Giorgio Canali

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Giorgio Canali
Giorgio Canali, Corallo Rock Club, Scandiano (RE) (2009)
Giorgio Canali, Corallo Rock Club, Scandiano (RE) (2009)
Nazionalità Bandiera dell'Italia Italia
Genere Punk rock
Alternative rock
Musica d'autore
Periodo di attività 1990 – in attività
Strumento chitarra, voce, armonica
Band attuale Rossofuoco
Band precedenti CCCP Fedeli alla linea
Consorzio Suonatori Indipendenti
PG3R
Album pubblicati 20
Studio 13
Live 5
Raccolte 4
« Io penso che alla fin fine nel rock quello che vale è la gente là fuori che urla.[1] »
(Giorgio Canali)
« La musica "classica" mi fa furiosamente incazzare, la musica "contemporanea" mi innervosisce e dopo picchio i bambini che non ho, il jazz mi fa venire i brufoli, l'etno e il folk scatenano in me ondate di razzismo fanatico che Borghezio mi fa ridere, la musica leggera mi diverte una volta su un milione… Quando metto un disco nel lettore, è sempre un disco che puzza di elettricità, è più forte di me.[2] »
(Giorgio Canali)

Giorgio Canali (Predappio, 1958) è un chitarrista e cantante italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Inizia la carriera musicale verso la fine degli anni settanta come voce di varie band punk locali della scena romagnola. All'inizio degli anni ottanta, con l'avvento di nuove tecnologie elettroniche (come il protocollo MIDI) inizia ad interessarsi alla musica elettronica e dà vita, insieme a Roberto Zoli, a diversi progetti musicali che culminano nella fondazione di Politrio e nella pubblicazione del disco Effetto Eisenhower nel 1986. L'approccio al lato più tecnico della musica lo porta a collaborare come tecnico del suono con la PFM e con i Litfiba. Conosce i CCCP Fedeli alla linea nel 1989, durante la tournèe congiunta tra questi ultimi e i Litfiba in Unione Sovietica. Entra successivamente a far parte dei CCCP insieme ad altri fuoriusciti dei Litfiba, Gianni Maroccolo e Ringo De Palma. Nel 1990 partecipa come chitarrista e come tecnico del suono all'ultimo disco dei CCCP, Epica Etica Etnica Pathos.

All'inizio degli anni novanta, dopo lo scioglimento dei CCCP Fedeli alla linea, si trasferisce quasi stabilmente in Francia. Collabora ai tour dei Noir Désir e produce i tre dischi dei Corman & Tuscadu. Suona anche la chitarra nel secondo album Pestacle.

Nel 1992 fonda il Consorzio Suonatori Indipendenti insieme ad altri ex membri dei CCCP Fedeli alla linea. Nel gruppo affianca alle chitarre Massimo Zamboni e alla voce Giovanni Lindo Ferretti. Durante l'esperienza del C.S.I. prosegue un progetto solista che culmina nel disco Che fine ha fatto Lazlotòz del 1998.

Nel 1999 realizza la colonna sonora per il film Guardami, di Davide Ferrario.

Dopo la fine dei C.S.I. e la divisione dei due fondatori, Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, sviluppa ulteriormente il suo progetto solista e raccoglie alcuni dei musicisti che lo avevano affiancato nel tour di Lazlotòz in una formazione stabile, i Rossofuoco, che lo accompagnerà in tutti i dischi successivi. Ad oggi proprio il gruppo Giorgio Canali & Rossofuoco rappresenta l'attività artistica e musicale più rilevante, che ha portato alla pubblicazione di cinque album: Rossofuoco, Giorgio Canali & Rossofuoco (diverso dal primo omonimo, caratterizzato dalla copertina dell'album recante una freccia che indica in basso), Tutti contro tutti, Nostra Signora Della Dinamite e Rojo. Canali è considerato una delle maggiori realtà del rock alternativo italiano, per qualità e carisma, testi lucidi e potenti, impatto sonoro.

Dal 2001, parallelamente all'esperienza solista, è ancora a fianco di Giovanni Lindo Ferretti nei PGR ancora in veste di chitarrista. Da notare che i due collaborano e sono buoni amici pur condividendo ben poco dell'attuale visone ideologica e, soprattutto, religiosa dell'ex cantante dei CCCP Fedeli alla linea.[3]. Delle controverse prese di posizione da parte di Ferretti, Canali si è peraltro sempre dichiarato poco sorpreso, difendendo anzi la coerenza del cantautore nel corso degli anni[4].

Dopo i Corman & Tuscadu, negli ultimi anni Canali è tornato diverse volte a ricoprire il ruolo di produttore. Tra i dischi più famosi da lui prodotti l'omonimo esordio dei Verdena (1999), Sguardo contemporaneo di Bugo (2006) e soprattutto Canzoni da spiaggia deturpata di Le luci della centrale elettrica, dove partecipa come chitarrista. Ha collaborato con molti gruppi italiani e stranieri: Nobraino, Marlene Kuntz, Vanvera, Noir Désir, Litfiba, Timoria, Miura, Premiata Forneria Marconi, Yo Yo Mundi, Tre Allegri Ragazzi Morti, Frigidaire Tango, Virginiana Miller, Ulan Bator, Melt, Wolfango, Santo Niente, (P)neumatica, Quinto Stato, Zen Circus, Masoko, Hic Niger Est con l'album "primo parallelo" dove partecipa come chitarrista.

[modifica] La poetica

I testi cantati da Giorgio Canali rappresentano il punto di forza della sua produzione artistica. Ormai distante dalla poetica di Giovanni Lindo Ferretti dei tempi dei CCCP Fedeli alla linea, conserva comunque il fascino di quell'epoca, ma non ha nulla a che fare con la recente svolta filocattolica.

All'interno di un'evoluzione piuttosto marcata dal primo album ai lavori odierni, Canali ha comunque mantenuto delle caratteristiche fondamentali: cinico, arrabbiato, corrosivo, maledetto, scrive testi potenti e d'impatto, sempre in violento contrasto con ogni deriva perbenista.

La politica ha un ruolo centrale, ma non per questo Canali deve essere considerato un cantante schiettamente ideologico, come invece poteva dirsi - almeno per quanto concerneva l'iconografia - dei CCCP Fedeli alla linea. Al contrario, lontano dalla lotta di palazzo, Canali parla di una politica respirata per le strade, vissuta sulla pelle dei più deboli o di chi, più semplicemente, non condivide derive autoritarie.

Si tratta di una visione politica piena di fierezza partigiana, anarchica, incendiaria, come espresso nella canzone "Lettera del compagno lazlo al colonnello Valerio" (attualmente non pubblicata ma ascoltabile qui[5], in cui viene citato un personaggio realmente esistito nella Resistenza, il Colonnello Valerio, alias Walter Audisio. Il testo è incentrato sulla situazione creatasi dopo la conclusione della Resistenza: viene descritta un'Italia non ancora libera, nella quale i fascisti sono rimasti impuniti. Scritta in occasione dell'uscita della compilation Materiali Resistenti, prodotta per la festa del 25 aprile 2010, veniva esclusa da quest'ultima in quanto contenente due bestemmie. Tale motivazione ufficiale appariva poco convincente, in quanto le due espressioni in oggetto erano artisticamente coerenti col violento sentimento di rabbia descritto. Non a caso anche lo stesso Canali ironizzava sul punto, affermando sarcasticamente che la canzone sarebbe stata esclusa "perché a nessuno piace come suona 'sta cazzo di armonica", come affermato nell'esibizione live di Frigento del 14 agosto 2010, qui visibile [7] Numerosi anche i testi di diverso tenore, lontani dalla politica e più strettamente legati ad una lucida visione della quotidianità o a temi più intimi.

[modifica] I temi affrontati

I testi di Canali si sono modificati in una direzione non lineare col trascorrere del tempo, oscillando tra momenti relativamente intimisti ed altri schiettamente rabbiosi. Una breve lettura dei testi delle canzoni più significative dei vari album permette di valutarne l'evoluzione.

[modifica] Il primo album: "Che Fine Ha Fatto Lazlotoz" (1998)

Disco d'esordio di Giorgio Canali (ancora senza i Rossofuoco), 12 tracce, non cerca un equilibrio preciso: vi sono canzoni tipicamente rock, ma con atmosfere dilatate ed ampio spazio lasciato alla poetica, altre decisamente feroci. Nel primo gruppo spicca "Nuvole e Bleriot" che partendo dall'"aria piuttosto densa di un bistrot", cita l'impresa del pioniere dell'aviazione Louis Blériot, per spaziare fino a tematiche esistenziali d'ampio respiro. All'estremo opposto si trova "1,2,3,1000 Vietnam", in francese, rabbiosa e violenta: da notare come Canali suoni da anni una chitarra su cui è presente la bandiera del Vietnam, a ricordo di una resistenza armata risultata vincitrice - con mezzi non pacifici - sull'imperialismo occidentale. Tale scelta, del resto, fa perfettamente parte del personaggio: lo stesso Canali, in un diverso testo, canta: "Non ho nessuna pregiudiziale se sono io a decidere a chi sparare". Di tutt'altro tenore "Lazlotoz", riferita al nome volutamente storpiato di Laszlo Toth, ungherese con problemi psichiatrici divenuto famoso per aver vandalizzato la Pietà vaticana: si tratta di una canzone ironica e dissacrante: raffigura Dio in una surreale quotidianità domestica, costretto tra il rumore della Santa Messa in Tv e i rimproveri di una moglie isterica.

[modifica] "Rossofuoco"

Secondo album di Giorgio Canali ma il primo come Giorgio Canali & Rossofuoco, 11 tracce, mostra un suono più maturo rispetto al precedente, privilegiando lievemente lo spazio dedicato alle canzoni meno dure. Tale concetto, tuttavia, non va frainteso: la splendida "Questa è la fine", ad esempio, dietro ad un sound relativamente tranquillo, cela un affresco da "fine del mondo" (tematica presente più volte nella discografia) struggente e lucido: "Sugli schermi solo noia, pioggia di missili su Gaza e qualche faccia da troia". Non mancano pezzi più distorti e chiaramente rock: "rossocome" è fra le canzoni che coinvolgono di più il pubblico nei live. La rabbia è ancora il sentimento dominante, acuita dalle incolmabili differenze di classe: un lavavetri "naufragato in quest'isola spartitraffico" urla contro il mondo e le "berline in leasing" meditando vendette forse solo immaginate, forse del tutto prossime.

[modifica] Giorgio Canali & Rossofuoco

Album formato da 10 tracce, dal titolo identico al precedente, rimane distinguibile per la diversa copertina (recante una freccia orientata verso il basso). Si apre con "Precipito", originale celebrazione del senso di vuoto e caduta. Non manca l'inquietante presenza di telecamere, abbagliate poiché "Precipito, come una supernova risplendo. Precipito come Icaro, come una meteora". Fulminante il riff di "No pasaran", in cui torna tutta l'aggressività che sembrava passata in secondo piano; non si salva nessuno: tutti costretti tra "Padani, mediolani, stilisti, morti cani e qualche mostro fotogenico. Uno, nessuno, centomila quotidiani, il non pensiero unico". Rimane sullo sfondo un fumoso e poco delineato "noi" di sinistra, rimasto con i "nostri pugni alzati ad illuderci beati" mentre il resto della società lo superava e travolgeva. Sullo stesso tono "questa è una canzone d'amore" in cui "da una canzone d'amore costellata di sospiri e baci teneri", si viene scagliati in un "rosso inferno": "sono una scimmia col telecomado mi viene una gran voglia di prendermi a calci". Ancor più devastante "rime con niente": "nei brevi istanti intercorsi fra un calcio sui denti e l’altro la verità può folgorarti, poi se ne va col successivo calcio. Resta la coscienza di aver capito tutto per un istante e, in relazione alla fortuna, resta qualche dente." Qui il disagio non è più solo politico: è ben più profondo ed esistenziale. Non manca una vera canzone d'amore, sincera e sofferta: "questa no".

[modifica] Tutti contro tutti

Il titolo del quarto album (10 tracce) sgombra immediatamente il campo da ogni dubbio: l'aggressività è privilegiata. La brillante "Alealè", parziale autocitazione di una precedente traccia in francese del primo album (Coule la vie), reca una spietata e lucidissima descrizione sociologica di una modernità odiosa e xenofoba, ossessionata dal sesso e ben felice di perdere la propria libertà a favore di una presunta sicurezza: "la libertà futura è un pompino in tv senza censura; e stazioni e parchi liberi d'albanesi arabi o simili, accade che la libertà è partecipazione agli utili", "e tutto questo controllare - dicono - è per la tua tranquillità". "Swiss hyde" è un'istantanea altrettanto nitida della follia imperante, eletta classe dirigente: sono i "soliti fascisti revisionati" e le loro innumerevoli (e spesso irriconoscibili) derivazioni a detenere il potere politico, economico e mediatico. Il testo, nella sua provocatorietà schiettamente punk, è anche liberatorio: "ah i soliti idioti, i pidusti liftati, le nuovissime avventure del governo, le lacrime sul piccolo schermo. Le preghiere alla radio, fratelli d'Italia sul podio, ma quando arriva quest’epifania che se li porta tutti via? E vaffanculo il buonsenso, qui comincia la festa e ascolti quella voce che ti urla: 'Uccidi! Uccidi!' nella testa!".

[modifica] Nostra Signora Della Dinamite

Se tutti i precedenti album rappresentavano un'oscillazione tra tematiche diverse, tutte inserite nello stesso solco, le 10 tracce di "Nostra Signora della dinamite" indicano una decisa rottura. Il lato intimista è decisamente preponderante e, probabilmente per questa ragione, è l'album meno amato dai fan attratti dai suoni più rock e dai testi più arrabbiati mentre è molto apprezzato da chi ne sa cogliere quegli aspetti intimi che lui ha voluto raccontare, sempre a modo suo. Non manca, tuttavia, qualche pezzo memorabile, fra cui spicca "quello della foto". Si tratta di una delle tracce più rilevanti dell'intera discografia, incentrata sul tema dell'evanescenza dell'identità e sorretta da un imponente crescendo musicale che parte con diradata tranquillità e diventa, man mano, serratissimo. Canali invoca l'oblio, l'impalpabilità dell'esistenza, il non essere come tratti distintivi della propria personalità (anche se il messaggio è probabilmente universale). Non è un testo psicanalitico, piuttosto filosofico: l'inconscio si intravede tra le righe, ma v'è di più: sono il vuoto e la dimenticanza nei confronti di se stessi ad essere preponderanti, in un'amnesia esistenziale eletta ad elemento fondante della condizione umana: "Io sono il mai, io sono il senza, io sono l'inesistenza, io sono il buio, non ci sono e non c'ero, io sono la dissolvenza al nero". E quella stessa tendenza alla scomparsa è anche un'aspirazione, condizione non raggiunta ma auspicabile, mezzo definitivo di diserzione da lacci e costrizioni della modernità: "io sono quello di cui non si chiede, io sono quello che non si vede, sono la fuga, il cammino perduto, io sono il disertore ignoto, sono il refuso, la latitanza, la distrazione, la dimenticanza". Ma si può anche leggere, nella stessa atmosfera, anche un potentissimo senso di angonscia nel non poter cristallizzare la propria identità in qualcosa di chiaramente percebilile o in un'esistenza monolitica, che viene invece esclusa dall'evanescenza dell'essere; al massimo si può chiedere: "Ditemi qualcosa di più, vorrei per favore avere notizie di me, datemi un indizio in più, qualcosa che mi aiuti a capire. Che fine ho fatto? Che cosa mi è successo di nuovo? Che cosa faccio? Dove mi trovo?". Definitiva la risposta: "Io non esisto, io sono il vuoto, sono quello tagliato via dalla foto".

"Nostra signora della dinamite" si muove sullo stesso terreno "il mondo vive il suo miraggio di essere reale", ma in termini più psicologici: "via dalle rotte solite delle mie depressioni, qualcuno abbatta questi angeli, hanno rotto i coglioni". Ci si trova di nuovo "tra crisi diplomatiche e crescite economiche", nel mezzo delle quali restano solo "le fantasie degli incubi che siamo noi". "Respira ancora" e l'unica traccia nello stile dei vecchi album. La rabbia c'è e, in più, emerge il terrore, amplificato dalla mancanza di indizi sull'entità (non meglio definita) che, nonostante tutto, minacciosamente, respira ancora: "leggo la mia fine nei suoi occhi, riassunta in una sola parola: uccidi! E respira ancora".

[modifica] Rojo (album)

Ultimo album, uscito a fine agosto 2011, è stato anticipato dall'anteprima "Carmagnola # 3", ascoltabile qui [1]. Canali aspetta la rivoluzione, finora rimandata per mancanza di coraggio e troppa pazienza, nel frattempo pensa alla Rivoluzione Francese ed alla Resistenza; avremmo bisogno di gridare: "evviva il suono del cannone!". Proprio questa tematica abbraccia l'intero album, ancora una volta connotato da un'atmosfera diversa. Finora la rabbia di Canali era sempre indirizzata contro le derive autoritarie imboccate dalla politica e contro il disgregarsi del tessuto sociale, lacerato dall'ossessione per la sicurezza, dal razzismo o dalla semplice idiozia, prima diffusa ad arte e poi fatta propria da vasta parte della popolazione. Già ai tempi di "Che fine ha fatto Lazlotoz" Canali cantava: "senza stare a pensare alla ferocia naziskin a Berlino o al ghigno di Jean-Marie Le Pen guarda il tuo salumiere che faccia ha". La civiltà nata in Italia dalla Resistenza e consolidata nelle innumerevoli lotte successive era in pericolo, ma c'era ancora qualcosa da difendere. Con Rojo è tutto diverso: quel processo di erosione di quanto vi era di buono è definitivamente terminato; il peggio ha stravinto e non resta che rifugiarsi nel privato, o nella lotta violenta. Vi è, paradossalmente, anche dell'allegria: quella di chi non ha più nulla da perdere e che può, finalmente, giocarsi il tutto per tutto. Per queste ragioni l'album si apre con "Regola # 1". Si tratta di una traccia feroce, di benvenuto nella rivolta, se non nella guerra civile: "Benvenuti al mondo, state entrando nel poligono di tiro dalla porta sul fondo, muovere il culo veloce, correre zig-zagando, cecchini sui tetti che sparano a comando". Ma non vi è nessuna repulsione buonista di fronte ad un contesto così violento: "sanpietrini, bastoni, dateci sotto! Regola numero uno: sfasciare tutto!". Piuttosto i rivoltosi diventano protagonisti "del reality show più eccitante del mondo": le mille telecamere piazzate nell'ossessione del controllo del territorio diventano le impotenti testimoni della ribellione.

[modifica] Giudizi e recensioni

Barnaba Ponchielli all’uscita di Giorgio Canali & Rossofuoco (2004) ha scritto su Zero 51 di Bologna (p. 43): “L’arrabbiato Canali è un anarco-anacronistico cantautore punk. E il suo rossofuoco è nichilismo decadente di sinistra, sconfitto e incazzato, autoironico e tabagista all’ultimo stadio. Una bestia rara qui da noi. E questo terzo disco a suo nome, dopo un inizio tranquillo (...) alza i volumi e la densità dei testi, fitti fitti di sarcasmo e cinismo da attempato giovane che se ne fotte del tempo che gli appesantisce gli organi interni (...). Sdegno sparato in faccia senza vergogna: hasta la vista siempre comandante Giorgio Canali".

[modifica] Discografia

[modifica] con i Politrio

[modifica] con i CCCP Fedeli alla linea

[modifica] con i Consorzio Suonatori Indipendenti

[modifica] con i Per Grazia Ricevuta

[modifica] come Giorgio Canali

[modifica] con i Rossofuoco

[modifica] Note

  1. ^ Intervista a Giorgio Canali del 2009 al festival MI AMI
  2. ^ Giorgio Canali infiamma Zuni
  3. ^ «Abbiamo Kappler in vaticano e Farinacci al campidoglio»,intervista a Giorgio Canali, Rivist@, 25/5/08
  4. ^ «quello che Giovanni ha detto io lo so da venti anni, siete voi che vi fate distrarre dal buco nero dei suoi occhi...», intervista a Giorgio Canali, Il Cibicida, 3/5/07
  5. ^ Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio - Giorgio Canali & Rossofuoco

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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