Ibn Ishaq

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Muḥammad ibn Isḥāq ibn Yasār (in arabo: محمد بن إسحاق بن يسار; Medina, 704Baghdad, 767) è stato uno storico arabo.

Noto semplicemente come Ibn Isḥāq (704 - 767 o 761,[1]) collazionò tradizioni orali (khabar ) che formarono quella che appare attualmente la prima biografia del profeta islamico Maometto. La sua opera biografica, pervenutaci in una versione riveduta da parte di Ibn Hisham, si chiama Sirat Rasul Allah (Vita dell'Inviato di Dio) o Sīrat al-nabawiyya.[2]

Vita[modifica | modifica sorgente]

Secondo Alfred Guillaume (pp. xiii-xiv), che ne tradusse per primo l'opera in inglese, Ibn Ishaq sarebbe nato verso l'85 dell'Egira, ossia il 704, a Medina. Era il nipote di un uomo, Yasār, un cristiano catturato o ad Ayn al-Tamr nel 633/4 o in una delle campagne militari di Khalid ibn al-Walid e portato poi a Medina come schiavo. Yasār si convertì all'Islam e fu liberato. Il figlio di Yasār, Ishāq, fu un tradizionista che raccolse racconti del passato. Muhammad ibn Ishāq trasse perciò vantaggio dal lavoro paterno.

All'età di 30 anni, si recò nella provincia islamica dell'Egitto per ascoltare le letture del tradizionista Yazid ibn Abi Habib. Più tardi viaggiò verso oriente, in quello che attualmente è l'Iraq. Qui la nuova dinastia abbaside, avendo rovesciato la dinastia califfale omayyade, aveva stabilito la propria capitale a Baghdad. Ibn Ishāq si trasferì in questa città e facilmente trovò patroni che gli consentissero di proseguire i suoi studi. (Robinson 2003, p. 27). Morì a Baghdad nel 767.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Ibn Isḥāq scrisse numerosi lavori, nessuno dei quali è giunto fino a noi nella sua veste originaria. La sua raccolta di tradizioni sulla vita di Muhammad sopravvive essenzialmente in due modi:

  • una versione scritta, o recensione, del suo studente al-Bakkāʾī, edita poi da Ibn Hisham. Il lavoro di al-Bakkāʾī è perduto, ma sopravvive quello di Ibn Hishām. (McGrew Donner 1998, p. 132)
  • Una versione scritta, o recensione, preparata dal suo allievo Salama ibn Faḍl al-Anṣārī. Anch'essa è perduta ma varie parti sopravvivono all'interno di lavori, quali il capolavoro annalistico di Ṭabarī (Storia dei profeti e dei re). (Donner 1998, p. 132)

Ad esse si aggiungano lacerti di altre recensioni, elencati da Guillaume a p. xxx della sua Prefazione, ma molti sono talmente frammentari da avere quasi nessuna utilità.

Secondo Fred McGrew Donner, il materiale in Ibn Hishām e al-Ṭabarī è "praticamente identico" (Donner 1998, p. 132). Tuttavia in Tabarī v'è altro materiale che non si trova in Ibn Hishām. La nota tradizione riguardante i Versetti Satanici, in cui si dice che Maometto avesse aggiunto sue personali parole al testo coranico, sotto l'influenza di Iblis, si trova solo in al-Tabarī, anche se occorre sottolineare che la stessa tradizione è riportata nel K. al-maghāzī di al-Wāqidī, che ben sappiamo usò vario materiale proveniente da Ibn Isḥāq (ma purgato poi da Ibn Hishām).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robinson 2003, p. xv.
  2. ^ al-Sīrat al-nabawiyya, 2 voll., Muṣṭafā al-Saqqā, Ibrāhīm al-Abyāri e ʿAbd al-Ḥafīẓ Šiblī (edd.), Il Cairo, Muṣṭafā al-Bābī al-Ḥalabī, II ed., 1955.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 4972197 LCCN: n88194910

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