Hasan al-Turabi

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Hasan al-Turabi (in arabo: حسن عبد الله الترابي, Ḥasan ʿAbd Allāh al-Turābī; Kassala, 1932) è un politico e religioso sudanese. Ha svolto un ruolo determinante nel processo di reintroduzione della shari'a islamica oggi vigente nel suo paese dopo il colpo di Stato militare che portò nel 1989 alla caduta del terzo regime parlamentare (1986-'89) e alla deposizione del governo di Sadiq al-Mahdi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ispirato dal pensiero dell'organizzazione dei Fratelli Musulmani, Hasan al-Turabi contribuì ideologicamente all'affermazione nel 1986 del Fronte Islamico Nazionale (fondato nel suo paese nel 1940), anche se in precedenza non aveva mancato di appoggiare il regime militare filo-nasseriano del gen. Ja'far al-Nimeyri, al potere tra il 1969 e il 1985.

Nel 1989 il FIN fu allontanato tuttavia dal potere dalla giunta militare guidata dal gen. ʿOmar Hasan al-Bashīr che, pure, s'era per vari versi ispirata a Turābī.

Malgrado non ricopra più posizioni ufficiali, Hasan ʿAbd Allah al-Turabi costituisce ancor oggi la voce più rilevante del fondamentalismo islamico in Sudan.

Nel 1996 al-Turabi si candidò alla prima elezione generale del nuovo regime. Conquistato il seggio, fu scelto come presidente del Parlamento, la seconda carica dello Stato dopo il presidente Omar Hasan Ahmad al-Bashir. Il primo caso per al-Turabi di tenere una posizione politica con continuità durò fino al marzo 2004, quando al-Bashir lo rinchiuse in prigione dove rimase fino al giugno 2005.

Hasan al-Turabi è il responsabile per l'Africa del Congresso Mondiale Islamico.

L'8 aprile 2006 tiene un discorso ad al-Khartum durante il quale afferma, tra l'altro, che il Corano chiede alle donne di coprirsi solo il seno e non la faccia ed è immediatamente accusato di apostasia. [1] [2].

In base ad alcune voci incontrollate risalenti al 2004, Turabi avrebbe aderito al movimento Justice and Equality Movement (JEM), un gruppo armato antagonista di stampo islamista coinvolto nel Conflitto del Darfur. Turabi stesso ha però smentito queste voci che, in effetti, sono frequentemente esposte per motivi di polemica ideologica.

L'Appendice del Rapporto statunitense della Commissione d'indagine sugli attentati dell'11 settembre 2001 definisce Turabi "leader ideologico radicale sudanese di antica data e guida e portavoce dell'Assemblea Nazionale sudanese negli anni novanta". Turabi è stato leader del Fronte Nazionale Islamico, una potente fazione politica del Sudan. Il Fronte si è impegnato per imporre la shari'a nel Paese, malgrado gli islamisti radicali costituiscano un'esigua minoranza della popolazione.

Gioventù e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Turabi è nato nella provincia di Kassala, nel Sudan orientale, presso la frontiera con l'Egitto, intorno al 1932. Suo padre era un giudice ed esperto di sharīʿa. Sadiq al-Mahdi, antico Primo Ministro del Sudan, è suo cognato.[3]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Da giovane Turabi ricevette un'educazione islamica e conseguì diplomi di studi superiori in università del Sudan e straniere:

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essersi laureato, tornò in Sudan e divenne membro dell'Islamic Charter Front, una diramazione minore della branca sudanese dei Fratelli Musulmani. Nell'arco di 5 anni, l'Islamic Charter Front divenne un vasto gruppo politico che identificò al-Turabi come suo Segretario generale nel 1964. Attraverso l'Islamic Charter Front, al-Turabi lavorò con due fazioni del Movimento Islamico Sudanese, Ansar e Khatmiyya, per abbozzare una costituzione islamica. I membri di Ansar si definiscono come i seguaci del Mahdi Muhammad Ahmad, che agì nel Sudan nel corso del XIX secolo. Al-Turabi rimase con l'Islamic Charter Front fino al 1969, quando Ja'far al-Nimeyri assunse il potere con un colpo di Stato. I membri dell'Islamic Charter Front furono arrestati, e Turabi passò sei anni di detenzione e tre in esilio in Libia.

Il colpo di Stato e le due fazioni del Movimento Islamico in Sudan tentarono di raggiungere un compromesso nel 1977. Parte di quel compromesso era la liberazione di al-Turabi e il suo ritorno dall'esilio. Grazie a questo accordo, al-Turabi può diventare il leader dell'Unione Socialista Sudanese ed è promosso a Ministro della Giustizia nel 1979. La sua stretta relazione con i governi sudanesi ha reso Turabi una figura anti-popolare per l'opinione pubblica prevalente in Sudan e causò la famosa alleanza a lui contraria nelle elezioni del 1986, quando tutti i partiti politici decisero di ritirare i loro eletti e di conservarne solo uno contro Turabi, così che egli non prese parte all'unico governo democratico nel Sudan degli ultimi quattro decenni. Questo comportò l'attenta pianificazione di Turabi per prendere il potere con la forza nel giugno del 1989, grazie alla formazione della National Salvation Revolution.

Legge della Sharīʿa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1983 il regime di Nimeiry impose un'applicazione dura della Sharīʿa. L'opposizione popolare contro azioni politiche come lo scioglimento del parlamento sudanese e l'introduzione di pene come le amputazioni o l'impiccagione provocò un colpo di Stato contro Nimeiry nel 1985.

Legami con gruppi militari[modifica | modifica wikitesto]

Turabi protesse Osama bin Laden quando il leader di al-Qa'ida decise di usare il Sudan come base per le sue operazioni intorno al 1990-1996, su invito di Turabi. Bin Lāden stesso si spostò dall'Arabia Saudita in Sudan nel 1991, in parte a causa del confronto aspro tra Bin Lāden e il governo saudita sul rifiuto da parte del governo di organizzare un jihad per espellere Saddam Hussein dal Kuwait e sul consenso accordato agli Stati Uniti di far stazionare proprie truppe in Arabia Saudita nel quadro dell'impegno di quel Paese arabo durante la Guerra del Golfo per cacciare l'Iraq dal Kuwait occupato. Turabi garantì a Bin Laden un luogo sicuro e amichevole per coordinare le attività per il jihad. In compenso, Bin Laden accettò di aiutare il Sudan nella costruzione di strade e nel combattere i separatisti animisti e cristiani nel Sudan Meridionale. Mentre era in Sudan, Bin Laden si sposò una delle nipoti di Turabi.[4] Turabi fondò l'annuale Conferenza Popolare Araba e Islamica intorno al 1991. Qui si incontrarono molti gruppi islamici da tutto il mondo, tra cui rappresentanti dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Hamas, la Jihad islamica egiziana, la Jihad Islamica Algerina e Hezbollah.

"Turabi sought to persuade Shiites and Sunnis to put aside their divisions and join against the common enemy. In late 1991 or 1992, discussions in Sudan between al Qaeda and Iranian operatives led to an informal agreement to cooperate in providing support-even if only training-for actions carried out primarily against Israel and the United States. Not long afterward, senior al Qaeda operatives and trainers traveled to Iran to receive training in explosives." -- 9/11 Commission Report, Chapter 2

Nel 1996 Al-Turabi decise di candidarsi alle prime elezioni generali del nuovo regime. Dopo aver vinto il confronto elettorale e conquistato il suo seggio, al-Turabi fu scelto come vicepresidente del Parlamento, guidato da Omar Hasan Ahmad al-Bashir. Al-Turabi riuscì a conservare la posizione politica con una certa efficacia fino al marzo del 2004, quando fu incarcerato da al-Bashir. Al-Turabi fu poi rilasciato nel giugno del 2005

Progressive Sharia Views[modifica | modifica wikitesto]

Nelle conversazioni private con Osama bin Laden, al-Turabi ha auspicato un accordo di pace tra sunniti e sciiti, come anche d'integrare l'arte, la musica e il canto nella religione: cose tutte che offendono profondamente Bin Laden. Al-Turabi ha anche spiegato la sua visione della legge sciaraitica che dovrebbe essere applicata con gradualità anziché con la forza, e applicata solo ai musulmani che vogliano partecipare congiuntamente ai cristiani nel quadro di un sistema federale.

Inoltre, durante un'intervista nel 2005, al-Turabi denunciò quelle donne musulmane che indossano il foulard, giustificando la sua condanna col fatto che l'Islam non prevede il velo.

Non va dimenticato che al-Turabi si era guadagnato una certa reputazione all'inizio della sua carriera come difensore dei diritti delle donne.[5]

Come ha dichiarato una volta ridendo: "Io voglio che la donna lavori e che diventi parte della vita pubblica" perché "la casa non esige più molto lavoro, con tutto ciò che ne consegue."[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The dark side of liberal Islam in Martinfrost.ws. URL consultato il 22 luglio 2007.
  2. ^ Sudan's Turabi considered apostate in Sudan Tribune. URL consultato il 22 luglio 2007.
  3. ^ Douglas H. Johnson, The Root Causes of Sudan's Civil Wars (African Issues), Indiana University Press, 2003, ISBN 0-253-21584-6, p. 79.
  4. ^ Bin Laden usa l'Iraq to plot new attacks, Asia Times Online, By Syed Saleem Shahzad, 23 febbraio 2002
  5. ^ Lawerence Wright, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11, New York, Knopf, 2006. pp. 165-66.
  6. ^ Fatwa sulle donne musulmane

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Millard Burr and Robert O. Collins: Revolutionary Sudan: Hassan al-Turabi and the Islamist State, 1989-2000. Leiden, 2003, ISBN 90-04-13196-5

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 57418102

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