Fabrizio Quattrocchi

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Fabrizio Quattrocchi (Catania, 9 maggio 1968Iraq, 14 aprile 2004) è stato una guardia di sicurezza privata italiana. È noto per essere stato rapito e ucciso in Iraq, dove lavorava per una compagnia militare privata; e per essere stato insignito della medaglia d'oro al valor civile alla memoria.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Addetto alla sicurezza[modifica | modifica sorgente]

Nato a Catania ma cresciuto a Genova, Quattrocchi fu impegnato fino al 2000 nell'attività di famiglia, una panetteria di via San Martino, nei pressi dell'omonimo ospedale, coi genitori, il fratello e la sorella. Dopo la morte del capofamiglia tale attività cessò, con la vendita dell'esercizio. Venuta meno la principale fonte di sostentamento, Quattrocchi, appassionato di arti marziali e praticante il Taekwondo, prese a seguire corsi di addestramento per prepararsi al lavoro di guardia del corpo e addetto alla sicurezza nei locali notturni, secondo quanto in seguito dichiarato dal fratello e dalla fidanzata.

L'entrata nell'IBSA[modifica | modifica sorgente]

Per un periodo seguì corsi di addestramento e lavorò per Ibsa, società di sicurezza e investigazioni, successivamente liquidata, della quale erano titolari Roberto Gobbi e Spartaco Bertoletti, che fu rappresentante in Italia di un'analoga società internazionale, di nome IBSSA (simile a quello della società genovese), con sede a Budapest e centro operativo in Israele.

Secondo Gobbi, Fabrizio Quattrocchi si sarebbe recato in Iraq in seguito dell'accettazione (ottobre 2003) del suo curriculum da parte di un non meglio individuato "mercenario genovese" impegnato nel reclutamento per l'Iraq, da parte di un'azienda del Nevada la DTS, per istruire personale locale alle tecniche di sicurezza e proteggere manager, magistrati, strutture d'interesse strategico, quali gli oleodotti. La partenza per il paese in guerra era avvenuta nel novembre del 2003, per un compenso mensile – sempre secondo quanto dichiarato dal Gobbi alla stampa – variabile (a seconda delle condizioni di rischio) tra i seimila e i novemila dollari.

L'attività svolta in Iraq[modifica | modifica sorgente]

L'unica testimonianza giornalistica nota[2] e diretta sull'attività svolta in Iraq da Fabrizio Quattrocchi è offerta dal periodico di approfondimento televisivo della RTSI, (Radio Televisione della Svizzera Italiana) Falò che, nel programma andato in onda il 14 maggio 2004, ha presentato un ampio servizio (circa 39 minuti) in esclusiva dedicato alle "guardie di sicurezza private" operanti in Iraq e nel resto del mondo.

L'inchiesta giornalistica – curata in origine dalla Televisione Svizzera francese e mai ritrasmessa in Italia, benché diffusa in italiano dalla RTSI e contenente le uniche immagini disponibili di Fabrizio Quattrocchi libero in Iraq – è stata realizzata direttamente nel paese arabo, e si chiude con un'ampia sezione (circa otto minuti) dedicata alla Presidium Corporation, la compagnia di sicurezza italiana presso la quale operava Quattrocchi. Le immagini, girate qualche tempo prima del rapimento di Quattrocchi, sono state riprese nella zona di Baghdad a bordo o nei pressi di un fuoristrada Galloper bianco impiegato dalla Presidium.

Il capo squadra, Paolo Simeone, appare nel video accompagnato da una persona identificata come Luigi e dallo stesso Quattrocchi, che compare armato in diverse inquadrature mentre sorveglia la scena dell'intervista realizzata dalla televisione svizzera e poi mentre i tre si esercitano, in una zona extraurbana, al tiro con il fucile.

Paolo Simeone – intervistato – assicura che la Presidium, a differenza di altre compagnie di sicurezza private, operanti all'epoca in Iraq, non si occupa né dell'addestramento delle Forze Armate irachene né opera in azioni di combattimento a fianco degli statunitensi, limitandosi a svolgere missioni dedicate alla protezione di persone e di infrastrutture commissionate da clienti statunitensi. Simeone, 32 anni all'epoca dell'intervista, sostiene di aver operato in Somalia come effettivo della Legione Straniera e in seguito, in Kosovo, in Angola e in Afghanistan.

Fabrizio Quattrocchi, che durante le riprese ha accompagnato con Simeone e Luigi i giornalisti svizzeri, viene definito nel servizio come il più discreto tra gli interlocutori da essi incontrati durante la loro inchiesta in Iraq. Quattrocchi appare con un giubbotto antiproiettile indossato su una maglietta dello stesso colore di quella visibile nelle immagini diffuse dai suoi rapitori prima del suo assassinio.[3] La trasmissione è basata su una puntata del primo programma di approfondimento giornalistico della TSR1, televisione della Svizzera Romanda, trasmessa il 13 maggio 2004, dal titolo Guerriers à louer (Guerrieri in affitto)[3] , della durata di ca. 59'. La trasmissione contiene, tra l'altro, anche le immagini e le notizie trasmesse dalla RTSI, inclusa l'intervista a Paolo Simeone e le immagini di Fabrizio Quattrocchi, visibili in apertura e tra i minuti 46'50" e 54'10". Le dichiarazioni di Simeone circa la natura di mercenari della loro attività sono reperibili a partire dal minuto 47'42".

Il rapimento[modifica | modifica sorgente]

Quattrocchi fu preso in ostaggio a Bagdad, il 13 aprile 2004, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, da miliziani del gruppo autoproclamatosi "Falangi Verdi di Maometto", mai identificati.

Il paese arabo occupato militarmente dagli Stati Uniti d'America già un anno dopo lo scoppio della guerra d'Iraq e da una coalizione internazionale nel 2003 era tutt'altro che pacificato. Pur non partecipando alle prime fasi del conflitto che aveva condotto in breve tempo (1º maggio 2003) al dissolversi dell'esercito iracheno e alla caduta di Saddam Hussein, l'Italia aveva accettato di far parte della "coalizione dei volonterosi" guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna e, a seguito delle risoluzioni ONU 1483[4], 1500[5] e 1511[6] del 22 maggio 2003, era presente in Iraq dal 15 luglio dello stesso anno con oltre 3.000 militari in un'operazione di peacekeeping denominata Antica Babilonia.

A seguito dell'operazione militare erano giunte in Iraq anche decine di migliaia di guardie, assunte da numerose compagnie private (contractors), sia statunitensi che di altri Paesi, per affiancare gli eserciti regolari nelle operazioni di controllo del territorio e per la protezione del personale e delle installazioni civili e militari. Gli Stati Uniti, la forza capofila della coalizione, avevano fornito alle guardie le apposite credenziali e le avevano dotate delle armi, nel quadro di una vasta operazione di outsourcing (esternalizzazione) delle proprie attività sul territorio iracheno.

Le quattro guardie italiane quindi, benché assunte da una "compagnia di sicurezza" fondata da italiani (la Presidium Corporation), stavano operando al servizio dell'esercito statunitense in Iraq, eludendo così – in ragione del loro status – gli obblighi legali stabiliti dalle convenzioni internazionali, cui sono invece legati per definizione i militari impegnati dalla potenza occupante[senza fonte]. Per questo stato di cose, la situazione dei rapiti fu subito ritenuta delicata e pericolosa.

Il reclutatore dei quattro rapiti, Giampiero Spinelli, socio della Presidium corporation, individuato come responsabile del loro invio in Iraq, è stato indagato dalla magistratura italiana e assolto con formula piena, ai sensi dell'art. 288 del c.p.

I rapitori lanciarono all'Italia un ultimatum: chiesero al Governo il ritiro delle truppe dall'Iraq, e le scuse per alcune frasi che avrebbero offeso l'Islam. L'ultimatum fu rifiutato. Cupertino, Agliana e Stefio furono liberati l'8 giugno 2004, dopo 58 giorni di prigionia.

Il ritrovamento del cadavere e le ipotesi sul decesso[modifica | modifica sorgente]

A seguito di una trattativa condotta anche tramite la Croce Rossa Italiana in Iraq, i resti di Fabrizio Quattrocchi sono stati ritrovati il 21 maggio 2004 nelle vicinanze dell'ospedale gestito a Baghdad dalla CRI da un intermediario con il quale erano entrati in contatto esponenti del consiglio degli Ulema sunniti iracheni.

Prima del trasferimento della salma in Italia, l'esito di esami sul DNA eseguito dal Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS), in poche ore, su campioni biologici provenienti dalla salma confrontati inviati a Roma tramite plico diplomatico con il bulbo di un capello ritrovato in un casco da motociclista lasciato dalla vittima a Genova avrebbe confermato, già il 23 maggio 2004, che le spoglie fatte rinvenire fossero proprio quelle di Quattrocchi. Il giorno successivo ulteriori test effettuati presso l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Roma avrebbero fornito analoghi risultati.

Emergevano frattanto particolari macabri: secondo i medici legali il corpo dell'ucciso sarebbe stato quasi certamente abbandonato e attaccato da animali, unica spiegazione plausibile per il fatto che il cadavere fosse del tutto ossificato a soli 40 giorni dalla morte. Tale tesi era inoltre supportata dalla mancanza di gran parte del cranio, delle braccia e delle costole e dalle profonde lacerazioni a carico degli indumenti indossati dalla vittima. A gettare un'ombra sulla versione ufficiale –che ha sempre parlato di un singolo colpo alla testa come causa della morte– la notizia, emersa dalle dichiarazioni degli anatomopatologi incaricati, che i colpi sarebbero stati due, uno al torace e l'altro alla testa.

Tuttavia il 25 maggio, poco dopo l'arrivo dei poveri resti dell'ucciso a Roma, la famiglia Quattrocchi bloccava il trasferimento a Genova della bara contenente i resti del loro congiunto; l'avvocato Aurelio Di Rella spiegava che «la famiglia chiede che la salma non venga trasferita a Genova sino a definizione degli accertamenti e non comprende le ragioni della fretta con la quale si sta operando». Dopo ulteriori esami, conclusi il 27 maggio, che confermavano l'identità del cadavere, i funerali si sono svolti, in forma solenne, il 29 maggio nella Cattedrale di San Lorenzo a Genova.

Il video dell'uccisione[modifica | modifica sorgente]

« Quando gli assassini gli stavano puntando la pistola contro, questo ragazzo ha cercato di togliersi il cappuccio e ha gridato: adesso vi faccio vedere come muore un italiano. E lo hanno ucciso. È morto così: da coraggioso, da eroe »
(Franco Frattini, 15 aprile 2004)

Non sono tuttora completamente chiari i motivi per cui i rapitori decisero di uccidere Fabrizio Quattrocchi, lasciando in vita i suoi colleghi, ma si conoscono i suoi ultimi momenti di vita, registrati su video. Nel giugno del 2004 il quotidiano londinese Sunday Times pubblicò un'intervista a un iracheno, il cui nome di battaglia è Abu Yussuf, dichiaratosi membro del gruppo di rapitori dei quattro italiani. Yussuf dichiarò di aver girato personalmente il video dell'uccisione dell'italiano.

Secondo Yussuf, Quattrocchi, ormai consapevole del suo destino, avrebbe chiesto perché intendevano ucciderlo. «Per chiedere al governo italiano di ritirare le truppe», sarebbe stata la risposta. L'italiano avrebbe replicato: «È inutile, il mio governo non tratterà mai con voi per salvare le nostre vite». I rapitori allora lo costrinsero a inginocchiarsi in una fossa, bendato e con le mani legate.

Il racconto di Yussuf prosegue: «Quattrocchi mi disse: "Tu che parli italiano concedimi un desiderio, toglimi la benda e fammi morire come un italiano"» – Maurizio Agliana, collega di prigionia di Quattrocchi, confermò in seguito l'effettiva presenza tra i rapitori di almeno una persona in grado di capire e parlare un minimo di italiano[7] – «Voleva guardarci negli occhi mentre gli sparavamo». Ma mentre reiterava la richiesta di togliere la benda, l'ostaggio fu colpito mortalmente alla testa. Secondo Yussuf «Quattrocchi fu ucciso con la sua pistola, ma con una pallottola irachena». Successivamente, un video dell'uccisione fu spedito alla tv del Qatar Al Jazeera, che si è sempre rifiutata di mandarlo in onda sostenendo che fosse «troppo macabro», nonostante la stessa emittente avesse già trasmesso ripetutamente scene di vittime di guerra e filmati di esecuzioni.

Stando alla versione di Yussuf, per liberare gli altri tre ostaggi furono pagati 4 milioni di dollari. La versione ufficiale della liberazione di Cupertino, Agliana e Stefio parla invece di un blitz incruento da parte delle truppe americane.

Solo nel gennaio 2006 il TG1 della Rai ricevette un filmato relativo all'uccisione di Quattrocchi e lo trasmise parzialmente, interrompendone la riproduzione un attimo prima del momento degli spari «per rispetto della sensibilità della famiglia e dei telespettatori». Nel suo blog[8] il giornalista del TG1 Pino Scaccia ne riferisce il contenuto completo:

« Fabrizio Quattrocchi è inginocchiato, le mani legate, incappucciato. Dice con voce ferma: "Posso toglierla?" riferito alla kefiah. Qualcuno gli risponde "no". E allora egli tenta di togliersi la benda e pronuncia: "Adesso vi faccio vedere come muore un italiano". Passano secondi e gli sparano da dietro con la pistola. Tre colpi. Due vanno a segno, nella schiena. Quattrocchi cade testa in giù. Lo rigirano, gli tolgono la kefia, mostrano il volto alla telecamera, poi lo buttano dentro una fossa già preparata. "È nemico di Dio, è nemico di Allah", concludono in coro i sequestratori. »
(Pino Scaccia, 9 gennaio 2006, descrivendo il filmato dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi)

Subito dopo la trasmissione del filmato, l'allora direttore del TG1 Clemente Mimun intervistò in diretta il compagno di prigionia Maurizio Agliana e la sorella di Fabrizio, Graziella Quattrocchi.

Sul video diffuso dal TG1 furono sollevati dubbi anche a seguito della testimonianza di Margherita Boniver, allora sottosegretario di Stato agli Affari esteri, la quale sostenne che il filmato originale pervenuto ad Al Jazeera – e da lei visionato nel maggio 2004, durante una visita in Qatar – fosse «diverso» da quello mandato in onda nel 2006.[9]

Il processo ai presunti reclutatori[modifica | modifica sorgente]

Il 27 settembre 2007 la procura della Repubblica presso il tribunale di Bari ha richiesto il rinvio a giudizio per Giampiero Spinelli e per Salvatore Stefio – quest'ultimo rapito con Quattrocchi – in quanto ritenuti responsabili di «arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero» reato punito ai sensi dell'art. 288 del codice penale italiano nei confronti di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi.[10]

Per lo Spinelli il GIP di Bari aveva deciso, sulla base del medesimo reato, il divieto di espatrio per sei mesi, ma il provvedimento era stato annullato, il 18 ottobre 2007, dal tribunale del Riesame.

Il 17 aprile 2008 il GUP di Bari ha rinviato a giudizio Spinelli e Stefio[11], mantenendo invariato il capo d'accusa. Il processo è iniziato il 31 luglio 2008, avanti alla Corte d'Assise di Bari,[12] e si è concluso il 16 luglio 2010 con la piena assoluzione degli imputati con la formula "perché il fatto non sussiste".[13]

Le controversie dei familiari col regista Carlo Vanzina[modifica | modifica sorgente]

Nel 2007 la famiglia di Quattrocchi protestò con la produzione del film 2061 - Un anno eccezionale, poiché nella pellicola l'attore Diego Abatantuono, prima di essere fucilato assieme ai suoi compagni, pronuncia la battuta: «Fategli vedere come muore un patriota», sottolineata da un fragoroso peto.

L'esplicito riferimento alla celebre frase «Vi faccio vedere come muore un italiano» pronunciata da Fabrizio Quattrocchi prima di morire, pur trattandosi di un film "comico-demenziale", fu considerato dalla famiglia Quattrocchi un accostamento inaccettabile e di cattivo gusto.[14] In merito, il regista e sceneggiatore del film Enrico Vanzina negò di aver mai avuta l'intenzione di parodiare Quattrocchi.[15]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor civile alla memoria[modifica | modifica sorgente]

La destra italiana, in particolare Alleanza Nazionale, assurse Quattrocchi a simbolo di eroismo per la sua ostentazione di fierezza nazionale, chiedendo il conferimento di una decorazione alla memoria.[16][17][18][19][20]

Con decreto del 13 marzo 2006, su proposta del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi conferì a Fabrizio Quattrocchi la medaglia d'oro al valor civile.

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l'Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l'onore del suo Paese.[1]»
— Iraq, 14 aprile 2004

Altri riconoscimenti ed opere dedicate[modifica | modifica sorgente]

  • Le città di Milano e di Assisi [21]hanno dedicato una via a Fabrizio Quattrocchi.[22] Analoghe decisioni sono state prese da altri comuni (Roma, Trieste e Firenze[23]), anche se ancora la via non è stata assegnata.
  • La città di Castellabate ha dedicato una via a Fabrizio Quattrocchi.[24]
  • Il comune di Brugnato ha deciso di intitolare un ponte a Fabrizio Quattrocchi.[25]
  • La sorella di Fabrizio Quattrocchi gli ha intitolato un'associazione sportivo-culturale che si propone di promuovere e sviluppare principi di solidarismo alla pratica e alla difesa delle libertà civili, in modo particolare dei bambini.
  • In memoria di Fabrizio, poco dopo il suo assassinio, l'imprenditore Flavio Briatore assegnò un vitalizio all'anziana madre, ufficialmente stabilito da atto notarile.[26]
  • Oriana Fallaci ha dedicato il suo libro "La forza della ragione" a Fabrizio Quattrocchi e agli "Italiani ammazzati dal Dio-Misericordioso-e-Iracondo".[27]

Le critiche al conferimento dell'onorificenza[modifica | modifica sorgente]

Il conferimento della medaglia, avvenuto durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006, suscitò vive proteste da parte dei congiunti dei militari italiani morti negli attentati di Nāṣiriya, non insigniti di una decorazione di pari prestigio.

Tra questi, Maria Cimino, madre del caporalmaggiore scelto Emanuele Ferraro, dell'esercito italiano, la quale ha protestato verso il presidente della Repubblica Ciampi per la disparità di trattamento riservato a Fabrizio Quattrocchi e ai caduti di Nassiriya[28]. Analoga protesta è giunta dal figlio del brigadiere dei Carabinieri Domenico Intravaia, caduto nell'attentato di Nassiriya[29], e da Paola Cohen Gialli, vedova del maresciallo dei Carabinieri Enzo Fregosi, ucciso nell'attentato del 12 novembre 2003, la quale ha dichiarato:

« A noi non interessa il lato finanziario della vicenda perché non vogliamo la medaglia d'oro per ottenere il vitalizio, ma per avere un riconoscimento perenne a chi è morto mentre serviva il proprio Paese e contribuiva a far rinascere la democrazia in Iraq. Ai nostri carabinieri non è stato dato niente e a Quattrocchi la medaglia d'oro. È un'assurdità »
([30][31])

I congiunti dei militari caduti a Nassirya hanno percepito come insufficiente ed artificiosa la "Croce d'Onore" loro attribuita, una decorazione istituita per l'occasione. La Croce d'Onore è presente tra le decorazioni elencate presso il sito del Quirinale dedicato alle onorificenze italiane[32], con l'elenco dei nomi degli insigniti[33].

Solidarietà alla posizione dei familiari dei caduti di Nassiriya fu espressa anche da esponenti politici e da giornalisti, come Giuliana Sgrena (che affermò che Quattrocchi non meritava alcuna onorificenza[34]) e da Rosa Villecco, vedova di Nicola Calipari e deputata dei Democratici di Sinistra, che in un'intervista televisiva a Mario Adinolfi dichiarò che Quattrocchi "si è trovato" in Iraq per problemi di disoccupazione qui in Italia e non è la stessa cosa di chi era lì a servire lo Stato, ecco perché il rammarico dei parenti delle vittime di Nassiriya è comprensibile" e, riguardo alla famosa frase pronunciata in punto di morte, "viene caricata di significati, ma non è lì la dignità di un Paese". Per quanto riguarda il conferimento dell'onorificenza, infine, la signora Villecco affermò che "La destra attualmente ha bisogno di creare eroi, ma è sbagliato servirsi di un ragazzo che era semplicemente andato a cercarsi un lavoro".[35]

Nel merito, si rammenta che le onorificenze al valor militare e civile vengono assegnate, secondo la legislazione italiana, quale riconoscimento degli «atti di insigne o eccezionale coraggio».[36]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Motivazione del conferimento della medaglia d'oro a Fabrizio Quattrocchi, 13 marzo 2006, da quirinale.it.
  2. ^ rts.ch - vidéo
  3. ^ a b Guerriers à louer - rts.ch - émissions - temps présent - international
  4. ^ (EN) Testo della risoluzione ONU 1483, da un.org
  5. ^ (EN) Testo della risoluzione ONU 1500, idem
  6. ^ (EN) Testo della risoluzione ONU 1511, idem.
  7. ^ Pino Scaccia, Intervista a Maurizio Agliana al TG1 nel gennaio 2006, dal blog di Pino Scaccia
  8. ^ Pino Scaccia, La Torre di Babele. «L'ombra degli aguzzini», 9 gennaio 2006, fonte citata
  9. ^ «Giallo sul video di Quattrocchi. La Boniver: "Ne ho visto un altro"», da Repubblica, 11 gennaio 2006.
  10. ^ Fabrizio Quattrocchi, i 'contractor' e la trama oscura delle "spa paramilitari" di Anna Tarquini da l'Unità.
  11. ^ Nel 2009 Stefio è stato istruttore di un corso SERE (Survival, Evasion, Resistance, Escape) per un gruppo di militari della CRI ( Philip Willan Iraq hostage uses kidnap experience for survival course Italian Defence Industry Review - september 2009 pag. 9 )
  12. ^ La Repubblica, Stefio e Spinelli rinviati a giudizio, 18 aprile 2008
  13. ^ Corriere della Sera, Ex ostaggi in Iraq, assolti Stefio e Spinelli, 16 luglio 2010
  14. ^ Famiglia Quattrocchi contro Vanzina, TGcom 1º novembre 2007
  15. ^ Nessuna parodia su Quattrocchi, TGcom 1º novembre 2007
  16. ^ Azione Giovani,richiesta di conferimento della Medaglia al valor civile per Fabrizio Quattrocchi.
  17. ^ Fabrizio Quattrocchi. un italiano da onorare. L’On Ignazio La Russa ha avviato una raccolta di firme ...
  18. ^ Richiesta di conferimento medaglia al valore da parte di AN
  19. ^ Solo Alleanza Nazionale ha raccolto le firme per sollecitare Ciampi a questo riconoscimento che sancisce un pubblica onorificenza per questo grande esempio di amore di patria.
  20. ^ ADESIONE ALLA PETIZIONE PER LA MEDAGLIA D’ORO A FABRIZIO QUATTROCCHI! ... organizzata da Alleanza Nazionale, per il conferimento della medaglia d’oro...
  21. ^ IRAQ: UNA VIA DI ASSISI INTITOLATA A FABRIZIO QUATTROCCHI.
  22. ^ Una via e un giardino per ricordare Quattrocchi e i martiri di Nassiriya (Massimiliano Mingola, Il Giorno, 8 maggio 2006) [1])
  23. ^ Veltroni: Una via in onore di Fabrizio Quattrocchi, Corriere della Sera, 11 gennaio 2006 [2]
  24. ^ Delibera Comunale n. 307 del 28 dicembre 2007, con cui il Comune intitola nella frazione di Ogliastro Marina due strade: una a Fabrizio Quattrocchi e una a Nicola Calipari, [3]
  25. ^ E il ponte unisce tutta Brugnato (Il Giornale, 29 gennaio 2006) [4]
  26. ^ Vitalizio elargito da Briatore.
  27. ^ Nella prima pagina di Oriana Fallaci Intervista a se stessa
  28. ^ Repubblica.it » politica » Sgrena polemica su medaglia Quattrocchi "Non la meritava, era un mercenario"
  29. ^ [5]
  30. ^ Iltempo.it
  31. ^ ANSA.
  32. ^ Sito del Quirinale dedicato alle Onorificenze italiane
  33. ^ Elenco degli insigniti nel sito del Quirinale
  34. ^ «Sgrena polemica su medaglia Quattrocchi: "Non la meritava, era un mercenario"», da Repubblica, 22 marzo 2006
  35. ^ Mario Adinolfi. «Intervista a Rosa Calipari», nessuno TV, 20 marzo 2006, citata su megaChip.info.
  36. ^ R.D. 4/11/1932, n. 1423 e l. 2/1/1958, n. 13

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]