Al Jazeera

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Al Jazeera
Al Jazeera.svg
Paese Qatar Qatar
Data di lancio 1º novembre 1996 in lingua araba
15 novembre 2006 in lingua inglese
Editore Qatar Media Corporation
Sito www.aljazeera.net
Diffusione
Satellite
Digitale DVB-S, FTA su Eutelsat Hot Bird 13C (12.111 MHz)
Tivù Sat canale 51
Sky canale 560
Streaming
Digitale Adobe Flash, gratuito sul sito www.tiscali.it

Al Jazeera (in arabo: الجزيرة, al-Ǧazīra, talvolta italianizzato in Al Jazira) è la maggiore emittente televisiva del Qatar e trasmette in lingua araba. Il suo nome significa "La penisola"[1], e ha sede nello stato arabo del Qatar.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La nascita di Al Jazeera è dovuta alla volontà di Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar, di trasformare il suo paese nel centro culturale della regione, ritenuto l'unico metodo per il piccolo e storicamente irrilevante Qatar di assumere maggiore importanza nel panorama politico mediorientale.

Il progetto originale prevedeva che l'emittente, nata grazie agli ingenti finanziamenti dell'emiro, avrebbe dovuto in seguito sostentarsi esclusivamente con gli introiti privati derivanti dalla pubblicità, ma tale indipendenza finanziaria non è mai stata raggiunta in quanto le concessionarie della pubblicità dell'area erano e sono tuttora monopolizzate dall'Arabia Saudita, il cui governo è fortemente ostile ad Al Jazeera. Infatti, l'intenzione dell'emiro al Thani di creare una emittente "libera" ha dato ad Al Jazeera una forte connotazione di media indipendente, e sin dagli inizi i giornalisti che vi lavorano perseguono la ricerca di scoop e hot news (prestando a volte il fianco ad accuse di sensazionalismo). Proprio per questa sua peculiarità, Al Jazeera ha riscosso un immediato successo tra gli spettatori di tutti i paesi di lingua araba, che per la prima volta potevano avere accesso ad una informazione televisiva non censurata né addolcita ma pericolosamente induttiva.

Al Jazeera si è imposta come principale emittente in lingua araba in occasione dell'operazione militare statunitense Desert Fox del 1998 contro l'Iraq, e ha riconfermato la propria leadership nel 2000 con la copertura completa della seconda intifada.

Tutta la storia di Al Jazeera è costellata di tentativi da parte dei regimi arabi (compreso il nuovo[quale?] governo iracheno) di ostacolarne e reprimerne l'attività, tramite l'allontanamento dei giornalisti e la chiusura degli uffici di corrispondenza; clamorosa è stata, il 27 gennaio 1999, la decisione del governo algerino di imporre un black out alle principali città del paese per impedire la visione di Al Jazeera, il cui palinsesto di quel giorno prevedeva appunto un dibattito sulla presunta e televisivamente costruita[2] guerra civile in Algeria con la presenza in studio di un diplomatico dissidente. Tuttavia questi tentativi non sono riusciti ad arginare la popolarità dell'emittente, tanto che nel 2003 investitori governativi di molti paesi arabi hanno dato vita ad una nuova tv satellitare, Al Arabiya, con lo scopo dichiarato di sottrarre pubblico ad Al Jazeera combattendola ad armi pari, cioè imitandone i format e l'impostazione occidentale, ma con contenuti meno critici e corrosivi nei confronti dei governi della regione vicino-orientale.

Diffusione, organizzazione, palinsesto e ricezione[modifica | modifica sorgente]

Per la sua diffusione linguistica, è un'emittente che copre un ampio spazio, che va dall'Africa araba, ai paesi sauditi, fino all'Indonesia.

L'organizzazione è molto semplice, seppure rispettando dei canoni ben definiti. Le edizioni principali dei telegiornali, trasmesse in un ampio studio con bancone convesso, sono affidate ad uno staff di giornalisti composto sia da uomini che da donne. Le edizioni della mattina si svolgono in uno studio più piccolo, con grande schermo sulla parete ed una piccola platea con due poltrone, riservate al conduttore e all'ospite.

In Italia è ricevibile via satellite Hotbird, e anche sulle piattaforme tv Sky. Tivù Sat e Alice Home TV, in entrambe le versioni. Si può inoltre seguirla in streaming, oltre che dal sito stesso di Al Jazeera, da piattaforme come Coolstreaming o Yalp Alice.

Contenuti in Creative Commons[modifica | modifica sorgente]

Il 27 dicembre 2008 Israele lanciò la campagna militare Operazione Piombo fuso, chiudendo ogni collegamento con la Striscia di Gaza. Al Jazeera si trovò ad essere l'unica televisione ad avere corrispondenti all'interno della zona di guerra. L'enorme quantità di richieste di immagini da parte delle reti di tutto il mondo indussero Mohamed Nanabhay, responsabile web dell'emittente, a lanciare il primo archivio di una rete televisiva con licenza Creative Commons CC-BY[3]. Da quel momento la maggior parte dei contenuti online dell'emittente sono disponibili sotto tale licenza.

Al Jazeera English[modifica | modifica sorgente]

Al Jazeera Intl
Diffusione
Satellite
Digitale DVB-S, FTA su Eutelsat Hot Bird 13D (11.034 MHz)
Tivù Sat 55

Dal 15 novembre 2006, alle ore 12.00 CET, è iniziata la programmazione regolare del canale Al Jazeera English, che trasmette solo in lingua inglese, e che ha quattro sedi da dove partono le trasmissioni, e si trovano a:

Nello staff di giornalisti è presente una giornalista di nazionalità italiana, Barbara Serra.

JeemTV[modifica | modifica sorgente]

Logo originale dal 2005 al 2013

È il canale per bambini del gruppo, lanciato il 9 settembre 2005. Conosciuto anche con l'acronimo JCC, trasmette 18 ore e mezzo al giorno nei feriali e 19 ore nei fine settimana. Il 40% della sua programmazione è autoprodotto. Il quartier generale si trova a Doha, Qatar, e vi sono uffici regionali in Amman, Beirut, Cairo, Parigi, Kuala Lumpur e Rabat. L'organico conta circa 230 impiegati.

Il 29 marzo 2013, il canale è stato rinominato JeemTV. "Jeem" si riferisce alla lettera ج dell'alfabeto arabo.[4][5]

Al Jazeera Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Al Jazeera Sport.

Sono diciannove canali sportivi, tre in chiaro e gli altri sedici codificati, tra i quali 6 in HD, controllati da Al Jazeera. Essi trasmettono una miriade di eventi sportivi, tra cui i Mondiali di calcio, Campionati europei di calcio e dalla stagione 2009/10 anche la UEFA Champions League e l'Europa League (solitamente in onda sui canali a pagamento).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Donatella Della Ratta, Al Jazeera. Media e società arabe nel nuovo millennio, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-424-9282-5
  • Augusto Valeriani, "Il giornalismo arabo", Roma, Carocci 2005, ISBN 88-430-3280-1
  • Maddalena Oliva, Fuori Fuoco. L'arte della guerra e il suo racconto, Bologna, Odoya, 2008, ISBN 978-88-6288-003-9
  • Alessandro Cervi, "Al-jazeera e la rivoluzione dei media arabi", Palermo, Sellerio, 2005, ISBN 88-389-2050-8
  • Morigi-Boccolini Media e Oriente Mursia 2011

Note[modifica | modifica sorgente]

  • I siti aljazeera.com e aljazeerah.info non sono controllati dall'emittente televisiva Al Jazeera.
  1. ^ Frédéric Martel, Mainstream, Milano, Feltrinelli, 2010.
  2. ^ (FR) Nicolas Beau e Jacques-Marie Bourget, Le Vilain Petit Qatar, Fayard, 2013.
  3. ^ Al Jazeera, prima tv in Creative Commons [video] in wired.it, 7 aprile 2011. URL consultato il 17 luglio 2013.
  4. ^ Filmmaster MEA hosts the launch of JEEMTV for Al Jazeera Children - Filmmaster MEA
  5. ^ JCC presents JeemTV for Arab children of the 21st century - qatarisbooming.com

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]