Marco Formentini (politico)

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Marco Formentini
FORMENTINI Marco.jpg

Sindaco di Milano
Durata mandato 21 giugno 1993 –
12 maggio 1997
Predecessore Giampiero Borghini
Successore Gabriele Albertini

Dati generali
Partito politico Lega Nord
on. Marco Formentini
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita La Spezia
Data nascita 14 aprile 1930
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione politico
Partito Lega Nord
Legislatura XI Legislatura
Gruppo Lega Nord
Circoscrizione Milano-Pavia
Incarichi parlamentari

Capogruppo della Lega Nord alla Camera dei deputati (1992-93)

Marco Formentini (La Spezia, 14 aprile 1930) è un politico italiano.

Indice

[modifica] Vita familiare e giovinezza in Belgio

Marco è secondogenito di Savino, ragioniere capo del Comune di La Spezia di idee socialiste; a 14 anni, nel 1944, partecipa alla Resistenza come vedetta partigiana[1].

Nel dopoguerra si trasferisce con la famiglia in Belgio, dove a contatto con l'emigrazione italiana matura le sue scelte politiche socialiste: "La mia scelta socialista è in relazione al mio trasferimento in Belgio e la mia conoscenza degli emigranti italiani. Per questo ancora oggi sono così sensibile ai problemi dell'emigrazione. Li mandano a lavare i vetri, sono degli stronzi questi che si mettono i soldi in tasca. Io stavo per Lombardi. (...) Lui aveva una visione europea del socialismo. Il socialismo italiano visto da Bruxelles era diverso."[1]

Laureatosi in giurisprudenza nel 1952, nel 1956 inizia la carriera di funzionario europeo nelle sedi di Lussemburgo e Bruxelles e partecipa all'emanazione delle norme per l'organizzazione del Mercato Unico Europeo. Nel 1958 si trasferisce a Milano.

[modifica] Ruolo nel PSI in Lombardia negli anni settanta

Esponente del Partito Socialista Italiano, dal 1970 al 1975 è segretario della giunta della Lombardia. Su quel periodo dichiara: "Quello che stimavo di più a Milano era Luigi Vertemati. (...) Un altro che frequentavo, che mi piaceva, era il segretario cittadino Carlo Tognoli. (...) Craxi l'ho conosciuto poco, non riesco a giudicarlo, ma non mi è mai piaciuto"[1].

[modifica] Attività di consulenza e riflessione politica negli anni ottanta

Nel 1975 abbandona la Regione, 10 mesi dopo le dimissioni polemiche di Bassetti: "Andai via perché tirava una gran brutta aria. Si vedeva arrivare all'orizzonte il polverone della classe politica corrotta. Lì anche a essere innocenti si finisce male"[1].

A 56 anni lascia la politica ed esercita la libera professione nel settore finanziario e organizzativo. Scrive il Saggio sulla questione italiana. Democrazia occidentale o Paese del terzo mondo?, autopubblicato nel 1987, in cui disilluso dalle forze politiche della Prima Repubblica prefigura la nascita di una "Unione Democratica Popolare". Nello stesso anno ricomincia a votare, per la Lega Nord, e il suo saggio viene notato dai dirigenti del partito, che decidono di presentarlo a Bossi[1].

[modifica] Carriera politica nella Lega Nord

Negli anni novanta inizia di nuovo ad occuparsi seriamente di politica, aderendo alla Lega Nord.

Con il partito del Carroccio viene eletto deputato al termine delle elezioni politiche del 1992 e parlamentare europeo nel 1994.

[modifica] Sindaco di Milano (1993-97)

Il 20 giugno del 1993 Formentini venne eletto Sindaco di Milano, prevalendo al secondo turno su Nando Dalla Chiesa, candidato del centro-sinistra, carica che esercita fino al 1997. La conquista della poltrona a sindaco di Milano fu per la Lega Nord il fiore all'occhiello di una fortunatissima tornata di elezioni amministrative. Formentini fu inoltre il primo sindaco di Milano a essere eletto con la nuova legge elettorale per le amministrative.

La notte degli exit poll Umberto Bossi si affacciò su un balcone in piazza Duomo assieme al neosindaco Formentini, per salutare i sostenitori, rivolgendo lo sguardo verso il civico 19 di piazza Duomo, storica sede del PSI milanese. Il gesto, chiaramente rivolto ai politici della Prima Repubblica segnò la fine simbolica del periodo della "Milano da bere".[senza fonte]

La moglie di Formentini, la signora Augusta, fu chiamata First Sciura dalla rivista Cuore[2], parafrasando l'espressione anglosassone "First Lady".

Nonostante la confortevole maggioranza ottenuta, la coalizione vincente si rivelerà litigiosa e nella fase finale del mandato, Formentini sarà costretto a imbarcare alcuni componenti dell'opposizione Pds[3][4]

Durante il suo mandato, Formentini fu protagonista di accesi scontri contro il centro sociale Leoncavallo, sul cui sgombero aveva basato la campagna elettorale, e che fece traslocare da via Leoncavallo a via Watteau. Nel 2003 ha dichiarato «Se fossi sindaco adesso lavorerei per aiutare il Leoncavallo», sostenendo che «lo sgombero forzato li ha aiutati a maturare e mi risulta che dove stanno ora sono una presenza molto meno fastidiosa e che si siano sforzati di passare dalla connotazione politica e ideologica a quella culturale e sociale», e incoraggiando Letizia Moratti a trovare una soluzione per la regolarizzazione del centro sociale[5].

Sotto la giunta Formentini fu deciso di fermare la realizzazione di altre linee metropolitane per sostituirle con le metrotramvie, ovvero linee tramviarie di superficie con alcuni tratti protetti. Benché considerato inadeguato[senza fonte], il progetto verrà poi realizzato dal successore Gabriele Albertini, anche per non perdere i fondi già stanziati[senza fonte].

Le elezioni del '97 vedono la sconfitta del primo cittadino uscente, che non arriva nemmeno al ballottaggio[6].

[modifica] Eurodeputato della Lega Nord e dei Democratici (1999-2004)

Poco dopo la rielezione al parlamento di Strasburgo per la Lega Nord nelle elezioni europee del 1999[7], passò ai Democratici[8], grazie all'amicizia personale con Arturo Parisi, in polemica con l'indipendentismo padano e la rottura tra Lega e Berlusconi: «Nel '98 nasce la questione Padania e la svolta secessionista. Dissi chiaramente che la secessione era (e resta) un “disvalore”. (...) In quella Lega di allora che offendeva Berlusconi un giorno sì e l'altro pure non potevo essere di casa. Io sono e resto un moderato»[9].

Durante il mandato da europarlamentare, Formentini ha espresso forti critiche al suo successore Gabriele Albertini[10].

[modifica] Successive esperienze politiche

Dopo l'esperienza da sindaco di Milano, Formentini è rimasto ai margini della vita politica italiana.

Nel 2004 Formentini è apparso come candidato alle elezioni europee del 2004 nelle file dell'Ulivo, ma non è stato eletto.

È stato membro dell'Assemblea Federale della Margherita nel 2005[11], e alle primarie del Partito Democratico del 2007 ha sostenuto Rosy Bindi[12].

Dal novembre del 2008 ha aderito alla Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, poiché "adesso, il confronto politico avviene all'interno del centrodestra. La sinistra è ormai irrimediabilmente persa"[9]. Per la DCpA ha prefigurato lo sbocco nel Popolo della Libertà[13]

[modifica] Bibliografia

  • Vito Oliva e Beppe Benvenuto, Marco Formentini. l'irresistibile ascesa del borgomastro di Milano: la Lega dall'opposizione alla stanza dei bottoni, Marsilio (Venezia) 1993, ISBN 88-317-5933-7

[modifica] Note

Predecessore: Sindaco di Milano Successore: CoA Città di Milano.svg
Giampiero Borghini 21 giugno 1993- 12 maggio 1997 Gabriele Albertini
Predecessore: Capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati Successore: Flower of Life.svg
non istituito 28 giugno 1992-28 aprile 1993 Roberto Maroni
MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze
1994 - 1999

1999 - 2004

ELDR, NI

NI, ELDR

Lega Nord

Lega Nord

Lega Nord

Lega Nord, I Democratici

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