Le 120 giornate di Sodoma
| « È il momento, amico lettore, in cui devi predisporre il tuo cuore e il tuo spirito al racconto più impuro che mai sia stato fatto da che il mondo è il mondo, non reperendosi un libro simile né presso gli antichi né presso i moderni. » |
| Le 120 giornate di Sodoma | |
|---|---|
| Titolo originale | Les Cent Vingt Journées de Sodome ou l'École du libertinage |
| Autore | Donatien Alphonse François de Sade |
| 1ª ed. originale | 1785 |
| Genere | Romanzo |
| Sottogenere | Erotico, horror |
| Lingua originale | francese |
Le 120 giornate di Sodoma (Les Cent Vingt Journées de Sodome ou l'École du libertinage) è un romanzo incompiuto di Donatien-Alphonse-François de Sade, che compose nella prigione della Bastiglia nel 1785. L'opera avrebbe dovuto avere particolare importanza nella produzione di de Sade, importanza compromessa in parte dalle complesse vicende della sua redazione e pubblicazione, che ne impedirono il completamento.
Indice |
[modifica] Il manoscritto e la sua genesi
Ricopiato da appunti precedenti nel 1785 nel celebre carcere parigino della Bastiglia, dove il Marchese si trovava dall'anno precedente, il manoscritto comprendeva una lunga pagina composta da fogli incollati insieme che andava arrotolata per essere meglio nascosto.
Quando il 4 luglio 1789, dieci giorni prima dello scoppio della Rivoluzione Francese, il Marchese fu trasferito dalla Bastiglia, incaricò la moglie di andare a pretendere la restituzione degli oggetti lasciati nella propria cella. Ma come egli stesso racconta, la moglie se ne ricordò proprio la mattina del 14 luglio, quando la Bastiglia venne assaltata: perderà così il prezioso manoscritto delle 120 giornate. Gilbert Lely ha ricostruito l'itinerario percorso dal manoscritto, che fu ritrovato nella medesima cella dove era detenuto il marchese da un certo Arnoux de Saint-Maximin. Successivamente entrò in possesso della famiglia Villeneuve-Trans che lo conservò per tre generazioni. Al volgere del XX secolo fu acquistato da un collezionista tedesco. Il testo verrà poi recuperato e dato alle stampe (sebbene con numerosi errori di traduzione) nel 1904 da uno psichiatra di Berlino, Iwan Bloch (che usò lo pseudonimo 'Dr. Eugen Dühren' per evitare controversie), che riconobbe la grande importanza scientifica dell'opera osservando le sorprendenti analogie tra i casi narrati da De Sade e quelli illustrati da numerosi psichiatri (in particolare da Krafft-Ebing, al quale si deve l'invenzione dei termini "sadismo" e "masochismo"). Il manoscritto originale rimase in Germania sino al 1929, quando Maurice Heine, incaricato dal visconte Charles de Noailles, noto mecenate, acquistò il rotolo.[1] Venne data alle stampe (tra il 1931 e il 1935) una versione emendata dagli errori contenuta in volumi in tre quarti, destinata solamente a bibliofili che ne avessero fatta richiesta (al fine di evitare la censura che inevitabilmente si sarebbe abbattuta sull'opera qualora fosse stata pubblicata in forma libera). Tale versione è considerata la prima edizione ufficiale dell'opera originale. Nel 1985 il manoscritto fu venduto da un discendente del visconte ad un collezionista di libri rari, in particolare erotici, Gérard Nordmann (1930-1992). In seguito (nel 2004) il manoscritto fu esposto pubblicamente per la prima volta presso la Biblioteca Bodmeriana, a Ginevra[2], dove è tuttora conservato.
[modifica] Il romanzo
Il romanzo risulta completo solo per la prima parte, corredata anche degli appunti di De Sade sulle correzioni che avrebbe dovuto apportare. Rimangono anche tutti i nuclei dei racconti e un abbozzo della cornice per le altre tre parti, mai sviluppate. Tuttavia ciò che resta permette di osservare l'intera architettura dell'opera, concepita come enciclopedia di tutte le perversioni.
L'opera è articolata come un testo organico e comprende 4 parti, ognuna delle quali contiene 150 racconti, raccordati da una cornice contenente a sua volta la storia dei personaggi del romanzo. La struttura ricorda molto altri testi simili, quale il Decameron di Boccaccio.
[modifica] La storia
[modifica] Le premesse della vicenda
La vicenda ha luogo temporalmente sul finire del regno di Luigi XIV, quando, a causa delle numerose guerre da questi sostenute per tenere alto il lustro della Francia tra le nazioni europee si erano esaurite le risorse dello Stato e impoveriti i ceti produttivi (gli unici soggetti a tassazione), a tutto vantaggio di un ristretto gruppo di speculatori che avevano potuto invece accumulare enormi fortune grazie alle speculazioni e agli appalti sulle forniture belliche. Tra questi personaggi senza scrupoli troviamo i 4 protagonisti della vicenda, appartenenti alla nobiltà di toga e di spada e alle più alte cariche ecclesiastiche. Essi sono:
- Il Duca di Blangis: cinquantenne, viene descritto come un personaggio quanto mai prestante, di notevole statura e di possente forza fisica, dotato peraltro di un grandissima potenza sessuale rimasta, nonostante l'età, inalterata. Egli è totalmente privo di principi morali, desideroso solamente di soddisfare i suoi appetiti e istinti primari, in nome di un naturalismo estremo. Tale assenza di scrupoli si è in lui rivelata sin dalla più tenera età, trovando una prima applicazione nell'assassinio della madre e della sorella da lui attuati per evitare di dover spartire con esse l'immensa eredità paterna. Innumerevoli altri atti infami hanno accompagnato la sua esistenza: ciononostante egli è un personaggio codardo e vile nei momenti di difficoltà e pericolo, una caratteristica questa che egli stesso tuttavia giudica positivamente reputandola un sentimento naturale e legittimo, frutto dell'istinto di conservazione.
- Il Presidente Curval: descritto come un vecchio di più di sessant'anni, dall'aspetto scheletrico e ripugnante segnato dal vizio, egli è l'immagine della sua stessa moralità. È orribilmente sporco e sudicio in tutto il corpo, ed emana un fetore putrido; preferisce donne come lui rovinate dall'età e dalla malattia, in una degenerazione dei sensi che gli fa apparire desiderabile ciò che è laido. Sebbene sia ben dotato, ha difficoltà di erezione, in quanto nulla ormai lo eccita più di tanto, essendo ormai egli assuefatto ad ogni forma di pratica, per quanto cruenta possa essere. È naturalmente crudele e sadico ed ha utilizzato in passato la sua posizione di giudice per far condannare a morte (sulla base di accuse infondate) degli innocenti di bassa estrazione sociale per poter abusare delle loro figlie e mogli. Il Presidente è un grande appassionato del sesso anale sia attivo (prediligendo a tal scopo fanciulli di non più di 13-14 anni) che passivo.
- Il Vescovo: fratello minore del Duca, ha 45 anni all'epoca dei fatti. Viene descritto come una persona dall'aspetto banale, diversamente quindi dal fratello, ma di pari malvagità e superiore raffinatezza di gusti. Nel libro viene narrato di come, nominato tutore di due fanciulli (un ragazzo ed una ragazza), figli di un suo amico e destinatari di un enorme lascito li abbia privati di ogni loro avere, costringendoli a vivere fino all'adolescenza segregati in condizioni durissime, profittando poi sessualmente di entrambi per poi trucidarli barbaramente. Anch'egli come il Presidente è un cultore del sesso anale, rifiutando peraltro categoricamente rapporti vaginali, dato che la sola vista della stessa vagina gli crea indicibile disgusto.
- Durcet: di professione banchiere, ha 53 anni. Poche informanzioni vengono fornite su di lui, a parte una sommaria descrizione fisica (è basso, grassoccio, di carnagione pallida, ipodotato) e psicologica, laddove viene descritto come piuttosto effeminato. Sessualmente è pressoché impotente, e si diletta quasi esclusivamente nella sodomia passiva.
Costoro, accomunati oltre che dalle pratiche disoneste e immorali attraverso le quali avevano creato e accresciuto le loro immense fortune anche dalla passione per il libertinaggio più sfrenato, avevano per così dire cementato la loro amicizia attraverso una serie di matrimoni combinati che avevano visto la figlia di Durcet, Costance, sposata al Duca, la figlia del Presidente Curval, Adelaide, sposata a Durcet, e la figlia del Duca, Julie unita al Presidente medesimo. I matrimoni vengono combinati nel patto che le mogli in realtà siano condivise tra i mariti, patto a cui si aggrega anche il Vescovo, portando nella compagnia la sua figlia naturale Aline (frutto di una relazione con una delle precedenti mogli del fratello, il Duca).
[modifica] L'esperimento libertino e le sue componenti
In seguito ad esperienze precedenti analoghe risoltesi in maniera molto soddisfacente i quattro decidono di sperimentare, nelle sue forme al contempo più raffinate e più estreme le pratiche libertine avvalendosi del supporto dei soggetti più adatti a soddisfare le loro necessità e a dare corpo alle loro perversioni. A tal proposito scelgono in primis quattro novellatrici, destinate a raccontare delle cosiddette passioni, perversioni la cui intensità sarà via via crescente con il progredire della vicenda. Le novellatrici dovendo avere esperienza diretta delle vicende che raccontano appartengono alla categoria delle prostitute d'alto bordo e delle mezzane. Esse sono:
- La Duclos
- La Champville
- La Martaine
- La Desgranges
Di seguito i quattro libertini si procacciano la materia prima delle loro fantasie, nella fattispecie fanciulle e fanciulli di nobile lignaggio e di età compresa tra i 12 e i 15 anni. La ricerca è in questo caso molto impegnativa e richiede tempo e denaro per potere essere attuata: i protagonisti a tal proposito sguinzagliano nelle provincie del regno e nella città di Parigi delle adescatrici espertissime (17 in tutto) coadiuvate da due aiutanti ciascuna, con l'incarico di consegnare entro 10 mesi 9 fanciulle ciascuna. Allo scadere del termine si sono potute radunare 130 ragazze, dalle quali dopo selezioni di varia natura vengono estratte le 8 prescelte:
- Augustine
- Fanny
- Zelmire
- Sophie
- Colombe
- Hébé
- Rosette
- Michette
Un analogo procedimento di procacciamento e selezione viene parimenti attuato con i fanciulli, tra i quali vengono selezionati:
- Zélamir
- Cupidon
- Narcisse
- Zéphir
- Céladon
- Adonis
- Hyacinthe
- Giton
I fanciulli e le fanciulle scartati dalle selezioni, che hanno avuto luogo nei possedimenti di Blangis, sono abusati dai quattro libertini e in seguito rivenduti per una congrua somma ad un mercante di schiavi turco, consentendo di recuperare parte della somma spesa.
Un procedimento di procacciamento più semplice si ha con i cosiddetti fottitori, non essendovi la necessità di rapire e in seguito uccidere i soggetti scartati come si era reso necessario con i fanciulli. La selezione, effettuata sulla base della prestanza fisica, della bellezza e soprattutto della dotazione virile dei soggetti, permette di restringere l'originale gruppo di 80 convenuti agli 8 richiesti, tra i quali spiccano Hercule, Antinous, Brise-cul e Bande-au-ciel (denominati nel corso della vicenda come fottitori principali). I fottitori non scelti vengono altresì utilizzati e successivamente ricompensati, concedendo loro di fare ritorno alle loro abitazioni.
Si selezionano alfine le quattro serventi. Costoro le si desiderano il più possibile repellenti e marchiate dal vizio e dalla malattia. La ricerca delle vecchie soddisfacenti le caratteristiche richieste ha buon esito e si scelgono infine tra le convenute Marie, Thérèse, Louison e Fanchon.
[modifica] I luoghi delle 120 giornate
Raccolti i soggetti richiesti, si sceglie il luogo dove attuare le pratiche in tutta tranquillità: a tal fine si opta per l'isolato e inaccessibile Castello di Silling appartenente al Duca di Blangis, situato in Svizzera nella Foresta Nera. In questo luogo convergono, oltre al serraglio dei quattro libertini, anche tre esperte cuoche e tre sguattere. Il castello viene isolato dall'esterno subito dopo il loro arrivo, avvalendosi della complicità dei vassalli del Duca, che abitano in un villaggio antistante la fortezza, lungo l'unica via percorribile, ai quali, previo rinnovo di alcuni privilegi rivendicati da essi, viene richiesto di non far passare alcuno che desideri avventurarsi oltre. Inoltre l'unico ponte di collegamento del castello con le zone contigue, costruito sopra un profondissimo crepaccio viene distrutto al loro passaggio e in seguito le porte esterne del castello vengono murate dall'interno: la reclusione e l'isolamento più assoluto sono dunque raggiunti. L'isolamento e l'inaccessibiltà sono il necessario fondamento della garanzia di impunità, che consente al libertino di agire al di fuori dei vincoli sociali e delle limitazioni poste da chi gli è sopra: ancor prima che geografico quindi il luogo del libertinaggio è mentale e costituisce un mondo parallelo ove trovano piena applicazioni leggi frutto di una morale radicalmente diversa, se non antitetica rispetto a quella corrente.
[modifica] Il regolamento
Giunti al castello, i quattro signori redigono un regolamento per mettere ordine alla orge che si accingono a compiere. Si creano un codice di autoregolamentazione e di punizioni la cui funzione è sostanzialmente quella di escludere comportamenti non richiesti e veicolare le eventuali infrazioni connesse (fonte di mancato godimento) a punizioni tali da restituire in misura maggiore quanto non è stato loro garantito. Le punizioni inflitte hanno diversa gravità a seconda di chi compie le infrazioni: i libertini sono soggetti solamente ad ammende pecuniarie (il cui importo verrà eventualmente impiegato per sostenere le spese di una iniziativa futura analoga alla presente), gli altri con la sola eccezione delle novellatrici, delle cuoche e delle sguattere sono sottoposti a limitazioni di ogni tipo, al fine di evitare sia rapporti illeciti tra i fottitori e le donne, sia di preservare l'oggetto del desiderio dei libertini. Il trattamento più duro è riservato alle mogli, degradate al livello di vere e proprie schiave di cui tutti possono liberamente abusare senza incorrere in alcun rischio. Sono bandite dal castello, pena la morte, espressioni di religiosità e devozione, così come quegli atti che possano essere considerati compassionevoli o in generale manifestazioni di empatia nei confronti di un soggetto più debole: ciò riflette l'idea di fondo comune ai quattro gentiluomini della necessità di perseguire una filosofia naturale dotata di una morale a sè, radicalmente diversa da quella cristiana (ritenuta non a caso falsa e distorcente), basata altresì sulla sopraffazione a priori di chi è più debole. Coloro che commettono infrazioni al regolamento di lievi entità (non tali da essere condannati a morte immediatamente) sono meticolosamente segnati su una lista, e sono puniti da uno dei quattro libertini a turno (anche se il libro su questo punto è oscuro, non descrivendo effettivamente ciò che viene attuato nel corso della punizione, de Sade si riserva di riferire questi dettagli in seguito).
[modifica] Le passioni
Dopo una fase iniziale lasciata all'improvvisazione dei libertini, viene da questi deciso di organizzare le giornate secondo uno schema predefinito e fisso, incentrato sulla narrazione delle cosiddette passioni da parte delle novellatrici. Costoro, alternandosi nell'arco di quattro mesi, hanno il compito di introdurre varie tipologie di perversioni e narrare sulla base delle stesse delle vicende reali delle quali sono state protagoniste o spettatrici. Le passioni, sulla base della loro intensità e degli effetti che hanno su coloro che ne sono oggetto si distinguono in semplici, complesse, criminali e assassine, in un crescendo di sopraffazione e degradazione morale. La narrazione delle passioni ispirerà i libertini nella realizzazione di "combinazioni" e "quadri" (come li definirà Barthes in un suo saggio) finalizzati al soddisfacimento degli impulsi indotti dalla parola.
[modifica] Passioni semplici
Il primo mese, novembre (peraltro l'unico lasso di tempo descritto esaustivamente e non solo schematicamente da de Sade), è caratterizzato dalla narrazione delle passioni semplici. Si definiscono tali perché non prevedono penetrazioni di alcun tipo. La Duclos, che è la narratrice di queste passioni, dopo aver delineato le vicende salienti della sua infanzia e prima adolescenza che hanno precocemente segnato il suo ingresso nella sfera sessuale, descrive le sue prime esperienze legate ad essa. I suoi aneddoti relativi ai clienti da lei soddisfatti spaziano su una vastissima varietà di pratiche che possono apparire bizzarre e/o disgustose: per citarne alcune la singolare passione di un uomo consistente nell'eiaculare sul volto di bambine di età non superiore ai 7 anni, la voluttà provata da un altro nel bere urina e da un altro ancora nel mangiare escrementi.
[modifica] Passioni complesse
Le passioni complesse sono narrate nel mese di dicembre e includono atti ancora più estremi e stravaganti. Prendono posto nella narrazione stupri di bambine, incesti, flagellazioni e scene di zoofilia. Ad essi si aggiungono pratiche indubbiamente meno cruente, a carattere sacrilego quali il praticare sesso con suore durante lo svolgimento di una messa ed avere un orgasmo al termine della stessa (Sade riprese alcuni elementi di queste passioni sacrileghe dalla sua stessa esperienza personale, laddove ebbe ad inscenare con una prostituta la crocifissione, atto questo che condusse al suo arresto. Egli stesso, in qualità di ateo convinto in numerose opere scrisse circa il paradosso creato da chi insulta una divinità in cui non crede). Il racconto delle passioni complesse comporta la possibilità, prima severamente vietata, di sverginare infine le fanciulle e i fanciulli rapiti, oltre che di intensificare il livello delle sofferenze ad essi inflitte.
[modifica] Passioni criminali
Il mese di gennaio vede la narrazione delle cosiddette passioni criminali, ovvero pratiche al limite dell'assassinio quantomeno sotto il punto di vista morale. Sade indulge nella narrazione di sodomizzazioni di bambine di tre anni, uomini che costringono le figlie a prostituirsi salvo poi osservarle mentre soddisfano altri pervertiti, mutilazioni e bruciature inflitte. Nel castello parallelamente si procede ad un inasprimento ulteriore del trattamento inflitto ai fanciulli e alle mogli, con regolari torture giornaliere che fanno da contorno a cruente penetrazioni anali.
[modifica] Passioni assassine
Con febbraio si giunge infine alle passioni assassine, ovvero pratiche che conducono alla morte di chi vi è oggetto. Le narrazioni sono effettuate dalla Desgranges che riferisce di bambini prima violentati e poi bruciati vivi, donne incinte sventrate, uomini e donne sottoposti a varie torture di estrema intensità tutte culminanti con la morte delle vittime. Il racconto finale è l'unico, al di fuori di quelli presentati nelle passioni semplici, ad essere narrato in maniera estesa. Vi si racconta di uno spietato libertino, già protagonista di numerose altre passioni precedentemente esposte, compiere un cruento rituale chiamato "Inferno". Questi inizialmente violenta ripetutamente 15 ragazzine, rigorosamente vergini, senza raggiungere l'orgasmo e gettandole, a una a una, in una segreta dedicato allo scopo. Ciascuna delle ragazze viene lì presa in consegna da un complice dell'uomo e sistemata su una delle 15 macchine di tortura ivi presenti. Quando tutte le 15 ragazze sono state violentate e sistemate, l'uomo scende nella segreta, nudo e furioso, e si posiziona in modo tale da poter vedere contemporaneamente tutte le vittime. A quel punto le orrende torture iniziano, e il libertino si masturba assistendo al dolore straziante presentato in mille modi, raggiungendo quindi l'orgasmo gettando grida che coprono quelle delle vittime della sua crudeltà. Nel corso del mese di febbraio i libertini, assecondando il climax creato dalle passioni loro esposte, uccidono tre delle loro quattro figlie, oltre a quattro fanciulle e due fanciulli. L'assassinio brutale di Augustine, una delle fanciulle cadute in disgrazia, è descritto vividamente. Ella viene scuoiata e in seguito scarnificata parzialmente; ancora viva le vengono spezzate le ossa e grattati i nervi messi a nudo, il cranio viene scoperchiato e i suoi intestini, tratti fuori dal ventre, le vengono bruciati dinnanzi. Viene finita con una pugnalata al cuore vibrata dall'interno del corpo, infilando un braccio armato di coltello nella vagina.
[modifica] La conclusione
Terminate le sessioni dedicate alla narrazione delle passioni, Sade fa un rapido sommario degli elementi sopravvissuti sino alla fine del mese di marzo, nel corso del quale vengono uccisi altri personaggi. Con lo scioglimento delle nevi i libertini e i sopravvissuti, per un totale di sedici persone, fanno ritorno alle loro dimore. Esterne alla vicenda vera e propria, ma comunque facenti parte del manoscritto originario, vi sono delle annotazioni dello stesso de Sade relative allo sviluppo di varie parti del testo e all'ampliamento di altre già redatte in forma estesa (modifiche che tuttavia non verranno mai attuate a causa della perdita dell'originale da parte di de Sade).
[modifica] Una lettura critica
Oltre che enciclopedia di perversione, l'opera Le 120 giornate di Sodoma comprende inoltre, nella sua organicità e completezza, tutta la filosofia del vizio di de Sade, teorizzata già altrove (La filosofia del boudoir), che prevede la ribellione ad una natura che perbenisti ed uomini di chiesa (ma uno dei viziosi è proprio un vescovo) si ostinano a definire contro natura. Questa ribellione comprende soprattutto libertà e perversioni sessuali, ma anche atti come il matricidio, la violenza accanita, la produzione goduriosa di sofferenza.
Pare invece che tutta la tematica sociale, pur visibile nel romanzo, sia solo accessoria. Centrale è invece nella più celebre opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma, esplicitamente ispirata al romanzo, ma ambientata nell'ultimo periodo del regime fascista.
Il primo a pubblicare l'opera e a sottoporla ad un vaglio critico, il Dr. Bloch, la considerò come una sorta di "catalogo" delle perversioni sessuali, reputandola un trattato di indubbio valore scientifico ancora prima che letterario, paragonabile alla Psycopathia Sexualis di Krafft-Ebing. Una femminista come Simone de Beauvoir scrisse nel 1955 un breve saggio in difesa dell'opera sadiana intitolato "Dobbiamo bruciare Sade?", in risposta ad un'iniziativa promossa dal governo francese di censurare in Francia Le 120 giornate di Sodoma insieme con altre tre opere principali dello stesso autore.
Un'altra commentatrice femminista, Andrea Dworkin, condannò l'opera definendola un prodotto pornografico di infimo livello, bollando l'autore di misoginia, basando questa valutazione sul fatto che gli stupri, le torture e le uccisioni sono inflitte da personaggi maschili su vittime prevalentemente (ma non esclusivamente) femminili.
La studiosa di de Sade Alice Laborde ha reputato altresì il giudizio della Dworkin come frutto di una lettura erronea e fuorviante degli elementi satirico-novellistici dell'opera. La Laborde ha concentrato la sua analisi dell'opera più che sui suoi contenuti simbolici, sulla funzione assunta dal linguaggio sadiano e dai protagonisti. La presunta misoginia di Sade rientrerebbe in quest'ottica nel campo della critica sociale e della rielaborazione dei modelli letterari della lingua francese.
Angela Carter nel suo libro The Sadeian Woman ha analizzato due personaggi del libro, giudicando Sade stesso come un "pornografo morale", riconoscendogli quindi quella vena sociale già evidenziata da altri critici.
Camille Paglia considera l'intera opera di Sade la risposta satirica a Jean-Jacques Rousseau, laddove viene brutalmente demolita la tesi da questo sostenuta dell'innata bontà umana, posta alla base dell'Illuminismo. La commentatrice evidenzia inoltre parallelismi storici delle vicende del libro con i noti casi di Gilles de Rais e Elizabeth Báthory.
[modifica] Bibliografia
- Marchese de Sade, Les 120 journées de Sodome ou L'école du libertinage, vol. XIII con prefazione di Maurice Heine, de A. Hesnard, di Henri Pastoureau e Pierre Klossowski, in « Œuvres complètes du Marquis de Sade » in XV volumi, Cercle du Livre précieux, Parigi
- Gilbert Lely, Vie du marquis de Sade (avec un examen de ses ouvrages), voll. I e II (con postfazione di Yves Bonnefoy), in « Œuvres complètes du Marquis de Sade » in XV volumi, Cercle du Livre précieux, Parigi. Ristampe parziali: Jean-Jacques Pauvert éditions, Parigi, 1965; con prefazione di Philippe Sollers, edizioni Mercure de France, Parigi, 2004 ISBN 2-7152-2532-6
- Annie Le Brun, Petits et grands théâtres du marquis de Sade, Paris Art Center, Parigi, 1989
[modifica] Note
- ^ Richard Seaver, Austryn Wainhouse. Prefazione del libro 120 Days of Sodom and Other Writings del Marquis de Sade. New York: Grove Press, 1966.
- ^ Fondation Bodmer - La bibliothèque Gérard Nordmann, Éros invaincu
[modifica] Voci correlate
- Sadismo
- Sadomasochismo
- Marchese de Sade
- Salò o le 120 giornate di Sodoma
- Coprofagia
- Zooerastia
- Perversione
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Le 120 giornate di Sodoma (in Inglese)
- Le 120 giornate di Sodoma (in Francese)
- Le 120 giornate di Sodoma (PDF) con altre opere di Sade