Giorgio Canali

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« Io penso che alla fin fine quello che vale, soprattutto, è la gente che urla fuori.[1] »
(Giorgio Canali)
« La musica "classica" mi fa furiosamente incazzare, la musica "contemporanea" mi innervosisce e dopo picchio i bambini che non ho, il jazz mi fa venire i brufoli, l'etno e il folk scatenano in me ondate di razzismo fanatico che Borghezio mi fa ridere, la musica leggera mi diverte una volta su un milione… Quando metto un disco nel lettore, è sempre un disco che puzza di elettricità, è più forte di me.[2][3] »
(Giorgio Canali)
« E quando si predicava nessun futuro, nessun futuro, ti ho visto incrociare le dita dietro la schiena. E il risultato è qua[4] »
(Giorgio Canali - Nessun Presente)
Giorgio Canali
Giorgio Canali, Deposito Giordani, Pordenone (2012)
Giorgio Canali, Deposito Giordani, Pordenone (2012)
Nazionalità Italia Italia
Genere Punk rock
Alternative rock
Noise rock
Musica d'autore
Periodo di attività 1985 – in attività
Strumento chitarra, voce, armonica a bocca, basso, organo, violino
Gruppo attuale Rossofuoco
Gruppi precedenti CCCP Fedeli alla linea
Consorzio Suonatori Indipendenti
PG3R
Album pubblicati 22
Studio 13
Live 5
Raccolte 4

Giorgio Canali (Predappio, 26 luglio 1958) è un chitarrista, cantautore, produttore discografico e ingegnere del suono italiano.

Attivo inizialmente come tecnico del suono a fianco di gruppi quali PFM, Litfiba e CCCP Fedeli alla linea, entra come chitarrista nella line-up di questi ultimi e nelle successive reincarnazioni (CSI e PGR), per poi avviare la carriera solista accompagnato da una propria band, i Rossofuoco, e affermarsi anche come produttore discografico.[5][6]

Canali è considerato una delle maggiori realtà del rock alternativo italiano, per qualità e carisma, testi lucidi e potenti, impatto sonoro.[7][8][9][10]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Canali, Corallo Rock Club, Scandiano (RE) (2009)

Inizia la carriera musicale verso la fine degli anni settanta come voce di varie band punk rock locali della scena romagnola. All'inizio degli anni ottanta, con l'avvento di nuove tecnologie elettroniche (come il protocollo MIDI) inizia ad interessarsi alla musica elettronica e dà vita, insieme a Roberto Zoli, a diversi progetti musicali che culminano nella fondazione di Politrio e nella pubblicazione del disco Effetto Eisenhower nel 1986.[11]

L'approccio al lato più tecnico della musica lo porta a collaborare come tecnico del suono con la PFM e con i Litfiba.[12] Conosce i CCCP Fedeli alla linea nel 1989, durante la tournée congiunta tra questi ultimi e i Litfiba in Unione Sovietica. Entra successivamente a far parte dei CCCP insieme ad altri fuoriusciti dei Litfiba, Gianni Maroccolo e Ringo De Palma. Nel 1990 partecipa come chitarrista e come tecnico del suono all'ultimo disco dei CCCP, Epica Etica Etnica Pathos.[13]

All'inizio degli anni novanta, dopo lo scioglimento dei CCCP Fedeli alla linea, si trasferisce quasi stabilmente in Francia.[14] Collabora ai tour dei Noir Désir[15] e produce i tre dischi dei Corman & Tuscadu. Suona anche la chitarra nel secondo album Pestacle.

Nel 1992 fonda il Consorzio Suonatori Indipendenti insieme ad altri ex membri dei CCCP Fedeli alla linea.[16] Nel gruppo affianca alle chitarre Massimo Zamboni, alla voce Giovanni Lindo Ferretti e alla produzione Gianni Maroccolo.[17] Durante l'esperienza del CSI prosegue un progetto solista che culmina nel disco Che fine ha fatto Lazlotòz del 1998.

Nel 1999 realizza la colonna sonora per il film Guardami di Davide Ferrario.[18]

Dopo la fine dei CSI e la divisione dei due fondatori, Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, sviluppa ulteriormente il suo progetto solista e raccoglie alcuni dei musicisti che lo avevano affiancato nel tour di Lazlotòz in una formazione stabile, i Rossofuoco, che lo accompagnerà in tutti i dischi successivi. Ad oggi proprio il gruppo Giorgio Canali & Rossofuoco rappresenta l'attività artistica e musicale più rilevante, che ha portato alla pubblicazione di cinque album: Rossofuoco, Giorgio Canali & Rossofuoco (diverso dal primo omonimo, caratterizzato dalla copertina dell'album recante una freccia che indica in basso), Tutti contro tutti, Nostra Signora Della Dinamite e Rojo.

Dal 2001, parallelamente all'esperienza solista, è ancora a fianco di Giovanni Lindo Ferretti nei PGR, sempre in veste di chitarrista. Da notare che i due collaborano e sono buoni amici pur condividendo ben poco dell'attuale visione ideologica e, soprattutto, religiosa dell'ex cantante dei CCCP Fedeli alla linea.[19] Delle controverse prese di posizione da parte del compagno, Canali si è peraltro sempre dichiarato poco sorpreso, difendendo anzi la coerenza del cantautore nel corso degli anni.[20]

Dopo i Corman & Tuscadu, negli ultimi anni Canali è tornato diverse volte a ricoprire il ruolo di produttore. Tra i dischi più famosi da lui prodotti l'omonimo esordio dei Verdena (1999), Sguardo contemporaneo di Bugo (2006) e Canzoni da spiaggia deturpata di Le luci della centrale elettrica (2008), dove partecipa anche come chitarrista e bassista.[21] Ha collaborato con molti gruppi italiani e stranieri, tra cui Premiata Forneria Marconi, Litfiba, Marlene Kuntz, Afterhours, Noir Désir, Tre Allegri Ragazzi Morti, Frigidaire Tango, Virginiana Miller, Santo Niente, Zen Circus, Nobraino, Vanvera, Timoria, Miura, Yo Yo Mundi, Ulan Bator, Melt, Wolfango, Lo Stato Sociale, (P)neumatica, Quinto Stato, Masoko, Hic Niger Est, Operaja Criminale, Nolatzco, Ilenia Volpe e Angela Baraldi (con la quale ha portato in tour uno spettacolo intitolato "Love Will Tear Us Apart (again)", tributo ai Joy Division in occasione del trentesimo anniversario della morte di Ian Curtis)[22].

Nel 2011 viene pubblicato il libro Fatevi fottere. Una biografia di Giorgio Canali, biografia autorizzata del cantante contenente interviste, testi inediti, contributi di diversi amici (tra gli altri: Giovanni Lindo Ferretti, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, Davide Ferrario, Noir Désir, Umberto Palazzo, Virginiana Miller, Afterhours, Tre Allegri Ragazzi Morti, Le Luci della Centrale Elettrica, Bugo, Verdena, Nobraino, Yo Yo Mundi, The Zen Circus, Angela Baraldi, Frigidaire Tango, Enrico Brizzi) e un CD di rarità selezionate dallo stesso Canali.[23]

Nel 2013 partecipa alla chiacchierata riunione dei CSI (a cui non prende parte tuttavia Giovanni Lindo Ferretti, sostituito da Angela Baraldi) per il tour intitolato "Ciò Che Non Deve Accadere, Accade".[24][25]

La poetica[modifica | modifica wikitesto]

I testi cantati da Giorgio Canali rappresentano uno dei punti di forza della sua produzione artistica.[21]

Ormai distante dalla poetica di Giovanni Lindo Ferretti, conserva comunque il fascino di quell'epoca, ma non ha nulla a che fare con la recente svolta filocattolica dell'ex compagno.

All'interno di un'evoluzione piuttosto marcata dal primo album ai lavori odierni, Canali ha comunque mantenuto delle caratteristiche fondamentali: cinico, arrabbiato, corrosivo, scrive testi potenti e d'impatto, sempre in violento contrasto con qualsiasi deriva perbenista.[26]

La politica ha un ruolo centrale, ma non per questo Canali deve essere considerato un cantante schiettamente ideologico, come invece poteva dirsi - almeno per quanto concerneva l'iconografia - dei CCCP Fedeli alla linea. Al contrario, lontano dalla lotta di palazzo, Canali parla di una politica respirata per le strade, vissuta sulla pelle dei più deboli o di chi, più semplicemente, non condivide derive autoritarie.[27]

Si tratta di una visione politica piena di fierezza partigiana, anarchica, incendiaria, come espresso nella canzone Lettera del compagno lazlo al colonnello Valerio (attualmente non pubblicata ma ascoltabile qui[28], in cui viene citato un personaggio realmente esistito nella Resistenza, il Colonnello Valerio alias Walter Audisio, ovvero l'esecutore materiale della fucilazione di Benito Mussolini[29]. Il testo è incentrato sulla situazione creatasi dopo la conclusione della Resistenza: viene descritta un'Italia non ancora libera, nella quale i fascisti sono rimasti impuniti. Scritta in occasione dell'uscita della compilation Materiali resistenti, prodotta per la festa del 25 aprile del 2010, venne esclusa da quest'ultima in quanto contenente due bestemmie[30]. Tale motivazione ufficiale appare tuttavia poco convincente, in quanto le due espressioni in oggetto erano artisticamente coerenti col violento sentimento di rabbia descritto nel testo. Non a caso anche lo stesso Canali ironizzava sul punto, affermando sarcasticamente che la canzone sarebbe stata esclusa "perché a nessuno piace come suona 'sta cazzo di armonica", come affermato nell'esibizione live di Frigento del 14 agosto 2010[31]. La vera motivazione, in verità, pare identificabile nell'estrema distanza tra la visione di Canali ed il buonismo della "memoria condivisa".[32]

Numerosi anche i testi di diverso tenore, lontani dalla politica e più strettamente legati ad una lucida visione della quotidianità o a temi più intimi.[33]

I temi affrontati[modifica | modifica wikitesto]

I testi di Canali si sono modificati in una direzione non lineare col trascorrere del tempo, oscillando tra momenti relativamente intimisti ed altri schiettamente rabbiosi. Una breve lettura dei testi delle canzoni più significative dei vari album permette di valutarne l'evoluzione.

Il primo album: Che fine ha fatto Lazlotòz (1998)[modifica | modifica wikitesto]

Il disco d'esordio di Giorgio Canali (ancora senza i Rossofuoco), contenente 12 tracce, sfoggia uno stile già riconoscibile: vi sono canzoni tipicamente rock, ma con atmosfere dilatate ed ampio spazio lasciato alla poetica, altre decisamente feroci.

Nel primo gruppo spicca Nuvole e Bleriot che partendo dall'"aria piuttosto densa di un bistrot", cita l'impresa del pioniere dell'aviazione Louis Blériot, per spaziare fino a tematiche esistenziali d'ampio respiro.

All'estremo opposto si trova 1,2,3,1000 Vietnam, in francese, rabbiosa e violenta: da notare come Canali suoni da anni una chitarra su cui è presente la bandiera del Vietnam, a ricordo di una resistenza armata risultata vincitrice - con mezzi non pacifici - sull'imperialismo occidentale.

Tale scelta, del resto, fa perfettamente parte del personaggio: lo stesso Canali, in un diverso testo, canta: "Non ho nessuna pregiudiziale se sono io a decidere a chi sparare".

Di tutt'altro tenore Lazlotoz, riferita al nome volutamente storpiato di László Tóth, ungherese con problemi psichiatrici divenuto famoso per aver vandalizzato la Pietà vaticana; si tratta di una canzone ironica e dissacrante: raffigura Dio in una surreale quotidianità domestica, costretto tra il rumore della Santa Messa in Tv e i rimproveri di una moglie isterica.

Rossofuoco[modifica | modifica wikitesto]

Secondo album di Giorgio Canali ma il primo come Giorgio Canali & Rossofuoco, 11 tracce, mostra un suono più maturo rispetto al precedente, privilegiando lievemente lo spazio dedicato alle canzoni meno dure.

Tale concetto, tuttavia, non va frainteso: in Questa è la fine, ad esempio, dietro ad un sound relativamente tranquillo, cela un affresco da "fine del mondo" (tema presente più volte nella discografia): "Sugli schermi solo noia, pioggia di missili su Gaza e qualche faccia da troia".

Non mancano pezzi più distorti e chiaramente rock: Rossocome è fra le canzoni che coinvolgono di più il pubblico nei live.

La rabbia è ancora il sentimento dominante, acuita dalle incolmabili differenze di classe: un lavavetri "naufragato in quest'isola spartitraffico" urla contro il mondo e le "berline in leasing" meditando vendette forse solo immaginate, forse assolutamente prossime.

Giorgio Canali & Rossofuoco[modifica | modifica wikitesto]

Album formato da 10 tracce, dal titolo identico al precedente, rimane distinguibile per la diversa copertina (recante una freccia orientata verso il basso). Si apre con Precipito, originale celebrazione del senso di vuoto e caduta. Non manca l'inquietante presenza di telecamere, abbagliate poiché "Precipito, come una supernova risplendo, precipito come Icaro, come una meteora".

Fulminante il riff di No pasaran, in cui torna tutta l'aggressività che sembrava passata in secondo piano; non si salva nessuno: tutti costretti tra "Padani, mediolani, stilisti, morti cani e qualche mostro fotogenico. Uno, nessuno, centomila quotidiani, il non pensiero unico".

Rimane sullo sfondo un fumoso e poco delineato "noi" di sinistra, rimasto con i "nostri pugni alzati ad illuderci beati" mentre il resto della società lo superava e travolgeva.

Sullo stesso tono Questa è una canzone d'amore in cui "da una canzone d'amore costellata di sospiri e baci teneri", si viene scagliati in un "rosso inferno": "sono una scimmia col telecomando mi viene una gran voglia di prendermi a calci che tanto è inutile cambiare canale".

Ancor più devastante Rime con niente: "nei brevi istanti intercorsi fra un calcio sui denti e l'altro la verità può folgorarti, poi se ne va col successivo calcio. Resta la coscienza di aver capito tutto per un istante e, in relazione alla fortuna, resta qualche dente."

Qui il disagio non è più solo politico: è ben più profondo ed esistenziale.

Non manca una vera canzone d'amore, sincera e sofferta: Questa no.

Tutti contro tutti[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo del quarto album (10 tracce) sgombra immediatamente il campo da ogni dubbio: è l'aggressività ad essere privilegiata.

Fondamentale la dedica a Federico Aldrovandi, giovane ucciso a Ferrara dalla polizia il 25 settembre 2005.

La brillante Alealè, autocitazione di una precedente traccia in francese del primo album (Coule la vie), reca una spietata e lucidissima descrizione sociologica di una modernità odiosa e xenofoba, ossessionata dal sesso e ben felice di perdere la propria libertà a favore di una presunta sicurezza: "la libertà futura è un pompino in tv senza censura; e stazioni e parchi liberi d'albanesi arabi o simili, accade che la libertà è partecipazione agli utili", "e tutto questo controllare - dicono - è per la tua tranquillità".

Swiss hyde è un'istantanea altrettanto nitida della follia imperante, eletta classe dirigente: sono i "soliti fascisti revisionati" e le loro innumerevoli (e spesso irriconoscibili) derivazioni a detenere il potere politico, economico e mediatico.

Il testo, nella sua provocatorietà schiettamente punk, è anche liberatorio: "ah i soliti idioti, i pidusti liftati, le nuovissime avventure del governo, le lacrime sul piccolo schermo. Le preghiere alla radio, fratelli d'Italia sul podio, ma quando arriva quest'epifania che se li porta tutti via? E vaffanculo il buonsenso, qui comincia la festa e ascolti quella voce che ti urla: 'Uccidi! Uccidi!' nella testa!".

Nostra Signora Della Dinamite[modifica | modifica wikitesto]

Se tutti i precedenti album rappresentavano un'oscillazione tra tematiche diverse, tutte inserite nello stesso solco, le 10 tracce di Nostra Signora della dinamite indicano una decisa rottura.

Il lato intimista è decisamente preponderante e, probabilmente per questa ragione, è l'album meno amato dai fan attratti dai suoni più rock e dai testi più arrabbiati mentre è molto apprezzato da chi ne sa cogliere quegli aspetti intimi che Canali ha voluto raccontare.

Non manca, tuttavia, qualche pezzo memorabile, fra cui spicca Quello della foto.

Si tratta di una delle tracce più rilevanti dell'intera discografia, incentrata sul tema dell'evanescenza dell'identità e sorretta da un imponente crescendo musicale che parte con diradata tranquillità e diventa, man mano, serratissimo.

Canali invoca l'oblio, l'impalpabilità dell'esistenza, il non essere come tratti distintivi della propria personalità (anche se il messaggio è probabilmente universale).

Non è un testo psicanalitico, piuttosto filosofico: l'inconscio si intravede tra le righe, ma v'è di più: sono il vuoto e la dimenticanza nei confronti di sé stessi ad essere preponderanti, in un'amnesia esistenziale eletta ad elemento fondante della condizione umana: "Io sono il mai, io sono il senza, io sono l'inesistenza, io sono il buio, non ci sono e non c'ero, io sono la dissolvenza al nero".

E quella stessa tendenza alla scomparsa è anche un'aspirazione, condizione non raggiunta ma auspicabile, mezzo definitivo di diserzione da lacci e costrizioni della modernità: "io sono quello di cui non si chiede, io sono quello che non si vede, sono la fuga, il cammino perduto, io sono il disertore ignoto, sono il refuso, la latitanza, la distrazione, la dimenticanza".

Ma si può anche leggere, nella stessa atmosfera, anche un potentissimo senso di angoscia nel non poter cristallizzare la propria identità in qualcosa di chiaramente percepibile o in un'esistenza monolitica, che viene invece esclusa dall'evanescenza dell'essere; al massimo si può chiedere: "Ditemi qualcosa di più, vorrei per favore avere notizie di me, datemi un indizio in più, qualcosa che mi aiuti a capire. Che fine ho fatto? Che cosa mi è successo di nuovo? Che cosa faccio? Dove mi trovo?". Definitiva la risposta: "Io non esisto, io sono il vuoto, sono quello tagliato via dalla foto".

Nostra signora della dinamite si muove sullo stesso terreno "il mondo vive il suo miraggio di essere reale", ma in termini più psicologici: "via dalle rotte solite delle mie depressioni, qualcuno abbatta questi angeli, hanno rotto i coglioni".

Ci si trova di nuovo "tra crisi diplomatiche e crescite economiche", nel mezzo delle quali restano solo "le fantasie degli incubi che siamo noi".

Respira ancora è l'unica traccia nello stile dei vecchi album.

La rabbia c'è e, in più, emerge il terrore, amplificato dalla mancanza di indizi sull'entità (non meglio definita) che, nonostante tutto, minacciosamente, respira ancora: "leggo la mia fine nei suoi occhi, riassunta in una sola parola: uccidi! E respira ancora".

Rojo[modifica | modifica wikitesto]

Uscito a fine agosto 2011, è stato anticipato dall'anteprima Carmagnola #3. Canali aspetta la rivoluzione, finora rimandata per mancanza di coraggio e troppa pazienza, nel frattempo pensa alla Rivoluzione Francese ed alla Resistenza; avremmo bisogno di gridare: "evviva il suono del cannone!".

Proprio questa tematica abbraccia l'intero album, ancora una volta connotato da un'atmosfera diversa.

Finora la rabbia di Canali era sempre indirizzata contro le derive autoritarie imboccate dalla politica e contro il disgregarsi del tessuto sociale, lacerato dall'ossessione per la sicurezza, dal razzismo o dalla semplice idiozia, prima diffusa ad arte e poi fatta propria da vasta parte della popolazione.

Già ai tempi di Che fine ha fatto Lazlotoz Canali cantava: "senza stare a pensare alla ferocia naziskin a Berlino o al ghigno di Jean-Marie Le Pen guarda il tuo salumiere che faccia ha".

La civiltà nata in Italia dalla Resistenza e consolidata nelle innumerevoli lotte successive era in pericolo, ma c'era ancora qualcosa da difendere.

Con Rojo è tutto diverso: quel processo di erosione di quanto vi era di buono è definitivamente terminato; il peggio ha stravinto e non resta che rifugiarsi nel privato, o nella lotta violenta.

Vi è, paradossalmente, anche dell'allegria: quella di chi non ha più nulla da perdere e che può, finalmente, giocarsi il tutto per tutto.

Per queste ragioni l'album si apre con Regola #1.

Si tratta di una traccia feroce, di benvenuto nella rivolta, se non nella guerra civile: "Benvenuti al mondo, state entrando nel poligono di tiro dalla porta sul fondo, muovere il culo veloce, correre zig-zagando, cecchini sui tetti che sparano a comando".

Ma non vi è nessuna repulsione buonista di fronte ad un contesto così violento: "sanpietrini, bastoni, dateci sotto! Regola numero uno: sfasciare tutto!".

Piuttosto i rivoltosi diventano protagonisti "del reality show più eccitante del mondo": le mille telecamere piazzate nell'ossessione del controllo del territorio diventano le impotenti testimoni della ribellione.

Occorre illustrare la possibilità di interpretazioni diverse, in cui non vi è nulla di particolarmente eroico in quelle rivolte, dominate da personaggi strumentalizzati e votati al vandalismo fine a sé stesso.

Tuttavia il continuo riferimento - in buona parte dell'album - a tematiche di tipo rivoluzionario ("voglio una rivolta al giorno all'ora dell'aperitivo") fa pensare ad una denuncia diversa, non rivolta contro la rabbia popolare, ma contro i vari Comandanti finiti a passare i loro giorni al mare fra tavole da surf e occhiali a specchio, come nella ironica "Risoluzione strategica#6".

Particolarmente ispirata anche "Controvento", descrizione di un viaggio in auto con la testa altrove, tra "nuovi respiri in piazze lontane" (probabile riferimento alla Primavera Araba) ed il superare "ogni limite, in questo mondo che va troppo piano".

Dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

I concerti live di Giorgio Canali & Rossofuoco costituiscono certamente la modalità espressiva più congeniale alla musica finora descritta.[34] Si svolgono, in genere, in spazi occupati o piccoli locali, con palchi bassi e niente scenografia, a prezzi estremamente popolari (spesso intorno ai 5 euro o gratuitamente).[35] L'esperienza comprende - irrinunciabilmente - la possibilità di guardarsi negli occhi.[36] La percezione della rabbia è dell'intensità delle canzoni è certamente amplificata e il sound è fortemente elettrico, distorto e caratterizzato dalla batteria di Luca Martelli, picchiatore instancabile dotato di una potenza dallo stile decisamente heavy metal. Il tasso alcolico delle serate è in genere molto elevato, anche grazie al drink preferito di Canali, il gin tonic.[37] Canali, per la maggior parte del tempo, suona la sua storica chitarra elettrica Gibson Les Paul nera con la bandiera del Vietnam, meno spesso canta solamente e, nei live più recenti, per un paio di canzoni suona l'armonica. Il suo rapporto con il pubblico è piuttosto ironico e dissacrante rispetto ad ogni stereotipo da rock star, tanto che spesso si monta gli strumenti da solo.[9] La formazione della band è mutata più volte, la più recente prevede, oltre a Luca Martelli alla batteria, Marco Greco alla chitarra elettrica, Nanni Fanelli al basso elettrico e Stewie DalCol alle chitarre. Il nome Giorgio Canali & Rossofuoco indica la maggior parte delle date, con la formazione al completo ed il sound più rock ed elettrico. Il nome Giorgio Canali & Rossotiepido indica le serate acustiche, Giorgio Canali & Rossosolo (più raro) fa riferimento ai concerti con la formazione più scarna. Un gesto tipico di Canali consiste nel dare forti testate al microfono, circostanza a volte accompagnata da bestemmie di vario genere.[10] Tale aspetto merita un breve chiarimento, proposto dallo stesso Canali "la blasfemia 'pesa' ed incide moltissimo. Pensa a come gli antiabortisti, gli 'antiminchialisti' o quelli contro l'eutanasia... pensa – dico – a come loro mi mettono continuamente a disagio privandomi della possibilità di scegliere anche solo della mia vita e della mia morte. Pensa a come mi offendono ogni volta che aprono bocca. Pensa. Io bestemmio, e siamo pari. Anzi, quando c'è il solito benpensante che mi ammonisce: 'Guarda, la bestemmia è solo un modo volgare di offendere chi crede in una cosa a cui tu non credi e se bestemmi è perché in fondo dimostri di credere anche tu...', io rispondo 'No! Questo è l'unico modo che mi resta per esprimere quel disappunto verso di loro e per far sentire, per un momento, anche loro offesi e fuori posto.' Come fanno reiteratamente col sottoscritto".[38] Si tratta, nel complesso, di un'esperienza estremamente intensa e catartica, dalla quale si va via senza voce, con la consapevolezza che, nonostante tutto, il rock è ancora vivo. E se è vero che il pensiero unico ha già vinto, esiste ancora gente a cui ciò non sta affatto bene ed è pronto a gridartelo in faccia.

Giudizi e recensioni[modifica | modifica wikitesto]

Barnaba Ponchielli all'uscita di Giorgio Canali & Rossofuoco (2004) ha scritto su Zero 51 di Bologna (p. 43): “L'arrabbiato Canali è un anarco-anacronistico cantautore punk. E il suo rossofuoco è nichilismo decadente di sinistra, sconfitto e incazzato, autoironico e tabagista all'ultimo stadio. Una bestia rara qui da noi. E questo terzo disco a suo nome, dopo un inizio tranquillo (...) alza i volumi e la densità dei testi, fitti fitti di sarcasmo e cinismo da attempato giovane che se ne fotte del tempo che gli appesantisce gli organi interni (...). Sdegno sparato in faccia senza vergogna: hasta la vista siempre comandante Giorgio Canali".[39]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

con i Politrio[modifica | modifica wikitesto]

con i CCCP Fedeli alla linea[modifica | modifica wikitesto]

con i Consorzio Suonatori Indipendenti[modifica | modifica wikitesto]

con i Per Grazia Ricevuta[modifica | modifica wikitesto]

Solista[modifica | modifica wikitesto]

con i Rossofuoco[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Video Intervista Giorgio Canali - MiAmi 2009, YouTube. URL consultato il 26 ottobre 2012.
  2. ^ Osvaldo Piliego, La Rabbia di Giorgio Canali - Intervista a Giorgio Canali del 24/09/2007, Coolclub.it. URL consultato il 26 ottobre 2012.
  3. ^ Coolclub.it - Pensare i festival - anno IV numero 38 giugno 2007, Coolclub.it. URL consultato il 26 ottobre 2012.
  4. ^ Testo, Angolo Testi.
  5. ^ √ Giorgio Canali: Discografia, Biografia, Concerti e molto altro su Rockol
  6. ^ http://www.discogs.com/artist/358954-Giorgio-Canali?noanv=1
  7. ^ Giorgio Canali e Rossofuoco | Roster | Locusta
  8. ^ Giorgio Canali :: Le interviste di OndaRock
  9. ^ a b GIORGIO CANALI/ L'intervista: il mercato musicale? Deve morire. E prima morirà, meglio sarà
  10. ^ a b Intervista a Giorgio Canali: cuore anarchico e rabbioso del rock italiano - AgoraVox Italia
  11. ^ http://www.discogs.com/Politrio-Effetto-Eisenhower/release/1502589
  12. ^ Giorgio Canali e Rossofuoco — Nuvole…chitarre e note
  13. ^ Giorgio Canali E Rosso Fuoco Su Mtv.It
  14. ^ Giorgio Canali – “Ho pagato un biglietto per la fine del mondo” | Il Cibicida
  15. ^ √ Noir Désir: Discografia, Biografia, Concerti e molto altro su Rockol
  16. ^ Cccp / Csi - biografia, recensioni, discografia, foto :: OndaRock
  17. ^ http://www.discogs.com/artist/146803-CSI
  18. ^ Guardami. - MYmovies
  19. ^ «Abbiamo Kappler in vaticano e Farinacci al campidoglio»,intervista a Giorgio Canali, Rivist@, 25/5/08
  20. ^ «quello che Giovanni ha detto io lo so da venti anni, siete voi che vi fate distrarre dal buco nero dei suoi occhi...», intervista a Giorgio Canali, Il Cibicida, 3/5/07
  21. ^ a b Giorgio Canali | L'ultima Thule
  22. ^ Bravo Caffè è Jazz a Bologna - ARTISTI - Artista - Angela Baraldi / Omaggio ai Joy Division
  23. ^ http://www.italicaedizioni.it/fatevi-fottere-una-biografia-di-giorgio-canali/
  24. ^ Intervista agli ex-Csi | Rolling Stone.
  25. ^ Maroccolo, prove di intesa con i CSI "Ci divertiamo, ma non chiamatela reunion" - Musica - Spettacoli - Repubblica.it
  26. ^ La Stampa - C’è Giorgio Canali con i Rossofuoco
  27. ^ Giorgio Canali - Il dito nella piaga | Intervista | SENTIREASCOLTARE
  28. ^ Giorgio Canali & Rossofuoco - Musica Download / Streaming - Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio ()
  29. ^ ^ Pierluigi Baima Bollone, Le ultime ore di Mussolini, Mondadori, Milano, 2009, , pag. 154
  30. ^ Canzoni contro la guerra - Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio
  31. ^ GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO Live @ FRIGENTO 14 agosto 2010 - LETTERA DEL COMPAGNO LAZLO... - YouTube
  32. ^ Giorgio Canali, le bestemmie e l’armonica invadente | Il Megafono
  33. ^ Recensione: Giorgio Canali e Rossofuoco - Nostra Signora Della Dinamite - storiadellamusica.it
  34. ^ Giorgio Canali & Rossofuoco - Rojo :: Le recensioni di OndaRock
  35. ^ Canali: guardo telefilm americani invece di ascoltare nuova musica | Campania Rock / tutta la musica live in Campania!
  36. ^ √ Giorgio Canali: 'Fare dischi è uno sforzo, quello che conta è suonare' - Rockol
  37. ^ Giorgio Canali – quello che vale, soprattutto, è la gente che urla fuori « Occhiopesto
  38. ^ Intervista del 12 aprile 2011
  39. ^ Giorgio Canali & Rossofuoco Live - eventi Brescia - www.zero.eu

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]