Baudolino

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Baudolino
Titolo originale Baudolino
Autore Umberto Eco
1ª ed. originale 2000
Genere romanzo
Sottogenere picaresco, giallo, storico
Lingua originale italiano
Ambientazione Nord Italia, Parigi, Estremo Oriente, Costantinopoli, XII secolo
Protagonisti Baudolino

Baudolino è il titolo di un romanzo storico del 2000, scritto da Umberto Eco e pubblicato da Bompiani. Si tratta del quarto romanzo dell'autore, dopo Il nome della rosa (1980), Il pendolo di Foucault (1988) e L'isola del giorno prima (1994).

Narra la storia di Baudolino, un giovane ragazzo di campagna piemontese proveniente dalla Frascheta dove successivamente sorgerà Alessandria, che nel 1154, all'età di tredici anni, viene adottato dall'imperatore Federico Barbarossa. Il giovane si rivela un birbante e bugiardo incallito, ma come per incanto tutto quello che inventa finisce per fare storia, come la canonizzazione di Carlo Magno, il Graal o la creazione della lettera del Prete Giovanni. Per seguire il suo sogno di scoprire il regno del Prete, Baudolino parte con un gruppo di amici verso Oriente e vengono raccontate le loro peripezie in terre leggendarie e il loro incontro con creature fantastiche. Tornati a casa a mani vuote dopo molti anni di viaggio, Baudolino comprende che la sua vita è legata per sempre alla ricerca di quella mitica terra, mentre non c'è niente nel suo mondo che lo possa trattenere, così riparte verso est per il suo ultimo viaggio da cui non farà ritorno.

Il libro si propone come un romanzo picaresco, ma al tempo stesso come una summa di fonti storiche, miti, tradizioni e leggende medievali che lo rendono un'opera enciclopedica di quel particolare periodo storico[1]. È stato tradotto in molte lingue e pubblicato in diversi paesi al di fuori dell'Italia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1154 l'anno della sua prima discesa in Italia, l'imperatore ancora senza corona Federico Barbarossa si perde nella foresta e nella nebbia della pianura padana, quando chiesto aiuto al giovane contadino Baudolino, fu condotto da questi a ricongiungersi al suo esercito. Avendo preso in simpatia il ragazzo decise di adottarlo e di portarlo alla sua corte.

Dopo questa introduzione la scena si sposta a Costantinopoli durante il saccheggio del 1204, in cui un Baudolino ormai sessantenne salva dalle mani dei crociati lo storico e alto funzionario dell'impero bizantino Niceta Coniate. I due si rifugiano nella dimora del burocrate mentre la città brucia per diversi giorni e successivamente riescono a lasciare Costantinopoli sotto travestimento. Baudolino nel frattempo racconta a Niceta la sua storia.

Quindi si segue la vita di Baudolino durante i suoi studi all'università della Sorbona a Parigi, la sua passione per la matrigna Beatrice di Borgogna, il suo coinvolgimento come consigliere dell'imperatore nelle questioni italiane, la fondazione di Alessandria e la partecipazione di Baudolino insieme ad alcuni suoi amici alla terza crociata guidata da Federico. Il tutto seguendo come filo conduttore la ricerca della mitica terra del Prete Giovanni, leggendario re-sacerdote di un immenso stato cristiano in estremo oriente. Durante il viaggio verso la Terrasanta Federico muore in circostanze misteriose e Baudolino e il gruppo dei suoi amici abbandonano l'impresa alla ricerca della terra agognata. Il viaggio attraverso terre selvagge abitate da creature fantastiche dura molti anni, fino a che un giorno i viaggiatori arrivano a Pndapetzim, l'anticamera al regno del Prete Giovanni.

Qui i protagonisti incontrano un mondo abitato da strane creature: blemmi, satiri, panozi, giganti, sciapodi, tutti diversi ma tutti sudditi del Diacono Giovanni, Delfino del Prete. Nell'attesa di poter avere accesso alla terra del Sacerdote, Baudolino si innamora di Ipazia, una satira (ovvero una creatura per metà donna e per metà capra) appartenente al popolo delle ipazie e discendente dalla Ipazia storica, e stringe amicizia con il diacono Giovanni, che soffre di lebbra. Infine il regno di Pndapetzim è scosso dalla notizia dell'imminente attacco degli unni bianchi. Nonostante il tentativo di difesa messo in atto dai compagni di Baudolino, gli abitanti di Pndapetzim vengono travolti dagli invasori e solo per miracolo Baudolino e alcuni compagni superstiti riescono a salvarsi, decidendo di tornare a casa nonostante le pressioni di Baudolino che vorrebbe tornare indietro a cercare Ipazia; in questo frangente a Baudolino viene consegnato un lungo lenzuolo contenente l'effigie del diacono morente.

Il viaggio di ritorno è fitto di nuove avventure e riporta Baudolino e i suoi compagni a Costantinopoli, dove si assiste al confronto finale e alla verità sulla morte di Federico, proprio prima dell'incontro tra Baudolino e Niceta. Dopo una breve parentesi da stilita, Baudolino comprende che la sua vita deve essere dedicata alla ricerca del regno del Prete Gianni e di Ipazia, e con questa speranza nel cuore si dirige nuovamente verso Oriente.

Genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla pubblicazione del suo romanzo L'isola del giorno prima nel 1994, Eco era a lavoro su un nuovo progetto di una vicenda contemporanea. Il lavoro si sarebbe dovuto intitolare Numero zero e la vicenda ruotare attorno ad un gruppo di persone che progetta un nuovo quotidiano. Dopo due anni di lavoro tuttavia, l'autore abbandonò il progetto in favore di Baudolino. Di questo abbozzo rimangono alcune tracce, come la scena della morte di Federico Barbarossa, che si rifà ad un delitto simile in una camera chiusa attuato con un marchingegno favoloso, una specie di chimera ronzante nel vuoto, che compariva nel progetto originario[1].

Una delle ispirazioni principali per il racconto è stata una copia del libro Le terre leggendarie[2], in cui c'era un capitolo sul Prete Gianni e uno sulle tribù disperse d'Israele. Sulla copertina del tomo era rappresentata la figura di uno sciapode e ad Eco l'associazione venne spontanea:

« Questa figura [lo sciapode] si è così legata in me alla storia del Prete Gianni, ma anche alla nascita di una città [Alessandria], che è quella mia e di Baudolino[1]. »

Altri espedienti narrativi furono invece delle scelte di Eco per puro divertimento personale, come la descrizione dei piatti di Niceta Coniate, che si basa su siti Internet dedicati all'antica cucina bizantina[1].

La fase di scrittura fu interrotta a lungo, a causa della mancata risoluzione di un punto nevralgico del racconto che non permetteva all'autore di incastrare i vari tasselli della storia. Poi nell'estate del 2000 Eco riprese in mano il manoscritto e in due mesi ne completò la stesura[3].

Le fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

Umbrella Foot
Devil Man
Headless
Large Ears
Vari strani personaggi che sono citati nel romanzo, così come appaiono nelle Cronache di Norimberga del 1493. Partendo da in alto a sinistra e procedendo in senso orario sono raffigurati: uno sciapode, un satiro, un panozio e un blemma.

Il romanzo inizia con un resoconto scritto dal giovane Baudolino del suo primo incontro con l'imperatore Federico I detto il Barbarossa. Il testo fu composto dal giovane presso la corte imperiale di Ratisbona nel 1155 con il titolo di kronica Baudolini cognomento de Aulario[4]. Già dal titolo si capisce che Baudolino non conosce ancora bene il latino e quello che sta cercando di riprodurre è il suono del dialetto che si usava a quei tempi dalle sue parti. Questa sperimentazione linguistica di Eco deve molto ai primi tentativi di produzione scritta in volgare della letteratura italiana, come la Carta di Capua o il Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi. Inoltre si trova una citazione dell'Indovinello veronese, quando l'eremita mentore di Baudolino cerca d'insegnargli il latino pronunciando la frase (un po' rimaneggiata) «calamus ke alba pratalia arabat et nigrum semen seminabat[5]».

Il continuo si ispira alle Gesta Federici I imperatoris, nella parte in cui il protagonista diventa incredibilmente figlioccio di una delle persone più potenti del suo tempo, rimandando alle avventure del Simplicissimus di Hans Jakob Grimmelshausen.

La seconda parte del libro inizia con la lunga e avventurosa ricerca del regno del mitico Prete Gianni (o prete Giovanni come si preferisce nel romanzo) da parte di Baudolino e i suoi compagni: alcuni suoi amici dagli studi all'università della Sorbona a Parigi, altri concittadini della neonata Alessandria[6]. Nella finzione narrativa Eco fa scrivere a Baudolino e a questo gruppo la celebre Lettera del Prete Gianni[7], ovvero una corrispondenza che sarebbe giunta dal sovrano in persona e che girava effettivamente a quei tempi per le cancellerie del mondo occidentale[3]. Ma mentre nella realtà alla lettera non venne dato molto peso né seguito, nel romanzo essa costituisce il pretesto per andare alla ricerca della leggendaria terra del Prete.

L'avventura attraverso i regni del misterioso oriente è raccontata in maniera fiabesca, con abbondanza di elementi magici e fantastici, sulla falsariga de Le mille e una notte o dei bestiari medievali, e narra del Sambatyon, il fiume di roccia che si ferma solo il sabato[8]; delle pietre nere che colorano permanentemente il corpo di chi le tocca; di una foresta completamente oscura abitata da creature misteriose; di belve e fiere simili alle chimere; gli stessi miti poi trattati anche dal "libro delle meraviglie", Il Milione di Marco Polo.

Quando Baudolino e i suoi compagni giungono alla città di Pndapetzim si trovano di fronte al meraviglioso mondo degli sciapodi con una sola gamba, dei panozi con le orecchie lunghissime, tanto da riuscire a volare se opportunamente addestrati, dei blemmi con la bocca sulla pancia e ad altre mostruosità, tutte riprese dalle Cronache di Norimberga[9]. Queste creature fantastiche non vedono nessuna differenza fisica tra di loro, ma sottilizzano sul loro diverso credo religioso, dicendo sempre del prossimo che "pensa male": una metafora delle divisioni teologiche del cristianesimo orientale con i monofisiti, gli ariani, i manichei, e le loro lotte sul sesso degli angeli.

In Baudolino il commercio sacrilego delle false reliquie, dal Graal alla Sacra Sindone, dai corpi degli Apostoli ai souvenir della vita di Cristo che hanno riempito le chiese dell'occidente cristiano, è una pratica diffusa. In effetti, la storia mette in relazione proprio con il personaggio di Baudolino la nascita di molte tradizioni e leggende medievali, in un complesso gioco di riferimenti culturali. Per esempio, è opera di Baudolino l'idea di identificare il Graal (il "Gradale") con il calice di Cristo, e di spacciare per tale una vecchia coppa di suo padre[10]. Quando il falso Gradale va perso, uno dei compagni di Baudolino afferma di avere intenzione di scrivere la storia del Gradale come "avrebbe dovuto essere", con protagonisti "cavalieri ben più nobili di noi". Costui si chiama Borone, e corrisponde quindi a quel Robert de Boron che, storicamente, introdusse il tema del Graal nel ciclo bretone[11]. Nell'opera ci sono molti altri spunti dello stesso genere: è di Baudolino, per esempio, l'idea di far santificare Carlo Magno, cosa effettivamente avvenuta nel 1165, per opera dell'antipapa Pasquale III; ma addirittura, è Baudolino che fa trasportare i corpi dei magi a Colonia e che crea la Sacra Sindone.

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il libro viene pubblicato in prima edizione con copertina rigida da Bompiani nel 2000. Nel 2002 esce la prima edizione brossurata per la collana "Tascabili", a cui faranno seguito altre otto ristampe, l'ultima delle quali nel 2008.

Estero[modifica | modifica wikitesto]

Il libro è stato successivamente tradotto in numerose lingue e pubblicato in tutto il mondo.

La prima versione ad uscire dall'Italia è stata quella in lingua portoghese, tradotta da Marco Lucchesi e pubblicata in Brasile dalla Editora Record nel 2000. Nel 2001 è stata commercializzata nelle regioni di lingua tedesca la versione del romanzo tradotta da Burkhart Kroeber.

Il 12 febbraio 2002 è stata pubblicata l'edizione francese, curata da Jean-Noël Schifano[12]. Helena Lozano Miralles ha curato l'edizione in lingua spagnola dell'opera, pubblicata per la prima volta nel 2002[13]. La traduzione inglese è stata svolta da William Weaver ed è stata pubblicata il 15 ottobre 2002 nel Regno Unito e negli Stati Uniti, da Secker & Warburg e da Harcourt rispettivamente[14]. Una seconda edizione è uscita sempre negli Stati Uniti il 6 ottobre 2003 a cura della Harvest Books.

Altre versioni sono state pubblicate in versione tradotta in Romania[15], Albania[16], Grecia[17], Bulgaria[18], Polonia[19], Russia[20] e Marocco[21].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il libro ha ricevuto in generale un buon apprezzamento di pubblico e critica, pur senza raggiungere il livello di consenso fatto registrare dal primo romanzo di Eco, Il nome della rosa[22].

Roberto Cotroneo su L'Espresso commenta di aver molto apprezzato l'opera, trovandola divertentissima e piena di sorprese: "il frutto di un uomo che vuole stupire, pagina dopo pagina". Egli nota che Baudolino, mostrando come una storia possa diventare vera semplicemente prendendola e costruendola come tale, assomiglia sempre di più a quello che pensa Umberto Eco del mondo, dove "utopie nate per vere [servono] a sopportare gli inganni della realtà"[23]. Altri giornalisti sottolineano l'avvincente gioco delle parti, dove menzogna e verosimiglianza si mescolano continuamente; la narrazione avvincente in grado di trascinare il lettore in un viaggio appassionante; e la perlustrazione fantasiosa, alla scoperta di eventi e personaggi difficili da dimenticare [24].

La critica in lingua tedesca si è mostrata divisa: da stroncature dure che criticano l'opera come totalmente sovraccarica e con un elaborato letterario carente[25]; a recensioni più neutre, che definiscono la lettura del romanzo un'"esperienza di lettura" e ammettono che al suo interno vi sono diversi "capitoli gradevoli", ma che Eco si è spinto troppo oltre, scrivendo un libro troppo lungo in cui si è "innamorato della sua invenzione" senza chiedersi se i lettori si sarebbero interessati alle sue digressioni[26][22]; fino a recensioni positive che apprezzano la ricca panoramica sul medioevo, l'atmosfera coinvolgente e il tono da elegia filosofica che ogni tanto traspare[22].

Antonia Susan Byatt di The Guardian riassume così il suo punto di vista sull'opera: «è un paradosso che il racconto più leggibile di Eco sia anche il suo meno soddisfacente — un corpo inconsistente, strutturato attorno al fantasma di un'idea brillante[27]». La critica e scrittrice Adam Mars-Jones dichiara che il romanzo è un'alternanza di generi e di stili, tra la commedia picaresca leggera e qualcosa di più intenso, che lo fanno sembrare come un "pneumatico rimodellato, costituito da migliaia di altri copertoni sciolti e riamalgamati"[28].

François Busnel de L'Express loda l'autore per aver fatto nuovamente prova della sua "pantagruelica erudizione" e per aver portato l'arte di seduzione letteraria al suo apice: «le ultime cinquanta pagine di Baudolino sono abbaglianti, portano il segno di un romanziere di genio, il maestro più incomparabile del thriller storico[11]». Il giornalista perdona ad Eco anche una scarsa aderenza alla storia ufficiale, ammettendo che la forza del romanzo è proprio nell'"apologia dell'immaginario, quel motore dell'utopia e delle invenzioni che scuotono il mondo"[11].

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Si notano delle analogie con Il nome della rosa, quando Eco termina il manoscritto di Baudolino con le parole: "[...] et come diceva queltale il police mi duole". Da confrontare con il finale de Il nome della rosa, in cui Adso scrive: "Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Roberto Barbolini, Intervista all'Autore, Panorama. URL consultato il 20 novembre 2012.
  2. ^ Lyon Sprague de Camp, Willy Ley, Le terre leggendarie, traduzione di Franceso Saba Sardi, Milano, Bompiani, 1962, ISBN non esistente.
  3. ^ a b Laura Lilli, Con "Baudolino" Eco torna al romanzo, La Repubblica, 11 settembre 2000. URL consultato il 20 novembre 2012.
  4. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 1; "Baudolino inizia a scrivere", p. 5
  5. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 1; "Baudolino inizia a scrivere", p. 13
  6. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 26; "Baudolino e il viaggio dei Magi", p. 330
  7. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 12; "Baudolino scrive la lettera del Prete Giovanni", p. 139
  8. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 28; "Baudolino attraversa il Sambatyon", p. 364
  9. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 29; "Baudolino arriva a Pndapetzim", p. 369
  10. ^ Umberto Eco, Baudolino, cap. 22; "Baudolino perde il padre e trova il Gradale", p. 282
  11. ^ a b c (FR) François Busnel, Pantagruel: Umberto, seigneur du Moyen Age, L'Express, 14 marzo 2002. URL consultato il 10 dicembre 2012.
  12. ^ (FR) Umberto Eco, Baudolino: roman, tradotto da Jean-Noël Schifano, Parigi, Bernard Grasset, 2002, ISBN 2-246-61501-1.
  13. ^ (ES) Umberto Eco, Baudolino, tradotto da Helena Lozano Miralles, Barcellona, Lumen, 2002, ISBN 84-264-1309-9.
  14. ^ (EN) Umberto Eco, Baudolino, tradotto da William Weaver, Orlando, Harcourt, 2002, ISBN 0-15-602906-5.
  15. ^ (RU) Umberto Eco, Baudolino, tradotto da Stefania Mincu, Iasi, Polirom, 2007, ISBN 978-973-46-0658-0.
  16. ^ (SQ) Umberto Eco, Baudolino: roman, tradotto da Mirela Papa, Tirana, Uegen, 2004, ISBN 99927-54-05-2.
  17. ^ (EL) Umberto Eco, Mpaoyntolino, tradotto da Ephe Kalliphatide, Atene, Ellenika Grammata, 2001, ISBN 960-393-703-7.
  18. ^ (BG) Umberto Eco, Minunea sfintului baudolino, tradotto da Sorin Marculescu, Bucarest, Humanitas, 2000, ISBN 973500139X.
  19. ^ (PL) Umberto Eco, Baudolino, tradotto da Adam Szymanowski, Varsavia, Noir sur blanc, 2001, ISBN 83-88459-32-5.
  20. ^ (RU) Umberto Eco, Baudolino: roman, tradotto da Elena Aleksandrovna Kostjukovič, San Pietroburgo, Symposium, 2005, ISBN 5-89091-254-2.
  21. ^ (AR) Umberto Eco, Bawdulinu, tradotto da Najla' Hammud e Bassam Hajjar, al-Dar al-Bayda', al-Markaz al-Thaqafi al-'Arabi, 2003.
  22. ^ a b c (DE) Roland H. Wiegenstein, Recensioni di Baudolino in lingua tedesca, Frankfurter Rundschau, 13 settembre 2001. URL consultato il 10 dicembre 2012.
  23. ^ Roberto Cotroneo, Recensione, L'Espresso. URL consultato il 20 novembre 2012.
  24. ^ Gian Paolo Grattarola, Baudolino in Mangialibri.com. URL consultato il 20 novembre 2012.
  25. ^ (DE) Lothar Müller, Recensioni di Baudolino in lingua tedesca, Süddeutsche Zeitung, 1º settembre 2001. URL consultato il 10 dicembre 2012.
  26. ^ (DE) Fritz J. Raddatz, Recensioni di Baudolino in lingua tedesca, Die Zeit, 4 ottobre 2001. URL consultato il 10 dicembre 2012.
  27. ^ (EN) Antonia Susan Byatt, Here be monsters, The Guardian, 19 ottobre 2002. URL consultato il 20 novembre 2012.
  28. ^ (EN) Adam Mars-Jones, You couldn't make it up, The Guardian, 27 ottobre 2002. URL consultato il 10 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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