Habib Bourghiba

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Habib Bourguiba
ألحبيب بورقيبة
Bourguiba portrait.JPG

Presidente della Tunisia
Durata mandato 25 luglio 1957 –
7 novembre 1987
Predecessore Carica creata
Successore Zine El-Abidine Ben Ali

Primo Ministro della Tunisia
Durata mandato 11 aprile 1956 –
25 luglio 1957
Capo di Stato Muhammad VIII al-Amin
Predecessore Tahar Ben Ammar
Successore Bahi Ladgham

Ministro degli Esteri della Tunisia
Durata mandato 15 aprile 1956 –
29 luglio 1957
Capo di Stato Muhammad VIII al-Amin
Predecessore Carica creata
Successore Sadok Mokaddem

Ministro della Difesa della Tunisia
Durata mandato 15 aprile 1956 –
29 luglio 1957
Capo di Stato Muhammad VIII al-Amin
Predecessore Carica creata
Successore Bahi Ladgham

Presidente dell'Assemblea Costituente della Tunisia
Durata mandato 9 aprile 1956 –
15 aprile 1956
Capo di Stato Muhammad VIII al-Amin
Predecessore Carica creata
Successore Tariffe Jallouli

Dati generali
Suffisso onorifico الحبيب بورقيبة
Partito politico Neo-Dustūr (1934-1964)
Partito socialista desturiano (1964-1988)
Alma mater Sorbonne
Professione avvocato - politico
Firma Firma di Habib Bourguibaألحبيب بورقيبة

Habib Bourghiba (in arabo: ألحبيب بورقيبة[1]; Monastir, 3 agosto 1903Monastir, 6 aprile 2000) è stato un politico tunisino di origine berbera. Fu il leader della lotta per l'indipendenza e poi il fondatore della Tunisia moderna, e primo presidente della Repubblica tunisina (25 luglio 1957 - 7 novembre 1987).

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nato ufficialmente nel 1903 (ma secondo alcuni biografi la vera data sarebbe il 1901), Habib Bourghiba (il cui nome, in arabo classico, sarebbe al-Ḥabīb Abū Ruqayba ألحبيب أبو رقيبة) studiò al Collège Sadiki di Tunisi, dove ottenne il diploma arabo, prima di iscriversi al Lycée Carnot, dove si diplomò nel 1924.

Dopo essersi laureato in diritto ed aver conseguito la specializzazione in studi politici alla Sorbonne nel 1927, sposò la francese Mathilde Lorrain (1892-1976), madre del suo unico figlio Habib Bourghiba Jr. (1927-). Da lei divorziò nel 1961 per sposare l'anno dopo Wassila Ben Ammar (che morirà nel giugno 1999), da cui aveva peraltro divorziato nel 1986.

Dopo il primo matrimonio rientrò a Tunisi, esercitando la professione forense insieme ad altre attività, in particolare il giornalismo nei giornali nazionalisti tunisini, e l'adesione al partito Destour (arabo Dustūr, cioè "Costituzione"), di orientamento indipendentista.

Il leader della lotta per l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1932 fu tra i fondatori del giornale L'Action tunisienne, propugnatore di orientamenti laici. Questa posizione, anomala dentro il Dustur, condusse due anni dopo alla sua scissione in due partiti, uno islamizzante che mantenne il nome di Dustur, l'altro modernista, che si chiamò Neo-Dustur. L'ufficio politico del nuovo partito era costituito da Mahmoud Materi (presidente), Habib Bourghiba (segretario generale), Tahar Sfar, Bahri Guiga e M'hamed Bourghiba.

Durante gli anni trenta la repressione coloniale si fece più violenta, e Habib Bourghiba fu confinato con altri militanti nel sud del paese. Nel 1936 il governo del Fronte Popolare in Francia consentì la liberazione dei leaders indipendentisti. Ma il Fronte popolare durò poco, e nel 1938 Habib Bourghiba fu imprigionato in Francia per cospirazione contro la sicurezza dello Stato.

Nel 1940, liberato dalle SS naziste, il regime di Vichy lo consegnò all'Italia, su richiesta di Mussolini, che sperava di utilizzarlo per indebolire la resistenza francese nel Nordafrica, usandolo per "Radio Bari". Ma Bourghiba, una volta portato a Roma, si rifiutò di fare da garante ai regimi fascisti, e lanciò l'8 agosto 1942 un appello per sostenere le truppe alleate. Per questa posizione fu presto arrestato dai nazisti e fu rimesso in libertà solo nel maggio 1944, quando gli alleati ebbero conquistato il Nordafrica.

Nel dopoguerra, dopo aver visitato molti Paesi per guadagnare sostenitori alla causa tunisina, Bourghiba rientrò in patria per continuare la lotta. Insieme a Salah Ben Youssef avviò negoziati con il governo francese, che però fallirono. Ciò provocò, nel gennaio 1952, l'inizio della resistenza armata ed un irrigidimento delle posizioni in entrambi i campi.

Questa difficile situazione fu appianata dalle riforme avviate da Pierre Mendès-France poco più di un mese dopo la sua nomina a Primo Ministro. Egli infatti, il 31 luglio 1954, annunciò il riconoscimento unilaterale dell'autonomia interna della Tunisia (la cui condizione, va ricordato, non era di colonia, ma di protettorato, francese), e la formazione di un governo temporaneo con la partecipazione di 3 membri del Neo-Dustur.

Il trattato fu firmato il 3 giugno 1955 malgrado l'opposizione di Ben Youssef, per il quale questo accordo costituiva un passo indietro. In effetti, contrariamente a Bourghiba che sosteneva una strategia verso l'indipendenza da raggiungere pacificamente e per tappe, con l'aiuto della Francia e sotto la sua egida, Ben Youssef era un fautore del panarabismo, e puntava ad un'indipendenza totale e immediata.

In qualche mese, vinse la linea di Bourghiba, evitando così al Paese il bagno di sangue che si poteva prevedere in seguito ad uno scontro frontale con la Francia, e che negli anni successivi avrebbe travolto l'Algeria.

Il 20 marzo 1956 la Francia concedeva alla Tunisia l'indipendenza totale (ad eccezione del porto strategico di Biserta, che fu poi lasciato nel 1963), e meno di un mese dopo veniva eletta un'assemblea nazionale costituente e Bourghiba ne diventava presidente.

Liquidata pacificamente la monarchia (in realtà Beylicato husaynide), il 25 luglio 1957 veniva proclamata la repubblica (e già nella scelta di questa data era il segno del riconoscimento alla Francia del ruolo di partner privilegiato). Bourghiba, nominato presidente della nuova Repubblica, fu confermato con le elezioni dell'8 novembre 1957.

Il fondatore della Tunisia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Due Dinari dedicati a Bourguiba nel 10 ° anniversario della Repubblica

Sotto la presidenza di Bourghiba fu avviato un vasto piano di riforme destinate a dare avvio alla sovranità nazionale e a modernizzare la società tunisina, attraverso la diffusione dell'insegnamento e la promulgazione del Code du statut personnel (Codice dello statuto personale).

Con il nuovo codice venne molto ridimensionato il potere dei capi religiosi, pur restando l'Islam la religione di Stato (il presidente della Repubblica tunisina deve essere di religione musulmana). Le donne ebbero accesso ad uno status assolutamente inusitato per il mondo arabo (divieto della poligamia, sostituzione del divorzio al ripudio, legalizzazione dell'aborto), che, ad esempio nel caso dell'aborto, superava all'epoca perfino quello di cui godevano le donne francesi.

Il paese fu poi diviso in governatorati dotati di un'amministrazione moderna.

Con la nomina di Mahmoud Messaadi a ministro dell'educazione fu impostata la struttura di una moderna scuola pubblica e gratuita, mettendo fine al doppio regime scolastico: scuola coranica e scuola di tipo occidentale.

Anche nel settore giudiziario fu abolito il doppio regime e furono instaurate corti giudiziarie civili, ponendo fine all'influenza dei religiosi sulla magistratura.

Controcorrente, rispetto ai suoi vicini e omologhi arabi dei paesi che stavano uscendo dalla fase coloniale, Bourghiba diede la precedenza all'educazione e alla salute, piuttosto che all'armamento. Dopo una breve fase filocomunista e panaraba, nella quale dette piena fiducia al primo ministro Ahmed Ben Salah, fautore del socialismo desturiano, successivamente Bourghiba si affidò a un primo ministro liberale e filo-americano, Hédi Nouira (al-Hādī Nuwayra).

Anche in politica estera, Habib Bourghiba si distinse dai suoi omologhi, sostenendo, 20 anni prima di Anwar al-Sadat, la normalizzazione dei rapporti con Israele, e proponendo all'ONU la creazione di una federazione tra gli stati arabi della regione e lo stato ebraico.

L'involuzione del regime[modifica | modifica wikitesto]

Habib Bourguiba e Hédi Nouira durante il congresso del PSD nel 1974
L'ottuagenario presidente Bourguiba incontra il Ministro degli Esteri Caid Essebsi nei primi anni '80

La vecchiaia di Bourghiba e il decadere della sua salute coincisero tuttavia con l'arresto dello sviluppo del paese: eletto Presidente a vita nel 1972 in base alla revisione dell’art. 39 della Costituzione tunisina, nel 1978 egli riallineò il paese alle posizioni anti-israeliane prevalenti nel mondo arabo, criticando gli accordi di Camp David, il che valse alla Tunisia di divenire sede della Lega araba e successivamente dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel momento in cui questa fu costretta ad abbandonare il Libano dall'intervento militare israeliano. Crescevano intanto, nel paese, il clientelismo, la corruzione e la paralisi dello Stato. Le lotte per la sua successione e l'accentuarsi del carattere autoritario del regime indussero in Tunisia, a metà degli anni ottanta, una grave crisi politica.

Questa situazione favorì una forte crescita dell'islamismo radicale, che portò il paese sull'orlo della guerra civile dando luogo a crescenti sommosse, come del resto stava accadendo in tutto il Maghreb (sono questi, gli anni in cui inizia anche la guerra civile in Algeria).

Iniziato sotto il segno del liberalismo e della laicizzazione della società tunisina, il lungo regno di Bourghiba si concludeva nel crepuscolo oscuro e minaccioso del decadimento mentale senile del capo dello Stato, di una grave crisi economica e della lotta senza quartiere del generale Zine El-Abidine Ben Ali contro l'islamismo radicale crescente.

Nel 1987 il presidente Bourghiba fu deposto per senilità, con un colpo di Stato "medico" rimasto unico negli annali del mondo arabo, dal gen. Ben Ali (cui i servizi segreti italiani del SISMI non fecero mancare il proprio sostegno[2]) che si era fatto nominare Primo Ministro. Questi, eletto presidente nel 1989, proseguì comunque la politica del suo predecessore, accreditandosi come suo figlio spirituale, in linea con il desiderio di Bourghiba, che avrebbe voluto governare anche dopo la propria morte.

Per evitare che gli oppositori del regime lo usassero ai propri fini, il vecchio presidente fu confinato nel suo "dorato" palazzo di Monastir, sua città natale, fatto oggetto di grande riguardo e con l'assistenza di una équipe medica.

Morì il 6 aprile 2000, all'età ufficiale di 96 anni (ma forse erano 99), e fu sepolto nel mausoleo di famiglia, dove già aveva fatto collocare i suoi genitori e la sua prima moglie Mathilde.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze tunisine[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine dell'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Indipendenza
Gran Maestro dell'Ordine della Repubblica - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Repubblica

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 25 maggio 1962[3]
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 22 maggio 1963
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1983

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In dialetto magrebino.
  2. ^ la Repubblica/fatti: Tunisia, il golpe italiano 'Si', scegliemmo Ben Ali''
  3. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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