Daniel Pipes

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Daniel Pipes

Daniel Pipes (Boston, 9 settembre 1949) è un giornalista, scrittore, commentatore politico, storico, politologo e docente universitario statunitense, specializzato in politica internazionale e antiterrorismo. È una tra le preminenti figure del neoconservatorismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Daniel Pipes è il primogenito di Richard Pipes, ebreo-polacco, fuggito negli USA all'inizio della seconda guerra mondiale dove divenne docente di Storia della Russia all'Harvard University, sovietologo iscritto al Partito repubblicano e sostenitore delle tesi più radicali verso il comunismo durante la guerra fredda.

Dopo aver iniziato studi di matematica, sempre ad Harvard, Daniel Pipes cambia indirizzo per dedicarsi alla storia islamica assecondando un interesse sorto durante alcuni viaggi nel Sahara e sul Sinai. Dopo questi studi trascorre due anni al Cairo per imparare l'arabo, quindi ritorna a Cambridge (Massachusetts) per conseguire il Ph.D. in storia islamica medioevale, proprio quando Khomeini dava l'avvio alla rivoluzione iraniana, il che lo porta a spostare il suo interesse verso l'Islam moderno, e a divenirne un critico.[1]

I primi anni ottanta lo vedono docente presso l'università di Chicago, ad Harvard ed al Naval War College, senza mai ottenere il posto di titolare. Nel 1986 si trasferisce a Philadelphia, ove dirige il Foreign Policy Research Institute, un centro costituito nel 1955 da Robert Strausz-Hupé, un austriaco convintamente antitotalitario, prima di creare il Middle East Forum nel 1994.[1]

Grazie ai contatti di suo padre in seno alle amministrazioni Ford, Reagan e Bush sr., Daniel Pipes ha modo di specializzarsi sul Vicino Oriente, ricoprendo anche dei posti di responsabilità sotto la prima amministrazione (2001-2005) del Presidente George W. Bush. Questo gli ha fatto conquistare rapidamente una certa notorietà dopo gli attentati al World Trade Centre.[1]

Tra l'11 settembre 2001 e l'11 settembre 2002 ha partecipato a 110 trasmissioni televisive e a 450 radiofoniche.

Nel 2003, il presidente Bush lo ha nominato membro dell'United States Institute of Peace, un'organizzazione imparziale sostenuta con fondi federali, per studiare soluzioni pacifiche di conflitti e che Pipes lascerà nel 2005.[1]

Daniel Pipes scrive sul New York Post, ed i suoi editoriali sono a volte ripresi sul Wall Street Journal, ma anche dal Los Angeles Times e dal New York Sun; in Italia i suoi articoli e le sue analisi sul Medio Oriente e il fondamentalismo islamico, spesso tradotti pochi giorni dopo l'uscita, vengono pubblicati solitamente su il Foglio, L'Opinione delle Libertà e sul sito ufficiale (ma anche, talvolta, su altre testate come La Stampa e Agenzia Radicale, organo di stampa originariamente parte di un gruppo nato dalla scissione del Partito Radicale).[1]

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Studente agli inizi degli anni settanta si fece notare a più riprese per la sua opposizione alle manifestazioni pacifiste organizzate contro la guerra del Vietnam.

Dal 1986 al 1993 è redattore capo del giornale Orbis dove pubblica articoli di appoggio all'Iraq di Saddam Hussein contro l'Iran voisin (guerra Iran-Iraq), posizione da lui definita «l'alternativa di Baghdad», riprendendola dal titolo di un saggio di Laurie Mylroie. Daniel Pipes in seguito ha però sostenuto l'intervento americano contro l'Iraq nel 2003, giustificandolo per la minaccia rappresentata dal supposto arsenale di armi di distruzione di massa posseduto dal regime iracheno.

Oggi figura mediatica del neo-conservatorismo americano, Daniel Pipes sostiene decisamente lo Stato di Israele ed ha sempre espresso disapprovazione sulla mancanza di fermezza del Governo di Gerusalemme verso i palestinesi. Daniel Pipes si disse anche contrario al ritiro dei coloni israeliani da Gaza nel 2005, deciso dall'allora premier di centro-destra Ariel Sharon.

Recenti ruoli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1980 è membro del Council on Foreign Relations[2].

È fondatore del Middle East Forum.

È stato nominato da G. W. Bush è alla guida dell'United States Institute of Peace, ruolo ricoperto dall'agosto 2003 al gennaio 2005[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Pipes bio
  2. ^ (EN) Nombreuses listes de membres
  3. ^ (EN) Nomination (sito dell'USIP). (EN) Lista dei contributori del giornale dell'USIP.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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