Zine El-Abidine Ben Ali

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Zine El-Abidine Ben Ali
Zine El Abidine Ben Ali.jpg

Presidente della Tunisia
Durata mandato 7 novembre 1987 –
14 gennaio 2011
Predecessore Habib Bourguiba
Successore Fouad Mebazaâ (supplente)

Primo Ministro della Tunisia
Durata mandato 2 ottobre 1987 –
7 novembre 1987
Predecessore Rachid Sfar
Successore Hédi Baccouche

Dati generali
Suffisso onorifico زين العابدين بن علي

Zine El-Abidine Ben Ali, in arabo: زين العابدين بن علي (Hammam-Sousse, 3 settembre 1936), è un militare e politico tunisino. È stato il secondo presidente della Repubblica di Tunisia dal 7 novembre 1987, succedendo a Habib Bourguiba. Il suo mandato, protrattosi per più legislature, si è concluso dopo 23 anni, il 14 gennaio 2011, quando un crescendo di proteste popolari, iniziate nel 2010, ha condotto Ben Alì all'esilio all'estero.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Hammam-Sousse (Ḥammām Sūsa) il 3 settembre 1936. Mentre era studente alla scuola secondaria di Susa si unì alla resistenza contro il dominio coloniale francese, svolgendo funzioni di collegamento con il partito regionale Neo-Dustur: per questo fu temporaneamente espulso dalla scuola e imprigionato[1].

Al termine della scuola secondaria Ben Ali si guadagnò i gradi nell'École spéciale militaire de Saint-Cyr, poi nell'École d'application de l'artillerie de Châlons-sur-Marne, in Francia, nella Senior Intelligence School in Maryland, e nella School for Anti-Aircraft Field Artillery in Texas. La sua carriera militare professionale iniziò nel 1964 come ufficiale dello Stato Maggiore tunisino, ed in questo periodo fondò il Dipartimento della Sicurezza militare e ne diresse le operazioni per 10 anni. Brevemente servì come addetto militare in Marocco e in Spagna prima di essere nominato Direttore Generale della Sicurezza nazionale nel 1977[2]. Nel 1980 fu nominato ambasciatore a Varsavia, in Polonia, dove rimase quattro anni. Fu poi ministro degli Interni ad interim, prima di essere nominato ministro dell'Interno il 28 aprile 1986 e poi Primo Ministro dal presidente Habib Bourguiba, nell'ottobre 1987[3].

Colpo di Stato "Medico"[modifica | modifica sorgente]

Ben Ali divenne Presidente della Tunisia il 7 novembre 1987, dopo aver facilmente convinto i medici di Bourguiba a dichiarare che il "Presidente a vita" era inabile ed incapace di adempiere i doveri della presidenza.[4][5] La transizione si svolse in modo pacifico, in conformità con l'articolo 57 della Costituzione tunisina.[4] Lo Stato era sull'orlo del collasso economico (inflazione al 10%, debito estero che raggiungeva il 46% del PIL) e a rischio di un attacco militare da parte dell'Algeria, cui si aggiunse l'asserita scoperta di un progetto di colpo di Stato da parte del fondamentalista Movimento della Tendenza Islamica - originariamente noto come Azione Islamica prima di assumere la denominazione di Ḥaraka al-ittijāḥ al-Islāmī - Mouvement de la Tendence Islamique (MTI) e poi, nel 1989, di Ḥizb al-Nahḍa (Partito della Rinascita), o Ennahda, poi rimastogli[6] - per il quale 76 membri dell'organizzazione furono condannati nel 1987.

In quello che passò alla storia come il "colpo di Stato medico", fu agevolato da alcuni servizi segreti tra cui il SISMI su indicazione di Bettino Craxi[7].

Nel 1999 Fulvio Martini, ex capo del servizio segreto militare italiano, ha dichiarato ad una commissione parlamentare che "Nel 1985-1987 abbiamo organizzato una sorta di golpe in Tunisia, mettendo il presidente Ben Ali come capo di Stato in sostituzione di Bourguiba ". L'ottantaquattrenne Bourguiba, anche se era un simbolo della resistenza anticoloniale, era stato ritenuto non più in grado di governare il suo paese per il suo precario stato di salute mentale e la sua reazione all'integralismo islamico era stata ritenuta "un po' troppo energica" da Martini. Agendo sotto le direttive di Bettino Craxi, Presidente del Consiglio italiano, e di Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, Martini afferma di aver mediato l'accordo che ha portato alla transizione pacifica del potere nelle mani di Zine El-Abidine Ben Ali.[8]

Regime autoritario[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo leader proseguì la politica filo-occidentale del predecessore. Sotto la sua presidenza l'economia tunisina nel 2007 si è classificata al primo posto in termini di competitività economica in Africa, secondo il World Economic Forum[9]. In termini di libertà, le organizzazioni non governative e i media stranieri hanno regolarmente criticato la sua politica in materia di diritti umani, l'inclinazione verso la dittatura, compresa la repressione dei suoi oppositori, e gli attacchi alla libertà di stampa. Il suo regime è stato anche caratterizzato da una generalizzazione della corruzione, della quale ha beneficiato in primo luogo la famiglia della sua seconda moglie Leila, i Trabelsi, descritta dagli osservatori come "un clan para-mafioso"[10]. La sua fortuna personale, stimata in cinque miliardi di euro depositati in conti esteri o investiti nel settore immobiliare, sarebbe soprattutto il risultato di appropriazione indebita effettuata durante i 23 anni della sua presidenza.[11].

Il partito di Ben Ali, il Raggruppamento Costituzionale Democratico (RCD), erede del Partito socialista desturiano, ha dominato la scena politica nazionale dal 1987 al 2010: nel 1999, in occasione delle prime elezioni presidenziali con due candidati, il partito ottenne una percentuale "bulgara" del 99,66% dei suffragi. Nel 2002 - in flagrante contraddizione con quanto aveva promesso in occasione della sua deposizione di Bourguiba - Ben Ali impose come il suo predecessore una riforma costituzionale che abolì ogni limite di durata alla carica presidenziale, permettendo la sua rielezione nel 2004 con il 94,5% dei consensi.

Fine del regime[modifica | modifica sorgente]

Incontro con Colin Powell (a sinistra)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sommosse popolari in Tunisia del 2010-2011.

A partire dal dicembre 2010 una serie di proteste popolari si è allargata a numerose città della Tunisia. I partecipanti sono scesi in rivolta per manifestare contro disoccupazione, rincari alimentari, corruzione e cattive condizioni di vita. Le proteste, iniziate nel dicembre 2010, hanno costituito la più drammatica ondata di disordini sociali e politici in tre decenni e hanno provocato decine di morti e feriti. Ben Ali si è trovato quasi sorpreso e spiazzato da quest'insurrezione popolare, in quanto sino a quel momento mai nessuno avrebbe potuto osare così tanto e in ogni caso avrebbe trovato una repressione violenta da parte delle forze di polizia. Questa volta l'impresa di eliminare dalla scena politica Ben Ali appariva possibile. In uno scenario pieno di scontri continui (alla fine si conteranno più di 100 vittime tra civili e forze armate), il 14 gennaio 2011 il presidente ha infine abbandonato il Paese, fuggendo in esilio a Jedda in Arabia Saudita.

Dopo le rivolte è stato condannato in contumacia a 90 anni di carcere.[12]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze tunisine[modifica | modifica sorgente]

Gran maestro dell'Ordine dell'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine dell'Indipendenza
Gran maestro dell'Ordine della Repubblica - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine della Repubblica
immagine del nastrino non ancora presente Gran maestro dell'Ordine del 7 novembre

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 1989
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1991
Gran croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica)
— 1995[13]
Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
— 2003
Compagno d'Onore Onorario con Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno d'Onore Onorario con Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta)
— 2 giugno 2005
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco)
— 7 settembre 2006[14]

Altre onorificenze [1]:

  • 25 gennaio 1989 - Prix Louise Michel - Démocratie et Droits de l'Homme dell'Institut Français d'Etudes Politiques et Sociales
  • 9 dicembre 1989 - Médaille d'Honneur dell'Institut International de Droit Humanitaire
  • 18 giugno 1992 - Quadro "Alba Nuova" dell'Istituto Superiore della Difesa delle Tradizioni in Sicilia (Palermo - Italia)
  • 31 marzo 1993 - Man of the Year 1992 del Magazine "Al Ithnayn"
  • 28 giugno 1994 - Médaille Décernée aux Chefs d'Etat dei Lion's Clubs
  • 20 gennaio 1994 - Premio Telamone della Pace per l'Anno 1994 del Consiglio Direttivo del Centro di Programmazione dell'Azione Sociale del Comune di Agrigento (Agrigento -Italia)
  • 21 marzo 1995 - Prix de l'Organisation Mondiale du Mouvement Scout
  • 9 novembre 1995 - Prix Symbolique dell'Association Française "Deux mains pour l'enfance" (Francia)
  • 26 febbraio 1996 - Medaglia d'Oro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
  • 9 marzo 1996 - Distinzione di Merito Olimpico dell'Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali
  • 21 maggio 1996 - Alta Onorificenza della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Donatori di Sangue
  • 7 dicembre 1996 - Emblema dei Clubs Rotary International
  • 19 dicembre 1996 - Prix du Mérite du C.S.S.A. - Conseil Supérieur du Sport en Afrique
  • 4 febbraio 1997 - Medaglia d'Oro delle Società della Mezzaluna e della Croce Rosse alla 7ª Conferenza Mediterranea
  • 20 maggio 1997 - Medaglia dell'Associazione Internazionale Numismatici Professionisti
  • 2 dicembre 1997 - Premio della Pace del Centro Italiano delle Relazioni Internazionali

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Biography in Tunisia Online. URL consultato l'11 novembre 2010.
  2. ^ Ben Ali’s Biography: Zine El Abidine Ben Ali, President of the Tunisian Republic, Changement.tn
  3. ^ Zine el-Abidine Ben Ali Biography Biography.com
  4. ^ a b Tunisian Constitution United Nations, 2009.
  5. ^ Bourguiba Described in Tunis New York Times, November 9th, 1987
  6. ^ Columbia World Dictionary of Islamism, Olivier Roy and Antoine Sfeir (eds.), 2007, pp. 354-355
  7. ^ Sul ruolo del SISMI, allora guidato da Fulvio Martini, nel "colpo di Stato medico" del 1987, si veda, tra l'altro, Carlo Chianura, "L'Italia dietro il golpe in Tunisia". L'ammiraglio Martini: Craxi e Andreotti ordinarono al Sismi di agire. "La Repubblica" 10-10-1999. URL consultato il 22-12-2009., La Repubblica, 11 ottobre 1999, e Pierre Lethier, Argent secret: l'espion de l'affaire Elf parle, Paris, Albin Michel, 2001, p. 66 (ISBN 2-226-12186-2).
  8. ^ la Repubblica/fatti: 'L'Italia dietro il golpe in Tunisia'
  9. ^ (EN) Africa Competitiveness Report 2007 (Forum économique mondial)
  10. ^ Julie Calleeuw, « Tunisie: les Trabelsi, une « quasi-mafia » », RTBF, 14 janvier 2011
  11. ^ « La fortune des Ben Ali en question », Europe 1, 17 janvier 2011
  12. ^ www.corriere.it
  13. ^ 1995 National Orders awards
  14. ^ n° 680 of 7th September 2006

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 30386017 LCCN: n89207534