Kanishka

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Kanishka I
Kanishka I
Moneta d'oro di Kanishka I (ca. 150)
Imperatore Kushan
In carica 127 –
151
Incoronazione 127
Predecessore Vima Kadphises
Successore Huvishka
Altri titoli Re dei Re, il Grande Saggio, il Figlio di Dio, il Kushan
Religione Buddhismo

Kanishka (sanscrito: कनिष्क, battriano: Κανηϸκι, medio cinese: 迦腻色伽; ... – 151) è stato un re dell'impero Kushan in Asia centrale, e governò un impero che si estendeva dalla Battria a buona parte dell'India settentrionale nel II secolo.

Era famoso per i suoi successi militari, politici e spirituali. La sua principale capitale fu Purushpura (Peshawar nell'odierno Pakistan), oltre alle capitali regionali delle attuali Taxila (Pakistan), Bagram (Afghanistan) e Mathura (India).

Un grande re Kushan[modifica | modifica sorgente]

Kanishka era un Kushan di etnia Yuezhi. Parlava una lingua iraniana indoeuropea nota come battriano, che appare nelle inscrizioni greche, anche se non si è certi della lingua parlata dai Kushan.

Kanishka era il successore di Vima Kadphises, come riportato nella genealogia dei re Kushan nota come Inscrizione di Rabatak.[1][2]

Molte leggende riguardanti Kanishka, grande protettore del buddhismo, sono state tramandate nelle tradizioni religiose buddhiste. Con i re indiani Ashoka e Harsha, e con l'indo-greco Menandro I, è considerato dai buddhisti uno dei più grandi re della loro religione.

L'era di Kanishka fu usata come calendario dai Kushan per circa un secolo, fino al declino del regno Kushan. Ora in molti credono che l'era di Kanishka sia iniziata nel 127, in base alle ricerche di Harry Falk.[3] La fonte più attuale sostiene che l'anno esatto sia il 227, e che il 127 sia solo un'interpretazione di Falk e di altri.

Conquiste in Asia centrale e meridionale[modifica | modifica sorgente]

L'impero di Kanishka era sicuramente vasto. Si estendeva dall' Uzbekistan e Tajikistan meridionali, fino a nord dell'Amu Darya (Oxus) in India nord-occidentale, e fino a Mathura nel sud-est (l'inscrizione di Rabatak sostiene che controllasse anche Pataliputra e Sri Champa), e tra i suoi territori figurava anche il Kashmir, dove vi era una città chiamata Kanishkapur non distante dal passo Baramulla, dove sorge ancora un grande stupa.

Si conosce meno della sua presenza in Asia centrale. Il Libro degli Han posteriori afferma che il generale Ban Chao combatté battaglie nei pressi di Khotan con un esercito Kushan di 70 000 uomini uidati da uno sconosciuto viceré di nome Xie (cinese: 謝) nel 90. Nonostante Ban Chao disse di avere vinto, obbligando i Kushan a ritirarsi facendo terra bruciata, la regione passò in mano ai Kushan all'inizio del II secolo.[4] Per un certo tempo (finché i cinesi non ne ripresero il controllo attorno al 127)[5] il territorio dei Kushan raggiunse Kashgar, Khotan e Yarkand, dipendenze cinesi nel bacino del Tarim, attuale Xinjiang. Nel bacino del Tarim sono state trovate numerose monete raffiguranti Kanishka.

Sembra che controllare sia le rotte commerciali via terra (via della seta) che quelle via mare tra l'Asia meridionale e Roma sia stato uno dei principali obbiettivi della politica di Kanishka.

Monetazione di Kanishka[modifica | modifica sorgente]

Moneta d'oro di Kanishka I con la divinità ellenistica Elio (ca. 120 d.C.)

Le monete di Kanishka raffigurano divinità indo-ariane, greche, iraniche e perfino sumero-elamite, il che dimostra il sincretismo religioso tipico del suo culto. Le monete risalenti all'inizio del suo regno riportano leggende in lingua greca, parlando delle loro divinità. Le successive riportano leggende battriane, la lingua iranica parlata probabilmente dai Kushan, e le divinità greche furono soppiantate da quelle iraniche. Tutte le monete di Kanishka (anche quelle battriane) erano scritte in greco con un simbolo addizionale (Ϸ) a rappresentatre /š/ (sh), proprio come nei termini 'Kushan' e'Kanishka'.

Sulle sue monete il re viene mostrato barbuto, con lunghe vesti raccolte alle caviglie, e con fiamme che partivano dalle spalle. Indossava grandi stivali rotondi, ed era armato con una lunga spada simile ad una scimitarra o ad una lancia. Spesso compie sacrifici su un piccolo altare. La metà inferiore di una statua a grandezza naturale di Kanishka nella stessa posa, con una stola ricamata sotto la giacca, è stata ospitata dal museo di Kabul prima di venire distrutta dai talebani.[6]

Fase ellenistica[modifica | modifica sorgente]

Poche monete dell'inizio del suo regno riportano una scritta in lingua greca: ΒΑΣΙΛΕΥΣ ΒΑΣΙΛΕΩΝ ΚΑΝΗšΚΟΥ, basileus basileon kaneshkou "[moneta] di Kanishka, re dei re".

Le divinità greche, con nomi greci, si trovano su queste antiche monete:

  • ΗΛΙΟΣ (elios Elio), ΗΦΑΗΣΤΟΣ (ephaestos Efesto), ΣΑΛΗΝΗ (salene Selene), ΑΝΗΜΟΣ (anemos Anemos)

Fase iranico-indiana[modifica | modifica sorgente]

Sigillo Kushan in corniola raffigurante la divinità iranica Adsho (ΑΘϷΟ in greco), con il simbolo del triratna a sinistra, ed il simbolo della dinastia di Kanishka a destra. La divinità sta usando delle staffe

Grazie alla transizione alla lingua battriana, le divinità iraniche rimpiazzarono quelle greche:

  • ΑΡΔΟΧšΟ (ardoxsho, Ashi Vanghuhi)
  • ΛΡΟΟΑΣΠΟ (lrooaspo, Drvaspa)
  • ΑΘšΟ (athsho, Atar)
  • ΦΑΡΡΟ (pharro, Khvarenah)
  • ΜΑΟ (mao, Mah)
  • ΜΙΘΡΟ, ΜΙΙΡΟ, ΜΙΟΡΟ, ΜΙΥΡΟ (mithro, miiro, mioro, miuro, varianti di Mithra)
  • ΜΟΖΔΟΟΑΝΟ (mozdaooano, "Mazda il vittorioso?")
  • ΝΑΝΑ, ΝΑΝΑΙΑ, ΝΑΝΑšΑΟ (varianti del pan-asiatico Nana, del sogdiano nny, e nel contesto zoroastriano Anahita)
  • ΜΑΝΑΟΒΑΓΟ (manaobago, Vohu Manah )
  • ΟΑΔΟ (oado, Vata)
  • ΟΡΑΛΑΓΝΟ (orlagno, Verethragna)

Solo poche divinità indiane furono utilizzate:

  • ΒΟΔΔΟ (boddo, Buddha),
  • šΑΚΑΜΑΝΟ ΒΟΔΔΟ (shakamano boddho, Shakyamuni Buddha)
  • ΜΕΤΡΑΓΟ ΒΟΔΔΟ (metrago boddo, il bodhisattava Maitreya)

ΟΗšΟ (oesho) fu a lungo considerato l'equivalente dell'indiana Shiva, ma secondo recenti studi oesho sarebbe l'avestico Vayu.[7][8]

Kanishka ed il Buddhismo[modifica | modifica sorgente]

KanishkaI.jpg
Moneta d'oro di Kanishka I con una rappresentazione del Buddha (ca.120)

La reputazione di Kanishka nella tradizione buddhista si deve soprattutto al quarto concilio buddhista tenutosi in Kashmir.

Egli favorì la scuola di Gandhāra di arte buddhista-greca e la scuola di Mathura di arte induista. Lo stesso Kanishka sembra aver abbracciato sia il buddhismo che il culto persiano di Mithra.

Il suo grande contributo all'architettura buddhista fu lo stupa di Kanishka a Peshawar, in Pakistan. Gli archeologi che ne scoprirono la base nel 1908-1909 dissero che aveva un diametro di 95 metri. I racconti dei pellegrini cinesi, quali Xuánzàng, dicono che fosse alto dai 600 ai 700 "piedi" cinesi (all'incirca 180-210 metri) e che fosse ricoperto di gioielli.[9]

Si dice che Kanishka fosse molto vicino allo studioso buddhista Aśvaghoṣa, il quale divenne il suo consigliere religioso.

Monetazione buddhista[modifica | modifica sorgente]

Le monete buddhiste di Kanishka sono relativamente poche (meno dell'1%). Molte di loro raffigurano Kanishka stesso su una faccia, ed il Buddha in piedi sull'altra, in stile ellenistico. Pochissime mostrano Shakyamuni Buddha e Maitreya. Come tutte le monete di Kanishka, il loro disegno è piuttosto rozzo e le proporzioni tendono ad essere imprecise, e l'immagine del Buddha è leggermente deformata.

Sono sconosciuti tre tipi di monete buddhiste di Kanishka.

Il Buddha[modifica | modifica sorgente]

Il Buddha in piedi in stile ellenistico, con la scritta "Boddo" in greco, che tiene in mano il lembo sinistro della sua veste, e forma l'abhaya mudra. Si conoscono solo sei monete Kushan del Buddha (la sesta è incastonata in un antico pezzo di gioielleria, formato da una moneta del Buddha di Kanishka decorata con un anello di rubini a forma di cuore). Tutte queste monete venivano coniate in oro, ma sono abbastanza piccole (circa la dimensione di un obolo) se paragonate alle altre monete di Kanishka.

Buddha in piedi in bronzo con caratteristiche simili a quelle delle monete di Kanishka. Gandhāra, solitamente datata al III-IV secolo

Il Buddha viene rappresentato mentre indossa un abito monastico, l'antaravasaka, l'uttarasanga e la sopraveste sanghati.

Le orecchie sono molto grandi e lunghe, esagerazione simbolica resa necessaria dalla piccolezza delle monete, ma visibili anche in altre statue di Gandhara del III-IV secolo. Ha un grande ciuffo che copre l'usnisa, spesso stilizzato con un ricciolo, visibile anche sulle statue di Gandhara.

In generale la rappresentazione del Buddha su queste monete è altamente simbolica, e diversa dallo stile ellenistico viste nelle più antiche sculture di Gandhara. In molti disegni si vedono anche dei baffi. Sull'altra faccia di queste monete appare il chakra, la cui front porta l'urna. Un'aureola formata da una, due o tre linee lo incorona.

Il "Shakyamuni Buddha"[modifica | modifica sorgente]

Raffigurazione del Shakyamuni Buddha
Raffigurazione del Maitreya

Il Shakyamuni Buddha visto di fronte, con la mano sinistra sul fianco e la destra che forma l'abhaya mudra. Tutte queste monete sono in rame.

L'abito del Shakyamuni Buddha è leggero se paragonato a quello delle monete del Buddha, mostra i contorni del corpo in modo quasi trasparente. Erano probabilmente i primi due livelli dell'abito monastico, antaravasaka e uttarasanga. È inoltre ripiegato sul braccio sinistro (invece di essere tenuto con la mano). Ha un abbondante ciuffo che ne copre l'ushnisa, ed una semplice o doppia aureola sopra la testa.

Il "Maitreya Buddha"[modifica | modifica sorgente]

Il Bodhisattva Maitreya (con la scritta "Metrago Boudo") a gambe incrociate su un trono, che regge una pentola d'acqua e forma l'abhaya mudra. Queste monete sono solo in rame.

Sulle monete più chiare il Maitreya sembra indossare i bracciali di un principe indiano, caratteristica tipica delle statue del Maitreya. Il trono è decorato con piccole colonne. Il titolo di "Buddha" per Maitreya è impreciso, dato che si tratta in realtà di un Bodhisattva (è il buddha del futuro). Questo sta a rappresentare una limitata conoscenza della cosmologia buddhista da parte dei Kushan.

L'iconografia di questi tre tipi è molto diversa da quella delle altre divinità raffigurate nella monetazione di Kanishka. Mentre le altre divinità sono mostrate solo di profilo, i Buddha sono solo frontali, il che indica che furono copiati dalle statue contemporanee dei buddha in piedi e seduti.[10] Le rappresentazioni di Buddha e Shakyamuni hanno spalle coperte dall'abito monastico, il che indica che le statue usate come modello provenivano dalla scuola d'arte di Gandhara, piuttosto che da Mathura.

Scrigno di Kanishka[modifica | modifica sorgente]

Lo "scrigno di Kanishka", datato al 127, con il Buddha circondato da Brahma e Indra, e Kanishka in piedi al centro della parte inferiore, British Museum
Resti dello stupa di Kanishka a Shah-Ji-Ki-Dheri

Lo "scrigno di Kanishka" o "reliquiario di Kanishka", datato al primo anno del regno di Kanishka (127), fu scoperto in una camera posta sotto allo stupa di Kanishka, nel corso degli sacvi archeologici del 1908-1909 a Shah-ji-Dheri, nei sobborghi di Peshawar.[11][12] Oggi si trova presso il museo di Peshawar, ed una copia è nel British Museum. Si dice aver contenuto i resti delle ossa del Buddha, oggi ospitate a Mandalay, Burma.

Lo scrigno è dedicato a Kharoshthi. L'iscrizione recita:

« (*mahara)jasa kanishkasa kanishka-pure nagare aya gadha-karae deya-dharme sarva-satvana hita-suhartha bhavatu mahasenasa sagharaki dasa agisala nava-karmi ana*kanishkasa vihare mahasenasa sangharame »
Dettaglio di Kanishka, circondato dal dio sole e dalla dea luna iranici, sullo scrigno di Kanishka. British Museum.
Reliquie del Buddha rinvenute nello stupa di Kanishka a Peshawar, Pakistan, inviate dai britannici a Mandalay, Burma, nel 1910. Teresa Merrigan, 2005

Il testo è firmato dallo scrittore, un artista greco di nome Agesilas, il quale supervisionò i lavori dello stupa di Kanishka, il che conferma la partecipazione dei greci nelle realizzazioni buddhiste: "Il servo Agisalaos, soprintendente dei lavori del vihara di Kanishka nel monastero di Mahasena" ("dasa agisala nava-karmi ana*kaniskasa vihara mahasenasa sangharame").

Il coperchio dello scrigno raffigura il Buddha su un piedistallo di loto, adorato da Brahma e da Indra. Il lato del coperchio è decorato da un fregio di oche in volo. Il corpo dello scrigno raffigura un monarca Kushan, probabilmente lo stesso Kanishka, con il sole e la luna iranici ai suoi lati. Sui lati si trovano due immagini di un Buddha seduto, adorato da alcune figure reali. Una tela sorretta da cherubini avvolge la scena, in tipico stile ellenistico.

L'assegnazione a Kanishka dello scrigno è stata recentemente messa in discussione, soprattutto per motivi estetici (ad esempio il re sullo scrigno non ha la barba, a differenza di Kanishka). Per questo motivo lo scrigno viene spesso associato al successore di Kanishka, Huvishka.

Kanishka nella tradizione buddhista[modifica | modifica sorgente]

Nella tradizione buddhista Kanishka è spesso descritto come un re violento e senza fede prima della conversione al buddhismo, come nello Sri-dharma-pitaka-nidana sutra.[13]

Si dice anche che l'arrivo di Kanishka fosse stato predetto dal Buddha, così come al costruzione del suo stupa.[14]

Moneta di Kanishka con il Bodhisattva Maitreya "Metrago Boudo"

La stessa storia è ripetuta in un'opera khotanese trovata a Dunhuang, che dice come Kanishka sarebbe giunto 400 anni dopo la morte del Buddha. Il racconto descrive anche come Kanishka eresse il suo stupa.[15]

Anche i pellegrini cinesi (come Xuánzàng che viaggiò attorno al 630) raccontano la storia.[16]

Trasmissione del Buddhismo alla Cina[modifica | modifica sorgente]

L'espansione di Kanishka nel bacino del Tarim diede probabilmente il via alla trasmissione del Buddhismo in Cina.

I monaci buddhisti di Gandhara giocarono un ruolo chiave nello sviluppo delle idee buddhiste e nella loro espansione in Asia settentrionale a partire dalla metà del II secolo. Il monaco Kushan Lokakṣema (ca. 178) divenne il primo traduttore delle sculture del Buddhismo Mahayana in cinese, e creò un ufficio di traduzione nella capitale cinese Luoyang. Sembra che i monaci buddhisti dell'Asia centrale ed orientale abbiano intessuto molte relazioni nei secoli seguenti.

Kanishka fu probabilmente sostituito da Huvishka. Quando e come questo avvenne è ancora nell'ombra. Il fatto che siano esistiti altri re Kushan di nome Kanishka serve solo a complicare la storia.

Nei media[modifica | modifica sorgente]

Nelle serie manga, Berserk, la figura dell'imperatore Ganishuka nemico di Griffith in Berserk è basata su Kanishka. In questo manga è anche un profondo buddhista che riempì il suo regno con immagini sacre, promuovendo questa religione. Come la sua controparte reale, Ganishka ha decorato il suo castello com figure buddhiste.

"Kanishka" è anche una delle più famose canzoni della rock band argentina Los Brujos, nella quale si parla del re Kushan e della moglie, inclusa nell'album Fin de semana Salvaje.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nicholas Sims-Williams e Joe Cribb (1995/6): "A New Bactrian Inscription of Kanishka the Great". Silk Road Art and Archaeology 4 (1996), pp. 75-142.
  2. ^ Nicholas Sims-Williams (1998): "Further notes on the Bactrian inscription of Rabatak, with an Appendix on the names of Kujula Kadphises and Vima Taktu in Chinese". Proceedings of the Third European Conference of Iranian Studies Part 1: Old and Middle Iranian Studies. Edito da Nicholas Sims-Williams. Wiesbaden. 1998, pp. 79-93
  3. ^ Falk, Harry (2001): "The yuga of Sphujiddhvaja and the era of the Kuṣâṇas." Silk Road Art and Archaeology VII, pp. 121-136; Falk, Harry (2004): "The Kaniṣka era in Gupta records." Silk Road Art and Archaeology X (2004), pp. 167-176.
  4. ^ Chavannes, Édouard. "Trois Généraux Chinois de la dynastie des Han Orientaux. Pan Tch’ao (32-102 p. C.); – son fils Pan Yong; – Leang K’in (112 p. C.). Chapitre LXXVII du Heou Han chou." T’oung pao 7, p. 232 e nota 3.
  5. ^ Hill, John E. 2003. "Annotated Translation of the Chapter on the Western Regions according to the Hou Hanshu." seconda edizione
  6. ^ Frances Wood, The Silk Road: two thousand years in the heart of Asia 2002, illus p 39.
  7. ^ Nicolas Sims-Williams, Bactrian Language in Encyclopaedia Iranica, vol. 3, Londra, Routledge & Kegan Paul.
  8. ^ H. Humbach, 1975, p.402-408. K.Tanabe, 1997, p.277, M.Carter, 1995, p.152. J.Cribb, 1997, p.40
  9. ^ Dobbins, K. Walton. (1971). The Stūpa and Vihāra of Kanishka I. The Asiatic Society of Bengal Monograph Series, Vol. XVIII. Calcutta.
  10. ^ The Crossroads of Asia, p201
  11. ^ H. Hargreaves, H. (1910-11): "Excavations at Shāh-jī-kī Dhērī"; Archaeological Survey of India, 1910-11, pp. 25-32.
  12. ^ D. B. Spooner (1908-9): "Excavations at Shāh-jī-kī Dhērī."; Archaeological Survey of India, 1908-9, pp. 38-59.
  13. ^ Kumar, Baldev. 1973. The Early Kuṣāṇas, p. 95 New Delhi, Sterling Publishers
  14. ^ Kumar, Baldev. 1973. The Early Kuṣāṇas. Page 91 New Delhi, Sterling Publishers.
  15. ^ Kumar, Baldev. 1973. The Early Kuṣāṇas. p. 89 New Delhi, Sterling Publishers.
  16. ^ Xuánzàng, citato in: Kumar, Baldev. 1973. The Early Kuṣāṇas. p. 93. New Delhi, Sterling Publishers.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hermann Kulke, Rothermund, Dietmar, A history of India, Londra e New York, Routledge, 1998. ISBN 0-415-15481-2 ISBN 0-415-15482-0.
  • M. A. Foucher, "Notes sur la geographie ancienne du Gandhâra (commentaire à un chapitre de Hiuen-Tsang)", BEFEO, no. 4, ottobre 1901, pp. 322-369
  • Osmund Bopearachchi, De l'Indus à l'Oxus, Archéologie de l'Asie Centrale, Lattes, Association imago-musée de Lattes, 2003. ISBN 2-9516679-2-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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