Osama bin Laden

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Osama bin Laden (c. 2010)

Osāma bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden, più noto come Osāma bin Lāden o Bin Lāden (in in arabo: أسامة بن محمد بن عوض بن لادن, Usāma b. Muhammad b. Awāḍ b. Lādin; Riyad, 10 marzo 1957Abbottabad, 2 maggio 2011), è stato un terrorista saudita, fondamentalista islamico sunnita, fondatore e leader di al-Qāʿida, la più nota organizzazione terroristica internazionale, attiva a partire dalla fine del XX secolo, di stampo jihadista, responsabile degli attentati dell'11 settembre contro gli Stati Uniti e numerosi altri attacchi con "vittime di massa" contro obiettivi civili e militari.[1][2][3]

Era un membro della facoltosa famiglia saudita Bin Laden, e di etnia Kindita Yemenita.[4]

Nato nella famiglia bin Laden dal miliardario Mohammed bin Awad bin Laden in Arabia Saudita, vi studiò all'università sino al 1979, anno in cui si unì alle forze dei mujaheddin in Pakistan contro i sovietici in Afghanistan. Aiutò finanziariamente i mujaheddin convogliando loro armi, denaro e combattenti dal mondo arabo in Afghanistan, guadagnando anche la popolarità fra molti arabi.[5] Nel 1988 fondò al-Qa'ida.[6] Esiliato dall'Arabia Saudita nel 1992, spostò la sua base in Sudan, finché la pressione statunitense lo costrinse ad allontanarsene nel 1996. Stabilì una nuova base in Afghanistan e dichiarò guerra contro l'America, iniziando una serie di attentati e attacchi simili.[7]

Bin Laden fu schedato dall'American Federal Bureau of Investigation (FBI) nella Ten Most Wanted Fugitives e nell'elenco dei Most Wanted Terrorists per il suo coinvolgimento agli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998.[8][9][10] Dal 2001 al 2011, Bin Laden è stato un importante obiettivo della Guerra al terrorismo, con una taglia di 25 milioni di dollari decisa dal Federal Bureau of Investigation.[11]

Dopo essere stato inserito dall'FBI nella lista dei terroristi più ricercati (Most Wanted), Bin Laden rimase in latitanza durante tre amministrazioni presidenziali statunitensi. Il 2 maggio 2011 Bin Laden venne ucciso in un conflitto a fuoco all'interno di un complesso residenziale ad Abbottabad, in Pakistan, da componenti del DEVGRU (noto originariamente come SEAL Team Six) degli Stati Uniti e da agenti CIA nel corso di un'operazione segreta ordinata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Poco dopo la sua morte, il corpo di Bin Laden fu sepolto in mare.[12] Al-Qāʿida confermò la sua morte il 6 maggio 2011, promettendo vendetta.[13]

Varianti del nome "bin Laden"[modifica | modifica sorgente]

Il nome Osāmatraslitterazione fonetica di Usāma bin Lāden (secondo la pronuncia saudita) o Ibn Lādin (secondo la pronuncia "classica") – è quello maggiormente citato nei rapporti dell'FBI e dai mass media di lingua anglosassone. Altre traslitterazioni meno corrette sono: Ussamah Bin Ladin, Oussama Ben Laden, come pure Binladen. Letteralmente la dicitura "Bin Lāden" non è un cognome ma un semplice nasab (patronimico) che significa "figlio di Lāden", equivalente nella sua realtà fonetica al grafico Ibn Lādin.

Osāma è stato abbinato a parecchi alias, quali "il Principe", "Il Principe del terrore", "lo Sceicco del terrore", "l'Emiro", "Abu Abd Allah", "Mujahid Shaykh" (Lo shaykh combattente) e "Hajji" (il Pellegrino).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini e adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Nato da Muhammad bin Awād bin Lāden (1908-1967)[14] e dalla siriana Hamida al-Attas (allora si chiamava Alia Ghanem), sua decima moglie, Osama bin Laden è stato il diciassettesimo di cinquantadue fratelli e fratellastri.[15] Suo padre era un self made man originario dello Yemen del Sud, magnate delle costruzioni e in stretti rapporti con la famiglia reale saudita.

Mohammed bin Laden divorziò da Hamida poco dopo la nascita di Osama bin Laden. Mohammed raccomandò quindi Hamida a Mohammed al-Attas, un socio. Al-Attas la sposò alla fine degli anni 1950 o i primi del 1960, e sono tuttora insieme.[16] Osama visse con la madre e il suo nuovo marito Muhammad al-Attas. Con al-Attas la madre ebbe altri tre figli e una figlia[14]. La famiglia bin Laden incassò 5 miliardi nel settore delle costruzioni, di cui Osama poi ne ha ereditato circa 25-30 milioni di dollari.[17]

Cresciuto nell'insegnamento della cultura e della religione musulmana fedele alla Sharīʿa (Allāh era spesso invocato da Osāma nelle sue interviste), Osāma faceva riferimento alla corrente dell'Islam wahhabita[18], dal nome dal suo fondatore Muhammad b. ʿAbd al-Wahhāb, che predica un ritorno alla religione delle origini con la cancellazione di tutte le innovazioni apportate dallo svolgersi del tempo.

Dal 1968 al 1976 frequentò la scuola secondaria d'élite al-Thager, la più prestigiosa di Gedda, che tra gli anni '60 e '70 era nota perché ospitava gran parte dei figli di uomini d'affari e della famiglia reale.[14][19] Veniva garantito l'insegnamento della lingua inglese tramite l'ausilio di professori madrelingua. Tra i suoi insegnanti, Brian Fyfield-Shayler e Seamus O’Brien ricordano di essere stati professori di Osama bin Laden nel suddetto istituto.[20]

Studiò poi economia e amministrazione aziendale all'Università Re ʿAbd al-ʿAzīz.
Conseguì una laurea in ingegneria civile nel 1979[21] a cui ne seguì una in pubblica amministrazione nel 1981,[22] in vista di un suo inserimento professionale nell'azienda paterna (il Saudi Binladin Group), specializzata nell'edilizia e nell'esecuzione di grandi lavori infrastrutturali. Nel 1971, quando aveva quattordici anni, visita insieme a due fratelli la Oxford University. Da alcuni viene ricordato come un "duro lavoratore".[23] All'università, il principale interesse di Bin Laden era la religione islamica, ed era impegnato sia nell'interpretazione del Corano e del jihād, sia in attività di beneficenza.[24] Altri interessi includevano la composizione di poesie;[25] la lettura, affermando che i lavori di Field Marshal Bernard Montgomery e Charles de Gaulle erano tra i suoi preferiti; cavalli neri; e il calcio, in cui si divertiva a giocare come centravanti e seguiva le vicende dell'Arsenal F.C. Il periodo trascorso in Gran Bretagna del giovane Osāma è documentato da alcune istantanee pubblicate dopo i fatti dell'11 settembre dalla stampa occidentale.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Nel 1974, all'età di 17 anni, Bin Laden sposò Najwa Ghanem a Latakia, in Siria;[26] si lasciarono[27][28][29] prima dell'11 settembre 2001. Altre mogli note di Bin Laden erano Khadīja Sharīf (sposata nel 1983, divorziata negli anni '90), Khayriyya Sabar (sposata nel 1985), Siham Sabar (sposata nel 1987), e Amal al-Sadah (sposata nel 2000). Alcune fonti includono una sesta moglie di denominazione sconosciuta, il cui matrimonio è stato annullato poco dopo la cerimonia.[30] Bin Laden fu padre all'incirca di 24 figli avuti dalle sue mogli.[31][32] Molti dei figli di Bin Laden fuggirono in Iran dopo gli attentati dell'11 settembre e dal 2010 le autorità iraniane continuano, in base a quanto riportato, a monitorare i loro spostamenti.[33]

Il padre di Bin Laden morì nel 1967 in un incidente aereo in Arabia Saudita quando il suo pilota, americano, mancò un atterraggio.[34] Il fratellastro maggiore di Bin Laden, Salem bin Laden, il susseguente capo della famiglia Bin Laden, rimase ucciso nel 1988 nei pressi di San Antonio, in Texas, Stati Uniti, quando si schiantò, accidentalmente, con un aereo contro le linee elettriche.[35]

L'FBI descrisse Osama bin Laden da adulto come alto e snello, tra i 193–198 cm e 75 kg di peso, caratterizzato da una carnagione olivastra. Era solito indossare un turbante bianco ed aveva smesso di portare il tradizionale copricapo maschile saudita (la kefia).[36] Bin Laden era anche conosciuto per il pacato modo di parlare che lo contraddistingueva nel mondo arabo e per i modi gentili che caratterizzavano il suo carattere.[37][38]

Fede e ideologia[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'ex analista della CIA Michael Scheuer, che ha diretto la caccia ad Osama bin Laden da parte della CIA, il leader di al-Qāʿida era motivato dalla convinzione secondo cui la politica estera statunitense aveva oppresso, ucciso, o comunque danneggiato i musulmani nel Vicino Oriente,[39] condensata nella frase "Loro ci odiano per quello che facciamo, non per ciò che siamo."

Bin Laden affermò inoltre che solo il ripristino della Sharīʿa avrebbe "rimesso le cose a posto" nel mondo musulmano, e che le alternative come il "panarabismo, il socialismo, il comunismo, la democrazia" dovevano essere contrastate.[40] Questo credo, in concomitanza con l'esortazione al jihād, da adempiere obbligatoriamente e con strumenti anche violenti, è stato talvolta chiamato Qutbismo, essendo stato promosso da Sayyid Qutb, personalità islamica cui Osama bin Laden faceva spesso riferimento, compreso nel suo ultimo messaggio alla Umma musulmana nei primi mesi del 2011.[41] Bin Laden riteneva che l'Afghanistan, sotto il governo dei talebani del Mullah Omar, fosse "l'unico paese islamico" nel mondo musulmano.[42] Bin Laden in modo coerente sottolineò la necessità di un jihād armato per rimediare a ciò che credeva fossero ingiustizie perpetrate contro i musulmani dagli Stati Uniti e, talvolta, da altri Stati non-musulmani,[43] la necessità di eliminare lo Stato di Israele e la necessità di costringere gli Stati Uniti a ritirarsi dal Vicino Oriente. Egli invitò anche gli americani a "rigettare gli atti immorali di fornicazione, omosessualità, gli inebrianti, il gioco d'azzardo e l'usura", in un comunicato dell'ottobre 2002.

L'ideologia di Bin Laden - in aperto contrasto con la tradizione islamica relativa al diritto bellico - includeva il principio che i civili, compresi donne e bambini, fossero obiettivi legittimi del jihād.[44][45] Bin Laden era antiisraelita e lanciò vari avvertimenti contro presunti complotti ebraici: "Questi giudei sono maestri dell'usura e capi nel tradimento. Non vi lasceranno nulla, né in questo mondo né nel prossimo".[46] I musulmani sciiti - ancora una volta in contrasto con la tradizione islamica sedimentatasi in oltre 154 secoli di storia - sono stati elencati insieme agli "eretici, [...] all'America e ad Israele", come i quattro principali "nemici dell'Islam" nelle lezioni ideologiche dell'organizzazione al-Qāʿida di Bin Laden.[47]

Bin Laden era contrario alla musica per motivi religiosi,[48] e il suo atteggiamento verso la tecnologia era contraddittorio. Da un lato era interessato a "macchine movimento terra e all'ingegneria genetica delle piante", ma dall'altro respingeva i "sistemi per l'acqua refrigerata".

I suoi punti di vista e i metodi per raggiungerli lo avevano portato ad essere designato come terrorista da parte degli studiosi,[49][50] dai giornalisti del New York Times,[51][52] dalla BBC,[53] dall'emittente televisiva del Qatar Al Jazeera,[54] da analisti indipendenti come Peter Bergen,[55] Michael Scheuer,[56] Marc Sageman,[57] e Bruce Hoffman,[58][59] ed è stato accusato di terrorismo da parte delle forze dell'ordine di Madrid, di New York, e di Tripoli.

Nel complesso, la strategia di Bin Laden contro i nemici molto più grandi, come l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, era quella di indurle a una lunga guerra di logoramento sul suolo di paesi musulmani, attirando in questo modo un gran numero di jihadisti che non si sarebbero mai arresi. Egli riteneva che ciò avrebbe portato al collasso economico della nazione nemica.[60] I manuali di al-Qāʿida delineano con chiarezza questa strategia. In un nastro del 2004 trasmesso da al-Jazeera, Bin Laden parlò di "insanguinare l'America fino al punto della bancarotta".[61]

Attività militante[modifica | modifica sorgente]

Guerrigliero in Afghanistan[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver lasciato gli studi nel 1979, ventiduenne, Bin Laden andò in Pakistan, si unì ad ʿAbd Allāh al-ʿAzzām e utilizzò soldi e macchinari della propria impresa di costruzioni proprio per aiutare la resistenza dei mujaheddin nella guerra sovietica in Afghanistan.[62][63] In seguito disse ad un giornalista: "Mi sono sentito offeso dal fatto che un'ingiustizia fosse stata commessa contro il popolo dell'Afghanistan".[64]

La CIA venne a conoscenza delle attività di Bin Laden solo sul finire degli anni ottanta, senza mai entrarvi in contatto o finanziarlo direttamente.[65] Lo stesso Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, ha affermato che sotto l'operazione Cyclone, dal 1979 al 1989, i guerriglieri afgani beneficiarono della fornitura di armi (inclusi i missili contraerei "da spalla" Stinger) e del finanziamento (indiretto) statunitense,[66] attraverso l'Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan. Dichiarazione che entra certamente in contrasto con ciò che affermò Bin Laden nell'intervista ad al-Jazeera nel 1998, quando disse che, qualsiasi ipotesi secondo cui gli USA e la CIA avrebbero sostenuto lui e i suoi combattenti nella guerra santa dei mujahidin contro l'Unione Sovietica in Afghanistan negli anni '80, sarebbe stata "una falsificazione da parte degli americani".[67]

Bin Laden incontrò e strinse contatti con Hamid Gul, che era il generale a tre stelle dell'esercito pakistano e capo dell'agenzia dell'ISI. Anche se gli Stati Uniti avessero fornito denaro ed armi per un certo periodo, la formazione dei gruppi militanti sarebbe stata interamente compito delle forze armate pakistane e dell'Isi.

Nel 1984 Osama bin Laden e ʿAzzam fondano il Maktab al-Khidamat, con il compito di convogliare denaro, armi e combattenti provenienti da tutto il mondo arabo in Afghanistan. Attraverso il Maktab al-Khadamat, il patrimonio di famiglia ereditato da Bin Laden[68] servì per pagare biglietti aerei e alloggi, per pagare le pratiche con le autorità pakistane e per fornire altri servizi simili ai combattenti jihadisti. Bin Laden stabilì campi all'interno di Khyber Pakhtunkhwa in Pakistan e addestrò volontari provenienti da tutto il mondo musulmano per combattere contro il "fantoccio regime sovietico", denominato Repubblica Democratica dell'Afghanistan. Fu durante questo periodo che divenne idolatrato da molti arabi.[69]

Nascita di al-Qāʿida[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi al-Qāʿida.
Bin Laden lancia un videomessaggio dal suo rifugio in Pakistan

Nel 1988, quando Bin Laden lasciò il Maktab al-Khidamat, molti dei suoi militanti lo seguirono. Mentre ʿAzzām fungeva da supporto per i combattenti afghani, Bin Laden voleva un ruolo sempre più militare. Uno dei principali punti, che portano alla scissione e alla creazione di al-Qāʿida, fu l'insistenza di ʿAzzām di far integrare i combattenti arabi tra i gruppi combattenti afghani, invece di formare una forza combattente separata.[70] Appunti di una riunione di Bin Laden ed altri, del 20 agosto 1988, indicano che al-Qāʿida era un gruppo formale in quel momento: "Fondamentalmente una fazione islamica organizzata, il suo obiettivo è quello di sollevare la parola di Dio, per rendere la sua religione vittoriosa." Un elenco di requisiti per l'adesione riporta quanto segue: capacità di ascolto, buone maniere, obbedienza, e giuramento (in arabo bayʿat, letteralmente "prendere la mano", in segno di sottomissione e riconoscimento della superiorità altrui) di seguire i propri superiori.[71]

Secondo Wright, il nome reale del gruppo non venne utilizzato nelle dichiarazioni pubbliche perché "la sua esistenza era ancora un segreto ben tenuto".[72] Le sue indagini suggeriscono che al-Qāʿida è stata formata l'11 agosto 1988, in un incontro tra "eminenti comandanti" della Jihad islamica egiziana, ʿAbd Allāh al-ʿAzzām, e Bin Laden, in cui fu concordato di unificare i capitali di Bin Laden con l'esperienza dell'organizzazione Jihad Islamica, e di sostenere altrove la causa jihadista non appena i sovietici si sarebbero ritirati dall'Afghanistan.[73] In seguito al ritiro dell'Unione Sovietica dall'Afghanistan nel febbraio 1989, Osama bin Laden torna in Arabia Saudita nel 1990 e viene accolto come eroe del jihād, osannato perché insieme alla sua legione araba "aveva rovesciato la superpotenza" dell'Unione Sovietica.[74] Nonostante ciò, egli era infuriato per lo scoppio di lotte intestine e di violenze tribali tra gli stessi afghani.[75]

L'invasione irachena del Kuwait sotto Saddam Hussein il 2 agosto 1990, mette il regno saudita e il casato dei Saʿūd a rischio, con le forze irachene al confine saudita e l'appello di Saddam al pan-arabismo che potenzialmente incitano dissenso interno. Bin Laden incontrò immediatamente Re Fahd e il Principe Sulṭān, ministro della Difesa saudita, incoraggiandoli a non dipendere dal sostegno (non-musulmano) offerto dagli Stati Uniti e da altri, offrendosi di aiutare e di difendere l'Arabia Saudita con la sua "legione araba". L'offerta di Bin Laden venne respinta, e la monarchia saudita invitò gli USA a dispiegare le sue forze in territorio saudita.[76] Bin Laden denunciò pubblicamente la completa dipendenza militare saudita nei confronti degli Stati Uniti, sostenendo che i due luoghi più sacri dell'Islam, La Mecca e Medina, le città in cui il Profeta Mohammed ricevette e divulgò il messaggio di Dio, avrebbero dovuto essere difese dai musulmani. Bin Laden recitò, con toni commossi, in un filmato in cui si trovava circondato dai suoi adepti, diversi versetti del Corano e Ḥadīth del Profeta dell'Islam, nel quale paragonò i governanti arabi sauditi a Saddam Hussein, alludendo al loro essere ṭawāghīt (termine usato per indicare gli idoli preislamici), seppur non affermando accortamente ciò in modo esplicito. Non mancò di definire i governanti sauditi innovatori (cosa riprovata dalla giurisprudenza islamica) e lontani dalla metodologia di Muhammad, per aver abbandonato la terra santa in mano agli statunitensi - scegliendo come alleata la Casa Bianca piuttosto che i musulmani - e per averla sottoposta ad embargo per mano dei "crociati", violando in tal modo i precetti più importanti di una costituzione de facto che si definiva fondata sulla Shari'a.
Da quel momento in poi si rivolgerà all'Arabia Saudita con l'espressione, già da altri frequentemente usata, di Terra delle due Sacre Moschee (con l'espressione Bilād al-Ḥaramayn ci si riferisce alla Ka'ba di Mecca e alla Moschea del Profeta di Medina), non intendendo più riconoscere come legittima autorità del Paese la famiglia reale Āl Saʿūd, che aveva dato il suo nome all'Arabia.[77][78] La critica di Bin Laden verso la monarchia saudita infastidiva parecchio gli stessi governanti che tentarono di farlo tacere. Intanto l'82nd Airborne Division (82ª Divisione aviotrasportata) dell'esercito degli Stati Uniti, sbarcò nel nord-est della città saudita di Dhahran e cominciò a schierarsi nel deserto ad appena 400 chilometri da Medina.[75]

Nel frattempo, l'8 novembre 1990, l'FBI fa irruzione nella casa di New Jersey di El Sayyid Nosair, un associato del doppio-agente Ali Mohamed, sequestrando numerose prove di complotti terroristici, compresi piani per far saltare grattacieli di New York. Ciò ha segnato la prima conoscitiva dei piani terroristici di al-Qāʿida al di fuori dei paesi musulmani. Nosair alla fine è stato condannato in relazione all'attentato del 1993 al World Trade Center, e più tardi confesserà l'omicidio del rabbino Meir Kahane a New York il 5 novembre 1990.

Bin Laden intanto continuava a rilasciare pubblicamente dichiarazioni contro il governo saudita. I rapporti tra loro divennero sempre peggiori, fin quando la monarchia saudita gli tolse la cittadinanza. Andò allora nel 1992 a vivere in esilio in Sudan, grazie ad un accordo mediato da Ali Mohamed.[79]

Esilio in Sudan e ritorno in Afghanistan[modifica | modifica sorgente]

Nello stesso anno decise di fissare in Sudan la propria base operativa ad al-Khartum. Comprò una casa in via al-Mashtal nel ricco quartiere di al-Riyāḍ, e un ritiro spirituale sul Nilo Azzurro a Soba.[80][81] Durante la sua permanenza in Sudan, investì molto nelle infrastrutture, nel settore agricolo e nelle imprese. Costruì strade usando le stesse ruspe che aveva impiegato per costruire sentieri di montagna in Afghanistan. Molti dei suoi operai erano gli stessi combattenti che erano stati suoi compagni nella guerra contro l'Unione Sovietica. Era generoso verso i poveri e popolare tra la gente.[82][83] Continuava a criticare il Re Fahd dell'Arabia Saudita, e in risposta, nel 1994, Fahd spogliò Bin Laden della sua cittadinanza saudita e convinse la sua famiglia a privarlo del suo stipendio annuale pari a 7 milioni di dollari.[84] A questo punto Osama bin Laden veniva associato alla Jihad islamica egiziana (EIJ), che costituiva il nucleo di al-Qāʿida. Nel 1995 la EIJ tentò di assassinare il presidente egiziano Hosni Mubarak. Il tentativo fallì, e la EIJ venne espulsa dal Sudan.

Il fatto che il regime sudanese avesse garantito il suo appoggio a Saddam Hussein nel 1991 e che il suo presidente al-Bashir insieme al braccio destro del regime Hassan Al-Turabi, ideologo del fondamentalismo nazional-sudanese, si tenessero così stretto il ricchissimo uomo d'affari saudita Osama bin Laden, non piacque alla Casa Bianca, in special modo dopo l'incoronazione dello Shaykh in una manifestazione pubblica a lui dedicata.[85][86] Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America accusò il Sudan di essere uno 'sponsor del terrorismo internazionale' e Bin Laden stesso di gestire 'campi di addestramento per terroristi' nel deserto sudanese. Il progressivo isolamento internazionale di Kharṭūm si tradusse presto anche in vere e proprie sanzioni, unilateralmente imposte sia da Washington che dall’ONU. Se da un lato le sanzioni accettate internazionalmente, che si limitavano a mettere al bando i voli della compagnia aerea di bandiera Sudan Airways, non sono mai state completamente applicate, quelle decise dal governo americano del presidente Bush senior non solo furono messe seriamente in atto, ma furono rafforzate durante il primo mandato del presidente Clinton (1996-2000). Vennero sottoposti a embargo gli scambi commerciali tra Sudan e Stati Uniti, gli investimenti americani nel paese, nonché il nascente settore petrolifero sudanese, e molte società petrolifere americane che avevano già ottenuto concessioni per lo sfruttamente del petrolio furono costrette a rinunciare.[87]

Il Sudan quindi avviò le iniziative per espellere Bin Laden. Il Rapporto della Commissione sull'11 settembre afferma:

Verso la fine del 1995, quando Bin Laden era ancora in Sudan, il Dipartimento di Stato e la Central Intelligence Agency (CIA) appresero che i funzionari sudanesi stavano discutendo con il governo saudita sulla possibilità di espellere Bin Laden. Il paramilitare della CIA Billy Waugh rintracciò Bin Laden in Sudan e preparò un'operazione per arrestarlo, ma venne negata l'autorizzazione.[88] L'ambasciatore degli Stati Uniti Timothy Carney incoraggiò il sudanese di continuare su questa pista. I sauditi, però, non volevano Bin Laden, giustificandosi con la revoca della sua cittadinanza. Il ministro della Difesa del Sudan, Fatih Erwa, affermò che il Sudan si offrì di consegnare Bin Laden agli Stati Uniti. La Commissione non ha riscontrato alcuna prova credibile che fosse andata così. L'ambasciatore Carney ebbe solo istruzioni di far pressione sui sudanesi affinché espellessero Bin Laden. L'ambasciatore Carney non aveva alcuna base giuridica per chiedere di più al Sudan in quanto, allo stato dei fatti, non vi era alcuna accusa rilevante contro Bin Laden in qualsiasi paese.

Il Rapporto della Commissione sull'11 settembre riporta anche:

Nel febbraio 1996, i funzionari sudanesi iniziarono a trattare con i funzionari degli Stati Uniti e di altri governi, chiedendo quali azioni da parte loro avrebbero potuto ridurre la pressione esercitata dall'estero. Negli incontri segreti con i funzionari sauditi, il Sudan offrì l'espulsione di Bin Laden in Arabia Saudita e chiese ai sauditi di perdonarlo. Funzionari statunitensi vennero a conoscenza di queste discussioni segrete, sicuramente prima di marzo. I funzionari sauditi a quanto pare volevano che Bin Laden fosse espulso dal Sudan. Avevano già revocato la sua cittadinanza, peraltro, e non gradivano la sua presenza nel loro paese. Anche Bin Laden potrebbe non essersi più sentito al sicuro in Sudan, dove era già sfuggito ad almeno un tentativo di assassinio che egli riteneva fosse stato opera del regime egiziano o saudita, e pagati per conto della CIA.

Nel maggio 1996, a causa della crescente pressione esercitata sul Sudan, da parte dell'Arabia Saudita, dell'Egitto e degli Stati Uniti, fu permesso a Bin Laden di partire per un paese di sua scelta. Egli scelse di tornare a Jalalabad, in Afghanistan a bordo di un volo charter, e lì forgiò un rapporto stretto con il Mullah Mohammed Omar.[89][90] Nonostante le sue ambizioni e capacità organizzative, quando Bin Laden lasciò il Sudan, lui e la sua organizzazione risultarono significativamente indeboliti.[91]

Nell'agosto del 1996, Bin Laden dichiarò guerra agli Stati Uniti. Nonostante la promessa del Presidente George H. W. Bush a Re Fahd nel 1990, che tutte le forze statunitensi con base in Arabia Saudita sarebbero state ritirate una volta che la minaccia irachena fosse stata sistemata, nel 1996 gli americani stazionavano ancora lì, con riferimento alla sopravvivenza del regime di Saddam (che Bush aveva deciso di non distruggere). L'opinione di Bin Laden era che "i 'mali' del Vicino Oriente sono stati causati dal tentativo da parte dell'America di impadronirsi della regione e dal suo appoggio a Israele. L'Arabia Saudita è stata trasformata in una colonia americana."[92] La fatwā venne pubblicata per prima su al-Quds al-ʿArab, un quotidiano londinese in lingua araba. Era intitolata "Dichiarazione di guerra contro gli americani che occupano la Terra dei Due Luoghi Santi»."[93] L'Arabia Saudita è talvolta chiamata "La Terra delle Due Sacre Moschee" in riferimento alla Mecca e Medina, i due luoghi più sacri dell'Islam. Il riferimento a 'occupazione' nella fatwa fa riferimento alle forze statunitensi con base in Arabia Saudita atte a controllare lo spazio aereo in Iraq, nota come Operazione Southern Watch.

In Afghanistan, Bin Laden e al-Qāʿida raccoglievano fondi grazie a "finanziatori dei tempi della jihad sovietica", e grazie all'Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan con lo scopo di instaurare più campi di addestramento per i combattenti mujaheddin.[94] Bin Laden prese validamente il controllo dell'Ariana Afghan Airlines, che traghettò militanti islamici, armi, denaro e oppio attraverso gli Emirati Arabi Uniti e il Pakistan, così come fornì falsi documenti d'identità ai membri della rete terroristica di Bin Laden.[95] Viktor Bout contribuì a gestire la compagnia aerea, curando la manutenzione aerea e occupandosi del caricamento merci. Michael Scheuer, capo dell'unità Bin Laden della CIA, ha concluso che l'Ariana venne utilizzata come un "servizio taxi terroristico".[96]

Si sospetta che, con l'aiuto di organizzazioni ufficialmente presunte alla carità verso i musulmani (una delle quali fondata dallo stesso cognato Muhammed Jamāl Khalīfa),[97] espanse successivamente il proprio raggio di attività inviando esponenti della propria organizzazione nel sud est asiatico ed in Africa, Europa e Stati Uniti con lo scopo di reclutare nuovi affiliati per al-Qāʿida e radicare il fondamentalismo islamico.

Con al-Qāʿida, Bin Laden avrebbe anche finanziato nel 1997 l'uccisione di un gruppo di turisti a Luxor, in Egitto.[98]

Nel 1999 la CIA si occupò di addestrare ed equipaggiare segretamente un commando di circa 60 uomini dei servizi segreti pakistani con l'obiettivo di farli entrare in Afghanistan per catturare o uccidere Osama bin Laden.[99]

Primi attentati e supporto agli attentati[modifica | modifica sorgente]

Il giornalista pakistano Hamid Mir mentre intervistava Osama bin Laden in Afghanistan nel 1997

Si ritiene che il primo attentato terroristico diretto da Bin Laden avvenne il 29 dicembre 1992 contro il Gold Hotel Mihor ad Aden in cui vennero uccise due persone.[100]

Si ritiene che solo dopo questo attentato al-Qāʿida svilupperà la propria giustificazione per quanto concerne l'uccisione di persone innocenti. Secondo una fatwa emessa da Mamduh Mahmud Salim, l'uccisione di qualcuno che sta vicino al nemico è giustificata dal fatto che tutti gli astanti innocenti troveranno la loro giusta ricompensa morendo, andando nella Jannah (Paradiso) se erano stati buoni musulmani e nel Jahannam (inferno), se erano stati pessimi musulmani o non credenti.[101] La fatwa venne emessa esclusivamente ai membri di al-Qāʿida, ma non al grande pubblico.

Negli anni '90, l'organizzazione al-Qāʿida di Bin Laden fornì assistenza finanziaria ai jihadisti e, talvolta, militare in Algeria, Egitto ed Afghanistan. Nel 1992 o 1993 Bin Laden inviò in Algeria un emissario, Qari al-Saʿīd, con 40,000 dollari per dare aiuto agli islamisti ed esortare la guerra, piuttosto che promuovere un negoziato con il governo. Il loro consiglio venne ascoltato, ma la guerra che ne seguì uccise 150.000-200.000 algerini e si concluse con la resa islamica al governo.

Bin Laden finanziò il massacro di Luxor del 17 novembre 1997,[102][103][104] che uccise 62 civili, ma indignò non poco l'opinione pubblica egiziana. A metà del 1997, l'Alleanza del Nord minacciò di invadere Jalalabad, portando Bin Laden a dover abbandonare il suo compound, sito nelle vicinanze, denominato Najim Jihad e a spostare la sua base operativa nel sud in un campo vicino Kandahar, noto come Tarnak Farms.[105]

Un altro attentato riuscito venne condotto nella città di Mazar-i Sharif in Afghanistan. Bin Laden riuscì a consolidare la sua alleanza con i talebani inviando loro centinaia di combattenti arabi afghani per aiutare i talebani impegnati ad uccidere tra i cinque e seimila hazara che popolavano la città.[106]

Nel febbraio 1998, Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri firmano congiuntamente una fatwa in nome del Fronte Islamico Internazionale per il Jihad contro Ebrei e Crociati che dichiarava l'uccisione dei nordamericani e dei loro alleati come un "dovere individuale per ogni musulmano" per "liberare la Moschea al-Aqsa (a Gerusalemme) e la Sacra Moschea di Mecca dalla loro morsa".[107][108][109][110] All'annuncio pubblico della fatwa, Bin Laden dichiarò che i nordamericani erano "bersagli molto facili". Egli disse ai giornalisti presenti, "Vedrete i risultati di ciò in un tempo molto breve".[111]

Bin Laden e Ayman al-Zawāhirī organizzarono un congresso di al-Qāʿida che si tenne il 24 giugno 1998.[112]

Gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 sono stati una serie di attacchi coordinati che si verificarono il 7 agosto 1998, nelle quali furono uccise centinaia di persone attraverso esplosioni simultanee di autobomba nelle ambasciate statunitensi delle maggiori città dell'Africa orientale, a Dar es Salaam in Tanzania e a Nairobi in Kenya.[113] La data degli attentati era la ricorrenza dell'arrivo delle truppe americane sul suolo saudita durante la prima guerra del Golfo. Gli attacchi vennero attribuiti ai membri locali della Jihad islamica egiziana e portarono, per la prima volta, Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri all'attenzione pubblica degli Stati Uniti, e come conseguenza la US Federal Bureau of Investigation schedò Bin Laden nella sua Ten Most Wanted.

Nel dicembre 1998 il Direttore del Centro Antiterrorismo della CIA riferì al presidente Bill Clinton che al-Qāʿida stesse preparando attentati negli Stati Uniti d'America, nonché stesse provvedendo all'addestramento del personale al fine di dirottare aerei.[114]

Verso la fine del 2000, Richard Clarke rivelò che i militanti islamici guidati da Bin Laden avevano progettato un triplo attentato per il 3 gennaio 2000, che avrebbe incluso gli attentati in Giordania del Radisson SAS Hotel di Amman, di turisti sul Monte Nebo e di un sito sul Giordano, l'affondamento del cacciatorpediniere USS The Sullivans nello Yemen, così come un attentato contro un obiettivo negli Stati Uniti. Il piano è stato sventato grazie all'arresto della cellula terrorista giordana, all'affondamento per sovraccarico della barca equipaggiata di esplosivo destinato a colpire il distruttore, e all'arresto di Ahmed Ressam.[115]

Nonostante la non riuscita degli attentati a catena, il 12 ottobre del 2000 il cacciatorpediniere USS Cole, ormeggiato nel porto di Aden, in rifornimento dopo una navigazione nel Golfo Persico, sotto il comando del Capitano di fregata Kirk Lippold, fu vittima di un attacco di guerra asimmetrica, strategia adottata da Osama bin Laden e dai suoi collaboratori vista la marcata inferiorità sul piano delle risorse militari nei confronti degli Stati Uniti. L'attentato, organizzato e diretto dalla sua organizzazione terroristica, causò la morte di 17 marinai oltre al commando terroristico e 39 feriti.[116][117][118][119] Nel giugno del 2001, un video di reclutamento di al-Qa'ida mostra lo stesso Osama bin Laden, durante una conferenza con i suoi adepti, mentre si vantava dell'attentato incoraggiando i musulmani ad attacchi simili.[120] Dedicherà nell'occasione un'ode al commando suicida e concluderà il suo discorso rivolgendosi ai "fratelli della Palestina":

« Ai nostri fratelli in Palestina, diciamo loro: In verità il sangue dei vostri figli è il sangue dei nostri, e il vostro sangue è il nostro; dunque sangue è sangue e distruzione è distruzione, e testimoniamo dinanzi a Dio Onnipotente che non vi abbandoneremo, finché vittoria sarà raggiunta o finché non assaporeremo ciò (il martirio) che Hamza ibn Abd al-Muttalib assaporò, che Dio se ne compiaccia. »
(Osama bin Laden, 2000[120])

Guerre jugoslave[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre jugoslave.

Un ex funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti nell'ottobre del 2001 descrisse la Bosnia-Erzegovina come un rifugio sicuro per i terroristi, dopo che gruppi militanti stessi del vecchio governo di Sarajevo rivendicarono di proteggere diversi estremisti, alcuni dei quali avevano forti legami con Osama bin Laden.[121]

Guerra santa[modifica | modifica sorgente]

Il primo attacco di Bin Lāden contro gli Stati Uniti avvenne contro un gruppo di soldati alloggiati in un albergo nello Yemen: i militari erano però partiti due giorni prima per la Somalia. Nel bombardamento dell'hotel morirono due turisti austriaci.[122]

Secondo alcune fonti Osāma avrebbe anche ideato e diretto l'attentato al World Trade Center del 1993[123] e pianificato, con la complicità del terrorismo indonesiano, il progetto Bojinka,[124] sventato a Manila il 6 gennaio 1995.

Il 23 febbraio 1998, Osāma fu uno dei cinque firmatari (fra cui l'emiro Ayman al-Zawāhirī, fondatore della Jihad islamica egiziana) di una fatwa (parere giuridico religioso) diretta a nome del Fronte islamico mondiale contro "ebrei e crociati".[125] In essa si sosteneva testualmente che «uccidere gli americani ed i loro alleati, civili e militari, è un dovere individuale per ogni musulmano che possa farlo in ogni paese ove sia possibile, per giungere alla liberazione della moschea al-Aqsā di Gerusalemme e della Sacra Moschea della Mecca (che circonda la Kaʿba) e scacciare le loro armate dalle terre dell'Islam». Tutto ciò – proseguiva la fatwa – «secondo le parole dell'onnipotente Allāh: combattete i pagani tutti insieme come essi combattono voi tutti insieme, combatteteli fino a quando non ci saranno più tumulti od oppressioni e fintanto che non prevalga la giustizia e la fede in Allah».[126]

Il presidente americano Bill Clinton ordinò il congelamento di ogni bene di Bin Lāden in America, ma data la tardiva decisione nulla fu trovato. Contestualmente autorizzò la sua cattura e, se necessario, la sua uccisione, come nel caso del fallito lancio di missili da crociera contro la sua presunta base nell'agosto 1998.[127] Posta sul capo di Bin Lāden una taglia di 25 milioni di dollari, per chiunque avesse fornito informazioni utili alla sua cattura, gli Stati Uniti convinsero nel 1999 le Nazioni Unite a imporre sanzioni contro l'Afghanistan nel tentativo di forzare il regime talebano a estradarlo.

Attentati terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 settembre 2001[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attentati dell'11 settembre 2001.
Il volo United Airlines 175 che si schianta contro la Torre Sud del World Trade Center.
« "Dio lo sa che non ci è passato per la mente di attaccare le Torri, ma dopoché la situazione è divenuta insostenibile — e abbiamo assistito all'ingiustizia e alla tirannia dell'alleanza israelo-americana contro la nostra gente in Palestina e in Libano — ci ho pensato. E gli eventi che mi hanno colpito direttamente sono stati quello del 1982 e quelli che seguirono, quando l'America permise agli israeliani di invadere il Libano, aiutati dalla Sesta Flotta U.S. Mentre osservavo le torri distrutte in Libano,[128] mi venne in mente di punire l'ingiusto allo stesso modo: distruggere le torri in America in modo che essa avrebbe assaggiato ciò che stiamo assaggiando e avrebbe smesso di uccidere le nostre donne e i nostri bambini." »
(Osama bin Laden, 2004[129][130])

Dopo aver negato,[131][132] Bin Lāden ha ammesso il suo diretto coinvolgimento negli atti terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 settembre 2001 poco dopo gli episodi[133] e più esplicitamente il 29 ottobre 2004 con un video trasmesso dall'emittente del Qatar, Al Jazeera,[134][135][136] pochi giorni prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. In precedenza non aveva comunque mancato di definire più volte gli Stati Uniti un paese ostile all'Islam e un nemico dichiarato da combattere "con ogni mezzo" in nome del Jihād. Fra le registrazioni video, effettuate presumibilmente in Afghanistan e diffuse nei giorni immediatamente successivi all'11 settembre dall'emittente Al Jazeera, una in particolare aveva mostrato lo stesso Osāma parlare dell'attentato in termini che – secondo gli analisti dei servizi segreti statunitensi – lasciavano pochi dubbi su una sua partecipazione al piano d'attacco.

Gli attentati compresero il dirottamento di quattro aerei di linea[137], la conseguente distruzione di questi aerei e del World Trade Center a New York, ingenti danni al Pentagono sito nella Contea di Arlington[138], e la morte di 2973 persone[139] e dei diciannove dirottatori.[140] In risposta agli attentati, gli Stati Uniti lanciarono una guerra al terrore per deporre il regime talebano in Afghanistan e catturare gli agenti di al-Qāʿida, e diversi paesi rafforzarono le proprie leggi anti-terrorismo per impedire attentati futuri. Venne affidata alla Divisione Attività Speciali della CIA un ruolo guida nel rintracciare e uccidere o catturare Bin Laden.[141]

Il Federal Bureau of Investigation ha precisato che la documentazione confidenziale[142] che associa al-Qāʿida e Bin Laden agli attentati dell'11 settembre è chiara e inconfutabile.[143] Il Governo britannico raggiunse una simile conclusione riguardante la responsabilità di al-Qāʿida e di Osama bin Laden in merito agli attentati dell'11 settembre.[144]

Bin Laden negò inizialmente il proprio coinvolgimento negli attentati, come del resto era solito fare dietro gli attentati che lui stesso dirigeva,[145] e ciò secondo molti analisti per "ricavarne tempo" e per una scelta comune da parte del direttivo dell'organizzazione. Il 16 settembre 2001, Bin Laden legge un comunicato più tardi trasmesso dalla rete televisiva del Qatar, Al Jazeera, negando la propria responsabilità riguardo agli attentati.[146]

Il 7 ottobre dello stesso anno, poco dopo che le forze Usa iniziarono gli attacchi di rappresaglia contro il regime talebano in Afghanistan, la rete televisiva Al Jazeera trasmette un comunicato, registrato e successivamente inviato, di Bin Laden insieme ai più alti agenti di al-Qāʿida, fra cui il suo "luogotenente" Ayman al-Zawahiri, il capo militare Mohammed Atef e il portavoce Sulayman Abu Ghayth, in cui discutono dell'attentato; il messaggio sembra essere registrato nei giorni precedenti visto che non cita l'invasione statunitense sul suolo afghano. L'ultimo a parlare è proprio Bin Laden che nel mezzo della sua dichiarazione lancia affermazioni a prima vista fuori tema ma che agli occhi degli esperti sono messaggi cifrati intenzionalmente inviati ai suoi affiliati in Spagna e altrove, come il riferimento ad al-Andalus, la regione iberica sotto governo islamico dall'VIII secolo alla fine del XV; da qui la scelta del governo americano di censurare i futuri comunicati del leader di al-Qāʿida al grande pubblico, mostrando in futuro solo brevi spezzoni.[147] Concludendo il suo discorso si rivolge direttamente all'America e al suo popolo giurando che "solo quando la Palestina vivrà sicurezza il popolo americano potrà vivere in tranquillità"; questa frase racchiude uno degli obiettivi di Bin Laden e la citerà in diverse circostanze negli anni a seguire.[148]

La rete di Bin Laden in quel momento era attiva in 34 paesi.[149]

Un nastro recuperato dalla forze statunitensi nel novembre del 2001 a Jalalabad, in Afghanistan, mostra nella sua versione integrale, rilasciata in seguito dal Dipartimento della Difesa, Osama bin Laden insieme al braccio destro al-Zawahiri e altri membri dell'organizzazione, volutamente ripresi, durante la loro visita nell'abitazione di un associato con cui discutono dell'attentato. Il 13 dicembre 2001, ne verrà trasmesso da vari telegiornali un estratto che vede Osama bin Laden discutere con Khaled al-Harbi in termini che indicano "soddisfazione per il traguardo prefisso".[150]

Osama bin Laden (a sinistra) e Khaled al-Harbi

La prima ammissione di Bin Laden del suo completo coinvolgimento e della sua guida nell'operazioni che portarono agli attentati dell'11 settembre avvenne nel comunicato video del 2004, dove senza ritrattare i precedenti comunicati si rivolse al popolo americano criticandone il presidente, per il modo in cui ha risposto a quegli attacchi e per averli soprattutto presentati come motivo d'orgoglio, di rivincita e di propaganda al fine di riassumersi, per la seconda volta, il controllo della Casa Bianca.[151] Nei 18 minuti del comunicato, trasmesso su Al Jazeera, ad appena quattro giorni dalle elezioni presidenziali statunitensi, accusò lo stesso Bush di negligenza sui dirottamenti dei quattro aerei dell'11 settembre.[135] Solo Al Jazeera trasmetterà il discorso integrale del capo di al-Qāʿida, mentre i maggiori network statunitensi ne mostreranno solo brevi spezzoni. Secondo gli analisti la decisione di Bin Laden di rilasciare un videomessaggio proprio in quel momento è stata una strategia con l'obiettivo di influenzare i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi che si sarebbero svolti quattro giorni dopo.

Stando alle sue dichiarazioni, Bin Laden ebbe l'ispirazione di distruggere il World Trade Center dopo aver assistito alla distruzioni delle torri in Libano da parte di Israele durante la Guerra del Libano del 1982.[152]

Attraverso altri due nastri trasmessi da Al Jazeera nel 2006, Osama bin Laden affermò: "Io sono responsabile dei diciannove fratelli. [...] Io sono responsabile di aver affidato ai diciannove fratelli [...] i raid" (23 maggio 2006).[153] Nelle videoregistrazioni Bin Laden è insieme a Ramzi bin al-Shibh, così come è accanto a due dei diciannove dirottatori dell'11 settembre, Hamza al-Ghamdi (che registrerà in quell'occasione le sue ultime volontà) e Wa'il al-Shehri, mentre stavano ultimamdo i preparativi per gli attentati (nastro trasmesso il 7 settembre 2006).[154]

Motivazioni accettate degli attentati dell'11 settembre includono il supporto ad Israele da parte degli Stati Uniti, la presenza dell'esercito statunitense nel Regno dell'Arabia Saudita, e l'inasprimento delle sanzioni contro l'Iraq.

A seguito degli attentati alle Twin Towers di New York e al Pentagono di Arlington (Virginia)[155][156], Bin Laden fu ricercato dal FBI e da diversi governi.[157] Figurava al primo posto nella lista dei ricercati dall'FBI[158], non soltanto per i fatti dell'11 settembre, poiché per tali atti terroristici a occuparsene è direttamente il Dipartimento di Stato statunitense, il quale ha messo su Bin Laden una taglia di 25 milioni di dollari[159], poi raddoppiata a 50 milioni di dollari nel 2007[160].

Procedimenti penali[modifica | modifica sorgente]

Il 16 marzo 1998 la Libia emise il primo mandato ufficiale di cattura internazionale, tramite l'Interpol, nei confronti di Osama bin Laden e altre tre persone. I tre erano accusati dell'assassinio di Silvan Becker, agente dei servizi segreti interni tedeschi (Ufficio federale per la protezione della Costituzione) nel Dipartimento Antiterrorismo, e di sua moglie in Libia il 10 marzo 1994.[161] Bin Laden era ancora ricercato dal governo libico al momento della morte.[162][163] Osama bin Laden venne per la prima volta incriminato da un grand jury degli Stati Uniti l'8 giugno 1998 con l'accusa di aver ucciso cinque americani e due indiani il 14 novembre 1995, quando un'autobomba distrusse l'edificio della Guardia Nazionale saudita di Riyad dove lavoravano consiglieri statunitensi: sette morti (cinque americani) e oltre 60 feriti. Lo sceicco Osama bin Laden non rivendicò immediatamente l'attacco ma soltanto mesi dopo averlo elogiato.[164] [165] Bin Laden venne accusato di "associazione per delinquere al fine di attaccare i servizi di difesa degli Stati Uniti", e i pubblici ministeri accusarono inoltre Bin Laden di essere la guida dell'organizzazione terroristica al-Qāʿida e di essere un importante finanziatore dei combattenti islamici in tutto il mondo.[164] Il 4 novembre 1998 Osama bin Laden venne incriminato da una Grand Jury Federale del Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York con l'accusa di Omicidio di cittadini statunitensi all'estero, associazione per delinquere nell’omicidio di cittadini statunitensi all’estero, e attentati su una Struttura Federale dando luogo a morte[166], per aver avuto verosimilmente un ruolo guida negli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 in Kenya e Tanzania. L'attuale atto d'imputazione conta 21 persone accusate di aver preso parte a tale crimine. Venne successivamente accertato che fu Muhammad Atef a convincerlo della "regolarità" di tale attacco. Il 7 maggio 1998, Atef, allora responsabile dell'addestramento armato, aveva inviato via fax a Bin Laden una fatwa firmata quel giorno stesso dagli studiosi afghani, seconda cui gli attacchi contro i civili americani potevano essere giustificati. Le prove contro Bin Laden erano molteplici; includevano la testimonianza davanti un'aula di giustizia di diversi pentiti di al-Qāʿida oltre che ai tabulati telefonici satellitari, di un telefono acquistato per lui dall'agente di approvvigionamento di al-Qāʿida Ziyad Khalil negli Stati Uniti.[167][168] Tuttavia i Talebani non avevano minimamente intenzione di estradare Bin Laden appoggiandosi sul fatto che non vi erano prove sufficienti fornite dagli atti di accusa e che i tribunali non-musulmani non godevano dello status che consentisse loro di giudicare i musulmani.[169]

Bin Laden divenne la 456° persona schedata nella lista dei Dieci criminali più ricercati dall'F.B.I. quando vi fu aggiunto il 7 giugno 1999, dopo il suo rinvio a giudizio insieme ad altri per crimini mortali negli attentati all'ambasciata nel 1998. Tentativi di assassinio e richieste per l'estradizione di Bin Laden sono andati ripetutamente a vuoto.[170] Nel 1999 il Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton convinse le Nazioni Unite ad imporre sanzioni all'Afghanistan per tentare di costringere i Talebani a estradarlo.[171]

Ricerca da parte degli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione Clinton[modifica | modifica sorgente]

La cattura di Osama bin Laden è stato un obiettivo da parte del governo degli Stati Uniti sin dalla presidenza di Bill Clinton.[172] Fu lo stesso a firmare una direttiva che autorizzava la CIA (e in particolare il gruppo scelto della loro Special Activities Division) ad arrestare Bin Laden e a condurlo negli Stati Uniti per processarlo a seguito degli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 in Africa; se prendere Osama bin Laden vivo fosse stato ritenuto impossibile, allora la forza letale poteva essere autorizzata.[173] Il 20 agosto 1998, 66 missili da crociera lanciati dalle navi della marina militare degli Stati Uniti nel Mar Arabico (oceano Indiano) colpirono i campi di addestramento di Bin Laden di Khost in Afghanistan, da cui egli insieme alle sue guardie del corpo era già partito un paio di ore prima.[174] Nel 1999 la CIA, in collaborazione con i servizi segreti militari del Pakistan, aveva preparato un team di circa 60 commandos pakistani al fine di infiltrarsi in Afghanistan per catturare o uccidere Osama bin Laden; il piano andò in fumo per il colpo di Stato che avvenne di lì a poco in Pakistan;[174] nel 2000, agenti segreti esteri che lavoravano per conto della CIA lanciarono una granata con propulsione a razzo contro un convoglio di veicoli in cui Bin Laden stava viaggiando scortato lungo le montagne dell'Afghanistan, colpendo uno dei veicoli ma mancando completamente quello in cui il capo di Al-Qa'ida si trovava.[173]

Nel 2000, anno antecedente agli attentati dell'11 settembre, Paul Bremer descrisse l'amministrazione Clinton come "accuratamente concentrata su Bin Laden", mentre Robert Oakley criticò la loro "ossessione per Osama".[175]

Amministrazione Bush[modifica | modifica sorgente]

In risposta agli attentati dell'11 settembre, i funzionari del governo statunitense identificarono Bin Laden e la sua organizzazione al-Qāʿida, movimento paramilitare e terroristico internazionale, come primi sospettati e offrirono una ricompensa di 25 milioni di dollari in cambio di informazioni utili alla sua cattura o alla sua morte.[176] Il 13 luglio 2007 questa cifra è stata raddoppiata a 50 milioni.[177] L'Associazione Piloti di Linea (ALPA) e l'Associazione Trasporto Aereo (ATA) offrirono una ricompensa aggiunta di 2 milioni di dollari.[178]

In base a quanto raccolto dal Washington Post, il governo statunitense ha concluso che Osama bin Laden era presente durante la Battaglia di Tora Bora in Afghanistan alla fine del 2001, e secondo i funzionari civili e militari con conoscenza diretta nonché impegnati in prima linea, la carenza da parte degli Stati Uniti nell'assegnare abbastanza truppe da terra statunitensi per catturarlo, ha facilitato la sua fuga e ha segnato il più grave insuccesso degli Stati Uniti nella guerra contro al-Qāʿida. I funzionari dell'intelligence hanno raggiunto quello che credono sia un punto fermo e una prova decisiva, tramite l'ausilio di interrogatori di quei giorni e recenti e grazie alle comunicazioni intercettate, secondo cui Bin Laden ha iniziato la battaglia di Tora Bora nel complesso di grotte lungo il confine montuoso dell'Afghanistan orientale.[179]

Attività e localizzazione di Bin Laden dopo gli attentati dell'11 settembre[modifica | modifica sorgente]

L'ultima localizzazione di Bin Lāden risaliva al 2001 lungo i confini dell'Afghanistan orientale. Dopo l'attacco dell'11 settembre gli Stati Uniti chiesero al governo dei Talebani l'estradizione di Bin Lāden, senza ottenerla. Questo rifiuto fu uno dei motivi riportati dalle fonti statunitensi per il successivo attacco militare all'Afghanistan in cui lo stesso governo talebano fu rovesciato.

Facendo riferimento a Osama bin Laden in un filmato della CNN del 17 settembre 2001, il Presidente George W. Bush affermò, "Voglio giustizia. C'è un vecchio manifesto qui nel west, se ricordo bene, che dice, 'Voluto vivo o morto'".[180] Susseguentemente Bin Laden adottò una ritirata strategica dal contatto pubblico a cui era abituato nei decenni precedenti per evitare la cattura, rendendo sporadiche dichiarazioni-video ma tenendo un vivo contatto con i suoi affiliati e con il resto del mondo attraverso comunicati-audio, facendolo partecipe e protagonista della vita politica internazionale nonostante la latitanza forzata. Vari articoli di stampa speculativi e dicerie si susseguirono negli anni riguardo alla sua localizzazione e anche alla sua morte; alcuni collocarono Bin Laden in differenti luoghi durante periodi di tempo sovrapposti. Niente di tutto ciò è mai stato definitivamente dimostrato. Dopo che le offensive militari in Afghanistan non riuscirono ad individuare dove si trovasse, il Pakistan venne regolarmente identificato come suo rifugio sospetto. Di seguito sono elencate alcune delle notizie conflittuali e diverse accertate riguardo alla mutevole posizione di permanenza di Bin Laden, oltre a rivendicazioni fuori luogo ed erronee riguardo alla sua morte:

  • L'11 dicembre 2005, una lettera di Atiyah Abd al-Rahman ad Abu Musab al-Zarqawi indicava che Bin Laden e il direttivo di al-Qāʿida avesse sede temporanea nel Waziristan, regione del Pakistan. Nella lettera, tradotta dal Combating Terrorism Center dell'Accademia Militare degli Stati Uniti a West Point, "Atiyah" raccomanda Zarqawi di "inviare corrieri dalla tua parte verso il Waziristan così che possano incontrare i fratelli del direttivo [...] Io sono al momento in visita da loro e ti sto scrivendo questa lettera visto che sono con loro..." Al-Rahman indicò anche che Bin Laden e al-Qāʿidaa fossero "fragili" e "hanno molti dei loro problemi." La lettera è considerata autentica dagli ufficiali militari e dell'antiterrorismo, secondo il Washington Post.[181][182]
  • Nel settembre 2006, dopo che alcuni giornali francesi diffusero la notizia della sua morte per febbre tifoide (poi smentita),[183] fu ipotizzato un cattivo stato di salute di Bin Lāden, che sarebbe perdurato per alcuni anni.
  • Il 28 aprile 2009 comparve la notizia, poi smentita, secondo cui il presidente pachistano Asif Ali Zardari dichiarava che l'intelligence del suo Paese riteneva morto il leader di al-Qāʿida, pur non avendo prove certe della stessa[184].

Guerra mediatica[modifica | modifica sorgente]

Se da un lato la CNN e la ABC accettarono di censurare i messaggi di Osama bin Laden, al-Jazeera adottò inizialmente un tono molto meno misurato della Fox News, CBS and NBC. L'ABC, tuttavia, non ha mai negato né confermato l'accusa ma ha soltanto sottinteso che un possibile legame tra al-Jazeera e Bin Laden potrebbe essere esistito: "Quando Osama bin Laden vuole parlare, una cassetta misteriosamente arriva negli uffici di al-Jazeera a Kabul".[185]

In un primo momento infatti la quasi totalità dei comunicati di al-Qaida venivano rilasciati in esclusiva da Al-Jazeera tramite l'ausilio di corrieri. Per decisione dell'organizzazione al-Qāʿida di evitare conflitti d'interesse, vista la pressione esercitata dal governo americano nei confronti del Stato del Qatar,[186] in cui l'emittente televisiva ha la propria base, dal 2006-2007 acquistò maggiore prestigio la principale casa di produzione di al-Qāʿida as-Sahab,[187] fondata nel 2001 per volontà di Osama bin Laden con la collaborazione dello statunitense Adam Yahiye Gadahn (nato Adam Pearlman e noto come 'Azzam l'Americano), "esperto consulente di Bin Laden, traduttore, produttore video e interprete culturale",[188] incriminato per alto tradimento dal Distretto Centrale della California e tuttora ricercato dall'F.B.I. per fornire aiuti e supporto ad al-Qāʿida; ciò ha fatto di Gadahn il primo americano accusato di alto tradimento dopo Tomoya Kawakita nel 1952.

Del 20 settembre 2007 è il messaggio audio da parte di Osama bin Laden rivolto al popolo del Pakistan, "Venite al Jihad", in cui il leader di al-Qāʿida esorta i musulmani in generale a perseguire il jihād, ma in particolare ai pakistani affinché rovescino il loro presidente Pervez Musharraf come vendetta per l'assedio alla Moschea Rossa del luglio precedente.[189][190][191]

Il 22 ottobre 2007 Bin Laden si rivolge al popolo iracheno invitando tutti i gruppi iracheni insorti a fare rete tra di loro. In questa occasione Bin Laden lamenta una certa disunione e un cattivo uso delle risorse. Ammette che al-Qāʿida ha commesso degli errori, e che tutti gli arabi sunniti devono unirsi per sconfiggere gli stranieri e i musulmani sciiti. Il tono del messaggio e gli argomenti trattati, secondo gli analisti, suggeriscono una parziale ammissione, da parte di Bin Laden, della sua sconfitta in Iraq.[192][193]

Il 21 marzo 2008, Bin Laden inviò due audiomessaggi, in uno dei quali minacciava di morte papa Benedetto XVI che venne difeso da Bill Clinton.[194]

Il 3 giugno 2009 il canale televisivo Al Jazeera trasmise un messaggio di Bin Laden che metteva in guardia i musulmani e il mondo intero da ciò che è per lui l'"imbroglio Obama", accusando il Presidente degli Stati Uniti di disprezzare, come il suo predecessore George W. Bush, l'Islam[195].

Messaggi audio furono trasmessi via Internet in data 13 e 25 settembre 2009. Nel primo Bin Laden celebrava l'ottavo anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001, definendo Barack Obama incapace di fermare i conflitti interni in Iraq e Afghanistan, e facendo un appello al popolo statunitense affinché si liberasse da quella da lui definita "lobby israeliana", contro la quale furono rivolti anche gli attacchi del 2001[196]. Nel secondo faceva invece appello alla popolazione europea, condannando l'alleanza NATO nella guerra in Afghanistan e il non rispetto dei diritti umani all'interno del conflitto, ricordando infine gli eventi degli attentati del 7 luglio 2005 a Londra e degli attentati dell'11 marzo 2004 a Madrid[197].

Il 24 gennaio 2010 rivendicò, in un messaggio audio, un fallito attentato a un aereo negli Stati Uniti il 25 dicembre 2009, chiamando "eroe" l'attentatore; inoltre intimò al presidente Obama di annullare la stretta alleanza statunitense con Israele, esprimendo compassione per le sofferenze che la popolazione subisce nella Striscia di Gaza, perché solo con la fine di questa alleanza e la pace in Palestina, afferma al-Qāʿida, potrà far cessare gli attentati[198].

Il 29 gennaio 2010 Bin Laden rilasciò dichiarazioni su argomenti differenti rispetto ai precedenti messaggi, tra cui i cambiamenti climatici. Accusò gli Stati Uniti di non aver rispettato il protocollo di Kyoto, diventando così, insieme agli altri paesi industrializzati, i maggiori responsabili dell'effetto serra. Inoltre parlò di economia; affrontò l'argomento della grave crisi economica del 2008-2013, attribuendone la colpa all'economia statunitense, ed invitò il mondo al boicottaggio dei prodotti statunitensi e del dollaro[199].

Il 25 marzo 2010 Bin Laden ritornò all'uso di un linguaggio duro e minaccioso, in un audiomessaggio diffuso da Al Jazeera, nel quale minacciava, dopo essersi lamentato col popolo americano del proseguimento della Guerra in Afghanistan, di far uccidere qualunque ostaggio statunitense catturato dai suoi affiliati se fossero stati condannati a morte coloro che erano stati le menti degli attentati dell'11 settembre 2001 ed i loro compagni detenuti a Guantanamo.

In data 1º ottobre 2010 fece comparire un messaggio audio sul web dove parlava dei rischi connessi ai cambiamenti climatici e della povertà. Dava inoltre consigli agli agricoltori del Sudan riguardo ai problemi comportati dalla desertificazione, ed espresse il suo cordoglio alle vittime dell'alluvione del 2010 in Pakistan, chiedendo un'azione più incisiva dei governi e criticando la scelta del Pakistan di destinare solo l'1% dei suoi bilanci ai poveri. Ha fatto gli auguri ai musulmani per la fine del Ramadan[200].

Il 21 gennaio 2011 Osama Bin Laden rivolse una dura minaccia alla Francia affermando che se essa non avesse ritirato i propri soldati l'Afghanistan, gli ostaggi francesi, sequestrati da cellule di al-Qāʿida in Niger, sarebbero stati uccisi, per colpa della subalternità di Nicolas Sarkozy agli USA.

Del 18 maggio 2011 è l'ultimo messaggio audio di Bin Laden; messaggio postumo rilasciato 16 giorni dopo la sua morte attraverso il tradizionale metodo usato dal dipartimento per la propaganda di Qāʿida al-Sahab. Bin Laden si rivolgeva alla comunità musulmana elogiando la primavera araba e incoraggiando i rivoltosi, non facendo comunque riferimento alla situazione libica.[201]. Secondo il giornalista Tayseer Allouni, famoso per aver intervistato Osama bin Laden un mese dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, lo shaykh saudita era risoluto a perseguire una tregua o comunque una militanza in linea con la primavera araba.[202][203]

L'ultimo messaggio video di Osama bin Laden viene diffuso da al-Qāʿida il giorno successivo al 10º anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001. L'ex leader dell'organizzazione si rivolgeva al popolo americano avvertendolo dal rischio "capitalismo" e del complesso militare-industriale.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte di Osama bin Laden.
Modello del rifugio dove si nascondeva Osama bin Laden

Alle 00:05 del 2 maggio 2011,[204] nei primi minuti dopo mezzanotte, data ed ora del fuso orario del Pakistan, l'unità DEVGRU dei Navy SEAL (i corpi speciali della Marina degli Stati Uniti)[205] ha condotto un'operazione ad Abbottabad, vicino ad Islamabad, presso il rifugio del leader di al-Qāʿida, individuato grazie ad un'azione di intelligence condotta fin dall'agosto del 2010 e lo ha ucciso in un conflitto a fuoco. Nella stessa notte del 1º maggio 2011 (fuso orario di Washington D.C., dove non era ancora passata la mezzanotte), il presidente Barack Obama, che aveva seguito l'intera operazione attraverso microcamere poste sugli elmetti degli assaltatori, ne ha annunciato la morte.[206]

Nell'azione sarebbero morti altri membri del gruppo di comando di bin Laden, o della sua famiglia.[207]

La scelta di utilizzare l'azione mirata portata in loco dal commando, in luogo del lancio di una bomba convenzionale aviolanciata e guidata, ad altissimo potenziale, sarebbe stata presa per limitare morti e distruzioni (nel fabbricato dove era alloggiato bin Laden risiedevano almeno 20 persone, fra cui alcune donne e bambini), e - non secondariamente - anche per avere l'assoluta certezza del decesso di bin Laden.[207]

Le modalità di conduzione dell'operazione hanno tuttavia suscitato alcune critiche,[208] provenienti, tra gli altri, dall'ex-cancelliere tedesco Helmut Schmidt, che ha evidenziato «una chiara violazione delle leggi internazionali»,[209] e dal ministro svizzero Ueli Maurer,[210] che ha denunciato ad Obama di «elevare il terrorista al suo stesso livello[non chiaro]».

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Predecessore Capo di Qāʿida Successore Flag of al-Qaeda in Iraq.svg
sconosciuto 1986 - 2 maggio 2011 Ayman al-Zawahiri

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