Parafrasi
Il termine parafrasi (dal latino paraphrăsis, parola prestata dal greco παράφρασις, letto paràphrasis e traducibile con riformulazione) indica la transcodificazione di un testo scritto nella propria lingua ma in un registro linguistico distante (sia esso arcaico, elevato o poetico).
Il processo di parafrasi prevede dunque operazioni come la ricostruzione sintattica, la sostituzione degli arcaismi, l'esplicitazione delle figure retoriche e la riscrittura in prosa del testo poetico. Possono anche essere operati dei chiarimenti di alcuni punti del testo. Una buona parafrasi include tutti i dettagli e rende il testo originale più semplice da comprendere: dato che il testo risultante è normalmente più ampio del testo di partenza, questa operazione si oppone a quella del riassunto.
Inevitabile effetto, per così dire "collaterale", della parafrasi la perdita del profondo rapporto tra significante e significato, tipico della comunicazione letteraria e fulcro dei testi poetici.
Lo scopo della parafrasi è la verifica simultanea sia della comprensione della lingua arcaica, o poetica, che della propria competenza di riformulazione lessicale e sintattica: pertanto la parafrasi è generalmente usata come esercizio scolastico. Dal manuale di Elio Teone (I d.C.) sappiamo che già in epoca antica la creazione di una parafrasi costituiva uno degli esercizi preparatorii (progymnasmata) allo studio della retorica. La creazione di una parafrasi era usata come esercizio anche nella retorica medioevale: agli studenti veniva richiesto di scrivere parafrasi di poesie del periodo classico.
[modifica] Musica
In musica, la parafrasi è una generica rielaborazione di una composizione originale, sempre ben nota, effettuata da un autore diverso. In parte tale concetto si sovrappone a quello di parodia (parola che in origine non ha nulla a che fare con una riproposizione in chiave ironica, bensì significa semplicemente "cantare di nuovo").
Caratteristica della parafrasi è tuttavia la sua funzione divulgativa. In questo senso, come la parafrasi letteraria, anche quella musicale costituisce una sorta di transcodificazione a beneficio di un destinatario diverso dall'originale.
[modifica] Storia
Nel medioevo e nel rinascimento questo procedimento fu applicato soprattutto alla musica liturgica, in quanto basata su melodie codificate. Particolare fortuna ebbe la parafrasi dei corali luterani.
Nel corso dell'Ottocento il genere della parafrasi di composizioni famose si sviluppò nei due sottogeneri, entrambi destinati a grande successo, della parafrasi da camera, normalmente per strumento solista, e della parafrasi per banda.
Le parafrasi da camera più note sono quelle per pianoforte composte da Franz Liszt su motivi tratti da opere liriche. Altrettanto celebri, nell'Ottocento, furono le parafrasi pianistiche di Sigismund Thalberg
D'altronde quasi tutti i grandi virtuosi dell'epoca composero parafrasi destinate al proprio strumento: dal violinista Niccolò Paganini al contrabbassista Giovanni Bottesini.
La parafrasi per banda ebbe particolare fortuna in Italia e in Francia, dove consentì di divulgare la musica fuori dai teatri e dalle sale. La forma generalmente usata fu quella del pot-pourri, anche se le composizioni possono risultare variamente intitolate (fantasia, ricordanza, reminiscenza). Uno dei più prolifici autori di parafrasi per banda fu il giovane Ponchielli.
Sia pure di malavoglia, spinto da necessità economiche, persino Wagner dovette dedicarsi alla parafrasi operistica, adattando su commissione dell'editore Schlesinger La favorita di Donizetti per diversi organici strumentali e vocali.
[modifica] La parafrasi di Zoe Forizì
Nella cultura giuridica ebbe grande fortuna la Parafrasi greca di Zoe Forizì delle Institutiones che costituivano il primo libro del Corpus Juris. Come autrice viene ricordata Ζθέ Antecessor.