Scià

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Scià (persiano: شاه, Shāh) è il termine italianizzato per indicare il re, in quanto figura di comando che gode di assoluti poteri in campo politico, ma che può vantare anche una notevole caratura spirituale, ergendosi anche al di sopra della classe sacerdotale. Il termine pascià (in turco paşa), pur derivante dalla stessa parola, è tipico della realtà istituzionale e culturale turco-ottomana.

L'ambizione di assoluto dominio politico è sottolineata dall'espressione, impiegata nei millenni attraverso le età achemenide, partica, sasanide, timuride, safavide, cagiara e pahlavide, di šāhanšāh (persiano: شاهنشاه‎),[1] ossia "re dei re", secondo una concezione regale che trova un puntuale parallelo nella titolatura del Negus neghesti etiopico.

Da questo termine deriva l'espressione "scacco matto" (cioè "il re è sconfitto", non "morto", come spesso si crede, šāh māt) e il nome stesso del gioco degli scacchi.

Secondo lo Shahnameh di Ferdowsi, il primo scià del mondo fu Keyumars.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nei testi achemenidi il titolo usato dai sovrani era xšayāθiya xšayāθiyānām ("re dei re"), dalla parola "re" (xšayāθiya) derivata dalla radice Xšay- ("potere"), che si trova alla base anche di xšaça ("regno").

Durante la fase ellenistica, in iscrizioni in lingua battriana come quella di Rabatak del re Kanishka, troviamo la corruzione šaonano šao, dove il genitivo viene preposto rispetto al nominativo.

È infine nelle iscrizioni sasanidi in medio-persiano che troviamo šāhan šāh nella formula caratteristica šāhan šāh Ērān (ud Anērān) ovvero "re dei re d'Iran (e del non-Iran)".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D. N. MacKenzie, A Concise Pahlavi Dictionary, Routledge Curzon, 2005. ISBN 0-19-713559-5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Bartholomae, Altiranisches Wörterbuch, Straßburg, K. J. Trübner, 1904
  • M. Mo’in, An Intermediate Persian Dictionary, 6 voll., Tehran, Amir Kabir Publications, 1992.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]