Bukhari

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Bukhārī riprodotto su un francobollo di posta aerea della RAU (1969)

Bukhari (in arabo: ﺍﺑﻮ ﻋﺒﺪ الله ﻣﺤﻤﺪ ﺑﻦ ﺍﺴﻤﺎﻋﻴﻞ ﺑﻦ ﺍﺑﺮﺍﻫﻴﻢ ﺑﻦ ﺍﻟﻤﻐﻴﺮﻩ ﺍﻟﺒﺨﺎﺭﻱ ﺍﻟﺠﻌﻔﻲ , Abū ʿAbd Allāh Muhammad ibn Ismāʿīl ibn Ibrāhīm ibn al-Mughīra al-Bukhārī al-Juʿfī ; Bukhara, 20 luglio 810Khartank, 1º settembre 870) fu il più famoso e autorevole tradizionista musulmano.

Il mausoleo di Bukhari a Bukhara, vilayet di Samarcanda, Uzbekistan.

Nato il 13 shawwāl 194 E. e morto il 1° shawwāl 256 E., Bukhārī fu un precocissimo studioso di ḥadīth e si dice che avesse cominciato a studiarli fin dall'età di 10 anni.

Al di là del pellegrinaggio islamico adempiuto in età adolescenziale a Mecca in compagnia della madre e di un fratello, il suo talab al-ʿilm ("ricerca della conoscenza") - il percorso formativo cioè dedicato all'acquisizione delle diverse tradizioni che compongono la Sunna del profeta Maometto, dei suoi Compagni e Seguaci e, in genere, dei musulmani di buona fama e scienza - lo portò tra l'altro a percorrere l'Egitto, il Khorasan, la Transoxiana e la Siria.

Il frutto del suo enorme lavoro fu l'al-Jāmiʿ al-Ṣaḥīḥ ("La sana raccolta", "La raccolta corretta", in arabo الجامع الصحيح), che senza alcun dubbio costituisce la più importante opera religiosa islamica composta da un essere umano (anche se nel Maghreb gli si preferisce di pochissimo l'omonimo lavoro di Muslim ibn al-Hajjaj), dal momento che i musulmani credono che il Corano sia letterale "parola di Dio" (kalimat Allāh).

Il Ṣaḥīḥ ospita circa 600.000 tradizioni - tutte considerate sommamente affidabili, tanto da far legge qualora non debbano cedere il passo al prioritario dettato coranico col quale peraltro sono totalmente consonanti - a loro volta suddivisi in 3.450 bāb (lett. "porta", ma qui nel senso di "capitoli").

È tale l'autorevolezza del loro sistematizzatore che è pressoché impossibile annoverarlo fra i seguaci di questa o quella scuola giuridica (madhhab).

Tra i suoi esegeti, i più importanti furono senz'altro al-Qastallani (1448-1517) e Ibn Hajar al-'Asqalani (1372-1449) coi loro lavori intitolati Irshād al-sārī fī sharḥ al-Bukhārī ("La guida di chi s'aggira nel buio nel commento di Bukhārī") e Fatḥ al-bārī bi-sharḥ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī ("La vittoria del Creatore nel commento a Bukhārī"), anche se assai noti sono pure i commenti di Abū Muhammad Mahmūd b. Ahmad al-ʿAynī.

Fu anche l'autore di un'apprezzata Storia (Taʾrīkh), mossa dalla sua volontà di narrare le vite degli uomini che erano ricordati negli isnād (o "catene di garanti") delle tradizioni da lui prescelte e legittimate.

Morì a Khartank, un villaggio a una decina di chilometri appena da Samarcanda, dov'era stato costretto a vivere in esilio dal governatore dell'importante città Transoxiana, che pretendeva che Bukhari si recasse nella sua residenza per leggergli parti del suo capolavoro. Alla risposta dello studioso che ciò avrebbe potuto avvenire solo nella moschea o nella sua stessa abitazione, il governatore lo espulse da Samarcanda, obbligandolo a risiedere nell'insignificante villaggio - oggi noto come Khwaja Sahib - dove, appena un mese dopo, egli morì e fu sepolto.
Il suo mausoleo, pressoché totalmente rifatto, è ancor oggi meta di folti gruppi di devoti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (AR) Ibn Ḥajar al-ʿAsqalānī, Fatḥ al-bārī bi-sharḥ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Il Cairo, al-Maktaba al-salafiyya, 13 vol., 1960 (commento del Ṣaḥīḥ).
  • Sergio Noja, Virginia Vacca e Michele Vallaro, Detti e fatti del Profeta dell’Islam / raccolti da al-Bukhari, Torino, UTET, 1982.
  • Al-Bukhari, Muhammad, "Il Sahih. I Libri introduttivi", Campegine (RE), Edizioni 'Orientamento / Al-Qibla', 2008
  • Al-Bukhari, Muhammad, "Il Sahih. I Libri riguardanti la purificazione rituale", Campegine (RE), Edizioni 'Orientamento / Al-Qibla', 2009

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