Palazzo dei Conservatori

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Coordinate: 41°53′35.16″N 12°28′58.14″E / 41.8931°N 12.482817°E41.8931; 12.482817

Palazzo dei Conservatori
Cortile del palazzo dei Conservatori.

Il palazzo dei Conservatori è situato in piazza del Campidoglio a Roma, a destra del Palazzo Senatorio e di fronte al Palazzo Nuovo. Il palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, insieme al Tabularium, costituiscono la sede espositiva dei Musei capitolini. Il palazzo dei Conservatori deve il nome al fatto di essere stato la sede della magistratura elettiva cittadina, i conservatori appunto, che insieme al senatore amministrava la città eterna. Il palazzo in questa posizione fu fatto erigere da Niccolò V. Il palazzo constava di dodici arcate al pian terreno, una serie di sei finestre guelfe al piano nobile. Una seppur vaga idea del suo aspetto quattrocentesco si può avere dagli affreschi della sala delle Aquile all'interno dell'attuale palazzo dei Conservatori. Questa commissione rientrava in un programma che intendeva rimarcare il potere del pontefice e la sua superiorità sulle autorità civiche[chiarire: quale commissione?].

Michelangelo Buonarroti, a cui era stato commissionato il lavoro della complessiva risistemazione della piazza, ne disegnò la nuova facciata, che però non riuscì a vedere terminata in quanto morì durante i lavori. Il suo progetto ridisegnava la facciata medievale del palazzo, sostituendo il portico con alte paraste poste su grandi piedistalli e le piccole finestre con una serie di ampie finestre tutte delle stesse dimensioni.
I lavori furono continuati da Guido Guidetti e terminati nel 1568 da Giacomo Della Porta che seguì quasi fedelmente i disegni michelangioleschi, derogandovi solo per costruire una più ampia sala di rappresentanza al primo piano e, conseguentemente, anche una finestra più grande, rispetto a tutte le altre presenti sulla facciata del palazzo.

Il cortile[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile del palazzo dei Conservatori, ha sempre rappresentato, fin dalla prima formazione delle raccolte capitoline di antichità, il luogo privilegiato, una sorta di punto di attrazione per l'appropriazione e la conservazione della memoria dell'antico: le opere che via via affluivano nel palazzo erano i pegni della continuità culturale lasciati dal mondo antico, una sorta di ponte di collegamento virtuale con un passato glorioso.

Il suo aspetto nel XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nella fase precedente a quella attuale il cortile aveva delle proporzioni molto diverse; più spazioso verso la facciata a causa dell'assenza del portico interno, presentava sulla destra un profondo porticato ad archi acuti ogivali in mattoni, sostenuti da colonne in granito con capitelli ionici di travertino e basi anch'esse in travertino, che permettevano l'accesso alle stanze del Capitano delle Appellazioni (il giudice d'appello) e del Consolato dei Boattieri. Lì dove terminava il portico, si ergeva un muro che permetteva di sostenere il terreno retrostante al colle, tagliato per accrescere l'area.

La facciata interna, priva di finestre, presentava un'alta base sulla quale erano stati collocati i frammenti della statua colossale di Costantino e la statua di Ercole in bronzo dorato. Alla parete sinistra si appoggiava una scala esterna, simile a quella di molti palazzi nobiliari. È probabile che sul muro di questa scala nel 1515 fossero collocati i tre rilievi aureliani (sacrificio al tempio di Giove Capitolino, trionfo di Marco Aurelio e barbari inginocchiati davanti a Marco Aurelio), già in Santa Martina sopra i quali si apriva una loggia retta da tre colonne di granito che immetteva negli appartamenti.

Al centro del cortile si trovava una cisterna, modificata nel 1522 ad opera di un architetto di cui si conosce solo il nome (Domenico). Il pavimento venne mattonato due anni dopo e la cisterna fu decorata con un nuovo vaso marmoreo sul quale vennero incisi i versi: Vas tibi condidimus-pluvia tu, Iuppiter, imple-praesidibusque tuae-rupis adesse velis.

Dopo il 1546 i frammenti dei fasti capitolini furono collocati "in capo al cortiglio", come racconta alla metà del secolo Aldovrandi. I testi vennero incastonati in una parete marmorea disegnata da Michelangelo e realizzata da Gentile Delfini, Bartolomeo Marliano e Tommaso de'Cavalieri.

Dopo il loro rinvenimento, le antiche pietre furono trasportate sul colle e ricostruite nel cortile per incrementare il prestigio storico e il valore ideale insito in esse. Michelangelo decise di incorniciare i fasti con una cornice semplice e sobria; un grande timpano coronava l'insieme e un'edicola a capitelli corinzi metteva in risalto le iscrizioni centrali.

Nel 1586 la collocazione dei fasti fu modificata; l'intera struttura michelangiolesca fu spostata nella sala dei Fasti antichi che ancora oggi prende il nome dalle celebri iscrizioni.

Il cortile oggi[modifica | modifica wikitesto]

Sul lato destro si trovano i frammenti della statua colossale dell'imperatore Costantino. Si tratta delle diverse parti della grande statua dell'imperatore, rinvenute nel 1486, sotto il pontificato di Innocenzo VIII, nell'abside occidentale della basilica di Massenzio al Foro Romano, portata a termine da Costantino.

La statua, che rappresentava l'imperatore seduto in trono, secondo un modello riferibile alle statue di Giove, era costruita con la tecnica dell'acrolito: solo le parti nude del corpo erano lavorate in marmo, mentre le altre parti erano costituite da una struttura portante, poi mascherata da panneggi in bronzo dorato o addirittura di stucco. La testa, imponente nelle sue misure, mostra i tratti del volto spiccatamente segnati: la datazione dell'opera oscilla tra il 313, anno della dedica della basilica da parte di Costantino, e il 324, quando nei ritratti dell'imperatore comincia ad apparire il diadema, la cui presenza è suggerita da alcune tracce nel marmo.

Sul lato sinistro sono sistemati i rilievi con le province (l'Egitto, la Libia, la Moesia, la Dacia, la Gallia, l'Hispania e la Mauritania) e i trofei d'armi provenienti dal tempio di Adriano a piazza di Pietra. Alcuni dei rilievi, contrassegnati dagli stemmi dei conservatori, furono rinvenuti alla fine del XVI secolo, mentre gli altri vennero ritrovati, sempre nella stessa zona, a partire dal 1883.

La serie dei rilievi, che mostra le personificazioni delle diverse province assoggettate all'impero romano, riconoscibili dagli specifici attributi, era posta a decorazione del tempio dedicato nel 145 d.C. da Antonino Pio al suo predecessore e padre adottivo Adriano, divinizzato dopo la morte: la cura nei rapporti con le diverse province, che lo portarono a lunghi viaggi attraverso la sconfinata estensione dell'impero romano, fu una delle caratteristiche del regno di Adriano. Tutto il fianco destro del tempio, con 11 colonne scanalate sormontate da imponenti capitelli corinzi, si conserva in piazza di Pietra inglobato nel palazzo della Borsa.

Sul fondo del cortile, all'interno del portico costruito da Alessandro Specchi, appare il gruppo formato dalla statua seduta di Roma e dai due prigionieri in bigio morato, che Clemente XI acquistò nel 1720 dalla collezione Cesi. Il gruppo, già composto in questa forma, venne riprodotto in antiche incisioni quando ancora si trovava nel giardino di casa Cesi, in Borgo. La figura centrale, che rappresenta una divinità seduta derivata da un modello della cerchia fidiaca, fu trasformata in Roma con l'aggiunta degli attributi tipici di questa personificazione; la statua poggia su una base decorata nella parte anteriore da un rilievo rappresentante una provincia assoggettata, proveniente probabilmente dalla decorazione di un arco del I secolo d.C. e da due rilievi con trofei. Le due figure colossali di barbari, le teste dei quali sono state aggiunte in epoca moderna, rese particolarmente preziose dall'uso del raro marmo bigio, possono essere avvicinate alla serie dei prigionieri Daci creata per la decorazione del foro di Traiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De Angelis D'Ossat Guglielmo, Pietrangeli Carlo, Il Campidoglio di Michelangelo, "Silvana" Editoriale d'arte, Roma, 1965, p.49

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