Magdi Allam

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Magdi Cristiano Allam
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Magdi Cristiano Allam
Luogo nascita Il Cairo
Data nascita 22 aprile 1952
Professione giornalista
Partito Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (2009-2010)
Io Amo l'Italia (2010-2014)
Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale (2014-)
Legislatura VII
Gruppo Gruppo del Partito Popolare Europeo (2009-2011)
Europa della Libertà e della Democrazia (2011-)
Circoscrizione Italia nord-occidentale
Pagina istituzionale

Magdi Cristiano[1] Allam (in arabo: مَجْدِي علام, Maǧdī ʿAllām; Il Cairo, 22 aprile 1952) è un giornalista, politico e scrittore egiziano naturalizzato italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e il trasferimento in Italia[modifica | modifica sorgente]

Per volontà della madre Safeya, che lavorava come baby sitter per una famiglia italiana, i Caccia, studiò presso il collegio cattolico delle suore comboniane al Cairo[2]. Dal 1962 fino al 1970 studiò in un collegio salesiano guidato da Don Carlo Moroni. Imparò la lingua italiana e acquistò familiarità con la cultura italiana e occidentale e la religione cattolica (pur non essendo ancora battezzato[3]).

A vent'anni (1972) ottiene una borsa di studio indetta dal governo italiano e si trasferisce in Italia[4][5]. Si laurea in sociologia all'Università La Sapienza di Roma.[6][7] Allam ha tre figli: Sofia, Alessandro e Davide,[8].[9][10]

L'attività giornalistica in Italia[modifica | modifica sorgente]

La carriera giornalistica di Magdi Allam è durata 35 anni. Inizialmente si è occupato di tematiche legate al Vicino Oriente e ai rapporti tra questo e l'Occidente. Dopo avere collaborato con i quotidiani il manifesto e con l'agenzia di stampa «Quotidiani Associati»[4], dove scrive articoli di politica internazionale, entra a La Repubblica, dove lavora come editorialista e inviato speciale. Nel 2003 Stefano Folli lo porta al Corriere della Sera offrendogli la carica di "vicedirettore ad personam", una qualifica superiore a quella ricoperta a la Repubblica e che solleva Allam da ogni responsabilità sulla linea politica del giornale. Il suo primo articolo al Corriere è datato 3 settembre 2003[11]; Allam firma il suo ultimo articolo per il quotidiano di via Solferino il 30 novembre 2008[12], quando direttore è Paolo Mieli (i due si erano conosciuti nel 1978 alla «Quotidiani Associati»).

Le sue posizioni, molto vicine a quelle dei critici più severi del mondo islamico (dura condanna di numerose associazioni islamiche da lui ritenute estremiste, proposta del divieto di costruire nuove moschee,[13] teorie riguardanti rapporti occulti tra moschee e gruppi terroristici che ne avrebbero in alcuni casi anche finanziato la costruzione[14]) gli hanno procurato critiche ma anche consensi.[senza fonte]

I suoi ammiratori lo citavano spesso come modello di musulmano moderato e di arabo perfettamente integrato nel mondo, nella cultura e nel sistema di valori propri dell'Occidente[15]; per i suoi detrattori si tratta invece di un personaggio inattendibile che diffonde odio e sospetti.[senza fonte] Un incidente giornalistico rimasto irrisolto appare quanto dichiarato il 31 maggio 2004 sul Corriere della Sera, su cui Allam scrive che nel commando dell'iracheno Muqtada al-Sadr che aveva rapito quattro italiani e trucidato Fabrizio Quattrocchi vi era un italiano. Invitato a rivelarne il nome, Allam non lo fa, affermando che la notizia gli era stata comunicata dai servizi segreti italiani. La richiesta di Sandro Bondi e di Franco Servello in Parlamento fu che, a quel punto, il governo di Silvio Berlusconi avrebbe dovuto rivelare "di quali notizie disponga" e quali fossero "i collegamenti tra terrorismo islamico e componente italiana del terrorismo internazionale". Al di là della indimostrata esistenza di una "componente italiana del terrorismo internazionale" a quella data, tali domande, così come quella avanzata dal gruppo DS al Senato rimasero senza risposta alcuna, né Allam confermerà mai quella che di fatto è rimasta una dichiarazione senza alcuna fonte accertabile.[16]

Nel 2006, Allam ha vinto, congiuntamente a tre altri giornalisti, il premio Dan David, istituito dall'omonima fondazione israeliana in onore di un imprenditore israeliano[17]. Il premio, dotato di 1 milione di dollari, gli è stato assegnato per "il suo incessante lavoro mirante a favorire la comprensione e la tolleranza fra le culture".[18] Il 30 novembre 2008 Magdi Allam abbandona il giornalismo per dedicarsi all'attività politica.

La conversione al Cattolicesimo[modifica | modifica sorgente]

Il 22 marzo 2008, durante la veglia pasquale, Magdi Cristiano Allam formalizzò la sua conversione al Cattolicesimo ricevendo in San Pietro in Vaticano da Benedetto XVI battesimo, cresima ed eucaristia in soluzione unica.[19]

Riguardo a Benedetto XVI dichiarò:

« Indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato. »
(Magdi Allam. Lettera al Corriere della Sera, 23 marzo 2008[20].)

Con la conversione assunse il nome di Cristiano: già dal libro Grazie Gesù si firma come Magdi Cristiano Allam. Padrino del giornalista è stato Maurizio Lupi, all'epoca deputato di Forza Italia[21].

Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vicepresidente della comunità islamica italiana Coreis, ha dichiarato all'ANSA di rispettare la scelta di Allam, pur avanzando qualche "perplessità" per il momento e il luogo «di così grande valore simbolico» scelto per la conversione: «Se Allam realmente è stato spinto da una forte ispirazione spirituale, forse sarebbe stato meglio procedere con delicatezza, magari con un prete a Viterbo, dove egli vive».[22] L'UCOII, associazione islamica con la quale Allam ha sempre fortemente polemizzato (v. oltre), ha anch'essa dichiarato per bocca del suo portavoce, l’imam ʿIzz al-Dīn al-Zīr, di rispettare la scelta di Allam: «L'importante è che ogni persona viva la sua religiosità in modo pacifico e rispettando le altre religioni».[22]

La critica alla Chiesa[modifica | modifica sorgente]

Il 25 marzo 2013 dichiara al quotidiano Il Giornale: «Prendo atto che la Chiesa è fisiologicamente tentata dal male, inteso come violazione della morale pubblica, dal momento che impone dei comportamenti che sono in conflitto con la natura umana, quali il celibato sacerdotale, in aggiunta alla tentazione del denaro»; «Ciò che più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa è il relativismo religioso e la legittimazione dell'Islam come vera religione, di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto»; «Sono contrario al globalismo che porta all'apertura incondizionata delle frontiere nazionali sulla base del principio che l'insieme dell'umanità deve concepirsi come fratelli e sorelle, che il mondo intero deve essere concepito come un'unica terra a disposizione di tutta l'umanità»; «Sono contrario al buonismo che porta la Chiesa a ergersi a massimo protettore degli immigrati, compresi - e soprattutto - i clandestini».[23][24][25]

In un'intervista concessa al Wall Street International Magazine in data 15 agosto 2013[26], Magdi Cristiano Allam comunica quanto segue: "Sono cristiano, considero valido il battesimo ricevuto da Benedetto XVI ma critico i comportamenti della Chiesa a partire dalla sostanziale legittimazione dell'Islam come religione di pari valore del cristianesimo, dall'adesione all'ideologia dell'immigrazionismo fino alla legittimazione dei clandestini, dal sostegno ai poteri finanziari come è stato con il governo Monti, uomo della Goldman Sachs, Moody's, Gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale."

Carriera politica e deputato del Parlamento Europeo[modifica | modifica sorgente]

Il 30 novembre 2008 Magdi Allam annuncia la fondazione del partito Protagonisti per l'Europa Cristiana. In un'intervista al Corriere della Sera Allam dichiara di aver creato questo nuovo soggetto politico anche per la tutela e l'affermazione in politica delle radici cristiane dell'Europa[27].

Allam sigla in seguito un accordo con l'UDC, in virtù del quale viene candidato come indipendente, capolista per il Nord-Ovest alle Elezioni europee del 2009. È stato eletto al Parlamento Europeo con 39.637 preferenze personali.

Nel dicembre 2011 ha abbandonato il gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo (PPE), in polemica sulla tiepidezza del gruppo sui temi etici e sulla presenza nello stesso gruppo del partito islamico-conservatore turco Giustizia e Sviluppo (AKP),[28] e si è iscritto al gruppo euroscettico Europa della Libertà e della Democrazia, dove siede assieme agli europarlamentari italiani della Lega Nord e ad altri movimenti nazionalisti, quali il Raggruppamento popolare ortodosso (Grecia), il Partito Popolare Danese, il Movimento per la Francia, il Partito Costituzionale Riformato olandese, i Veri Finlandesi e il Partito Nazionale Slovacco.

Il 28 e 29 novembre 2009 si è svolto a Solbiate Olona (VA) il primo congresso del movimento politico di Allam, che assume il nome di Io Amo l'Italia[29]. Il movimento adotta come simbolo elettorale un disegno regalato da Giorgio Forattini raffigurante una bandiera italiana tricolore sulla quale è impressa una croce gialla. Il movimento politico Io Amo L'Italia ha istituito un "Centro per la riforma etica delle istituzioni", articolato su 11 commissioni tematiche.

Il 20 gennaio 2010 Magdi Allam annuncia a Porta a Porta il suo tentativo di candidarsi, come indipendente, con il Popolo della Libertà alla presidenza della regione Basilicata. Berlusconi e Fini esprimono però seri dubbi sulla candidatura[30]. Successivamente Magdi Allam ha annunciato la sua candidatura con una lista propria, Io amo la Lucania, interna al movimento Io amo l'Italia, che ha partecipato alle elezioni lucane attestandosi all'8,72%[31]. In occasione della strage di Oslo del 22 luglio 2011, Allam si è segnalato per aver sostenuto che l'attentato è da considerarsi quale conseguenza del dilagare del multiculturalismo[32]. È costantemente seguito da una scorta di 6 uomini su tre auto blindate[33].

Secondo VoteWatch, a inizio febbraio 2013 dopo quasi quattro anni dalle elezioni del 2009, Magdi Allam risulta essere al 716º posto su 734 nella classifica complessiva delle presenze in seduta plenaria di tutti gli europarlamentari (tasso di presenza del 70,16%)[34].

L'adesione a FdI[modifica | modifica sorgente]

Nel 2014 aderisce a Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale, diventando membro dell'ufficio di presidenza del partito,[35]. Si candida alle elezioni europee del maggio 2014 nella circoscrizione Nord Est[36], ma non è eletto.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

  • Nel maggio 2011 Allam fu condannato dal tribunale di Milano per diffamazione nei confronti del leader politico tunisino Rashid Ghannushi, all'epoca ricercato dal regime dittatoriale in patria e successivamente destinato ad essere eletto Presidente della Repubblica tunisina. Nel libro Viva Israele, Allam aveva espresso contro Ghannushi accuse che il Tribunale stabilì essere del tutto infondate, condannando lo stesso Allam al pagamento di 38 000 euro.[37]
  • Nell'agosto 2011 il tribunale di Jesi condannò Allam per diffamazione ai danni dell'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia per una falsa accusa di minaccia di morte ricevuta.[38]
  • Nel febbraio 2012 la 1ª sezione civile di Milano sentenziò che Allam aveva diffamato due giornalisti del Corriere della Sera e del Sole 24 ORE, che nel suo libro Io amo l’Italia ma gli italiani la amano? (Mondadori), erano stati accusati da Allam di non essere mai stati a Bassora (Iraq) nel 2003. I giornalisti erano in realtà stati presi in ostaggio il 28 marzo 2003. Il tribunale condannò anche la Mondadori a cancellare i passaggi incriminati, in quanto giudicati frutto di una falsa ricostruzione dei fatti.[39]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Islam, Italia. Chi sono e cosa pensano i musulmani che vivono tra noi, Milano, Guerini, 2001. ISBN 88-8335-208-4.
  • Bin Laden in Italia. Viaggio nell'Islam radicale, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 88-04-51416-7.
  • Diario dall'Islam. Cronache di una nuova guerra, Milano, Oscar Mondadori, 2002. ISBN 88-04-50478-1.
  • Jihad in Italia. Viaggio nell'Islam Radicale, Mondadori, Milano, 2002, ISBN 88-04-52421-9
  • Saddam. Storia segreta di un dittatore, Milano, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51633-X.
  • Kamikaze made in Europe. Riuscirà l'Occidente a sconfiggere i terroristi islamici?, Milano, Mondadori, 2004. ISBN 88-04-51805-7.
  • Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l'incoscienza dell'Occidente, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-04-50449-8.
  • Io amo l'Italia, ma gli italiani la amano?, Milano, Mondadori, 2006. ISBN 88-04-55655-2.
  • Viva Israele. Dall'ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-56777-6.
  • Grazie Gesù. La mia conversione dall'Islam al cattolicesimo, Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-04-57850-5.
  • Europa cristiana libera. La mia vita tra verità e libertà, fede e ragione, valori e regole, Milano, Mondadori, 2009. ISBN 978-88-04-59008-8.
  • Grazie alla vita. L'altra Italia che non smette di sognare, con Rita Coruzzi, Milano, Piemme, 2011. ISBN 978-88-566-1810-5.

Vincere la paura (2005)[modifica | modifica sorgente]

In Vincere la paura Magdi Allam ha portato testimonianze della sua vita sotto scorta, assegnatagli dal Ministero dell'Interno italiano a seguito delle minacce che avrebbe ricevuto da parte della dirigenza di Ḥamās per via delle critiche ripetute mosse da Allam medesimo al terrorismo suicida palestinese.[40] Nello stesso libro, Allam ha inoltre accusato Roberto Piccardo, ex-segretario dell'UCOII, di averlo segnalato ad Ḥamās ai fini di farne decretare la condanna a morte, di complicità nei sequestri in Iraq nonché di «fomentare odii e incitare alla morte». A seguito della pubblicazione del libro, Piccardo ha sporto querela contro Allam.[41]

Io amo l'Italia. Ma gli Italiani la amano? (2006)[modifica | modifica sorgente]

Nel suo libro Io amo l'Italia. Ma gli Italiani la amano? Allam scrive di come l'UCOII e la IADL (Islamic Anti-Defamation League[42]) avrebbero assoldato un "plotone di esecuzione" composto da estremisti di destra e di sinistra con la finalità di assassinarlo e di "spargere veleni sulla [sua] credibilità ed onorabilità": questo per dare esecuzione al già citato mandato ad uccidere che sarebbe stato emesso dalla dirigenza di Ḥamās nei suoi confronti. Osserva tuttavia il sen. Luigi Malabarba (PRC) che «non risultano aperti procedimenti penali a carico dell'Ucoii[43] o della Iadl, tanto meno per l'istigazione all'omicidio del sig. Magdi Allam», e che lo stesso Ministro dell'Interno che ha assegnato la scorta ad Allam ha ritenuto di «nominare l'Ucoii nella consulta per l'islam italiano»[44].

A quest'ultima considerazione del sen. Malabarba l'ex Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu (principale promotore della citata Consulta) ha in seguito ribattuto sostenendo che sarebbe stato impensabile escludere fin dall'inizio l'UCOII, la principale organizzazione islamica presente in Italia, dal nuovo organo nato appunto per rappresentare l'Islam italiano.

Viva Israele (2007)[modifica | modifica sorgente]

Nel suo libro Viva Israele, Allam, oltre a celebrare la sacralità della vita, con tutti i valori ad essa connessi, critica in modo veemente alcuni noti studiosi della realtà arabo-islamica contemporanea, primo fra tutti il prof. Massimo Campanini,[45] allora dell'Università degli studi di Napoli "L'Orientale". Allam accusa Campanini di antisemitismo, di minimizzare colpevolmente il "pericolo islamista" - un abito mentale tipico, secondo Allam, della grande maggioranza dei docenti universitari italiani - e di sottovalutare, nei suoi libri, editi da prestigiose case editrici italiane e anche straniere, il ruolo dei Fratelli Musulmani nella realizzazione di atti di violenza di stampo fondamentalista nel mondo.

Tale accusa completa il pensiero di Magdi Allam, ostile al mondo universitario dell'orientalismo italiano[46] che, nel corso del 2007, lo aveva ad esempio già indotto a condannare con la massima severità, dalle pagine de Il Corriere della Sera, l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale" - specializzata dal 1732 nello studio delle culture orientali extra-europee - nonché la Georgetown University di Washington D.C., università cattolica statunitense, per aver invitato tra gli altri relatori (fra cui Tariq Ramadan) un personaggio quale Rashid Ghannushi per il convegno internazionale Giving Voice to Muslim Democrats tenutosi a Napoli. Ghannushi, a causa di questo articolo, declinò l'invito, asserendo di non sentirsi garantito nella libera espressione delle sue idee.[47]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nome adottato in occasione del battesimo, il 22 marzo 2008.
  2. ^ La famiglia Caccia pagò le spese scolastiche.
  3. ^ In un'intervista a Grazia, Allam descrisse così le proprie convinzioni in materia di religione: «Sono un musulmano laico. Non mi sono mai convertito al Cristianesimo. Un giorno molti anni fa, sono entrato in una chiesa e ho fatto la Comunione. Non era un gesto di fede. Ma un bisogno, profondo e confuso, di appartenenza a una cultura che volevo diventasse mia»
  4. ^ a b Magdi Cristiano Allam, Europa Cristiana Libera, Mondadori, 2009.
  5. ^ «Devo andarmene, l'Egitto è una grande prigione e io voglio vivere in libertà» (Vincere la paura, p. 46)
  6. ^ Magdi Allam, Enciclopedia Treccani. URL consultato il 21-9-2012.
  7. ^ Magdi Cristiano Allam, Io Amo l'Italia. URL consultato il 21-9-2012.
  8. ^ Articolo di Saviona Man sull'israeliano Haaretz (2-7-2007). Sito visitato il 20-9-2012
  9. ^ "Viva Israele", Milano, Mondadori, 2007, Ringraziamenti, p. 201
  10. ^ Stefano Lorenzetto, "Io, condannato a morte perché denuncio i terroristi", Il Giornale, 16 dicembre 2007. URL consultato il 24-3-2008.
  11. ^ Il primo articolo di Magdi Allam sul Corriere della Sera
  12. ^ Qualifica di Allam fornita dallo stesso Corriere della Sera.
  13. ^ Moschee-mania, serve uno stop (Corriere della Sera, 29 settembre 2005)
  14. ^ Intervista di Magdi Allam all'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu (Corriere della Sera, 25 settembre 2003)
  15. ^ Un ammiratore di Magdi Allam
  16. ^ Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, Milano, il Saggiatore, 2006, p. 202.
  17. ^ Il premio Dan David
  18. ^ Dan David Prize laureate.
  19. ^ "Approdo di un lungo cammino. Decisivo l’incontro con il Papa", Lettera al direttore di Magdi Allam, Corriere della Sera del 23 marzo 2008.
  20. ^ Corriere della Sera, «Approdo di un lungo cammino. Decisivo l’incontro con il Papa» di Magdi Cristiano Allam.
  21. ^ Anche per evitare strumentalizzazioni politiche Allam ha dichiarato, nel suo libro Grazie Gesù, di non amare il partito di Lupi essendo, per definizione del suo fondatore Silvio Berlusconi, un partito "monarchico nelle decisioni e anarchico nei valori".
  22. ^ a b "Il Corriere della Sera", 23-3-2008, p. 8.
  23. ^ Magdi Cristiano Allam, Perché me ne vado da questa Chiesa debole con l'islam in Il Giornale, 25 marzo 2013. URL consultato il 25 marzo 2013.
  24. ^ Redazione Online, Magdi Cristiano Allam: «Lascio la Chiesa» in Corriere della Sera, 25 marzo 2013. URL consultato il 25 marzo 2013.
  25. ^ Magdi Allam lascia anche la Chiesa: "Questi Papi troppo deboli con l'Islam" in La Repubblica, 25 marzo 2013. URL consultato il 25 marzo 2013.
  26. ^ Magdi Cristiano Allam. Intervista al giornalista egiziano naturalizzato italiano.. URL consultato il 9/09/2013.
  27. ^ «Il mio partito per l'Europa cristiana» - Corriere della Sera
  28. ^ Comunicato di dimissioni dal PPE
  29. ^ Sito ufficiale di Io amo l'Italia.
  30. ^ Così riportano da Il Giornale e Il Secolo d'Italia. Quest'ultimo lo attacca duramente con un editoriale intitolato "Ci mancava solo l'egiziano"[senza fonte].
  31. ^ [1] Storico elezioni
  32. ^ Articolo "Se il multiculturalismo genera nuovi mostri (e dirlo non è un reato)", pubblicato il 1º agosto 2011 sull'edizione online del Giornale. Sito consultato il 2 agosto 2011
  33. ^ Mancano i soldi, ma le scorte no. Ecco tutti i potenti da proteggere", da "Il Tempo" del 20/09/2013
  34. ^ VoteWatch Europe: European Parliament, Council of the EU
  35. ^ Ufficio Presidenza - Sito ufficiale di Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale
  36. ^ Magdi Cristiano Allam, europarlamentare e capolista di Fratelli d’Italia alle Elezioni Europee nel Nord-Est, sostiene il piano di esenzione fiscale per le zone alluvionate e t...
  37. ^ Magdi Cristiano Allam condannato dal tribunale di Milano per diffamazione
  38. ^ Magdi Cristiano Allam condannato per diffamazione
  39. ^ GIORNALISTI: MAGDI ALLAM CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE - Scrissi che cronisti non erano a Bassora, per giudice era falso
  40. ^ Anteprima del libro Vincere la paura
  41. ^ La Stampa, 06/09/2005
  42. ^ Un'associazione fondata e diretta da Dacia Valent fin dal luglio del 2005, nota soprattutto per aver denunciato Oriana Fallaci per i suoi libri caratterizzati da fortissima ostilità all'islamismo
  43. ^ L'UCOII è spesso indicata come associazione islamica legata ai Fratelli Musulmani, organizzazione ampiamente finanziata dall'Arabia Saudita. Impossibile fornire dati numerici affidabili che la riguardino, vista la diffusa autoreferenzialità dei movimenti islamici in Italia che non sono riusciti a identificare un loro portavoce in grado di siglare con lo Stato italiano un accordo concordatario.
  44. ^ Interrogazione parlamentare del sen. Malabarba, 18 luglio 2006, seduta n.19
  45. ^ All'epoca docente di Storia contemporanea dei Paesi Arabi dell'Università degli studi di Napoli "L'Orientale".
  46. ^ Nel suo Viva Israele, Milano, Mondadori, 2007, p. 168, il giornalista-scrittore afferma in toni apodittici: «... (il) mondo accademico italiano, che è perlopiù ideologicamente schierato a sinistra e nutre (...) simpatie filoislamiche».
  47. ^ Il motivo del duro attacco mediatico di Allam (che definì "terrorista" l'esponente fondamentalista tunisino) erano gli scritti giovanili di Ghannushi che un trentennio prima aveva in effetti usato espressioni incitanti alla violenza per abbattere il regime autocratico tunisino. Pochi anni più tardi Ghannushi aveva però espresso con costanza la sua ferma contrarietà all'uso della violenza, nella convinzione via via formatasi che il libero e "democratico" consenso dei musulmani avrebbe comunque infine consentito alle popolazioni islamiche di affrancarsi dai loro numerosi tiranni e dittatori, talora in grado di sopravvivere, essenzialmente grazie a non lievi "complicità" internazionali ("Intervista a Ġannūšī" (di M. Guida). Oriente Moderno, LXXXIV (2004), pp. 685-696.)

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