Antislamismo

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Il neologismo antislamismo denota un movimento culturale o ideologico di opposizione e critica all'islamismo, nei suoi vari aspetti e, talvolta nell'ambito delle sue realizzazioni politiche.

L'antislamismo non va confuso con l'islamofobia. Il secondo è un neologismo che indica la paura irrazionale dei musulmani e dell'Islam. L'antislamismo prescinde invece dalla fede religiosa o politica di chi critica i modelli politici attuati in buona parte del mondo islamico che voglia sottolineare esplicitamente la sua "islamicità" ed è sostenuto anche da gruppi o personalità laiche che non militano in movimenti o partiti politici precisi, che considerano l'islamismo una minaccia alla laicità e alle libertà dell'Occidente.

Più specificamente, l'antislamismo si oppone all'idea che uno Stato sia regolato sui precetti della religione islamica: obiettivo principale invece del cosiddetto "Islamismo". Tale opposizione si basa su due principi. Il primo teorico e il secondo empirico. In primo luogo l'antislamismo - che si richiama anche al portato anti-religioso degl'illuministi, come pure alla laicità dello Stato (intesa all'interno della logica della "libera Chiesa in libero Stato") - esprime tutta la sua opposizione all'idea che un qualsiasi Stato voglia essere guidato dai principi religiosi dell'Islam (fine perseguito invece dal cosiddetto fondamentalismo islamico).[1] Infatti uno Stato religioso, di qualunque fede si tratti, si basa su regole assolute, svincolate dalla razionalità. In secondo luogo l'antislamismo si basa sull'analisi delle conseguenze sulla società dell'applicazione della legge islamica, la sharīʿa. L'antislamismo valuta tali conseguenze decisamente negative.

La critica all'Islam e all'islamismo nella Storia[modifica | modifica sorgente]

Contemporanei di Maometto[modifica | modifica sorgente]

Tra i primi a criticare l'Islam furono gli arabi pagani e gli ebrei che abitavano il sud dell'Arabia, in particolare le tribù ebree di Medina che accusarono Maometto di aver copiato i loro testi sacri e di averne travisato il significato.
A questa critica i musulmani rispondono che il Corano, in quanto rivelazione divina, conferma le precedenti rivelazioni della Torah e del Vangelo e che le discrasie esistenti sono da addebitare esclusivamente ai guasti creati dal tempo e dall'azione talora maliziosa degli uomini, imputando all'opera del tempo e alla malizia di ebrei e cristiani l'aver falsificato le sacre scritture.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Tra i primi autori ad aver criticato l'Islam si annovera Giovanni Damasceno (676-749), teologo cristiano originario della Siria che, nel secondo capitolo del suo trattato La fonte della conoscenza, intitolato De Haeresibus, parla dell'Islam come «eresia degli ismailiti»,[2] citando passi del Corano e dei hadith direttamente in arabo.

Evo moderno[modifica | modifica sorgente]

Fra i più noti detrattori dell'Islam si annovera anche Voltaire che, nell'ambito della sua critica generale alle religioni, sull'argomento compose nel 1736 una commedia, intitolata Maometto ossia il fanatismo, diversi capitoli del suo Dizionario filosofico e del suo Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni. In particolare nella commedia descrive Maometto come un arrivista che sfrutta il fanatismo religioso dei suoi seguaci come strumento di potere[3]. Nel "Dizionario filosofico" dedica un capitolo al Corano ed esordisce affermando che

(FR)
« Ce livre gouverne despotiquement toute l'Afrique septentrionale du mont Atlas au désert de Barca, toute l'Égypte, les côtes de l'océan Éthiopien dans l'espace de six cents lieues, la Syrie, l'Asie Mineure, tous les pays qui entourent la mer Noire et la mer Caspienne, excepté le royaume d'Astracan, tout l'empire de l'Indoustan, toute la Perse, une grande partie de la Tartarie, et dans notre Europe la Thrace, la Macédoine, la Bulgarie, la Servie, la Bosnie, toute la Grèce, l'Épire et presque toutes les îles jusqu'au petit détroit d'Otrante où finissent toutes ces immenses possessions. »
(IT)
« Questo libro governa dispoticamente tutta l'Africa settentrionale, dai monti dell'Atlante al deserto libico, tutto l'Egitto, le coste etiopiche sull'oceano per una profondità di seicento leghe, la Siria, l'Asia minore, tutti i paesi che si affacciano sul mar nero ed il mar Caspio, fatta eccezione del regno di Astracan, tutto l'impero dell'Indostan, tutta la Persia, gran parte della Tartaria e nella nostra Europa la Tracia, la Macedonia, la Bulgaria, la Serbia, la Bosnia, tutta la Grecia, l'Epiro e quasi tutte le isole fino allo stretto d'Otranto dove finiscono questi immensi possedimenti. »
(Voltaire, ALCORAN, ou plutôt LE KORAN dal Dizionario filosofico)

Nel suo Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni (francese: Essai sur les moeurs et l'esprit des nations), una panoramica dei popoli e delle nazioni senza il desiderio di scendere su dettagli statistici, Voltaire dedica:

  • il Capitolo VI ad Arabia e a Maometto[4]
  • il Capitolo VII al Corano ed alle leggi musulmane[5].

Ad es. di Maometto dice:

« dopo aver ben conosciuto il carattere dei suoi concittadini, la loro ignoranza, la loro creduloneria e la loro predisposizione all'entusiasmo, si rese conto di potersi trasformare in un profeta. Si propone di eliminare il Sabismo, che consiste nel fondere insieme il culto di Dio con quello degli astri; il giudaismo detestato da tutte le nazioni, e che aveva grande presa in Arabia; infine il cristianesimo, che conosceva solo per gli abusi di diverse sette diffuse nei paesi limitrofi al suo. »
« È probabile che Maometto, come tutti gli entusiasti, violentemente colpito dalle sue stesse idee, prima le *carica* di buona fede e poi le fortifica con dei sogni tanto che prende in giro se stesso e gli altri e sostiene infine, con delle furbate indispensabili, una dottrina che credeva buona. [...e così] si trovò alla testa di quarantamila uomini presi nel suo entusiasmo »
« di tutti i legislatori che hanno fondato una religione, è l'unico che abbia diffuso la sua con delle conquiste. Altri popoli hanno imposto ad altre nazioni i loro culti con il ferro e con il fuoco; ma nessun fondatore di una setta è mai stato un conquistatore »

Mondo contemporaneo[modifica | modifica sorgente]

L'Islam ha guadagnato l'attenzione dei politologi, di alcuni studiosi, dei media e dell'opinione pubblica occidentale, dal 1979, epoca in cui s'affermò in Iran la Repubblica Islamica propugnata dall'Ayatollah Khomeini e in cui si cominciò a parlare di esportabilità di quel modello societario e ideologico, finanche nelle terre definite dalla cultura islamica classica come Dār al-Ḥarb (terre aperte alla conquista).
Il dibattito sull'Islam ha ripreso vigore dopo l'attentato al WTC, fino a sfociare nell'antislamismo ed in alcuni casi nell'islamofobia.
Un caso rappresentativo di antislamismo è costituito dal politologo francese Alexandre Del Valle che, presentando il suo libro Il totalitarismo islamista all'assalto delle democrazie, afferma:

« Dopo il totalitarismo rosso, basato sulla lotta di classe, il bruno, sulla lotta delle razze, l'Occidente deve affrontare il totalitarismo verde (colore dell'islamismo), che si fonda sulla lotta tra le civiltà e tra le religioni" »

Questo concetto è largamente condiviso da altri antislamisti, infatti è oggetto anche di diverse opere individuali dei dodici firmatari dell'appello "Insieme contro il nuovo totalitarismo", sottoscritto in risposta alle violente manifestazioni censorie scoppiate all'indomani della pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten che nel primo capoverso così recita:

« Dopo aver vinto il fascismo, il nazismo e lo stalinismo, il mondo deve affrontare una nuova minaccia globale di tipo totalitario: l'islamismo. »
(testo integrale in francese su communautarisme.net)

Questa posizione coincide con quella della giornalista e scrittrice fiorentina Oriana Fallaci, icona antislamista, autrice di successo con oltre 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo, che, rifacendosi anche alle tesi di Bat Ye'or sull'Eurabia, attribuiva il profondo malessere dell'Occidente alla dissoluzione di valori da lei considerati fondanti. Questo, secondo la giornalista, sarà causa della decadenza e dell'oblio della civiltà Occidentale. Tale tesi è oggi promossa da altri intellettuali, autori e giornalisti. Un celebre esponente è, in Italia, Magdi Allam, già editorialista e vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, che usava esprimersi con regolarità in modo particolarmente critico nei confronti dell'islamismo e dell'Islam,[6] fino ad abbandonarlo in favore del Cattolicesimo romano, con un eclatante battesimo somministratogli dallo stesso Papa nella Basilica vaticana. Altri famosi esponenti del movimento antislamista, si trovano negli Stati Uniti come ad esempio i giornalisti e saggisti Claire Berlinski, George Weigel, Tony Blankley, Bruce Bawer, Christopher Hitchens e Mark Steyn.

Critiche all'Islamismo[modifica | modifica sorgente]

In questa accezione, l'antislamismo si oppone all'idea di Stato regolato sui precetti della religione islamica, obiettivo principale dell'islamismo. Tale opposizione si basa su due perni, il primo teorico ed il secondo empirico. In primo luogo l'antislamismo, che si richiama anche ai valori illuministi e alla laicità dello Stato, si oppone all'idea di Stato religioso in quanto tale. Infatti uno Stato religioso, di qualunque religione esso sia, si basa su regole assolute svincolate dalla razionalità. In secondo luogo l'antislamismo si basa sull'analisi delle conseguenze sulla società dell'applicazione della legge islamica, la sharīʿa. L'antislamismo valuta tali conseguenze prevalentemente come negative.

Forma di Stato[modifica | modifica sorgente]

La critica principale all'islamismo deriva maggiormente dal rifiuto da parte del mondo occidentale del modello "integralistico" islamico che è accusato di voler estendere i propri principi etico-religiosi anche al campo della politica. A prescindere dal fatto che quest'ambizione è condivisa anche nel mondo occidentale da quasi tutte le religioni che qui sono praticate, la critica nei confronti dell'islamismo ripropone il sempre vivace confronto tra ideali laici e ideali religiosi. Il fatto che, nell'ultimo secolo, il mondo islamico sia stato caratterizzato da un gran numero di guerre, di violenti rivolgimenti sociali e politici, da una diffusa intolleranza verso le minoranze culturali - etniche e religiose che siano - e dall'ostilità nei confronti dei processi emancipazionistici femminili, ha fatto bollare il mondo islamico come arretrato e "medievale". Quest'ultimo reagisce ricordando che colonialismo, stalinismo, fascismo, nazismo, franchismo o polpottismo, con le loro numerose decine di milioni di morti, sono stati fenomeni tipicamente occidentali. Inoltre, agli occhi dei paesi musulmani, il mondo nato dopo la seconda guerra mondiale appare sempre più preda di egoismi e di irreversibile decadenza morale. Il mondo islamico giudica spesso, per i motivi sopra riportati, l'Occidente più prepotente che potente, non in condizione di ergersi a giudice dell'altrui moralità e illiberalità, preda com'è di un crescente "relativismo etico" che è giudicato del tutto carente di valori di fondo. L'Occidente, a sua volta, qualifica questo atteggiamento come marca di tolleranza e di libertà di pensiero.

Il dibattito interno all'Islam[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Movimenti liberali nell'Islam e Postislamismo.

La proposizione di un modello di stato totalitario trae origine dalla interpretazione letterale dei singoli versi del Corano, giudicati dai musulmani come eterni ed immodificabili, e dall'organizzazione e la cultura della società islamica originaria che era, come tutte le società del VII secolo), totalitaria.

Questa lettura, definibile come fondamentalista, è criticata da alcuni intellettuali musulmani contemporanei che ne propongono, invece, una reinterpretazione complessiva contestualizzata al periodo storico in cui i testi sacri furono composti, così da cercarvi insegnamenti fedeli allo spirito piuttosto che alla lettera delle scritture. Questa nuova impostazione ha interessanti risvolti anche dal punto di vista politico per quanto attiene la forma di stato poiché consente di superare il fondamentalismo e portare la società ad un nuovo livello di sviluppo: il postislamismo.

Ad es. l'iraniano Mohammad Mojtahed Shabestari mette in gioco tutta la sua autorevolezza di esponente del regime della prima ora per affermare la necessità di distinguere i valori religiosi eterni dai fatti contingenti, interpretando le scritture in una dimensione più alta ed ampia in cui i valori religiosi sono separati dalle realtà secolari. In questo modo, sebbene incompatibili con la lettera del Corano, in seno all'Islam sarebbe ammissibile concepire anche democrazia e diritti umani in quanto conquiste moderne dell'umanità che riguardano solo la sfera secolare dell'uomo e non incidono in alcun modo su quella religiosa.
Direttamente di forme di stato parla, invece, Mohsen Kadivar, un religioso iraniano perseguitato dal regime degli ayatollah per le sue idee, che nel saggio La teoria dello stato nella giurisprudenza sciita dimostra, analizzando le opinioni di autorevoli giuristi islamici (sciiti), che proprio lo sciismo ammette almeno nove diverse forme di governo, facendo cadere l'idea di una sua supposta teologia politica monolitica e denunciandone, nel contempo, l'appiattimento sull'assolutista "Velayat-e faqih" enunciata da Khomeini.

La posizione di questi e di altri pensatori islamici è, però, decisamente elitaria, spesso espressione delle sole società iraniana e turca e con uno scarso seguito popolare da parte dei fedeli musulmani, oltre un miliardo di persone.

Diritti umani e civili[modifica | modifica sorgente]

Gli antislamisti accusano gli stati musulmani di non rispettare i diritti umani e quelli civili. Una forte critica è inoltre espressa verso la mancata sottoscrizione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che "stabilisce una intesa comune fra i popoli del mondo riguardo ai diritti inalienabili ed inviolabili di tutti i membri della famiglia umana e costituisce un obbligo per i membri della comunità internazionale" (Secondo comma della Proclamazione di Teheran)[7] da parte degli Stati islamici che hanno preferito formulare una propria Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo che sancisce differenze di diritti e di doveri tra uomo e donna, musulmano e non musulmano secondo i dettami coranici.
Questa diversa sensibilità verso di diritti dell'uomo fa sì che dei 57 paesi membri dell'OCI, 6 sono classificati come liberi, 25 parzialmente liberi e 26 non liberi da parte del centro studi americano Freedom House. Alcuni di questi paesi musulmani non liberi sono alleati dell'Occidente come il Pakistan, altri sono ad esso ostili come la Siria.

Libertà religiosa[modifica | modifica sorgente]

Una delle critiche principale riguarda la libertà religiosa. Infatti, sebbene il Corano reciti

« Non c'è costrizione nella religione »
(Sura 2, 256)

per cui vi è esplicitamente riconosciuto il diritto alla libertà di fede, alla prova dei fatti i non musulmani che vivono in stati islamisti sono soggetti a forti discriminazioni (dhimmitudine) in ossequio a quest'altro dettame coranico:

« Combattete coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo messaggero han dichiarato illecito, e coloro, fra quelli cui fu data la Scrittura, che non s'attengono alla Religione della Verità. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, umiliati »
(Sura IX, 29)

che, all'atto pratico, si traduce nell'imposizione di una tassazione, nell'islamizzazione forzata o anche nell'esilio. Ad esempio nel gennaio 2008 il sacerdote cattolico Pierre Wallez, accusato di aver celebrato la messa per un gruppo di immigrati cristiani, in arrivo da Camerun, Nigeria e Ghana, è stato condannato in Algeria ad un anno di carcere con la condizionale ed al pagamento di un'ammenda per attività di proselitismo al di fuori degli edifici autorizzati dal governo[8].

In alcuni stati musulmani esiste, inoltre, una polizia religiosa che agisce con ampi margini di discrezionalità. Ad es. quella saudita nel 2005 ha arrestato Fawza Falih perché accusata di stregoneria da un uomo che dichiarava di essere divenuto impotente a causa sua. Riconosciuta colpevole anche grazie ad una confessione estorta con la violenza, è stata condannata a morte nell'aprile 2006[9]. Sempre in Arabia Saudita l'intolleranza verso le altre religioni arriva al punto di boicottare o vietare feste non islamiche come quella di San Valentino[10].

Andrebbe tuttavia sottolineato il fatto che le polemiche sul jihād e l'assoggettamento etico, giuridico e sociale dei non-musulmani ( Ahl al-Kitāb ) all'Islam sembrano accettare anche da parte occidentale il principio astorico sostenuto da una parte (consistente) dell'Islam, che pretenderebbe che tali assunti siano eterni e immodificabili. Tutto ciò mostra un difetto metodologico di storicizzazione e ignora il fatto che una parte (ancora minoritaria) del mondo intellettuale islamico considera sempre più il Corano un testo risalente al VII secolo d.C. in cui, a fianco di alcuni principi assoluti e immodificabili (per lo più rivelati nel primo periodo meccano) se ne sono poi aggiunti altri al momento della necessaria e impellente organizzazione socio-politica della Umma. Tali principi, variamente modificati dalla ineffabile volontà di Allāh, in base al principio accettato del "versetto abrogante e versetto abrogato" ( al-nāsikh wa al-mansūkh ), si riferiscono, nel caso del jihād e della superiorità etica, giuridica e sociale fra i musulmani al periodo in cui la Umma affrontava militarmente le soverchianti società politeistiche della Penisola Araba, ferocemente avverse al modello islamico che si andava costituendo e che rischiava concretamente di sostituirsi del tutto ad esse.

Fatwā che giudica un caso di conversione al Cristianesimo: "Quest'uomo ha commesso apostasia; gli deve essere data la possibilità di pentirsi e, se non dovesse accettare, allora deve essere ucciso così com'è comandato dalla Sharīʿa."[11]

Trattamento contemporaneo degli apostati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Centraal Comité voor Ex-moslims e Zentralrat der Ex-Muslime.

Oggi, dei 57 paesi a prevalenza Islamica che fanno parte della Organizzazione della Conferenza Islamica, cinque rendono l'apostasia dall'Islam un crimine punibile con la morte, tra cui Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Sudan, e Yemen. Ciò nonostante, secondo il Dipartimento di Stato statunitense, non vi sono stati rapporti di tali esecuzioni da questi governi in diversi anni[12]. D'altra parte, in Pakistan, gli attacchi da parte di vigilantes nei confronti di sospetti convertiti sono diffusi[13], inoltre nello stesso Pakistan ed Iran sono in discussione leggi che prevedono la pena capitale[14].
Sulla questione dell'apostasia è chiarificatrice una fatwa emessa dal Consiglio Europeo di Fatwa Ricerca, secondo cui

« un considerevole numero di nostri predecessori (Salaf) sono concordi nel dire che non tutti quelli che abbandonano l'Islam debbano essere giustiziati, ma piuttosto quelli che in pubblico dichiarano la loro azione e possono causare Fitna denigrando il nome di Allah l'Altissimo, il Suo Profeta (pbsl) o i musulmani. »
(risoluzioni del Consiglio Europeo di Fatwa Ricerca)

Questo punto di vista ha trovato conferma nel 2008 con il caso dell'egiziano Mohammad Ahmad Hegazi che, convertitosi al Cristianesimo, aveva chiesto che questa sua decisione fosse ufficialmente riconosciuta trascrivendola sulla propria carta di identità. In Egitto, infatti, questa è una delle informazioni presenti sul documento di identità. La richiesta è stata però rigettata in quanto un tribunale ha sentenziato che:

« Le religioni monoteiste sono state inviate da Dio secondo un ordine cronologico... Il fatto di ritornare dalla religione più recente a quella più antica è contro i nostri usi [perciò chiunque faccia tale scelta] si allontana dal diritto cammino e minaccia i principi, i valori, i precetti dell'Islam e la tradizione egiziana »

mentre Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici e arabi dell'Università Al-Azhar (uno dei principali centri d'insegnamento religioso dell'Islam sunnita) ha emesso una fatwa di condanna a morte in quanto Hegazi ha reso pubblica la sua conversione e si è fatto fotografare con il Vangelo, opinione condivisa da molti altri Ulema secondo il quotidiano governativo al-Misri al-Yawm (L'Egiziano oggi).[15] La pena è stata poi comunque sospesa nella primavera del 2010.[16] All'inizio del 2006 l'afghano Abdul Rahman è stato arrestato e trattenuto dalle autorità del suo paese dopo aver dichiarato pubblicamente la sua abiura dell'Islam e la sua conversione (già da anni) al Cristianesimo, evento che la legislazione afgana (compresa quella del "filo-americano" Karza'i, che accetta il dettame sciaraitico), sanziona con la pena capitale. Molti religiosi musulmani nel paese hanno quindi invocato per lui la pena di morte, ma a seguito di numerose pressioni internazionali (inclusa una dichiarazione pubblica del Segretario di Stato statunitense, Condoleezza Rice e l'intelligente azione assai riservata condotta dall'Ambasciata italiana a Kabul e dell'allora ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini) questi venne rilasciato e "segretamente" ospitato in Italia.[17][18] Lo spostamento del convertito si rese necessario per la lunga e persistente tradizione afghana di concedere ufficiosamente alla famiglia dell'offeso (in questo caso la moglie di Abdul Rahman) il diritto di lavare l'onta subita, procedendo essa stessa in prima persona all'esecuzione della pena capitale. Il governo filo-occidentale di Karza'i non poté svolgere alcun'azione ostativa nei confronti di questa norma non scritta (come pure non poté impedire l'indagine sulla perseguibilità o meno di Abdul Rahman) senza il gravissimo rischio di inimicarsi tutto l'ambiente religioso afghano che avrebbe avuto gioco facile nell'additare il governo di Kabul come un agente passivo della volontà dell'Occidente cristiano, minandone concretamente le già fragili basi di consenso.

Nel 1993, il matrimonio del noto studioso e professore egiziano Nasr Hamid Abu Zayd fu ufficialmente proclamato annullato da una corte egiziana, in quanto giudicato apostata sulla base che dei suoi scritti scientifici riguardanti il rapporto fra Corano e storia e la rivisitazione critica dell'impatto sulla cultura islamica dell'antico Mutazilismo. Egli quindi dovette rifugiarsi in Europa con sua moglie (studiosa anch'essa di vaglia) che non aveva alcuna intenzione di separarsi da lui (fonte). Nasr Hamid Abu Zayd trovò quindi ospitalità nei Paesi Bassi, ricevendo per i suoi incontestabili meriti scientifici una cattedra d'insegnamento nella prestigiosa università di Utrecht, all'interno della quale ha potuto proseguire nelle sue ricerche e nell'approfondimento delle sue riflessioni filosofico-teologiche che gli valgono la stima di tutti gli studiosi del settore e l'invito a svolgere conferenze nei principali atenei - specializzati delle discipline "orientalistiche" e non - del mondo intero.
Un altro professore egiziano, Farag Foda, era stato ucciso nel 1992 da uomini mascherati dopo aver criticato i fondamentalisti musulmani ed aver preannunciato un progetto per formare un nuovo movimento, aperto agli egiziani appartenenti a tutte le religioni.[19]

Pena di morte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pena di morte e lapidazione.

La Sharīʿa consente la pena di morte in quattro casi: omicidio di un musulmano, adulterio di donne o uomini musulmani sposati (Zina, sanzionabile con la lapidazione), bestemmia contro Allah (da parte di persone di qualunque fede) e, infine, apostasia. Ciò che è esplicitato nel Corano (costituendo i cosiddetti "limiti di Dio", o ḥudūd Allāh, all'operato umano) riguarda tuttavia solo l'omicidio ingiusto di un musulmano e si basa sul disposto di Cor., II:178 che afferma: "O voi che credete! In materia d'omicidio v'è prescritta la legge del taglione: [uomo] libero per uomo libero, uomo schiavo per schiavo, donna per donna... - Yā ayyuhā alladhina amanū, kutiba ʿalaykum al-qiṣāṣ fī l-qatli: al-ḥurr bi-l-ḥurri wa al-ʿabd bi-l-ʿabdi wa l-untha bi-l-untha...". Per altre fattispecie penali il Corano preannuncia solo la grave illiceità di simili azioni e un duro castigo nell'Aldilà. Il disposto della pena capitale è quindi in questi casi stabilito solo in base ai diversi ḥadīth fatti propri dalla Sunna.

Altri esempi in cui il Corano prescrive esplicitamente la pena di morte nella vita terrena sono i seguenti:
- Nisāʾ (4): 89 - "Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate."
- Nisāʾ (4): 91 - "Altri ne troverete che vogliono essere in buoni rapporti con voi e con la loro gente. Ogni volta che hanno occasione di sedizione, vi si precipitano. Se non si mantengono neutrali, se non vi offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere."
- al-Tawba (9): 5 - "Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso."
(4): 15 - "Se le vostre donne avranno commesso azioni infami, portate contro di loro quattro testimoni dei vostri. E se essi testimonieranno, confinate quelle donne in una casa finché non sopraggiunga la morte o Allah apra loro una via d'uscita."
[20]

In quanto di derivazione divina, la sanzione della pena di morte per l'omicida appare immodificabile agli occhi del credente ma se la pena irrogata in alcuni paesi musulmani sono effettivamente quelle previste dal Testo sacro dell'Islam e dalla Sunna, in numerosi altri Paesi tali disposizioni sono semplicemente disattese, in quanto i legislatori hanno deciso di non interpretare alla lettera le disposizioni religiose. Questo è uno dei motivi tra l'altro per cui la parte più conservatrice dell'opinione pubblica di determinati Stati pretende il ritorno alla Sharīʿa, ridotta sovente a semplice fonte ispiratrice dell'ordinamento giuridico vigente, e all'applicazione della pena capitale prevista dalla Sharīʿa nei casi già ricordati.
Che tutt'oggi la pena di morte sia irrogata nei casi, ad esempio, di omosessualità (e non solo), in nazioni come l'Iran, la Nigeria o l'Arabia Saudita, non ha nulla a che fare quindi con il dispositivo coranico (che in merito non si esprime) ma è il risultato di un'analogia giurisprudenziale operata da uomini e, come tale, fallibile e riconducibile al raʾy (opinione del giurisperito), non accettato da parte non indifferente delle scuole giuridiche musulmane.

Diritto di famiglia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Condizione della donna nell'Islam e Mudawwana.

Un altro principio islamista fortemente criticato dai suoi oppositori è la forma patriarcale della famiglia, considerata dagli antislamisti come maschilismo. Tale forma sembra trarre fondamento dal Corano, ed in particolare da:

« Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande »
(Sura IV, 34)

idee ribadite nell'articolo 19 della dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo:

« ...Ognuno degli sposi ha dei diritti e dei doveri nei confronti dell'altro che la Legge islamica ha definito con esattezza: «Le donne hanno dei diritti pari ai loro obblighi, secondo le buone convenienze. E gli uomini hanno tuttavia una certa supremazia su di loro» (Cor. 2, 228). Il padre deve provvedere all'educazione dei figli, da un punto di vista fisico, morale e religioso, in conformità alla fede e alla sua Legge religiosa. Egli ha la responsabilità di scegliere la direzione che vuole dare alla loro vita: «Ognuno di voi è un pastore; ognuno di voi è responsabile del suo gregge» (hadith). »

da cui consegue che le donne sono legalmente private di alcuni fondamentali diritti umani e civili: non godono della libertà di movimento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi, né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche o posizioni di responsabilità in campo civile o religioso; non possono decidere il proprio destino né quello dei propri figli e sono totalmente sottomesse all'uomo, da cui possono venire ripudiate (e non viceversa); sono eventualmente costrette a convivere con altre mogli scelte dall'uomo (mentre la poliandria non è ammessa); e sono obbligate a coprire il proprio corpo e spesso anche il viso. Così accade che in Arabia Saudita i mutawwi'a (membri della polizia religiosa) possano arrestare una donna d'affari con doppia cittadinanza americana e saudita perché conversa in un locale pubblico con un uomo che non era suo marito[21]

È facile obiettare che un orientamento maschilista della società non è esclusivamente il frutto voluto e imposto dell'Islam, che trovò infatti un tale tipo di mentalità già fortemente affermato in molte società che successivamente si islamizzarono. Il fenomeno attiene specificatamente al campo dell'antropologia culturale o religiosa, come la pratica dell'infibulazione, ancora perseguita in una parte residuale dell'Egitto e dei paesi africani del cosiddetto "Corno d'Africa" (Africa Orientale). L'infibulazione e tutte le mutilazioni sessuali femminili non sono in nessun modo pratiche ammesse dall'Islam, che infatti le trovò già in uso in alcune società africane che dall'Islam furono conquistate e che le conoscevano già da secoli. Del pari dicasi dell'imposizione di certe forme d'abbigliamento (tra cui hijab, burka, e altro ancora), considerate islamiche solo in virtù delle prese di posizione dalla parte più tradizionalista della società islamica e in pratica subite dalla parte restante.

Denunce molto forti sul maschilismo delle società musulmane (incluso le comunità che si trovano in Occidente) sono oggi portate soprattutto da Asra Nomani, scrittrice e giornalista statunitense di origine indiana, musulmana, femminista ed attivista dei Movimenti liberali nell'Islam che sull'argomento ha redatto la Carta dei diritti per le donne nella moschea e nella stanza da letto ed una lista di 99 precetti per promuovere un Islam più progressista.

Delitti d'onore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Delitto d'onore.

Diffuso nei paesi islamici e nelle comunità musulmane delle società occidentali è il delitto d'onore che vede le donne vittime di rapimenti, segregazioni in casa, schiavitù, costrette a matrimoni combinati anche all'estero o anche di assassini.

Ad es. in paesi come l'Iran il padre è considerato "proprietario del sangue" delle figlie e può disporre della loro vita così la loro uccisione se considerato delitto d'onore (spesso perpetrato attraverso la lapidazione) è un'attenuante e porta a condanne da 3 a 9 anni[22] quando la pena prevista per l'omicidio è l'impiccagione[23].

La Commissione nazionale per i diritti umani del Pakistan nei suoi rapporti denuncia il progressivo aumento di violenze contro le donne considerate poco islamiche o infedeli[24].

Violenze contro le donne non sono perpetrate solo nei paesi musulmani ma anche nelle comunità islamiche dei paesi occidentali. Ad es. nel febbraio 2008 il quotidiano britannico The Independent ha denunciato che annualmente nel Regno Unito sono vittime di cosiddetti crimini di onore (rapite, segregate in casa, rese schiave, costrette a matrimoni combinati anche all'estero, assassinate) ben 17.000 donne tra cui 12 assassini[25]. Casi analoghi sono stati denunciati anche in Italia. Molto noto è l'assassinio a Brescia di Hina Saleem da parte del padre e dai maschi della famiglia di origini pakistane che non sopportavano la decisione della ragazza di adottare stili di vita occidentali[26].

Matrimoni temporanei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Matrimonio.

L'Islam sciita (ma non quello sunnita) prevede l'istituto del matrimonio temporaneo per il quale il marito si impegna a versare alla moglie una dote per un matrimonio "con termine prefissato" (ilā ajal musammā ). Per tale matrimonio (definito "di godimento", ossia nikāḥ al-mut'a), è necessario il consenso diretto della donna (non è ammesso il consenso dato dal tutore matrimoniale, o walī).
Ciò non toglie che solo il marito può porre fine in ogni momento a un suo matrimonio (temporaneo o permanente), la donna necessita invece, in ogni caso, del consenso del marito[27].

Il matrimonio temporaneo è chiamato sigheh in Iran, ʿurfī in Egitto, mutʿa in Iraq e può durare da pochi minuti (legalizzando, secondo la visione moralistica di alcuni critici, in qualche modo la prostituzione, altrimenti sanzionata con la pena di morte) a diversi anni. Va detto che il matrimonio a termine prevede però l'obbligatorietà del consenso della donna, il ricevimento da parte sua del dono nuziale, né va trascurato che l'obbligo del mantenimento e dell'educazione dell'eventuale figlio incombe sul solo padre. Il matrimonio a tempo, inoltre, crea un vincolo a tutti gli effetti valido di coniugio, con la conseguente vocazione ereditaria per il coniuge sopravvissuto.

Da segnalare che a favore della matrimonio temporaneo si è coerentemente pronunciato anche l'influente Grande Ayatollah Ali al-Sistani, vista la liceità per lo sciismo di tale pratica[28].

Matrimoni misti[modifica | modifica sorgente]

Secondo il Corano, a un musulmano è permesso sposare una cristiana o un'ebrea poiché le loro sono religioni del Libro ma a una musulmana le nozze con un uomo di fede diversa sono proibite. Per questo motivo in molti paesi a maggioranza islamica l'unione non può essere celebrata.

La morale sessuale[modifica | modifica sorgente]

Omosessualità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità e Islam.

Importante argomento antislamista è il modo in cui sono trattati i rapporti omosessuali nei paesi islamici che portano ufficialmente alla pena di morte in Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen, malgrado il Corano non sanzioni in alcun modo il fenomeno[29] [30]. In altre nazioni musulmane come Bahrain, Qatar, Algeria e Maldive, l'omosessualità è punita con il carcere, con pene pecuniarie o pene corporali. Solo in una piccola minoranza, dov'è forte lo spirito laico (tra cui Turchia, Giordania, Mali, Albania), i rapporti omosessuali non sono specificatamente sanzionati dalla legge.

È interessante notare che nell'Ottocento, quando in Europa era prevalente il sentimento omofobico, i paesi islamici erano caratterizzati in maniera diametralmente opposta a come sono rappresentati oggi. L'Islam allora era accusato di promuovere la promiscuità sessuale e di essere incline all'omosessualità, come riportato negli studi tra gli altri di Edward Said, che facilmente dimostrano una persistente attitudine antiislamica dell'Occidente[senza fonte].

Pedofilia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pedofilia.

Nei paesi ove vige la shari'a l'Unicef valuta in circa 60 milioni i casi di matrimonio tra uomini e bambine[31], pratica avallata dal Corano che nella sura 65 al-Ṭalāq (il ripudio), versetto 4, fa esplicito riferimento alla possibilità per un uomo di divorziare dalla moglie "che non ha ancora il mestruo"[32]. D'altra parte lo stesso Maometto, di cui ogni atto o comportamento è considerato dai musulmani esemplare e da imitare, quando aveva cinquant'anni sposò ʿĀʾisha che aveva 6 o 7 anni per consumare il matrimonio 3 anni dopo, come riportato nel Ṣaḥīḥ di al-Bukhari, nel Ṣaḥīḥ di Muslim e nel Sunan di Abū Dāwūd al-Sījistānī, ben tre delle sei principali raccolte di ḥadīth sunnite.[33] Riferimenti al matrimonio tra ʿĀʾisha e Maometto nella raccolta di ḥadīth

  • Ṣaḥīḥ di al-Bukhari:

5:58:234. , 5:58:236. , 7:62:64. , 7:62:88.

  • Sahih di Muslim:

8:3309. , 8:3310. , 8:3311.

41:4915. , 41:4917. </ref>.

Per denunciare questa situazione l'Unicef ha scelto come foto simbolo del 2007 uno scatto della fotografa americana Stephanie Sinclair che ritrae un afgano quarantenne accanto alla sposa undicenne[31]. Nell'aprile 2008, inoltre, ha avuto vasta eco il caso di una bambina yemenita di 8 anni che si è rivolta ad un tribunale per chiedere il divorzio dal marito, molto più anziano di lei e colpevole di averla abusata[34].

Le reazioni in Occidente[modifica | modifica sorgente]

Libertà di espressione ed autocensura[modifica | modifica sorgente]

Occasione di contesa antislamista sono le periodiche frizioni tra Islam e media (non solo occidentali) quando il tema "Islam" è trattato con articoli, libri, discorsi o programmi televisivi informativi, comici o satirici. Non di rado, infatti, queste manifestazioni del pensiero provocano proteste violente e scatenano anche vere persecuzioni contro gli autori che, se occidentali, sono costretti a vivere nascosti o sotto protezione, se provenienti da paesi islamici, a fuggire in esilio o affrontare il carcere. A volte sono anche uccisi.

A questo proposito è utile ricordare il primo comma dell'Art. 12 della dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo:

« Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. Nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica: «Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Cor. 33, 60-61). »

Il comprensibile timore di ritorsioni di fanatici, gruppi terroristici o degli stessi governi islamisti, si traduce, secondo gli antislamisti, in una quotidiana e generalizzata autocensura del tema.

Questo è tanto più evidente quando si nota, anche nelle democrazie laiche e secolari, una pressoché totale assenza del tema "Islam" nella satira o tra i comici, nella pubblicità ed anche nelle inchieste giornalistiche che, quando in incognito, hanno messo in luce un aspetto violento e retrogrado dell'Islam, dagli antislamisti creduto quello "vero".

Esempio emblematico è il notissimo caso delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten, nato dalla lamentela dello scrittore danese Kare Bluitgen di non riuscire a trovare disegnatori disposti ad illustrare un suo libro per bambini che raccontava la vita di Maometto. Il direttore del Jillands Posten, a mo' di sfida, indisse quindi un concorso per delle vignette satiriche sul Profeta islamico che dovevano accompagnare un'inchiesta sull'autocensura e la libertà di espressione. La loro pubblicazione (30 settembre 2005) suscitò proteste violentissime e durature.
In Italia, fra i pochi esempi recenti di satira o comici verso esponenti politici musulmani si ricorda il programma Le Iene di Italia Uno, con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu che nel 2003 interpretavano Osama bin Laden e Saddam Hussein[35] (personaggi che proposero anche in teatro[36]), Crozza Italia su La7 con Maurizio Crozza che nel 2006 prendeva di mira il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ed il Bagaglino su Canale 5 con Oreste Lionello che imitava ancora bin Laden.

Nell'ottobre del 2008 il direttore generale della BBC rispondendo ad una domanda del comico Ben Elton (che criticava il fatto che sulla BBC fosse permessa la satira nei confronti del Cristianesimo ma bloccata quella nei confronti dell'Islam) ha giustificato tale autocensura sostenendo la necessità di usare maggiore cautela nei confronti di una minoranza suscettibile come quella musulmana.[37][38] Il comico Ben Elton ha in seguito sostenuto che le reali motivazioni di queste censure siano in realtà il timore di ritorsioni.

Alcuni significativi casi legati a trasmissioni televisive sono:

  • 1985: Andy Luotto interpreta in Quelli della notte (programma per Rai 2 ideato e condotto da Renzo Arbore) la caricatura di uno sceicco arabo, suscitando le proteste ufficiali di varie ambasciate mediorientali e lo stesso attore è fatto oggetto di minacce personali. Gli autori allora sostituiscono il personaggio dello sceicco con la caricatura di un ricco italo-americano di Brooklyn interpretato sempre da Luotto[43].
  • 22 novembre 1986: il Trio comico Lopez-Marchesini-Solenghi in Fantastico 7 (Raiuno, condotto da Pippo Baudo) in uno sketch prende di mira l'Ayatollah Khomeini (interpretato da Solenghi mentre Marchesini e Lopez sono la madre e un cugino, rispettivamente). Per ritorsione l'Iran Air sospende i voli con l'Italia mentre il governo Iraniano richiama l'ambasciatore a Roma e chiude l'Istituto italiano di cultura di Teheran. Nei giorni successivi intorno all'ambasciata italiana a Teheran si registrano disordini e tre diplomatici sono espulsi. La partecipazione del trio al programma è sospesa per qualche tempo e solo l'intervento della diplomazia italiana (retta da Giulio Andreotti) riesce a far rientrare l'incidente dopo due mesi.[43]
  • 22 febbraio 2006: gli autori del programma La fattoria (reality show trasmesso su Canale 5) chiedono ai concorrenti di cantare la canzone Caravan petrol di Renato Carosone con un verso alterato: Pascià, pascià, pascià invece di Allah, Allah, Allah. Alcuni vi intravidero un'autocensura per timore di reazioni islamiste (la location del programma era in Marocco), la produzione rispose che invece si trattava di una scelta artistica in quanto "il Pasha è il concorrente che per una settimana decide le sorti di tutti gli altri"[44].
  • 15 gennaio 2007: Undercover Mosque, un documentario del programma Dispatches trasmesso nel Regno Unito da Channel 4 che mostra Imam di diverse moschee britanniche che incitano alla violenza ed al fondamentalismo. Inevitabili sono le polemiche pro e contro l'Islam.
  • 31 gennaio 2007: Un velo tra noi di Corrado Formigli, documentario del programma Controcorrente di SKY TG24 che mostra Imam di diverse moschee italiane che si esprimono a favore di niqab, poligamia e dei governi di sinistra, auspicando l'introduzione della shari'a in Italia quando i musulmani saranno maggioranza. Anche in questo caso non mancano le polemiche.
  • 29 marzo 2007: inchiesta su una moschea di Torino di Maria Grazia Mazzola per AnnoZero di Rai 2 che mostra l'Imam Mohamed Kohaila che incita ad uccidere gli atei. In questo caso le polemiche approdano anche in Parlamento e nel gennaio 2008 il ministro dell'Interno Giuliano Amato firmerà il decreto di espulsione dello stesso Mohamed Kohaila[45].

Integrazione degli immigrati musulmani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Società multietnica, Multiculturalismo, Comunitarismo e Interculturalismo.

Nelle moderne società europee sempre più multietniche è molto dibattuto il tema dell'accoglienza dei migranti che legalmente o illegalmente vi giungono in sempre maggior numero e che, a livello politico, si dovrebbero integrare attraverso pratiche politiche quali il multiculturalismo (Paesi Bassi, Gran Bretagna, Svezia), l'Interculturalismo (Italia), l'Assimilazionismo (Francia) e così via.
Queste politiche hanno in comune il riconoscimento di una sfera privata in cui gli individui (siano essi immigrati o autoctoni) sono liberi di scegliersi uno stile di vita (modo di vestire, riti religiosi e civili, cucina, musica, e altro) nell'ambito del quadro normativo stabilito dalle leggi in vigore nello Stato ospite.

Secondo gli antislamisti questi modelli di accoglienza sono falliti nel caso dei migranti musulmani[46] perché, come mostrano alcuni sondaggi di opinione, l'Islam li fa portatori di una identità religiosa esclusiva (l'appartenenza alla umma, la comunità dei fedeli al di là della loro nazionalità di origine) per cui tenderebbero a riunirsi in comunità autonome in seno al paese ospite, rifiutando da un lato l'integrazione piena nel suo tessuto sociale, politico ed economico e richiedendo dall'altro il riconoscimento di leggi che recepiscono i propri usi e costumi nel campo del diritto, portando così a differenziarsi non solo nella sfera privata ma anche in quella pubblica. Questo starebbe facendo degenerare le società europee verso il comunitarismo, cioè la suddivisione dei cittadini su base etnico-religiosa con proprie regole di comportamento, anche quando tali comunità non condividono valori liberali. Tale atteggiamento trova un precedente nella politica adottata dall'Impero ottomano che divideva i sudditi su basi etnico-religiose in millet: ciascun millet, o "nazione", raggruppava le varie comunità di credenti non musulmane, guidate dai loro rappresentanti tradizionali, che divenivano anche funzionari ottomani.
A causa della funzione soprattutto sociale e politica piuttosto che religiosa delle moschee (esistono altri luoghi di raduno islamici totalmente addetti alla preghiera, ovvero le musalla) alcuni paesi musulmani esercitano su queste uno stringente controllo per evitare che diventino (come nel corso della storia di alcuni paesi è in effetti successo) centri di potere politico, tanto che gli imam sono funzionari statali ed il testo dei loro sermoni del venerdì deve essere preventivamente autorizzato[47]. Proprio la presenza o la costruzione di nuove moschee è occasione di frequenti polemiche perché, sebbene possano svolgere un ruolo positivo nel facilitare l'integrazione dei musulmani, indagini giornalistiche, giudiziarie e l'atteggiamento dei fedeli percepito come aggressivo tende ad alimentare in varie occasioni una forte opposizione in chi vive nei loro paraggi.

Sempre secondo gli antislamisti, le tendenza a fare corpo separato starebbe trovando un'importante sponda a livello istituzionale, attraverso la definizione di regole e leggi specifiche per categorie di cittadini individuate su base etnico-religiosa, avviando un processo di tribalizzazione che altrove è stato chiamato apartheid. Ad esempio, secondo alcuni "la poligamia deve essere riconosciuta se previsto nel diritto familiare del paese di origine delle persone in questione"[48], ma non al resto della popolazione. A tal proposito altri mettono, però, in evidenza che questa politica viola i valori guida delle democrazie liberali occidentali, che affondano le loro origini negli ideali laici di libertà, uguaglianza e fraternità della rivoluzione francese per cui non "c'è ragione perché una ragazza musulmana sia trattata differentemente da una cristiana o da un'ebrea rispetto alla legge, comunque la pensino i suoi parenti"[49].

A volte, infine, si accusa le comunità musulmane di strumentalizzare alcuni episodi per fare pressione sulla società civile europea. Caso emblematico è costituito dalla Caricature di Maometto sul Jyllands-Posten: il significativo ritardo tra la loro pubblicazione (30 settembre 2005) e le prime reazioni diplomatiche ufficiali del mondo arabo (12 ottobre 2005) e le prime proteste di piazza (gennaio-febbraio 2006) è dovuto al tempo occorso ad alcuni imam danesi (immigrati) che, insoddisfatti dalla sostanziale neutralità del governo danese rispettoso dei valori libertari propri dell'occidente, hanno costruito un dossier che conteneva insieme alle vignette originali ed altre create ad hoc, diverso altro materiale ed anche informazioni false (ad es. che il Jyllands-Posten fosse una rivista governativa) con cui si sono poi recati in Egitto, Siria e Libano per mostrarlo ai ministri della Lega Araba, agli shaykh ed agli imam così da mobilitare il mondo musulmano contro lo stesso paese che li aveva accolti.
Vale la pena ricordare che le raffigurazioni di Maometto non sono vietate esplicitamente dal Corano, tant'è che in diverse epoche sono state prodotte da artisti islamici (vedi la galleria di immagini su Maometto in Commons Wikimedia) e che solo un'interpretazione rigidamente fondamentalista di alcuni hadith le vieterebbe. Per molti, inoltre, questo divieto sarebbe valido solo per i musulmani, ciononostante è stata lanciata una petizione per chiedere anche a Wikipedia di eliminare le immagini di Maometto[50].

Per tutte queste ragioni c'è chi propone di condizionare la concessione della cittadinanza alla piena adesione ai valori della Costituzione[51] (magari puntualizzandone i principi in una Carta di Valori condivisi[46]) o ridare lustro ai simboli laici dello Stato (bandiera, inno nazionale) come valori unificanti e neutrali per immigrati e non[49].

Un'importante critica portata alle comunità musulmane in Europa è relativa alla mancata condivisione dei valori occidentali quali democrazia o il rispetto per l'altro (libertà di opinione, di stampa, di religione.).

Questo atteggiamento, che trova la sua origine direttamente nei precetti coranici, traspare dai risultati di sondaggi di opinione svolti nelle comunità islamiche, dall'analisi dei testi adottati nelle scuole islamiche, fatwa e da quanto rivelato da numerose inchieste giornalistiche condotte nelle moschee di diversi stati europei.

Il Corano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corano.

Si ricorda che la vita dei musulmani praticanti riflette l'insegnamento coranico che non è solo modello religioso ma è anche un modello esistenziale e politico. Il vero credente dell'Islam (parola che significa etimologicamente "sottomissione a Dio") deve, cioè, seguire pedissequamente i dettami della sua religione che, tralasciando quelli che incitano esplicitamente alla violenza, per quanto riguarda il rapporto con i non musulmani e quindi attinenti al tema dell'integrazione recitano:

La sura Aprente nella prima edizione veneziana del 1537
« I credenti non prendano amici tra i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro »
(Corano 3:28)
« Non obbedite ai miscredenti; lotta invece con essi vigorosamente. »
(Corano 25:52)
« O voi che credete! Non prendete gli Ebrei o i Cristiani come vostri amici; sono amici gli uni degli altri; e chi fra voi li prende per amici è uno di loro; certamente Allah non guida la gente ingiusta. »
(Corano 5:51)
« O voi che credete! Combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con coloro che Lo temono. »
(Corano 9:123)
« Maometto è il Messaggero di Allah e quanti sono con lui sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra loro »
(Corano 48:29)
« La libertà da qualsiasi obbligo [è proclamata] da Allah nei confronti di quei politeisti con i quali concludeste un patto. »
(Corano 9:1)
« O profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti e perseveranti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Ché in verità è gente che nulla comprende »
(Corano 8:65)
« O voi che credete! Non prendete come alleati i vostri padri ed i vostri fratelli se scelgono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti »
(Corano 9:23)
« Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah ed il suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. »
(Corano 9:29)

Oltre a ciò esistono numerose tradizioni attribuite a Maometto, non meno impegnative dei versetti del Corano stesso, che vietano ai musulmani di associarsi a miscredenti, ebrei e cristiani nelle loro manifestazioni pubbliche, siano esse religiose che non religiose[52].

I versetti tralasciati del Corano includono:
- Nisā' (4): 89 - "Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate."
- Nisā' (4): 91 - "Altri ne troverete che vogliono essere in buoni rapporti con voi e con la loro gente. Ogni volta che hanno occasione di sedizione, vi si precipitano. Se non si mantengono neutrali, se non vi offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere."
- al-Tawba (9): 5 - "Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso."

Sondaggi[modifica | modifica sorgente]

I sondaggi sono uno strumento molto amato dai mass media, in quanto sono un modo sintetico con basi scientifiche per presentare dati e tendenze ed offrire spunti di discussione. L'universo musulmano in Occidente è quindi spesso oggetto di indagini giornalistiche.
Tenendo presente che la validità scientifica dei sondaggi di opinione dipende molto dal campione prescelto, dall'intervallo di tolleranza e dal modo di porre le domande che ha una qualche influenza sulle risposte, è comunque interessante riportare qualche recente indagine.
È interessante in quanto non solo dà una qualche idea sulle dinamiche d'opinione all'interno dell'universo musulmano in Occidente, ma anche offre una carrellata su quali siano le fobie e i motivi di sospetto da parte degli occidentali nei confronti dei musulmani.

Secondo un sondaggio condotto nel 2005 in Germania tra giovani immigrati turchi risulta che[53]

  • il 56% non vuole adattarsi ai costumi occidentali;
  • il 40% considera sionismo, Unione Europea e Stati Uniti una minaccia per il mondo islamico;
  • il 30% si dice disponibile a ricorrere alla violenza contro i non musulmani, se questo potesse giovare alla comunità islamica.

Secondo un sondaggio condotto nel 2006 in diversi paesi risulta che[54]

  • si sentono prima di tutto musulmani e poi cittadini del loro paese l'81% dei musulmani britannici, il 69% di quelli spagnoli, il 66% di quelli tedeschi ed il 46% di quelli francesi
  • sentono chiaramente la loro identità islamica il 75% dei musulmani francesi, il 72% di quelli britannici, il 64% di quelli spagnoli ed il 46% di quelli tedeschi
  • vedono crescere il senso di identità islamica nel loro paese il 77% dei musulmani britannici, il 58% di quelli francesi, il 54% di quelli tedeschi ed il 46% di quelli spagnoli
  • giudicano positivo la crescita del senso di identità islamica l'86% dei musulmani britannici, il 75% di quelli spagnoli, il 59% di quelli francesi ed il 48% di quelli tedeschi

Secondo un sondaggio condotto nel 2007 tra i musulmani del Regno Unito risulta che[55]:

  • l'86% reputa la religione come la cosa più importante della propria vita
  • il 28% vorrebbe vivere in Gran Bretagna con la shari'a
  • il 35% vorrebbe scuole islamiche statali per i loro figli
  • il 53% vorrebbe che le donne musulmane indossassero il velo
  • il 7% ammira organizzazioni come al-Qāʿida perché sono attrezzate per combattere l'Occidente
  • il 58% crede che molti dei problemi del mondo odierno sono il risultato di atteggiamenti arroganti dell'Occidente
  • il 51% crede che una donna musulmana non dovrebbe sposarsi con un non musulmano
  • il 43% crede che una donna musulmana non dovrebbe sposarsi senza il consenso del suo tutore
  • il 46% ammette la poligamia maschile ma è contro quella femminile
  • il 31% reputa legittima la pena di morte per gli apostati musulmani
  • il 61% dichiarerebbe illegale l'omosessualità

Il curriculum scolastico islamico[modifica | modifica sorgente]

Uno strumento per inquadrare e valutare la propensione all'integrazione degli immigrati musulmani è offerto da studi ed inchieste sui sistemi scolastici di provenienza e sugli istituti di istruzione islamici di diversi paesi occidentali. In particolare, ne sono stati analizzati i libri di testo concludendo che gli studenti sono generalmente cresciuti nel culto della supremazia islamica ed educati all'odio verso gli infedeli (in particolar modo cristiani ed ebrei) additati come nemici, disumanizzati definendoli maiali e scimmie per poi incitare al Jihad armato contro di loro. Sull'argomento è da segnalare anche lo studio della Banca Mondiale che giudica come arretrato il sistema educativo di quei paesi[56].

Arabia Saudita[modifica | modifica sorgente]

Il sistema scolastico dell'Arabia Saudita è tra i più studiati dei paesi islamici[senza fonte]. Il motivo di tanto interesse è addebitabile a diverse ragioni:

  1. il paese è la patria del wahhabismo che si fonda sul concetto di tawhid (monoteismo) in lotta con lo shirk (politeismo, incluso il Cristianesimo a causa del dogma della trinità). Per quanto attiene specificatamente il problema dell'integrazione, è da sottolineare che il wahhabismo chiede ai credenti di combattere coloro che non agiscono conformemente alle regole del tawhid.
  2. governo e privati sauditi investono annualmente somme ingenti per finanziare istituzione e mantenimento non solo di luoghi di culto ma anche di oltre 2000 scuole in tutto il mondo occidentale dove poi si insegna il wahhabismo[57] adottando libri di testo sauditi
  3. numerosi terroristi islamisti (da Osama bin Laden a 15 dei 19 partecipanti agli attentati dell'11 settembre 2001) sono di origine saudita e quindi educati in quel paese

Tutti gli studi finora condotti[58] concordano su diversi punti:

  • Nelle scuole di ogni ordine e grado si insegna la supremazia dell'Islam in quanto unica vera religione (tutte le altre sarebbero false), da cui deriverebbe anche la superiorità dei musulmani sugli infedeli ed i diversi risarcimenti previsti in caso di assassinio premeditato: nulla è dovuto se l'assassino è un musulmano e la vittima un infedele; se l'assassino è un infedele e la vittima un musulmano, allora deve risarcirne la famiglia con 100 cammelli, 50 se la vittima è una musulmana o un infedele e 25 se è una infedele.
  • Si disumanizzano cristiani ed ebrei definendoli maiali e scimmie (rispettivamente) oltre che infedeli e nemici dei musulmani ed è perciò fatto divieto assoluto fraternizzare con loro. Si nega, inoltre, la possibilità di instaurare rapporti pacifici con gli infedeli e contro di loro si esalta (anche negli esempi dei testi di grammatica) il Jihad ed il martirio: il termine Fidà (parola araba che può essere resa in italiano con chi è pronto a sacrificare la propria vita) è sempre impiegato in termini positivi. Si condannano terrore e violenza, ma non quando si tratta di jihad e martirio, cioè atti contro gli infedeli.
  • L'Occidente (descritto sempre come decadente) e lo Stato di Israele sarebbero all'origine di tutti i mali passati e presenti dei musulmani. Si mettono, inoltre, in guardia gli studenti dal secolarismo e dalle mode occidentali, dagli studi condotti in occidente sull'Islam ed anche dagli aiuti umanitari. Per quanto attiene il sistema democratico occidentale, si chiede di rifiutarlo in toto e preferirgli invece il sistema statale saudita in quanto aderente all'Islam, invitando nel contempo a rimanervi fedele sempre ed ovunque.
  • Lo Stato di Israele non è riconosciuto come sovrano e le cartine o lo ignorano o sono palesemente sbagliate. Il problema palestinese è, inoltre, presentato come la principale preoccupazione del mondo islamico tanto da rendere necessario l'impegno di tutti i musulmani per la sconfitta di Israele ed l'eradicazione del sionismo.
Contro gli ebrei, infine, sono avvalorate tutte le teorie complottistiche: massoneria, lions club e rotary club sarebbero strumenti del sionismo, i Protocolli dei Savi di Sion sono studiati come veri e si asserisce la loro responsabilità negli attentati dell'11/9/01.

Questi insegnamenti sono stati denunciati da tempo dalla comunità internazionale tanto che il governo saudita si è visto costretto ad intraprendere un processo di revisione del proprio sistema scolastico che però ancora non soddisfa gli osservatori, soprattutto considerando le ingenti risorse economiche che potrebbe mettere in campo per dare effettivo seguito a tale intendimento[59].

Sempre per quanto riguarda l'Arabia Saudita, di interesse è considerare anche i contenuti delle khutba, gli importanti sermoni del venerdì, tenuti nelle principali moschee del paese e resi disponibili sul sito alminbar: frequenti sono le accuse rivolte a cristiani ed ebrei di essere nemici di Allah e le esortazioni ad educare all'odio contro di loro i bambini, spronandoli anche alla Jihad[60]. Incitamenti alla Jihad sono proclamati anche sulle televisioni di stato[61].

Autorità Nazionale Palestinese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libri di testo dell'Autorità Nazionale Palestinese.

L'Autorità palestinese ha cominciato a compilare propri libri di testo a partire dal 1994. In precedenza erano adottati quelli egiziani per i bambini di Gaza e giordani per la West Bank[62][63].

Accusati di insegnare l'antisemitismo e di incitare i bambini alla violenza ed al terrorismo, sono stati oggetti di diverse analisi e ricerche da parte di[63][64]:

Gli studi condotti sui libri di testo palestinesi riferiscono che[65]:

  • nelle scuole di ogni ordine e grado si insegna la supremazia dell'Islam in quanto unica vera religione (tutte le altre sono dichiarate false), da cui consegue anche la superiorità dei musulmani sugli infedeli
  • l'Occidente è descritto come un rischio per l'islam e si afferma che il Rinascimento è figlio della civiltà medioevale islamica
  • gli ebrei sono raramente menzionati nei libri di storia e sempre associati al sionismo, accreditando anche falsi storici come i Protocolli dei savi di Sion. Si ignorano, inoltre, i luoghi santi dell'ebraismo ed i legami storici tra palestinesi ed ebrei, presentando i popoli della regione come di ceppo arabo. Gerusalemme è dichiarata integralmente capitale della Palestina, tacendone anche l'importanza che ha per ebrei e cristiani fin da epoche storiche.
la presenza ebraica in Palestina è avvalorata solo fino ai romani ed il successivo ritorno è definito un'infiltrazione.
  • Israele non è riconosciuto come stato sovrano e spesso non è neppure citato sulle mappe che, quando utilizzate, sono palesemente errate. Lo si accusa inoltre di cagionare deliberatamente tutti i mali dei palestinesi.
i conflitti arabo-israeliani sono presentati in modo distorto, non si menzionano i trattati di pace e la pace stessa con Israele non è mai promossa incitando, invece, gli allievi alla vittoria finale. Si descrive, infine, positivamente il jihad e il martirio, sia in passato sia al giorno d'oggi. In generale non si invoca mai un futuro di pace con Israele.

Al riguardo occorre ricordare anche le polemiche suscitate dal programma televisivo per ragazzi Pionieri di domani, più volte denunciato per incitare al jihad.

Egitto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libri di testo egiziani.

Gli studi condotti sui libri di testo egiziani[66] riferiscono che:

  • La civiltà occidentale non è raccontata in modo obiettivo ed i conflitti del passato che l'hanno contrapposta al mondo musulmano (essenzialmente crociate ed imperialismo) sono descritti in modo ostile. In particolare, all'Imperialismo sono addebitati tutti i mali del mondo arabo attuale: dalla povertà causata dallo sfruttamento coloniale alla frammentazione politica del mondo islamico alla creazione dello Stato di Israele.
  • Cristiani ed ebrei sono rispettati perché monoteisti ma disprezzati in quanto infedeli, i loro credi descritti in modo parziale e sempre in termini negativi perché l'Islam sarebbe l'unica vera religione. Torah e Vangelo sono riconosciuti come libri sacri, ma si afferma anche che sono stati falsificati da ebrei e cristiani.
  • Quando si tratta il tema del jihad, questa è descritta quasi esclusivamente come lotta militare ed intesa dal punto di vista religioso come lotta contro i nemici di Dio (gli infedeli), dal punto di vista politico come lotta contro i nemici dell'Islam per rafforzare gli Stati musulmani. In entrambi i casi è sollecitata, stigmatizzando coloro che si sottraggono a questo dovere. Jihad sono definiti i conflitti mediorientali e si afferma che con il jihad si libererà Gerusalemme.
  • Al pari del jihad, anche il martirio è descritto in termini positivi, sottolineando la grande importanza che avrebbero agli occhi di Allah. In particolare sono fatti studiare figure storiche e moderne di jihadisti e martiri.
  • Il terrorismo è criticato, ma solo in Egitto mentre è ammesso altrove (ad es. in Israele) in quanto considerato jihad, si invita a sostenere i palestinesi nella loro lotta e si esaltano gli attacchi terroristici contro civili di Israele.
  • Si chiede di trattare la pace solo quando si è costretti perché più deboli del nemico, ma si insegna ricusarla non appena i rapporti di forza dovessero cambiare.

Per quanto riguarda specificatamente il problema palestinese, questo è raccontato in un modo che dagli antislamisti e considerato distorto. Ad esempio:

  • Il sionismo è sempre descritto in modo negativo: un movimento espansionista con inclinazioni terroristiche che mirerebbe a controllare tutto il Vicino Oriente sito fra Nilo ed Eufrate.
  • Gli antichi ebrei sono descritti come nomadi stranieri in cerca di territori da conquistare, che furono sconfitti prima dagli Egizi, poi dai Babilonesi, quindi dai Persiani e infine dai Romani per essere infine piegati dagli arabi musulmani che liberarono la Palestina della loro presenza.
  • si omette di dire che l'attuale conflitto arabo-israeliano iniziò nel 1948 con un attacco arabo contro gli ebrei all'indomani della autoproclamazione d'indipendenza dello Stato israeliano.
  • si dice da parte islamica che la guerra dello Yom Kippur fu una vittoria araba che si concluse con la liberazione del Sinai, malgrado sia difficilmente obiettabile che l'esercito egiziano abbia superato la linea Bar-Lev, abbia ripreso possesso di gran parte del Sinai e che abbia ripreso il controllo di entrambe le sponde del Canale di Suez.

Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia alcune indagini giornalistiche hanno analizzato i libri di testo adottati in alcune scuole islamiche del paese[67] rivelando l'adozione di libri di testo provenienti da stati musulmani (Arabia Saudita) e la riproposizione di insegnamenti intolleranti riscontrati in quei paesi.

Nord America[modifica | modifica sorgente]

Un'inchiesta del The New York Daily News nel 2003[68] ha rivelato che tipicamente i libri di elementari e medie delle scuole private musulmane dell'area di New York non solo proclamano la supremazia dell'Islam ma insegnano anche che i cristiani "adorano statue", che gli ebrei sono obbligati dalla loro religione "a maledire i luoghi di culto altrui quando vi passano davanti" e che "molti" (cristiani ed ebrei) "conducono vite decadenti ed immorali tanto che bugie, alcool, nudo, pornografia, razzismo, turpiloquio, sesso prematrimoniale, omosessualità e molto sono tollerati dalla loro società, nelle chiese cristiane e nelle sinagoghe ebraiche", peccati intollerabili nell'Islam.
Riporta inoltre le affermazioni di un editore di questi libri di testo che afferma di ricevere finanziamenti direttamente dall'Arabia Saudita e quella di due autori: uno riconosce che i testi dovrebbero essere cambiati un altro che invece li difende così come sono.
Racconta, infine, della lezione di un docente (un ebreo convertito all'Islam) che fa risalire l'inimicizia dei musulmani verso gli ebrei ed il dovere (dei musulmani) a combatterli all'affermazione di Maometto secondo il quale gli ebrei avrebbero alterato a loro vantaggio la Torah.

Daniel Pipes riferisce di una scuola islamica in Canada che "pretende la totale segregazione dall'ambiente canadese ed esige un'assoluta separazione dei sessi"[69].

Le moschee[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moschea.

Le moschee svolgono nell'Islam un ruolo molto ampio: i musulmani non solo vi si riuniscono per pregare ma anche per esaminare questioni sociali e politiche e decidere sulla vita della comunità. L'evento più importante è costituito dal sermone del venerdì (khutba) in cui l'Imam fornisce le indicazioni più importante ed impegnative ai suoi fedeli. Per questa ragione numerosi paesi musulmani esercitano uno stretto controllo sulle attività che vi si svolgono tanto che gli Imam sono spesso dei funzionari pubblici ed i loro sermoni devono essere preventivamente approvati dalle autorità preposte[47].
L'Islam affianca le moschee con le musalla, spesso dei semplici locali a pian terreno, dove una cinquantina di fedeli possono riunirsi in tranquillità per la preghiera del mezzogiorno.

Oltre che questo ruolo pratico, le moschee, così come le chiese, nella storia hanno svolto anche la funzione simbolica e politica di palesare l'appartenenza del territorio circostante all'Islam, soprattutto quando hanno un minareto utilizzato dal muezzin per invitare i fedeli alla preghiera che, come i campanili, svetta sugli edifici circostanti ed i progetti di nuove costruzioni sono sempre accompagnati da forti polemiche, in Italia (ad es. a Bologna)[70] come all'estero (ad es. a Colonia, a Londra, a Marsiglia[71], a Siviglia[72] o in Svizzera).

La Moschea di Roma costruita anche grazie a 50 milioni di dollari statunitensi del re Faysal dell'Arabia Saudita e riceve ancora 1,5 milioni di dollari l'anno per il mantenimento.

In occidente la costruzione di gran parte delle moschee e centri islamici è da tempo finanziato da paesi musulmani, soprattutto dalla ricca Arabia Saudita[73], paese sunnita dov'è maggioritario il rigido wahhabismo. Tra queste anche la Moschea di Roma per 50 milioni di dollari statunitensi a cui si aggiunge una donazione annuale per 1,5 milioni di dollari[74]. In qualità di finanziatori, i sauditi impongono poi imam di loro gradimento[47][75] e sono quindi in grado di influenzare gli orientamenti delle comunità che vi fanno riferimento. Una raccolta di sermoni pronunciati nelle più importanti moschee saudite sono messe a disposizione dal sito alminbar e molto criticati per le frequenti accuse rivolte a cristiani ed ebrei di essere nemici di Allah e le esortazioni ad educare all'odio contro di loro i bambini, spronandoli anche al jihad[60].
Proprio per questo alcuni hanno declinato le offerte[75] e c'è chi ha denunciato che sono proprio "le organizzazioni più estremiste, finanziate dai regimi dittatoriali arabi, quelle che si possono permettere di pagare persone che, a tempo pieno, si occupano degli immigrati. In occidente, nel 90% dei casi, le moschee dipendono dalle organizzazioni ideologicamente contigue al terrorismo, che hanno fondi illimitati"[76].

Anche a seguito del clamore suscitato da alcune inchieste giornalistiche ed accertamenti investigativi, diverse sono le proposte relative alla gestione dei luoghi di culto per i musulmani, ma tutte vanno nella direzione di un maggior controllo sulla scia di quanto già avviene nei paesi islamici:

  • rendere obbligatorio l'uso della lingua del paese ospite per poter verificare "se si prega Allah o si semina odio"[77] senza dover conoscere l'arabo;
  • prevedere corsi di formazione per Imam gestiti dallo Stato, così da effettuare una scrematura a monte dei candidati[78];
  • sottoporre le moschee al controllo di comitati di garanzia che ne sorveglino le attività[79]
  • evitare la costruzione di moschee, autorizzando solo l'edificazione di musalla[47], così da rispettare la libertà di culto scongiurando nel contempo una delle cause del comunitarismo.

Inchieste giornalistiche[modifica | modifica sorgente]

L'istigazione a non aderire ai valori fondanti delle democrazie occidentali è stata ripetutamente evidenziate da indagini giornaliste in incognito svolte nelle moschee europee.

L'inchiesta Undercover Mosque trasmessa il 15 gennaio 2007 sul canale Channel 4 britannico ha registrato Imam che affermavano[80]:

« Non potete accettare il governo dei kafir, noi dobbiamo governarci da soli e dobbiamo governare gli altri »
« Dovete attaccare con bombe gli interessi indiani e, per quanto riguarda gli ebrei, dovete assassinarli »
« Nella vostra situazione dovete vivere come uno stato nello stato, finché prevarrete. Ma nell'attesa, dovete pregare, finché non diverrete una forza tale che la gente semplicemente si sottometterà a voi, mani in alto, finché non sarete forti abbastanza da prevalere »

L'inchiesta di Annozero su una moschea di Torino trasmessa il 29 marzo 2007 ha registrato l'Imam di Torino-Porta Palazzo Mohamed Kohail che affermava[81]

« Non c'è dialogo con gli infedeli »
« Con gli atei nessun compromesso: si uccidono e basta »

e poi espulso nel gennaio 2008 dopo circa un anno di indagini della DIGOS[81].

Un video sul IX Congresso del Centro culturale islamico di viale Jenner a Milano, sequestrato dall'antiterrorismo nel 2002 nell'abitazione di Murad Trabelsi, membro di un'organizzazione terroristica che reclutava kamikaze per l'Iraq e trasmesso durante Studio Aperto Live (Italia 1) dell'11 febbraio 2006 documenta Muhammad al-Fizazi (noto anche come «l'imam itinerante») affermare durante il IX Congresso del Centro culturale islamico di viale Jenner a Milano tenutosi a Modena l'11 settembre 2000 (esattamente un anno prima dell'attacco alle Torri Gemelle di New York)[82]:

« I miscredenti sono nemici. Tra noi e i miscredenti vi è l'odio. L'inimicizia e l'odio regneranno tra noi e loro per sempre, fino a quando non crederanno nel solo Allah »
« tutto il pensiero democratico è in contrapposizione con il pensiero islamico. Tutti gli obiettivi democratici cozzano con gli obiettivi islamici »
« noi abbiamo una sola grandissima libertà, quella di essere liberi dentro i limiti, i vincoli della Shari'a (la legge del Corano). Non vi è libertà di prostituzione nel nostro Paese, nel Paese dell'Islam. Non vi è libertà di fornicare, di consumare alcolici, di truccarsi. Non vi è libertà per i rinnegati nell'Islam »
« se si taglia la mano del ladro si compie un atto compassionevole. Perché così facendo si tutelano i beni della gente. Così pure quando si lapida un ubriacone. Che è un atto duro, ma lo si fa per tutelare la mente, la dignità della gente »
« Il jihad: sangue, brandelli di carne, sgozzamenti, assedi. Tutto questo è compassionevole »

Via legale all'Islam[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli antislamisti, la legislazione e la giurisprudenza di diversi paesi europei sta mostrando la tendenza a legittimare atteggiamenti e comportamenti inaccettabili, considerando un'attenuante la loro matrice religiosa, col risultato di relativizzare i diritti individuali, mostrando un'eccessiva tolleranza, giustificata come rispetto per le tradizioni islamiche, ed assecondando un'evoluzione in senso "comunitarista" delle società europee.

Germania[modifica | modifica sorgente]

Nel 1999 tre curdi, che avevano soffocato una ragazza di 18 anni e barbaramente ucciso il suo ragazzo di 23 anni per punirli perché vivevano insieme contro il volere dei genitori, sono stati condannati solo per omicidio colposo, in considerazione dei "valori del proprio paese di origine fortemente intimizzati"[48].

Nel 2002 un libanese che aveva stuprato, picchiato e quasi strangolato sua moglie, nonché un pastore di origine turca che aveva ucciso la moglie con 48 coltellate, si sono visti riconoscere forti sconti di pena, sempre per la loro specifica appartenenza etnico-religiosa[48].

Nel 2005 un curdo, che per gelosia aveva ferito gravemente la moglie, ha avuto forti sconti di pena per i suoi "livelli di inibizione inferiori nei confronti delle donne"[48].

(Tutte queste sentenze sono state comunque annullate nei gradi superiori di giudizio[48])

Nel 2007 una donna si è vista respingere la richiesta di divorzio per direttissima dal marito violento perché entrambi i coniugi erano musulmani di origine marocchina e quindi, in ottemperanza alla versetto 4:34 del Corano (in cui si invita a battere le mogli di cui si teme l'insubordinazione)[83][84], secondo il giudice "non è strano che un uomo eserciti il diritto di punizione corporale nei confronti della moglie".[48][85][86]

Regno Unito[modifica | modifica sorgente]

Nel Regno Unito tra i musulmani cresce l'ostilità verso la Union Jack, da essi giudicata "grondante sangue". Per questa ragione la bandiera è scomparsa da un varco dell'aeroporto londinese di Heathrow, dai taxi delle città di Blackpool e Cheltenham e dalla stazione dei pompieri di Barking[87].

Michael Nazir-Ali, vescovo anglicano di Rochester, ha inoltre denunciato l'esistenza di aree ove i non musulmani sono sgraditi e anche a rischio[88] mentre Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury e primate anglicano, ritiene ormai inevitabile il recepimento di alcuni aspetti della sharia nella legislazione britannica[89].

Sebbene la bigamia sia un reato, il ministero del Lavoro e Pensioni ha concesso ai poligami assegni familiari per ogni moglie «aggiuntiva» a semplice domanda del marito e purché i matrimoni siano stati celebrati in Paesi nei quali il rito è legale[90].

Italia[modifica | modifica sorgente]

Velo islamico[modifica | modifica sorgente]
Una tunisina con il suo hijàb
Donne che indossano il chador
Due donne con il burqa.

Alcuni episodi hanno accreditato nell'ordinamento giuridico (laico) italiano pratiche relative all'uso del velo islamico che sono controverse tra gli stessi musulmani:

  • nel corso degli anni la legislazione italiana ha sviluppato una normativa specifica relativa all'abbigliamento in funzione delle esigenze di ordine pubblico, con particolare riferimento all'identificazione delle persone. Durante gli anni di piombo in particolare si è vietato il mascheramento[91]
  • nel dicembre 2004 una circolare del Dipartimento della Polizia di Stato ha definito il burqa indossato da alcune donne musulmane un "segno esteriore di una tipica fede religiosa" e una "pratica devozionale", escludendolo da quanto previsto dall'articolo 5 della legge 152/1975 che vieta in luogo pubblico di nascondere il proprio volto impedendone il riconoscimento da parte delle forze dell'ordine. La circolare ammonisce, inoltre, che "identificare reiteratamente ogni persona che circoli con il burqa, prima che l'autorità giudiziaria si sia pronunciata sulla sussistenza o meno di un giustificato motivo che escluda il reato, o senza un rilevante interesse pubblico, potrebbe costituire un eccesso non consentito e verrebbe percepito come una inutile vessazione"[92].
  • il 30 luglio 2005 è approvato il Pacchetto Pisanu per migliorare l'azione di contrasto al terrorismo internazionale che includeva "pene severe per chi circola in pubblico con il volto coperto, che si tratti di casco o di burka"[93], il successivo 15 agosto il tribunale di Treviso ha emesso una sentenza secondo cui se il burqa è indossato per motivi religiosi non è vietato e quindi non è reato[94], posizione peraltro confermata dallo stesso governo nel dicembre dello stesso anno[95]
  • nell'aprile 2006 la terza sezione penale della Corte di Cassazione di Roma con la sentenza 11919 ha deliberato la legittimità del hijab in quanto "la religione musulmana impone alle credenti" di indossarlo[96].
  • nel 2007 il Ministro degli Interni Giuliano Amato ha anche affermato che vietare il velo "a priori significa imporre la propria ideologia imperialista"[97].

A questo proposito si ricorda che, diversamente da quanto affermato nella sentenza della Corte di Cassazione e da quanto presuppone la circolare della Polizia di Stato, il Corano chiede il velo ma non ne stabilisce in modo chiaro il tipo. Il suo uso si basa, infatti, sulle Sure 33:59[98] (che chiede alle credenti di indossare il velo per poterle distinguere dalle altre così da non essere molestate dai musulmani) e 24:31[99], variamente interpretata (e tradotta): per alcuni il passaggio essenziale dovrebbe essere reso come "coprire i seni con il velo" per altri come "lasciar scendere il loro velo fin sul petto" ma comunque non si fa cenno alcuno alla necessità di coprire testa e volto o quant'altro se non indirettamente attraverso l'invito a mortificarsi e svelare i propri gioielli solo ai familiari. Assodato che il velo è un simbolo distintivo che le musulmane devono indossare cosicché i musulmani non le molestino[100] (contrariamente a quanto possono fare con le altre donne), relativamente a cosa indossare c'è chi (Gamal al-Banna, Hasan al-Turabi, Samira Munir ed altri musulmani cosiddetti moderati o riformisti) affermano che alle musulmane non è richiesto di coprirsi la testa ma è sufficiente nascondere il petto, altri invece (wahhabiti, Ruhollah Khomeyni, taliban, Fratelli musulmani e fondamentalisti in genere) impongono loro di coprire testa e collo (Hijab), tutto il corpo (chador) o anche il viso (burqa)[101][102].

D'altra parte in diversi paesi arabi indossare il velo è di ostacolo nella ricerca di un lavoro[103] e si sta anche vietando il suo uso per arginare l'assenteismo negli uffici pubblici di molte dipendenti che approfittano dell'anonimato per lasciare il posto di lavoro[104].
Al riguardo è da segnalare l'esperimento di una giornalista italiana che nel 2006 ha passato una giornata intera indossando un burqa senza che alcuno la identificasse ("Fino a lasciar passare una donna velata dalla testa ai piedi dove a un uomo con il passamontagna non sarebbe permesso mai"), neppure in un aeroporto[105].

Matrimonio e poligamia[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 2006 ha iniziato il suo iter legislativo presso la Camera dei deputati una proposta legislativa per definire le "norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi". Tra l'altro è stata proposta una modifica dell'articolo 11 che consentirebbe al ministro di culto di non pronunciare durante il rito gli articoli del codice civile sulla parità dei doveri fra mogli e marito (143, 144 e 147 del codice civile) "qualora la confessione abbia optato per la lettura al momento della pubblicazione"[106], a tutto vantaggio del rito musulmano i cui principi religiosi privilegiano l'uomo e sono contrari alla parità dei diritti e dei doveri fra marito e moglie. Si ricorda, inoltre, che una indagine giornalistica ha rivelato che la poligamia, sebbene illegale, è già avallata da Imam in Italia[107] e secondo la Caritas Italiana estesamente praticata[108]. Sempre a proposito di matrimonio, vale la pena ricordare che proprio la poligamia comincia ad essere vietato nel diritto di famiglia di diversi paesi islamici[85].

Macellazione islamica[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2007 Reggio Emilia ha concesso ai fedeli musulmani della città di macellare in casa gli animali per la festa del sacrificio, sebbene nella stessa ordinanza si riconosca che questa pratica sia in contrasto con le leggi sanitarie nazionali[109]:

« L'attività svolta è da considerarsi lecita, ancorché non eseguita secondo i dettami di legge, in quanto prevalente il riconoscimento delle legittimità dei riti religiosi rispetto alle norme in materia di macellazione »
Condanne di Guolo ed Allievi per diffamazione contro Adel Smith[modifica | modifica sorgente]

Un altro episodio che ha suscitato non poche polemiche è stata la condanna di due noti studiosi italiani dell'Islam che si sono sempre distinti nel campo della ricerca accademica. I fatti partono dalla querela di Adel Smith, controverso personaggio del mondo islamico italiano, nei confronti dei sociologi Stefano Allievi, dell'Università degli Studi di Padova, per il suo saggio Islam italiano. Viaggio nella seconda religione del paese (Einaudi, 2003) e Renzo Guolo, dell'Università di Torino, per il suo saggio Xenofobi e xenofili: gli italiani e l'islam (Laterza, 2003):

  • Stefano Allievi è stato condannato, in primo grado, a sei mesi di reclusione e 3000 € di multa per "diffamazione aggravata a mezzo stampa" per aver bollato Adel Smith come polemista e provocatore[110],
  • Renzo Guolo è accusato di aver vilipeso la religione islamica per aver offeso la reputazione di Adel Smith dichiarando che questi non ha alcun seguito e che si legittima solo grazie alle sue apparizioni video[111].

Questi episodi, secondo gli antislamisti, sono indizi molto significativi sull'orientamento della giurisprudenza a favorire una deriva comunitarista della società, facendosi strumento di pressione contro il mondo accademico affinché temi come l'Islam non siano liberamente analizzati ed affrontati, creando un precedente pericoloso tale da scoraggiare altri studiosi dal manifestare pubblicamente la loro opinione.
Va peraltro detto che, in contrasto palese con quanto afferma Magdi Allam circa la contiguità "morale" del mondo dell'Orientalismo accademico italiano, gran parte dei docenti universitari italiani ha solidarizzato, anche per iscritto, con Allievi e Guolo.

Paesi Bassi[modifica | modifica sorgente]

Nei Paesi Bassi all'assassinio di Theo van Gogh l'artista Chris Ripke ha reagito dipingendo un murale sul muro esterno del suo studio: un angelo, la data di morte del suo assassinio e la scritta "Gij zult niet doden" (non uccidere, uno dei dieci comandamenti). I musulmani di una moschea vicina hanno denunciato il fatto al sindaco come offensivo e questi ha subito inviato la polizia a cancellarlo. Il reporter Wim Nottroth che ne ha documentato la distruzione e tentato di ostacolare l'esecuzione dell'ordinanza è stato poi arrestato[112]

Sempre nei Paesi Bassi, la bandiera nazionale è stata vietata in molte scuole perché considerata discriminatoria dagli immigranti musulmani. Stessa sorte è toccata a gagliardetti ed adesivi sulle automobili dato che chi li esponeva era affrontato dai musulmani ed accusato di fascismo[113].

Sooreh Hera, artista iraniana dal 2000 rifugiata nei Paesi Bassi, per "ragioni di opportunità" si è vista ritirare un video ed un'immagine della sua esposizione Allah o gay-bar de L'Aia perché ritraevano Maometto e il genero Ali come una coppia omosessuale. Stessa sorte è toccata al filmato su YouTube, ritirato dal gestore che ne giudicava il "contenuto inappropriato"[114]. L'8 dicembre 2007 il quotidiano francese Le Figaro ha raccolto la seguente dichiarazione di Hera sulla vicenda: "Credevo che avrei trovato la libertà di espressione nei Paesi Bassi. Ma questo non è un paese libero. Questa è una nuova dittatura islamista"[115].

Svezia[modifica | modifica sorgente]

In Svezia un'organizzazione islamica ha chiesto leggi separate per i musulmani, l'impegno del governo a costruire una moschea in ogni città, paese, sobborgo e la presenza degli imam nelle scuole pubbliche[116].

Taqiyya e Kitmān[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Taqiyya.

Nella tradizione islamica, la taqiyya indica la possibilità di rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l'adesione ad un gruppo religioso e praticarne i riti di nascosto per sfuggire ad una persecuzione. Prossimo al concetto di taqiyya è quello di kitmān che consiste nel dire solo una parte della verità riconoscendosi la riserva mentale di omettere il resto celando magari le proprie reali intenzioni.

Secondo alcuni, taqiyya e kitmān sono oggi ampiamente utilizzati dagli islamisti come strumento di lotta politica per diffondere ed affermare le loro idee nei paesi occidentali. Partendo dal comandamento coranico che impone ai musulmani di perseguire sempre e comunque l'allargamento dell'Islam, gli islamisti si riterrebbero, infatti, autorizzati/obbligati ad utilizzare a fini propagandistici taqiyya e kitmān per vincere l'ostilità dell'Occidente verso la loro fede, se questa fosse rivelata fino in fondo. Questo concederebbe loro un grosso vantaggio competitivo negli scontri dialettici, sia approfittando della scarsa conoscenza degli interlocutori dei principi dell'Islam (a partire dagli stessi concetti di taqiyya e kitmān ) sia sfruttando la presunzione di onestà intellettuale loro accordata.

Un esempio di taqiyya è offerto da Caroline Fourest sul suo saggio dedicato a Tariq Ramadan dove riferisce che questi in un suo manuale ridefinisce il

(FR)
« sémantique sur les mots «droit, rationalité, démocratie et communauté». Pour chaque terme, le livre explique comment ce mot peut être compris par les Occidentaux, en quoi il pose problème aux musulmans, et propose une «formulation de concept» qui ressemble fort à une redéfinition propre à troubler ses interlocuteurs. On retrouve ainsi toutes les astuces sémantiques du prédicateur. Le mot «rationalité», par exemple, n'est plus synonyme d'esprit critique issu des Lumières, mais d'un «cheminement intellectuel permettant de redécouvrir la foi». Un exemple parmi d'autres. En fait, pour chaque mot clef sur lequel il se sait attendu, Ramadan a développé une seconde définition - à laquelle ont accès ceux qui ont suivi ses cours oraux ou lu ses livres les plus confidentiels. Ce qui lui permet de tenir un discours apparemment inoffensif tout en restant fidèle à un message éminemment islamiste sans avoir nécessairement besoin de mentir ouvertement, en tout cas pas à ses yeux. »
(IT)
« significato di parole come «diritto, razionalità, democrazia e comunità». Per ciascun termine, il libro spiega come esso possa essere compreso dagli occidentali, e come esso sia problematico per i musulmani, proponendone una «formulazione di concetto» che assomiglia a una riformulazione mirante a mettere in difficoltà gli interlocutori. Si ritrovano in questo tutte le astuzie semantiche del predicatore. La parola «razionalità», per esempio, non è più sinonimo dello spirito critico illuminista ma di «percorso intellettuale che permette di riscoprire la fede». Un esempio solo tra tanti altri. Infatti, per ciascuna parola chiave sulle quali sa di poter essere messo alla prova, Ramadan ha sviluppato una seconda definizione, compresa solo da chi ha seguito le sue lezioni o ha letto i suoi libri meno noti. Questo gli consente di tenere un discorso apparentemente inoffensivo pur restando fedele ad un messaggio prettamente islamista, senza aver bisogno di mentire apertamente, neppure ai suoi stessi occhi. »
(da "Frère Tariq" di Caroline Fourest)

Islamismo espansionista e terrorismo[modifica | modifica sorgente]

Secondo diversi studiosi, ed in particolari i sostenitori della teoria geopolitica nota come Eurabia[117], coniata dalla storica britannica Bat Ye'or e divulgata in Italia soprattutto dalla scrittrice Oriana Fallaci, all'islamismo viene attribuito un intento strategico di penetrazione nelle società occidentali con l'obiettivo di islamizzarle. I fautori di questa teoria accusano in particolare il movimento dei Fratelli musulmani di essere il principale attore di questa strategia. Diversi autori tra i quali la scrittrice femminista Caroline Fourest hanno studiato libri, articoli, interviste e soprattutto le trascrizioni dei discorsi tenuti alle comunità islamiche europee da Tariq Ramadan, intellettuale svizzero. Ad esempio, nel suo libro pubblicato in Francia e inedito in Italia, intitolato Frère Tariq, l'autrice cerca di dimostrare come, quando Tariq Ramadan si rivolge all'opinione pubblica occidentale, egli si proponga come un moderato, mentre quando si rivolge ai musulmani usi toni ed argomenti fondamentalisti.[118]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si noti che un simile atteggiamento fortemente critico, come in effetti avverte lo stesso termine "Antislamismo", viene logicamente espresso con accenti spesso assai polemici solo nei confronti del pensiero islamico. Non sempre infatti gli antislamisti esprimono la loro ostilità concettuale nei confronti di altre esperienze religiose, quali lo Stato della Città del Vaticano né, in passato, verso il Tibet lamaista.
  2. ^ Forse il primo dei grossolani equivoci cristiani verso l'Islam, considerata erroneamente come un'eresia e non già come un nuova e originale fede (per quanto necessariamente indebitata nei confronti dell'Ebraismo e del Cristianesimo (specie quello del Giudeo-cristianesimo).
  3. ^ Le fanatisme, ou Mahomet le prophète in Voltaire. URL consultato il 15 giugno 2008.
  4. ^ ESSAI SUR LES MOEURS ET L'ESPRIT DES NATIONS, CHAP. VI. -- De l'Arabie et de Mahomet in Voltaire. URL consultato il 15 giugno 2008.
  5. ^ ESSAI SUR LES MOEURS ET L'ESPRIT DES NATIONS, CHAP. VII(46). -- De l'Alcoran, et de la loi musulmane. Examen si la religion musulmane était nouvelle, et si elle a été persécutante. in Voltaire. URL consultato il 15 giugno 2008.
  6. ^ Noi e gli altri, forum di Magdi Allam sul sito del Corriere della Sera
  7. ^ Proclamazione di Teheran Proclamation of Teheran in ONU. URL consultato il 18 maggio 2008.
  8. ^ Condannato un prete perché pregava in Il Giornale. URL consultato il 15 febbraio 2008.
  9. ^ sul caso Fawza Falih
  10. ^ sulla festa di San Valentino
  11. ^
    « Nel nome di Allah, il più buono e misericordioso.
    al-Azhar
    Comitato della Fatwa.

    La richiesta è stata presentata da Aḥmad Darwīsh e riguarda [nome sbianchettato] (in ottemperanza all'obbligo di anonimato per una fatwā) la cui religione era l'Islam e di nazionalità egiziana. Ha sposato una cristiana tedesca e la coppia si è accordata sul fatto che il marito avrebbe abbracciato la fede e la dottrina cristiana.
    1. Cosa dice la legge islamica riguardo a quest'uomo? Qual è la punizione prescritta per questo gesto?
    2. I suoi figli devono essere considerati musulmani o cristiani?

    La risposta:

    Ogni lode sia ad Allah, il Signore dell'Universo, e devozione sia al capo dei giusti, il nostro signore Muḥammad, la sua famiglia e tutti i suoi Compagni.

    Quest'uomo ha commesso apostasia; gli deve essere data la possibilità di pentirsi e se non dovesse accettare allora deve essere ucciso così com'è comandato dalla Sharīʿa.
    Per quanto attiene i suoi figli, finché sono piccoli devono essere considerati musulmani, ma quando raggiungeranno l'età della pubertà, allora se rimangono nell'Islam essi saranno musulmani, ma se lasciano l'Islam e non si pentono devono essere uccisi perché Allah sa tutto.

    Sigillo di al-Azhar
    Capo del Consiglio della Fatwā di al-Azhar.

    23 settembre 1978»

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