Ridda
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Ridda (ردة) è un termine arabo che significa "apostasia dall'Islam".
La ridda è sanzionabile, secondo alcune interpretazioni date dalla maggioranza degli esegeti del Corano, con la pena di morte che, per essere esplicitamente indicata nel testo sacro, sono definite "hadd" (nel senso che Dio impone un "limite" all'operato umano. Altre pene che per lo più sono considerate meritevoli di morte sono l'omicidio di un musulmano e l'adulterio conclamato. L'apostata (murtadd), una volta catturato, ha di fronte a sé la scelta fra il pentimento e il ritorno alla fede islamica o la morte.
A mitigare la severità della sanzione del testo sacro dei musulmani sono però i diversi dispositivi di applicazione della pena elaborati dalle scuole giuridiche islamiche (madhhab, pl. madhāhib), che possono prevedere una breve reclusione "di riflessione" o anche una reclusione a tempo non determinato.
Sotto il nome di "guerra della ridda" s'identifica l'insieme delle operazioni militari ordinate dal califfo Abū Bakr nel momento in cui, con la morte di Maometto, numerose tribù arabe che s'erano convertite o che avevano raggiunto comunque un accordo col Profeta, si ritennero in diritto di recuperare la loro primitiva libertà d'azione.
Non c'è dubbio che in alcuni casi si fosse trattato di conversione (d'altronde in grado di agevolare enormemente l'accordo con la crescente potenza espressa dalla Umma) ma in altri casi è probabile che gli accordi sottoscritti fossero intesi dai beduini come capaci di esprimersi in accordo con la consuetudine (tutta preislamica): validi cioè fintanto che i contraenti non vi avessero posto fine o che una delle parti non fosse deceduta. Il tutto era aggravato dal diverso modo di leggere i doni che, negli accordi fra Maometto e le tribù che cercavano un accordo e la protezione di Medina, queste ultime portavano al profeta: interpretate da Maometto come zakāt che ogni musulmano è tenuto a versare all'erario islamico (bayt al-māl) e come sorta di "tributo" che, inevitabilmente, il più debole porta al più potente dalle tribù.
Sia come sia, la guerra per riportare la situazione allo status quo ante fu ordinata dal califfo e portata brillantemente a termine da Khālid b. al-Walīd e da ʿIkrima b. Abī Jahl non senza grande versamento di sangue (giustificando l'adozione da parte dell'italiano del vocabolo "ridda", con la valenza tuttavia di "confusione"), tanto che alla fine la Penisola Araba intera si poté finalmente dire conquistata all'Islam.
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[modifica] Riferimenti nel Corano
Il Corano non asserisce esplicitamente la necessità della condanna a morte dell'apostata (ad eccezione del verso 4:89), ma afferma che Dio (in Arabo, Allah) disprezza l'apostasia. Vedi i versi 3:72, 3:90,16:106,4:137 e 5:54 direttamente correlati all'apostasia e che non prescrivono una punizione terrena o la morte. Sulla base di questi versi, i Musulmani che credono solo nel Corano rifiutano qualsiasi sanzione civile o penale nei confronti degli apostati.
Il giurista Sciita Ayatollah Hossein-Ali Montazeri, un'influente autorità Sciita, afferma che i versi soprastanti non prescrivono una punizione terrena e aggiunge come non sia improbabile che la punizione sia stata prescritta da Maometto agli albori dell'Islam a causa delle cospirazioni politiche contro l'Islam e i Musulmani e non soltanto per il cambiare fede o l'esprimerlo. Montazeri definisce tipi diversi di apostasia, ciononostante insiste nel prescrivere la pena capitale per un apostata che mostri ostilità verso la comunità musulmana.[1] Ciononostante, la maggioranza dei giuristi islamici è concorde sulla necessità di seguire comunque l'esempio del profeta, in mancanza di chiare istruzioni riguardo a possibile eccezioni.
[modifica] Riferimenti nei hadith
I hadith (l'insieme delle citazioni attribuite a Maometto e i racconti della sua vita da parte di persone che affermano di esserne state testimoni oculari) includono affermazioni che studiosi musulmani come lo shaykh Muhammad Salih al-Munajjid vedono come valida giustificazione alla pena di morte per apostasia. Qui sotto riportiamo soltanto quelle del Sahih di Bukhari, considerate affidabili dalla grande maggioranza dei Musulmani:
- Narrato da ‘Abd Allah: l’Inviato di Dio disse, “Il sangue di un musulmano che confessa che nessuno ha il diritto di essere adorato se non Allah e che io sono il suo inviato, non può essere sparso se non in tre casi: in caso di omicidio, nel caso in cui una persona sposata partecipi a un atto sessuale illegittimo e nel caso in cui una persona abbandoni l’Islam (apostata) e lasci [la comunità dei] musulmani.” 9:83:17
- Narrato da Abu Dharr: Il Profeta disse, “Gabriele mi ha detto, ‘Chiunque fra voi seguaci muore senza aver adorato nessun altro se non Allah, entrerà nel Paradiso (o non entrerà nel Fuoco (dell’Inferno)).” Venne chiesto al Profeta: “Anche se avesse commesso atti sessuali illegittimi o ladrocinio?” Egli replicò “Anche in quel caso.” 4:54:445
- Narrato da Abu Musa: Un uomo accettò l'Islam e in seguito ritornò al Giudaismo. Mu'adh b. Jabal venne e vide l'uomo assieme ad Abu Masa. Mu'adh chiese, "Cosa c'è che non va con questo (uomo)? Abu Musa rispose, "Egli ha accettato l'Islam e quindi è tornato al Giudaismo." Mu'adh disse, "Non mi siederò a meno che non lo ucciderai (in quanto questo è) il verdetto di Allah e del Suo Apostolo." 9:89:271
- Narrato da Ikrima: 'Ali bruciò alcune persone (ipocriti) e questa notizia raggiunse Ibn ‘Abbas, che disse, “Se fossi stato al suo posto non li avrei bruciati, perché il Profeta ha detto, ‘Non punite (nessuno) con la Punizione di Allah.’ Nessun dubbio comunque che li avrei uccisi, perché il Profeta ha detto, ‘Se qualcuno (un Musulmano) abbandona la sua religione, uccidetelo.’ “ 9:84:57
[modifica] Note
- ^ Ayatollah Montazeri: "Non tutte le conversioni sono apostasia", di Mahdi Jami, in Persiano, BBC Persian, 2 febbraio 2005, recuperato il 25 aprile 2006
[modifica] Citazioni
- Jami Mahdi. Ayatollah Montazeri: "Non tutte le conversioni sono apostasia", in Persiano. BBC Persiana. URL consultato il Febbraio 2005, recuperato il 25 aprile 2006.

