeista o di sciovinismo nazionalista, come gran parte dei Federalisti Europei, i quali hanno ripetutamente bollato come un inganno quello di chiamare "Costituzione" un documento che tale non è.
In Francia la vittoria del 'no' è dipesa principalmente dalla contrarietà di una larga fetta dell'opinione pubblica: sinistra radicale, fronte nazionale, ambienti cattolici e Lefebvriani, no-global, e pacifisti accesi hanno criticato la presenza di principi neoliberisti nel testo, l'eccessiva importanza data ai temi economici e capitalistici, l'assenza di riferimenti al ripudio della guerra e il fatto che gli eserciti europei ora possano intervenire in più occasioni, le troppo scarse garanzie in difesa dei lavoratori, degli immigrati, del welfare state. Diverse personalità (ad esempio, il premio Nobel per l'economia Maurice Allais) hanno criticato il TCE e si sono schierati contro la sua ratifica.
Ragioni ben diverse quelle dei no della destra nazionalista, principalmente in Olanda. La paura in questo caso è che la Costituzione ora disponga di poteri tali da svuotare di significato e di autorità i singoli stati, promuovendo un appiattimento delle identità nazionali in nome di un'unione indifferenziata.
[modifica] Il periodo di riflessione e il Trattato di riforma
Il "periodo di riflessione" dei leader europei dopo il no di Francia e Olanda si è protratto per circa 2 anni. Sostanzialmente le ipotesi al vaglio erano tre:
- Procedere con l'iter di ratifica da parte degli Stati rimanenti e, qualora emergesse solo una minoranza contraria, indire nuovi referendum nei paesi che hanno bocciato il trattato. L'idea è stata chiaramente respinta da Francia e Olanda.
- Aprire la strada a cooperazioni rafforzate: la Costituzione sarebbe entrata in vigore solo negli Stati favorevoli. Teoricamente possibile, l'ipotesi è stata scartata per non lasciare fuori due dei paesi fondatori della comunità europea.
- Redigere un nuovo Trattato semplificato, privo di connotati costituzionali e da approvare solo per via parlamentare.
L'ultima soluzione ha infine prevalso. Con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier italiano Romano Prodi esprimevano la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo. Si è così svolto sotto la presidenza tedesca dell'Unione il vertice di Bruxelles tra il 21 e il 23 giugno 2007 nel quale si è arrivati ad un accordo sul nuovo "Trattato di riforma". L'accordo pone fine a 2 anni e mezzo di incertezza istituzionale: il ridenominato Trattato di Lisbona è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, appunto a Lisbona. Quasi tutte le innovazioni della Costituzione sopravvivono anche nel nuovo Trattato (che anzi ne asciuga molte ridondanze): il "think tank" euroscettico "Openeurope" si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il nuovo Trattato è al 96% identico alla Costituzione europea. Rimane però l'eliminazione di qualsiasi riferimento costituzionale (simboli, nomenclatura, struttura del testo), ovvero la rinuncia all'obiettivo ideale che rappresenta un ridimensionamento traumatico del nuovo Trattato, che nell'ottica federalista resta appieno uno strumento pattizio e non un atto fondativo di una nuova entità sovranazionale.
[modifica] Numismatica
- Nel 2005 l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha coniato una moneta da due Euro commemorativa della ratifica italiana (avvenuta il 6 aprile 2005) della "Costituzione europea", dicitura che appare lungo il bordo della stessa.
[modifica] Filatelia
- Il 29 ottobre 2005 le Poste Italiane hanno emesso un francobollo da 0,52 euro celebrativo della firma della Costituzione europea, recante il logo realizzato per l'occasione.
[modifica] Note
- ^ Dettaglio delle ratifiche
- ^ Qualora ne siano state previste più d'una, i risultati sono riferiti all'ultima delle votazioni parlamentari
- ^ L'articolo IV-447 del Trattato stabilisce che - affinché il Trattato stesso possa entrare in vigore - gli strumenti di ratifica debbano essere depositati presso il governo della Repubblica italiana. Ciascun paese membro notifica gli strumenti di ratifica al termine del processo interno di ratifica (comprensivo delle ratifiche del parlamento e del capo dello stato). La presente lista è ordinata in base alla data di deposito degli strumenti di ratifica.
- ^ Risultati del parlamento lituano
- ^ Risultati del parlamento ungherese
- ^ Risultati dell'Assemblea Nazionale slovena
- ^ Risultati alla Camera dei deputati italiana
- ^ Risultati del Senato italiano
- ^ Risultati del referendum spagnolo
- ^ Risultati del Congresso dei deputati spagnolo
- ^ Risultati del Senato spagnolo
- ^ Risultati del Nationalrat austriaco
- ^ Risultati del Bundesrat austriaco
- ^ Risultati del parlamento greco
- ^ Risultati del parlamento maltese
- ^ Risultati del parlamento cipriota
- ^ Risultati del parlamento lettone
- ^ Risultati del referendum in Lussemburgo
- ^ Risultati della Camera dei deputati lussemburghese
- ^ Risultati del senato belga
- ^ Risultati della Camera dei rappresentanti belga
- ^ Risultati del parlamento di Bruxelles
- ^ Risultati del parlamento belga della comunità germanofona
- ^ Risultati del parlamento Vallone (Belgio)
- ^ Risultati del parlamento belga della comunità francofona
- ^ Risultati del parlamento fiammingo (Belgio)
- ^ Risultati del parlamento estone
- ^ Risultati del Consiglio nazionale slovacco
- ^ Risultati del Bundestag tedesco
- ^ Risultati del Bundesrat tedesco
- ^ Opinione della Corte costituzionale tedesca
- ^ Le Åland sono una provincia autonoma della Finlandia. Fanno parte dell'Unione Europea, ma sono soggette a specifiche eccezioni. Le Åland non sono parte in causa del Trattato costituzionale ma, ai sensi dell paragrafo 5 dell'Articolo IV-440 del Trattato, lo stesso si applica, con alcune deroghe, su tale territorio. La ratifica del parlamento delle Åland non è necessaria all'entrata in vigore della Costituzione europea ma è necessaria affinché possa essere applicato quanto previsto dal paragrafo 5 dell'Articolo IV-440 del Trattato.
- ^ Risultati del parlamento finlandese
- ^ Posizione del parlamento delle Åland sulla Costituzione europea
- ^ Risultati del referendum francese
- ^ Risultati del referendum olandese
[modifica] Bibliografia
- Studi sulla Costituzione europea. Percorsi e ipotesi, a cura di A. Lucarelli e A. Patroni Griffi (presentazione di Rocco Buttiglione e prefazione di Giorgio Napolitano), "Quaderni della Rassegna di diritto pubblico europeo", n. 1, ESI – Edizioni scientifiche italiane, 2003.
- Jacques Ziller, La nuova Costituzione europea, con introduzione di Giuliano Amato, Il Mulino, 2004.
- Diritti e Costituzione nell'Unione europea, a cura di G. Zagrebelsky, Laterza, 2005
- La Costituzione europea: un primo commento (con CD-ROM), a cura di F. Bassanini e G. Tiberi, Il Mulino, 2004.
- La Costituzione europea. Luci e ombre, a cura di E. Paciotti, ed. Meltemi, 2003.
- Carlo Curti Gialdino, La Costituzione europea. Genesi - Natura - Struttura - Contenuto (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), 2005
[modifica] Voci correlate
- Trattato di riforma
- Convenzione Europea
- Unione europea
- Trattato di Lisbona
- Trattato di Nizza
- Dichiarazione di Laeken
- Storia dell'integrazione europea
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Costituzione europea
Wikisource contiene il testo completo di Costituzione europea
[modifica] Collegamenti esterni
- Un referendum europeo per sbloccare la Costituzione
- Portale ufficiale UE
- Sito ufficiale della Costituzione europea
- Documenti e immagini sulla firma del Trattato
- Il testo del Trattato costituzionale europeo scaricabile da LiberLiber
- Governo.it Sito del governo italiano, con link all'intera Costituzione in formato PDF
- Costituzione e democrazia Analisi critica dei fondamenti giuridici del trattato costituzionale
- (FR) speciale di Le Monde
- (PL) Eurokonstytucja
- Testo contro il TCE
| Unione europea - Trattati, Istituzioni, storia dell'integrazione europea | |||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1951/52 | 1957/58 | 1965/67 | 1986/87 | 1992/93 | 1997/99 | 2001/03 | 2007/ ? |
| Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA) | |||||||
| Comunità europea dell'energia atomica (CEEA o Euratom) | |||||||
| Comunità economica europea (CEE) |
Comunità europea (CE) | ||||||
| Comunità europee: CECA, CEEA, CEE | Giustizia e affari interni (GAI) |
||||||
| Giustizia e affari interni (GAI) |
|||||||
| Politica estera e di sicurezza comune (PESC) |
|||||||
| U N I O N E E U R O P E A (U E) | |||||||
| Trattato di Parigi |
Trattati di Roma |
Trattato di fusione |
Atto unico europeo |
Trattato di Maastricht |
Trattato di Amsterdam |
Trattato di Nizza |
Trattato di Lisbona |
| I "tre pilastri" dell'Unione europea - Comunità europea (CE), Politica estera e di sicurezza comune (PESC), Cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI) | |||||||
|
|
|
|---|---|
| Parlamento europeo · Consiglio dell'Unione europea · Commissione europea · Corte di giustizia · Corte dei conti |
|
|
|
|---|---|

