Bestemmia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Questa pagina è semiprotetta. Può essere modificata solo da utenti registrati.

La bestemmia è un'ingiuria o un epiteto offensivo riferito a una divinità e che appartiene alla sfera del turpiloquio.

Nell'uso comune viene usato quasi sinonimicamente coi termini imprecazione e blasfemia.

Letteralmente, per imprecazione si intende, propriamente in ambito religioso, una violazione del comandamento biblico "non nominare il nome di Dio invano", tramite la semplice pronuncia del nome o di un epiteto identificativo di una divinità fuori dal contesto religioso di riferimento. La blasfemia, invece, nel suo significato più proprio, indica un'espressione irriverente nei confronti della divinità o anche della religione, attraverso discorsi contrastanti con le verità di fede[1].

Le parole "bestemmia" e "blasfemia" derivano entrambe dal greco ἡ βλασφημία, τῆς βλασφημίας / blasphêmía, derivato da βλάπτειν / bláptein, "ingiuriare", e da φήμη/φάμα / phếmê o pháma (dialetto dorico), "reputazione", da cui deriva blasphemia in latino e che denota letteralmente la diffamazione.

Campi semantici

La lingua italiana conosce, nell'uso pratico odierno, una sola accezione di bestemmia, cioè quella consistente nell'ingiuria esplicita verso la divinità o verso soggetti ad essa correlati.

Nei testi italiani meno recenti, così come nelle traduzioni di testi antichi, il significato della parola può essere diverso: la parola "bestemmia" può indicare un'affermazione che offende una verità religiosa accettata come tale dai fedeli.

Nell'antichità

Presso i popoli primitivi esisteva la convinzione che la parola possedesse una forza magica, cioè che fosse in grado di rendere magico l'oggetto interessato, di modificarlo. La funzione antica della bestemmia, così come dell'invettiva e della calunnia vanno compresi alla luce di tale mentalità.

Negli scritti greci profani possono essere indicate come bestemmie le false presentazioni della divinità, per esempio le forme antropomorfiche[2], come pure il dubbio circa la potenza della divinità.

Nella Bibbia

Antico Testamento

Nell'Antico Testamento greco il termine βλασφημέω (blasphemeo) dice sempre riferimento, diretto o indiretto, contro la maestà divina, e, con poche eccezioni, indica sempre l'ingiuria a Dio dei popoli nemici di Israele[3]. Alcuni esempi:

  • Nel paragone con il re di Assur, JHWH è privato di ogni potere, è "reso inferiore", cioè insultato (2 Re[4]).
  • Quando Israele viene assalito è JHWH che viene bestemmiato (Tobia[5], 2 Mac[6]).
  • Quando Edom si felicita della rovina di Israele, insolentisce contro JHWH (Ez[7]).

Dato che per i pagani il Dio d'Israele non è fonte di speranza, essi sono in genere indicati come bestemmiatori di Dio (cf. Dn[8] Versione dei Settanta).

L'espressione di Levitico[9]:

« Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare»

si interpreta nel senso che anche solo menzionare il nome di JHWH è una bestemmia, perché tale nome non deve essere assolutamente pronunciato (Es[10]). Viene comminata la morte non soltanto agli israeliti che bestemmino, ma anche ai pagani (2 Re[11], 2 Mac[12], ecc.)

  • L'affermazione di Giobbe[13]: La collera non ti trasporti alla bestemmia, l'abbondanza dell'espiazione non ti faccia fuorviare, è interpretata da mons. Gianfranco Ravasi nel senso che "anche la bestemmia, come conferma il libro di Giobbe, è una forma di preghiera. Esprime un'istanza metafisica, tipica della preghiera degli atei, nel limite e nella solitudine: è una forma di superamento del limite imposta dall'impotenza che l'uomo avverte per sé"[14].

Il giudaismo conserva in genere la valenza dei testi esaminati della Versione dei Settanta.

Nuovo Testamento

I termini legati alla radice di βλασφημέω compaiono nel Nuovo Testamento 56 volte, di cui 34 nella forma di verbo, senza che ci sia alcun libro nel quale tali voci siano più attestate che in altri. Si tratta sempre di un uso religioso, cioè in riferimento diretto o indiretto a Dio (eccetto Gd[15]): bestemmie contro Dio sono parole o atteggiamenti che offendono la gloria e la santità di Dio[16].

I significati riscontrati sono i seguenti:

  • Bestemmia come mancanza contro la maestà di Dio. Può essere contro Dio stesso (At[17], Ap[18]) o contro il suo nome (Rm[19], 1Tim[20], Ap[21], dove il nome è parafrasi di Dio stesso), come contro la parola di Dio (Tt[22]) o contro gli angeli di Dio (2Pt[23]). Lo stesso Gesù, quando rivendica alla sua parola e alle sue azioni un'autorità messianica e si attribuisce diritti e poteri (per esempio, quello di rimettere i peccati, Lc[24], Mt[25]), appare agli occhi dei giudei come un bestemmiatore di Dio (Mc[26], Gv[27]). La sua condanna a morte è basata tra l'altro sulla bestemmia di Dio (Mc[28] e par., Mt[29]). Anche nel tardo giudaismo tale delitto comporta la morte.
  • Bestemmia come negazione della messianicità di Gesù, a cui consegue l'ingiuria e la derisione (Mc[30] e par., Lc[31]); chi lede la dignità dell'inviato, Gesù, con la bestemmia, pecca contro Dio stesso.
  • Bestemmia come ingiuria rivolta verso i discepoli di Gesù: la chiesa di Cristo e i suoi membri che testimoniano il Cristo con la loro vita sono oggetto delle ingiurie che avevano colpito il loro Signore (1 Pt[32], Ap[33]). Allo stesso modo Paolo deve a sua volta patire le persecuzioni che aveva prima consumato contro i cristiani (At[34], 1 Tim[35]). Bestemmiare la chiesa che porta il nome di Cristo costituisce derisione del Cristo e indirettamente bestemmia contro Dio.

La condotta cattiva dei discepoli può essere occasione di bestemmia contro Dio o contro la sua parola (1 Tim[20], Tt[22]). La vocazione dei discepoli è quella di contribuire alla glorificazione del Padre (Mt[36]). In questa linea vanno compresi anche i cataloghi dei vizi in cui si trova sempre la condanna della bestemmia (Ef[37], Col[38], 1 Tim[39]; 2 Tim[40]). La bestemmia è presentata quale caratteristica specifica dei pagani e dei cristiani apostati.

Giuda[15] parla di una bestemmia contro esseri gloriosi. L'espressione, non chiara, si riferirebbe a propagatori di false dottrine dalla vita libertina, che con la loro immoralità contravvenivano a determinate esigenze rituali e ascetiche delle potenze angeliche (δὸξας), bestemmiando così questi esseri gloriosi[41].

La bestemmia contro lo Spirito Santo

Il peccato della bestemmia può essere perdonato (Mc[42], Mt[43]), ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere perdonata (Mc[44]). Tale loghion, di carattere per noi enigmatico, viene interpretato comunemente nel senso che, tra coloro che recano ingiuria allo Spirito Santo vi sono alcuni che, pur riconoscendo l'azione dello Spirito di Dio nell'attività di Gesù, possono (e in questo consiste la bestemmia) scambiare la fede in Dio con la fede nel diavolo; il loghion mette in guardia, con profonda serietà, dal quest'estrema e quasi inimmaginabile possibilità demoniaca dell'uomo di dichiarare guerra a Dio, non in debolezza e in dubbio, ma dopo essere stato sopraffatto dallo Spirito Santo, sapendo quindi con precisione a chi dichiara guerra[45]. Questo bestemmiatore diventa pienamente consapevole nell'incontro con Dio. "Perciò colui che bestemmia lo Spirito impreca non più un Dio Lontano del quale si è fatta un'idea ridicola, ma un Dio che gli ha manifestato la sua opera di grazia convalidata dal segno della rivelazione. Per cui dovrebbe rivolgersi a lui con un atteggiamento di riconoscenza, non di bestemmia"[46].

Nel Corano

Lo scrittore Salman Rushdie accusato di blasfemia e soggetto di una fatwā emanata dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini, il Leader Supremo dell'Iran, nel febbraio 1989.

Al contrario di alcune religioni - fra cui l'Ebraismo - il Corano esorta i suoi fedeli a nominare spesso il nome di Dio (che, in base a una semplice lettura del testo sacro dell'Islam, è Allāh, ma anche al-Rahmān, ossia "Il misericordioso").

Dunque, nella normale parlata araba e di altre lingue di Paesi di cultura islamica, si usano numerose espressioni e interiezioni che impiegano il termine Allāh o i sinonimi relativi all'Essere Supremo: "Se Dio vuole" ( in shāʾ Allah ), "Dio mi perdoni" ( istaghfiru llāh ), "Mi rifugio in Dio" ( Awdhu bi-llāh ), "Dio ne sa di più" ( Allāhu aʿlam ) o il noto takbir (Allāhu Akbar ) o il semplice Yā Allāh! (Oh Dio!).

Accostare il nome di Dio o del profeta Maometto a sostantivi o aggettivi insultanti oppure osceni costituisce nondimeno uno dei principali peccati, sanzionati con la massima durezza dalla giurisprudenza islamica, come avvenne ad esempio, per bestemmie rivolte al profeta dell'Islam, con un folto gruppo di oltranzisti cristiani mozarabi a Cordova (i cosiddetti "Martiri di Cordova") che, all'epoca dell'Emirato dell'omayyade ʿAbd al-Raḥmān II (822-852), si recavano nella moschea principale per rivolgere insulti a Maometto.
Anche più di recente tale grave fattispecie giuridico-religiosa è stata ipotizzata per quanto riguarda la nota opera letteraria di Salman Rushdie "I versi satanici", anche se il reato contestato dai mullah sciiti iranici e dall'Ayatollah Khomeini fu piuttosto quello di apostasia, in punta di principio sciaraitico sanzionabile parimenti con la pena di morte.

Aspetti legali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Leggi sulla blasfemia.

La bestemmia ingiuriosa e triviale, in quanto offensiva del sentimento religioso dei rispettivi fedeli, è punita nelle legislazioni penali vigenti in molti paesi sia teocratici che laici; in questi ultimi, i termini della legge sono stati estesi per tener conto delle sensibilità religiose delle popolazioni immigrate da altri paesi.

In alcuni paesi la bestemmia non è un crimine. Per esempio, negli Stati Uniti d'America essere perseguiti per questo crimine violerebbe la Costituzione secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza nel caso Joseph Burstyn, Inc contro Wilson. Nel Regno Unito, precisamente in Inghilterra e Galles i reati di blasfemia sono stati aboliti nel 2008. In Europa, il Consiglio d'Europa ha raccomandato che i paesi membri adottino leggi a favore della libertà d'espressione. Nei paesi in cui è in vigore la sharia ed in altri paesi (come ad esempio il Pakistan), la blasfemia è un reato punibile con la pena di morte.

In luogo del reato di blasfemia, o in aggiunta ad esso, alcuni paesi vietano l'incitazione all'odio su base religiosa, il vilipendio della religione o gli "insulti religiosi". Queste reati si configurano con la citazione in giudizio effettuata da chi si senta offeso nei confronti della propria sensibilità religiosa.

Bestemmie più comuni in Italia

Come tutte le imprecazioni, anche non di natura sacrilega (es. porca miseria, porca puttana), le bestemmie italiane più diffuse accostano l'epiteto porco[47] al nome da profanare: i più tipici esempi sono infatti i nominativi della divinità e della Madonna associati prima o dopo l'elemento lessicale offensivo (spesso tale elemento coincide con il termine riferito al suino, porco o maiale). Essi sono testimoniati anche dalla letteratura contemporanea, in questa forma (Ammaniti, 2004, p. 46) o in alcune varianti (Iddio invece di Dio, Manganelli, 1975, p. 125; mapporco, Scòzzari, 1996, p. 29). Anche Pasolini, nelle opere ispirate alla vita di borgata,[48] riproduce queste bestemmie, ma censurandole in porco d... e porca m...[49]

L'epiteto porco non è però l'unico. Fra le altre bestemmie si ricordano l'uso di termini come bestia[50], boia, serpente, e cane, quest'ultima specialmente in Italia settentrionale; nella forma dialettale can è il tipico intercalare veneto. Sempre in Veneto e molto usato "masc-iò" "lazaròn" e "luamàr" (rispettivamente maiale, lazzarone e letamaio). In Piemonte frequentemente l'epiteto usato è "faus" (falso).

Eufemismi

Frequente è il mascheramento del nome venerato in vocaboli assonanti, a volte dotati di significato ("Maremma" per "Madonna"; "zio", oppure "diesel", "due", "duo", "Diaz", "disco", "Dionisio", "Diogene" per "Dio"; "Christian", "Cristoforo", "cristallo", "Cristopher", "cribbio" per "Cristo"), a volte privi di senso ("diu", "dao", "dino", "dinci", "dindio" ("tacchino" in veneto), "dindo", "disse", "diona", "diose", "madosca", "cristianamento"), e "ostrega" al posto di "ostia".

Fenomeno inverso è la sostituzione dell'epiteto offensivo: essa può tradire l'intento blasfemo (es. "porlo" per "porco", "bo" per "boia") o tradursi in un'espressione ancora forte ma non più ingiuriosa. È il caso dell'eufemismo "perdio",[51] registrato come lemma autonomo dai dizionari, e dei suoi derivati ancora più blandi ("perdinci",[52][53] "perdiana").[54]

Su questa scia si pongono espressioni che sostituiscono l'epiteto offensivo con sostantivi e aggettivi privi del tradizionale senso di impurità (es. "campanaro", "povero", "cantante", "Carlo"; nell'area modenese e reggiana, però, si nomina un "cantero" che può riferirsi al pitale[55]), quando non, apparentemente, benevoli ("caro", "bono", "bello").

Inoltre, vi sono altre espressioni usate per mascherare l'intera bestemmia, utilizzando parole inventate o non, che si basano sulla somiglianza fonetica ("Marcoddio", "Bioparco").

Nel Cattolicesimo

Il bestemmiatore lapidato, Gérard Hoet et Abraham de Blois, Immagini della Bible, , P. de Hondt editore, La Haye, 1728.
Il cosiddetto graffito di Alessameno, al museo sul colle Palatino a Roma, graffito pagano del secondo secolo che ritrae un uomo che adora un asino crocifisso, presumibile presa in gioco di un soldato cristiano. L'iscrizione riporta ΑΛΕΞΑΜΕΝΟΣ (ΑΛΕΞΑΜΕΝΟC) ΣΕΒΕΤΕ (CEBETE) ΘΕΟΝ, che si traduce "Alexamenos rispetta Dio".

L'insegnamento morale della Chiesa cattolica applica il secondo comandamento Non pronunciare il nome di Dio invano alle bestemmie, anzi, vede nella bestemmia un gesto ancora più grave di quello stigmatizzato dal secondo comandamento.

L'imperatore Giustiniano giudicava i bestemmiatori meritevoli di morte più di qualsiasi altro delinquente e Filippo II li faceva affogare con una grossa pietra al collo. Luigi IX faceva forare la lingua dei bestemmiatori con un ferro rovente e diceva che egli stesso si sarebbe sottoposto a tale supplizio pur di eliminare la bestemmia dal suo regno.[senza fonte]

Alcuni uomini e padri della Chiesa, autorevoli per la santità della vita nonché per l'alto insegnamento lasciato in eredità alla Chiesa come sant'Agostino di Ippona, san Girolamo, san Tommaso d'Aquino, san Bernardo da Chiaravalle, san Bernardino da Siena fin dall'antichità hanno ritenuto la bestemmia come il peccato più grave tra tutti i peccati mortali.

Padre Pio ha scritto nell'Epistolario: «La bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura per andare all'inferno».

San Giovanni Crisostomo ha scritto negli Annali: «Per la bestemmia vengono sulla Terra le guerre, le carestie, i terremoti, le pestilenze. Il bestemmiatore attira il castigo di Dio su se stesso, sulla sua famiglia e sulla società: Dio, per la bestemmia, spesso punisce gli uomini in generale, ma a volte punisce anche il singolo in particolare. Pur se nel corso della vita ci sono dei bestemmiatori che non vengono puniti dalla giustizia di Dio, alla fine della vita nessuno sfuggirà alla sua sentenza».

Papa Giovanni Paolo II, parlando del disprezzo rivolto contro il "nome di Dio", elenca (21 marzo 1993), oltre la bestemmia, gli "spettacoli dissacranti" e le "pubblicazioni altamente offensive del sentimento religioso".

Riferimenti culturali

Nelle religioni patriarcali, come quelle abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo, Islam), il corpo e l'istinto naturale animale a livello popolare sono spesso percepiti fortemente negativi e triviali[56]; perciò una tipica bestemmia per queste religioni è l'identificazione con animali quali i suini, oppure ancora come escrementi.

Letteratura

Poiché la bestemmia, nella storia, è stata spesso contrastata da legislazioni mirate a sopprimerne la diffusione, non ne è particolarmente frequente l'uso in letteratura dove, nei rari casi in cui se ne trovano accenni, è spesso censurata o variamente mascherata. L'esempio più eminente è quello dell'opera in francese di Rabelais, scritta a cavallo tra Medioevo e Rinascimento. Come analizzato dal critico russo Mikhail Bakhtin, l'uso sistematico della bestemmia e del corpo grottesco, nel contesto carnevalesco, ha il significato di una gioiosa celebrazione della vittoria della vita.

Nella poesia di Giuseppe Gioachino Belli, la bestemmia si esprime attraverso un accostamento, apparentemente casuale, tra espressioni che indicano il sacro e termini triviali.

Alla bestemmia, il poeta romanesco ha dedicato un suo sonetto, il n. 232, Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano, in cui l'autore ammonisce il bestemmiatore invitandolo a non bestemmiare, per paura che Dio lo punisca. Ovviamente, l'intero sonetto è estremamente ironico e suscita nell'attento lettore sensazioni di acuta comicità.

(it

(ROM))
« 232. Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano
Bbada, nun biastimà, Ppippo, ché Iddio
è Omo da risponne pe le rime.
Ma che ggusto sce trovi a ste biastime?
Hai l'anima de turco o dde ggiudío?

C'è bbisoggno de curre in zu le prime
a attaccà cor pettristo e cor pebbío?[57]
Chi a sto monno ha ggiudizzio, Pippo mio,
pijja li cacchi e lassa stà le scime.[58]

Poi, sce sò ttante bbelle parolacce!
Di' ccazzo, ffreggna, bbuggera, cojjoni;
ma cco Ddio vacce cor bemollo[59] vacce.

Ché ssi lleva a la madre li carzoni,[60]
e jje se sciojje er nodo a le legacce,[61]
te sbaratta li moccoli[62] in carboni. »

(IT)
« Sonetto 232. Primo: non nominare il nome di Dio invano


Bada, non bestemmiare, Pippo, perché Iddio
è tipo da rispondere per le rime.
Ma che gusto ci trovi in queste bestemmie?
Hai l'anima di turco o di giudeo?

C'è bisogno di ricorrervi subito
ed iniziare col "pettristo!" e col "pebbío!"?
Chi a questo mondo ha giudizio, Pippo mio,
se la prende con i deboli e lascia stare i forti.

Poi, ci sono tante belle parolacce!
Di' cazzo, fregna, in culo, coglioni;
ma con Dio vacci piano, vacci.

Perché se toglie alla madre i calzoni,
e gli si scioglie il nodo ai lacci,
ti trasforma gli impropèri in carboni[63]»

(Giuseppe Gioacchino Belli, sonetto n. 232, Primo, nun pijjà er nome de Ddio in vano, 12 novembre 1831)

Ne esce fuori l'immagine di un dio iracondo che reagisce violentemente contro l'incauto bestemmiatore. In un altro sonetto[64], invece, una madre redarguisce il figlio spiegandogli che bestemmiare non è così grave (perché a Dio non fa né caldo né freddo) quanto imprecare contro persone vive:

(it

(ROM))
« 647. L'imprecazzione
Nu lo sai che ccos'è un'imprecazzione?
è ppiú ppeggio assai ppiú dd'una bbiastima.

Perché cquesta er Zignore nu la stima
nemmanco pe 'na coccia de melone:
eppoi, bbeato lui, sta ttant'in cima
che nnun j'ariva a un pelo de cojjone. »

(IT)
« Sonetto 647. L'imprecazione


Non lo sai che cos'è un'imprecazione?
è peggio assai d'una bestemmia.

Perché questa il Signore non la considera
neanche una buccia di melone:
eppoi, beato lui, sta tanto in alto
che non gli arriva a un pelo di coglione»

(Giuseppe Gioacchino Belli, sonetto n. 647, L'imprecazzione, 22 dicembre 1832)

Opere letterarie che contengono bestemmie

Cinema

Alcune pellicole riportano bestemmie al fine di impregnarle di realismo, caratterizzando in tal modo situazioni di grande tensione e di profonda espressività. Altri film contengono situazioni umoristiche riguardanti la religione o ne fanno una parodia.

Gruppi musicali

Il gruppo Elio e le Storie Tese è noto per aver utilizzato il modo di dire eufemistico "porco dighel" nella canzone Supergiovane. Tuttavia (successivamente, quando Abatantuono inizia a parlare) si sentono chiaramente in sottofondo due bestemmie più esplicite.

La canzone 1.9.9.6. degli Afterhours, contenuta nell'album Hai paura del buio? si apre con una bestemmia rivolta al Cristo.

La canzone (Zia) Sirvana del gruppo Santarita Sakkascia, pubblicata sulla cassetta Rotta verso l'ignoto del 1992, è una reinterpretazione del brano Smells Like Teen Spirit dei Nirvana che presenta però, al posto del testo, tutta una serie di bestemmie varie.

La canzone Santa Marinella dei Gogol Bordello contiene una bestemmia sulla Madonna, ripetuta più volte, sono inoltre presenti altri insulti sempre in italiano.

In un monologo di Giorgio Gaber dal titolo L'ultimo uomo si può sentire l'eufemismo di una bestemmia ad accentuare un infervoramento contro i giovani.

Fumetti

La bestemmia è stata frequentemente usata nei fumetti underground italiani degli anni settanta come Ranxerox o quelli di Andrea Pazienza.

Note

  1. ^ Lemma "Bestemmia" nel Dizionario della Lingua Italiana di Niccolò Tommaseo
  2. ^ Platone, Resp. II, 381; Vettio Valente, I, 22; II, 2)
  3. ^ Le eccezioni: Isaia 66,3; Sapienza 1,6; Siracide 3,16.
  4. ^ 19,4.6.22
  5. ^ 1,18
  6. ^ 8,4;9,28;10,34
  7. ^ 35,12-13
  8. ^ 3,96
  9. ^ 24,16
  10. ^ 20,7
  11. ^ 19,7
  12. ^ 9,28
  13. ^ 36,18
  14. ^ "Avvenire" online, La preghiera, un farmaco.
  15. ^ a b 9
  16. ^ Hans Währisch, in Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDB, Bologna, 1976, p. 181
  17. ^ 6,11
  18. ^ 13,6;16,11.21
  19. ^ 2,24
  20. ^ a b 6,1
  21. ^ 16,9
  22. ^ a b 2,5
  23. ^ 2,10-12
  24. ^ 5,21
  25. ^ 9,2-3
  26. ^ 2,7
  27. ^ 10,36
  28. ^ 14,64
  29. ^ 26,65
  30. ^ 15,29
  31. ^ 22,65
  32. ^ 4,4
  33. ^ 2,9
  34. ^ 13,45;18,6
  35. ^ 1,13
  36. ^ 5,16
  37. ^ 4,31
  38. ^ 3,8
  39. ^ 6,4
  40. ^ 3,2
  41. ^ Hans Währisch, βλασφημέω, in Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, cit., p. 182.
  42. ^ 3,28
  43. ^ 12,31
  44. ^ 3,29
  45. ^ Eduard Schweitzer, Il vangelo di Marco, Paideia, 1971, ISBN 88-394-0579-8, p. 94.
  46. ^ Adolf Schlatter, Erläuterungen zum NT, ISBN 3-7668-0189-9, Mt 12,32
  47. ^ Lemma "porco" sul dizionario De Mauro. (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008).
  48. ^ Ragazzi di vita, Una vita violenta.
  49. ^ Ragazzi di vita.
  50. ^ Lemma "Dio" sul dizionario De Mauro. (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008).
  51. ^ http://old.demauroparavia.it/81362
  52. ^ http://old.demauroparavia.it/81360
  53. ^ Etimologia : perdinci, perdina, perdicoli
  54. ^ http://old.demauroparavia.it/81351
  55. ^ Definizione di "càntero" sul De Mauro.
  56. ^ Qualcuno, come Émile Durkheim, interpreta che ciò dipende dal fatto che tali religioni sono caratterizzate dalla separazione tra sacro e profano (The Elementary Forms of the Religious Life, Londra, George Allen & Unwin, 1915, p. 36)
  57. ^ Equivalenti per chi vuole e non vuole bestemmiare.
  58. ^ La pianta principale del cavolo-broccolo in Roma è detta una cima, e i suoi rigermogli cacchi. Quindi la morale dell'Offendi i minori e rispetta i grandi.
  59. ^ Vacci col bimolle, adagio, tenuamente.
  60. ^ Una donna che siasi usurpata l'autorità dell'uomo, dicesi in Roma essersene messa i calzoni: e perciò qui Cristo deve riprendersi i suoi calzoni, poiché presso il volgo di questa città la Madonna va sempre dinnanzi al figliuolo, ed anche al padre del figliuolo.
  61. ^ Legami delle calze attorno a' ginocchi: qui «perder pazienza».
  62. ^ Sinonimo di «bestemmia».
  63. ^ Cioè ti fulmina e/o ti manda all'inferno
  64. ^ Sonetto n. 647. L'imprecazzione
  65. ^ natural born killer - assassini nati - Dwight McClusky (ITA) - YouTube

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni