Osama bin Laden

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Osāma bin Lāden

Osama bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden, più noto come Osāma bin Lāden o Bin Lāden (in arabo: أسامة بن محمد بن عوض بن لادن, Usāma b. Muhammad b. Awāḍ b. Lādin; Riyad, 10 marzo 1957), è un militante islamista sunnita a capo di al-Qā‘ida, la più nota organizzazione terroristica internazionale.

Ricercato dalla CIA e da diversi altri governi [1] per essere stato il principale ideatore e mandante degli attentati dell'11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York e al Pentagono di Arlington (Virginia),[2][3] dei quali egli stesso, dopo un iniziale diniego, si è attribuito la responsabilità[4][5][6][7], è latitante da anni e non si è certi della sua esistenza in vita. Una corte di giustizia spagnola lo ha accusato assieme ad altre 34 persone degli atti di terrorismo compiuti l'11 marzo 2004 a Madrid.[8]

Figura al primo posto nella lista dei ricercati dall'FBI[9] ma non per i fatti dell'11 settembre poiché per tali atti terroristici a occuparsene è direttamente il Dipartimento di Stato statunitense che ha messo su bin Laden una taglia di 25 milioni di dollari [10], poi raddoppiata a 50 milioni di dollari nel 2007[11]. Con al-Qā‘ida avrebbe finanziato nel 1997 l'uccisione di un gruppo di turisti a Luxor, in Egitto.[12] Nel settembre 2006, dopo che alcuni giornali francesi hanno diffuso la notizia della sua morte per febbre tifoidale (poi smentita), è stato ipotizzato un cattivo stato di salute di Bin Lāden che perdurerebbe da alcuni anni.

Il 2 novembre 2007 in una intervista televisiva alla televisione Al Jazeera, la scomparsa statista pakistana Benazir Bhutto disse che Osāma bin Lāden era stato ucciso da Ahmad Omar Sa'id Shaykh, noto ufficiale del servizio segreto militare pakistano dell'ISI (Inter-Services Intelligence). La BBC ritiene probabile si tratti di un lapsus.[13]

Indice

[modifica] Variazioni del nome bin Laden

Il nome Osāma – traslitterazione fonetica di Usāma (bin Lāden - secondo la pronuncia saudita - o Ibn Lādin, secondo la pronuncia "classica") - è quello maggiormente citato nei rapporti dell'FBI e dai mass media di lingua anglosassone. Altre traslitterazioni meno corrette sono: Ussamah Bin Ladin, Oussama Ben Laden, come pure Binladen. Letteralmente la dicitura "Bin Lāden" non è un cognome ma un semplice nasab che significa "figlio di Lāden", equivalente nella sua realtà fonetica al grafico Ibn Lādin.

Osāma è stato abbinato a parecchi alias, quali "il Principe", "Il Principe del terrore", "l'Emiro", "Abu Abdallah", "Mujahid Shaykh" e "Hajj".

[modifica] Biografia

[modifica] Origini e adolescenza

Nato da madre siriana, diciassettesimo di cinquantadue fratelli e fratellastri[14], Osāma è figlio della decima moglie di Muhammad bin Awād bin Lāden[15] (1908-1967), self made man originario dello Yemen del Sud operante nel settore delle costruzioni e in stretto rapporto con la famiglia reale saudita.

I genitori di Osama divorziarono poco dopo la sua nascita. Osama visse con la madre e il suo nuovo marito Muhammad al-Attas. Con al-Attas la madre ebbe altri tre figli e una figlia[15].

Cresciuto nell'insegnamento della cultura e della religione musulmana fedele alla Sharīʿa (Allāh è spesso invocato da Osāma nelle sue interviste), Osama fa riferimento alla corrente dell'Islam wahhabita[16], dal nome dal suo fondatore Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, che predica un ritorno alla religione delle origini con la cancellazione di tutte le innovazioni apportate dallo svolgersi del tempo.

Ancora adolescente venne mandato a studiare in un college; le specializzazioni – anche in chiave di un suo futuro inserimento nell'azienda paterna – furono economia e pianificazione amministrativa, diplomandosi nell'Università al-Malik ʿAbd al-ʿAzīz. A diciassette anni sposa una ragazza siriana, la prima delle sue quattro mogli. Nel 1979 conseguì però anche un diploma in ingegneria civile all'Università di Gedda. Nel 1971, quando aveva quattordici anni, visitò insieme a due fratelli la Oxford University. Il periodo trascorso in Gran Bretagna del giovane Osāma è documentato da alcune istantanee pubblicate dopo i fatti dell'11 settembre dalla stampa occidentale.

[modifica] Guerrigliero in Afghanistan

Nel 1979, ventiduenne, Bin Lāden si avvicinò alla causa dei Mujahidin impegnati nella guerriglia islamista avversa al governo filo-sovietico dell'Afghanistan, organizzando alcuni anni dopo (1984) un nuovo fronte, chiamato Maktab al-Khidamat (MAK), con il compito di convogliare denaro, armi e combattenti per la guerra afgana.

Il MAK di bin Laden non ricevette [17] finanziamenti dalla CIA che – secondo lo stesso Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski – in quel tempo intervenne direttamente ed indirettamente (attraverso i Servizi Segreti pakistani) nel finanziamento, nella fornitura di armi (inclusi i missili contraerei spalleggiabili Stinger), nella preparazione e nell'assistenza logistica ai guerriglieri afgani.

[modifica] Nascita di al-Qā‘ida

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce al-Qaeda.

La nascita dell'organizzazione terroristica di al-Qāʿida, in principio una formazione preparata per la guerriglia, risale attorno al 1988. Quando Osāma lasciò il MAK, molti dei suoi militanti confluirono nella nuova organizzazione. Osannato come eroe in Arabia Saudita, Bin Lāden non si mostrò tenero verso la sua patria, lamentando in occasione della Guerra del Golfo del 1991 un'eccessiva dipendenza militare del suo paese nei confronti degli Stati Uniti. Seguì una incrinatura dei rapporti, ed una rottura definitiva, con la monarchia araba. Nello stesso 1991 decise di fissare in Sudan la propria base operativa ad al-Khartum, in via Mc Nimr. Tre anni dopo, ammettendo il suo coinvolgimento in attentati compiuti a Riyad e Zahran, perderà la cittadinanza saudita.

Con l'aiuto di presunte organizzazioni caritatevoli (una delle quali fondata dallo stesso cognato Mohammed Jamāl Khalīfa),[senza fonte] espanse successivamente il proprio raggio di attività inviando esponenti della propria organizzazione nel sud est asiatico ed in Africa, Europa e Stati Uniti con lo scopo di reclutare nuovi affiliati per al Qā‘ida e radicare il fondamentalismo islamico.

Nel 1996 il Sudan espulse Bin Laden che fu costretto ad un ritorno in Afghanistan, accolto dai capi del governo talebano che in quell'anno avevano assunto il controllo del paese.

Nel 1999 la CIA si occupò di addestrare ed equipaggiare segretamente un commando di circa 60 uomini dei servizi segreti pakistani con l'obiettivo di farli entrare in Afghanistan per catturare o uccidere Osama bin Laden [18]

Il 1º marzo 2003 a Rawalpindi, nel nord-est del Pakistan avviene l'arresto di Khālid Sheikh Mohammed, uomo chiave dell'organizzazione terroristica al-Qāʿida e ritenuto la mente degli attentati dell'11 settembre 2001.

[modifica] Guerra santa

Il primo attacco di Bin Lāden contro gli Stati Uniti avvenne contro un gruppo di soldati alloggiati in un albergo nello Yemen: i militari erano però partiti due giorni prima per la Somalia. Nel bombardamento dell'hotel morirono due turisti austriaci.[19]

Secondo alcune fonti Osāma avrebbe anche ideato e diretto l'attentato al World Trade Center nel 1993[20] e pianificato, con la complicità del terrorismo indonesiano, il Progetto Bojinka,[senza fonte] sventato a Manila il 6 gennaio 1995.

Il 23 febbraio 1998, Osāma fu uno dei cinque firmatari (fra cui l'emiro Ayman al-Zawāhirī, fondatore della Jihad islamica egiziana) di una fatwa (editto o proclama religioso) diretta a nome del Fronte islamico mondiale contro "ebrei e crociati". In essa si sosteneva testualmente che «uccidere gli americani ed i loro alleati, civili e militari, è un dovere individuale per ogni musulmano che possa farlo in ogni paese ove sia possibile, per giungere alla liberazione della moschea al Aqsā di Gerusalemme e della Sacra Moschea della Mecca (che circonda la Kaʿba) e scacciare le loro armate dalle terre dell'Islam». Tutto ciò – proseguiva la fatwa – «secondo le parole dell'onnipotente Allāh: combattete i pagani tutti insieme come essi combattono voi tutti insieme, combatteteli fino a quando non ci saranno più tumulti od oppressioni e fintanto che non prevalga la giustizia e la fede in Allah».[21]

Il presidente americano Bill Clinton ordinò il congelamento di ogni bene di Bin Lāden, ma nulla fu trovato. Contestualmente autorizzò la sua cattura e, se necessario, la sua uccisione, come nel caso del fallito lancio di missili da crociera contro la sua presunta base nell'agosto 1998.[22] Posta sul capo di bin Lāden una taglia di 25 milioni di dollari, per chiunque avesse fornito informazioni alla sua cattura, gli Stati Uniti convinsero nel 1999 le Nazioni Unite a imporre sanzioni contro l'Afghanistan nel tentativo di forzare il regime talebano a estradarlo.

La CIA pagò 140.000 sterline affinché Siddiq Ahmed, agente dei servizi sauditi assoldato dal principe Salmān Bin ʿAbd al-ʿAziz, avvelenasse Bin Laden, ma la spia riuscì solo parzialmente; Bin Laden riuscì per poco a salvarsi, pur rimediando la malattia ai reni di cui ancora soffre.[23]

[modifica] Attentati terroristici contro gli Stati Uniti d'America

Bin Lāden ha ammesso un suo diretto coinvolgimento negli atti terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 settembre 2001 solo tre anni dopo gli episodi, ovvero il 29 ottobre 2004 con un video trasmesso dall'emittente del Qatar, Al Jazeera, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. In precedenza non aveva comunque mancato di definire più volte gli Stati Uniti un paese ostile all'Islam e un nemico dichiarato da combattere "con ogni mezzo" in nome del Jihād. Fra le registrazioni video, effettuate presumibilmente in Afghanistan e diffuse nei giorni immediatamente successivi all'11 settembre dall'emittente Al Jazeera, una in particolare aveva mostrato lo stesso Osāma parlare dell'attentato in termini che – secondo gli analisti dei servizi segreti statunitensi – lasciavano pochi dubbi su una sua partecipazione al piano d'attacco.

[modifica] Localizzazione di Bin Laden

L'ultima localizzazione di Bin Lāden risale al 2001 nella zona di Kandahar, Afghanistan. Dopo l'attacco dell'11 settembre gli Stati Uniti chiesero al governo dei Talebani l'estradizione di Bin Lāden, senza ottenerla. Questo rifiuto fu uno dei motivi riportati dalle fonti ufficiali statunitensi per il successivo attacco militare all'Afghanistan in cui lo stesso governo talebano fu rovesciato. I tentativi di trovare e catturare Osāma da parte dei contingenti militari americani in azione in Afghanistan non ebbero successo, nonostante massicci attacchi aerei compiuti nell'area di confine tra Afghanistan e Pakistan, in special modo nella zona montuosa ricca di grotte di Tora Bora, nella quale si riteneva che il capo di al-Qāʿida potesse essersi nascosto (qui avvenne la battaglia di Tora Bora). Esistono ipotesi secondo cui Bin Laden sia stato ucciso in quei raid o che sia morto per cause naturali a causa delle sue precarie condizioni di salute. L'ultima testimonianza incontrovertibile della sua presenza risale al 2001.[senza fonte]

Sebbene sia stato ufficialmente ripudiato dalla sua famiglia, si ritiene che continui a ricevere da essa sostentamento finanziario.[senza fonte]

La sua esatta ubicazione rimane tuttora sconosciuta, anche se si ritiene che il luogo ove potrebbe essere rifugiato, assieme ad alcuni suoi fedeli collaboratori, sia localizzato nelle zone montuose al confine tra Afghanistan e Pakistan.

Sempre secondo l'FBI, Bin Lāden è responsabile anche degli attentati compiuti contro le ambasciate degli Stati Uniti a Dar es Salaam (Tanzania) e Nairobi (Kenya) che causarono la morte di oltre duecento persone,[24] e di altri attacchi terroristici in varie parti del mondo.

Alla vigilia del sesto anniversario dell'attacco agli Stati Uniti dell'11 settembre 2001, la CIA rivela di aver ricevuto un nuovo video di Osāma bin Lāden – con una barba curiosamente nera, dopo che essa aveva mostrato in precedenza un abbondante imbiancamento.[25] Bin Laden nel video cita Sarkozy. Nel video Bin Lāden sarebbe ritratto sullo sfondo e leggerebbe il testamento di uno dei terroristi delle Twin Towers, Walīd al-Shehri.

Fonti della catena televisiva Al Arabiya hanno affermato che i servizi segreti americani intendono cercarlo con una massiccia operazione militare in tutta la parte settentrionale delle aree tribali pakistane,dove si nasconderebbe proprio a nord del paese, nei pressi del K2. Si sarebbe tenuto inoltre a Doha un vertice per attuare il piano. [26] Ahmid Mir, giornalista pakistano autore di numerosi servizi su Bin Laden e la sua organizzazione, non sostiene tale tesi, ma al confine tra Afghanistan e Pakistan, in una zona, afferma, più simile alla natìa Arabia Saudita.

[modifica] Presunta morte

Il 2 novembre 2007 in un'intervista alla televisione Al Jazeera, durante il programma canadese Frost over the world, la scomparsa statista pakistana Benazir Bhutto disse che Osāma bin Lāden era stato ucciso da Ahmad Omar Sa'id Shaykh, noto ufficiale del servizio segreto militare pakistano dell'ISI (Inter-Services Intelligence). Tuttavia si crede che la dichiarazione non sia altro che una sorta di lapsus dalla BBC[13] ed è ritenuta non confermata dalla Commissione Europea.[27]

Il 21 marzo 2008, Bin Laden ha inviato due audiomessaggi, in uno dei quali minacciava di morte papa Benedetto XVI che venne difeso da Bill Clinton.[28]

Il 28 aprile 2009 comparve la notizia, poi smentita, secondo cui il presidente pachistano Asif Ali Zardari dichiarava che l'intelligence del suo Paese riteneva morto il leader di al-Qāʿida, pur non avendo prove certe della stessa[29].

Il 3 giugno 2009 il canale televisivo Al Jazeera trasmette un messaggio da parte di Bin Laden che mette in guardia i musulmani e il mondo intero da ciò che è per lui l'imbroglio Obama, accusando l'attuale Presidente degli Stati Uniti di disprezzare, come il suo predecessore George W. Bush, l'Islam[30].

Altri messaggi sono stati recapitati su Internet, tutti messaggi audio, in data 13 e 25 settembre 2009. Nel primo il leader di Al Qaeda celebrava l'ottavo anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle, definendo Barack Obama incapace di fermare i conflitti interni in Iraq e Afghanistan, e facendo un appello al popolo statunitense affiché si liberasse da quella da lui definita "lobby israeliana", contro la quale sono stati ispirati anche gli attacchi del 2001[31]. Nel secondo Bin Laden faceva invece questa volta un appello alla popolazione europea, condannando l'alleanza NATO nella Guerra in Afghanistan, e il non rispetto dei diritti umani all'interno del conflitto, e infine ricordando gli eventi degli attentati del 7 luglio 2005 a Londra e degli attentati dell'11 marzo 2004 a Madrid[32]. .

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Responsibility for the Terrorist Atrocities in the United States, 11 September 2001. 10 Downing Street, Office of the Prime Minister of the UK, November 2001. URL consultato il 2006-09-29.
  2. ^ (EN) Bin Laden urges Europeans to stop aiding US in Afghan war. 30/11/2007. URL consultato il 10-03-2008.
  3. ^ Osama bin Laden (Riad 1957). URL consultato il 10-03-2008.
  4. ^ Eggen, Dan. «Bin Laden, Most Wanted For Embassy Bombings?», The Washington Post, 28 August 2006.
  5. ^ «Bin Laden claims responsibility for 9/11», CBC News, 29 October 2004. URL consultato in data 2006-11-02.
  6. ^ «Osama claims responsibility for 9/11», The Times of India, 2006-05-24.
  7. ^ Rivendicazioni, cronistoria
  8. ^ (EN) «Spain's 11 September 'connection'». BBC, 22/4/2005. URL consultato in data 10-03-2008.
  9. ^ (EN) Most Wanted Terrorists. URL consultato il 10-03-2008.
  10. ^ (EN) Rewards For Justice
  11. ^ Usa, taglia su Osama Bin Laden raddoppiata a 50 milioni di dollari
  12. ^ Osama Bin Laden. URL consultato il 10-03-2008.
  13. ^ a b (EN) Editing Interviews. 04-01-2008. URL consultato il 10-03-2008.
  14. ^ Cfr. il pezzo di Steve Coll sul The New Yorker del 12 dicembre 2005 ( URL consultato il 20 ottobre 2008).
  15. ^ a b Letter From Jedda, Young Osama, How he learned radicalism, and may have seen America, by Steve Coll, The New Yorker Fact, Issue of 2005-12-12, posted 2005-12-05.
  16. ^ Lisa Beyer. «The Most Wanted Man In The World». Time, 2001-09-24. URL consultato in data 2008-04-27.
  17. ^ Recensione: La Guerra Segreta della CIA
  18. ^ Così la Cia fallì la missione e Bin Laden restò un fantasma
  19. ^ Numero speciale "11 settembre". URL consultato il 10-03-2008.
  20. ^ Stephen Engelberg. Guerra Santa globale, la crociata di Bin Laden. 15-09-2001. URL consultato il 10-03-2008.
  21. ^ Testo originale
  22. ^ (EN) «Clinton ordered Bin Laden killing». BBC News. URL consultato in data 10-03-2008.
  23. ^ M. Ferreri-M. Mineo, Il terrore viene dall'islam, Duemme.
  24. ^ Osama bin Laden: Una taglia da cinque milioni di dollari. URL consultato il 10-03-2008.
  25. ^ «La Cia: "Al Qaeda prepara attacchi"», 07-11-2007. URL consultato in data 10-03-2008.
  26. ^ Al-Arabiya: "Bin Laden è sul K2 e da lì progetta nuovo 11 settembre «{{{titolo}}}».
  27. ^ Risposta della Commissione all'interrogazione dell'europarlamentare Giulietto Chiesa, 28/2/2008
  28. ^ «Bin Laden minaccia il Papa e l'Europa». Il Tempo, 21-03-2008. URL consultato in data 04-04-2008.
  29. ^ «Bin Laden: Zardari, forse è morto». Ansa, 27-04-2009. URL consultato in data 28-04-2009.
  30. ^ «Arriva Obama, Bin Laden lo attacca». Il Corriere della Sera, 03-06-2009. URL consultato in data 19-09-2009.
  31. ^ Template:Http://www.infopal.it/leggi.php?id=12210
  32. ^ Template:Http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/26/ultimatum-di-bin-laden-all-europa.html

[modifica] Bibliografia

  • Bin Laden Osama; a cura di Bruce Lawrence, Messaggi al mondo: la prima analisi delle dichiarazioni di Osama bin Laden in interviste, lettere, comunicati via internet, registrazioni audio e video, Roma, Fandango libri, 2007.
  • Jean-Pierre Milelli, Al-Qaeda. I testi, Roma-Bari, Laterza, 2006.

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