Freedom House

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Freedom House
Freedom House
Il logo dell'associazione sullo sfondo
Tipo ONG
Fondazione 1941
Sede centrale Stati Uniti Washington, D.C.
Area di azione ricerca e sensibilizzazione
Presidente William Howard Taft IV
Sito web
Rapporto 2015 di Freedom in the world sullo stato della libertà nel mondo nel 2014, una misura fortemente correlata con altri indicatori di democrazia.[1].

██ Libero (89)

██ Parzialmente libero (55)

██ Non libero (51)

I Paesi evidenziati in blu (125) vengono definiti "Democrazie Elettorali" nel rapporto 2015 di Freedom in the world relativo all'anno 2014.[1]
Rapporto 2013 di Freedom of the Press sullo stato della libertà di stampa nel mondo nel 2012.[2]

██ Libero (63)

██ Parzialmente libero (70)

██ Non libero (64)

Percentuale di paesi circa l'indicatore di libertà, nel periodo 1973-2013.

██ Libero

██ Parzialmente libero

██ Non libero

Freedom House è una organizzazione non governativa internazionale, con sede a Washington, D.C., che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche, e diritti umani.[3] Freedom House pubblica un rapporto annuale dal titolo Freedom in the world (Libertà nel mondo) che misura il grado di libertà civili e diritti politici garantiti in ciascun paese,[4] un indicatore utilizzato da diverse ricerche di scienza politica.[5] Altri rapporti annuali pubblicati da Freedom House sono Freedom of the Press e Freedom on the Net, che misurano la libertà di stampa e la libertà di internet nel mondo.[6][7]

Origine e finanziamenti[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione venne fondata da Wendell Willkie, Eleanor Roosevelt, George Field, Dorothy Thompson, Herbert Bayard Swope, e altri nel 1941. Freedom House si descrive come "una voce chiara per la democrazia e la libertà in tutto il mondo". Il gruppo afferma che "la leadership americana negli affari internazionali è essenziale per la causa dei diritti umani e della libertà", e che questo può essere conseguito innanzitutto attraverso le "analisi, azioni di sensibilizzazione e azione" condotte dal gruppo.[8]

Freedom House afferma che:

« si è vigorosamente opposta alle dittature in America Centrale e in Cile, all'apartheid in Sudafrica, alla repressione della Primavera di Praga, all'invasione sovietica dell'Afghanistan, al genocidio in Bosnia e in Ruanda, e alla brutale violazione dei diritti umani a Cuba, in Birmania, in Cina, e in Iraq.[9] »

Recentemente ha dato supporto ai cittadini coinvolti nelle rivoluzioni in Serbia, Ucraina, Georgia e Kirghizistan.

Freedom House riceve circa il 90% dei suoi finanziamenti dal governo federale degli Stati Uniti d'America,[10] assieme a donazioni da altre fonti, quali la Bradley Foundation, la Smith Richardson Foundation, il governo dei Paesi Bassi, la Nicholas B. Ottaway Foundation, la John D. and Catherine T. MacArthur Foundation, la John S. & James L. Knight Foundation, la John Hurford Foundation, ed altri.[10]

Missione[modifica | modifica wikitesto]

Come affermato da Freedom House:

Freedom House è un'organizzazione indipendente che sostiene l'espansione della libertà nel mondo. La libertà è possibile solo in sistemi politici democratici in cui i governi sono responsabili davanti al loro popolo, lo stato di diritto prevale, e la libertà di espressione, associazione, di credo e il rispetto per i diritti delle minoranze e delle donne sono garantiti.

La libertà dipende in ultima analisi le azioni di uomini e donne impegnati e coraggiosi. Sosteniamo le iniziative civiche nonviolente nelle società dove la libertà è negata o minacciata e ci opponiamo alle idee e alle forze che sfidano il diritto di tutte le persone di essere libere. Freedom House funziona come un catalizzatore per la libertà, la democrazia e lo stato di diritto attraverso le sue analisi, azioni di sensibilizzazione e di azione.[11]

Libertà di stampa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Freedom of the Press.
Dati di Freedom House sulla libertà di stampa in Italia nel periodo 1980-2008

Freedom House stila anche una classifica degli Stati del mondo in relazione alla libertà di stampa. Fino al 2004, l'Italia era classificata come paesi libero. Il livello è stato declassato a parzialmente libero fino al 2006, nel corso del mandato del governo Berlusconi II e III, a causa di «vent'anni di amministrazione politica fallimentare», la controversa Legge Gasparri del 2003 e soprattutto la possibilità per il premier di influenzare la RAI, un conflitto d'interessi tra i più sfacciati del mondo.[12]

Dopo essere stata riclassificata come paese "libero" per quanto riguarda la libertà di stampa nel 2007 e 2008 durante il governo Prodi II, l'Italia è stata di nuovo declassificata a "parzialmente libero" a partire dal 2009 con il governo Berlusconi IV[13]. L'Italia costituisce una «anomalia nella regione», secondo Freedom House, che riporta nello specifico i crescenti tentativi del governo di interferire con la politica editoriale dei mezzi di comunicazione pubblici, in particolare circa la copertura degli scandali del premier Silvio Berlusconi.[14]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni critici di Freedom House ne hanno contestato la parzialità geopolitica[15] asserendo che riceverebbe fondi dal governo statunitense per perseguire alcuni scopi.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Freedom in the World 2015.
  2. ^ Freedom of the Press 2013, Freedom House.
  3. ^ Voice of America:Cuba After Fidel - What Next?
  4. ^ Freedom in the World.
  5. ^ The Limited Robustness of Empirical Findings on Democracy using Highly Correlated Datasets
  6. ^ Freedom of the Press.
  7. ^ Freedom on the Net.
  8. ^ Freedom House: About Us
  9. ^ Freedom House Annual Report 2002
  10. ^ a b Freedom House Financial Statements
  11. ^ Freedom House: Chi siamo
  12. ^ Rapporto Freedom of the Press 2004, Freedom House
  13. ^ Rapporto 2009 Freedom of the Press
  14. ^ 2011 Report on the Freedom of the Press, Press Release, Freedom House, 2 May 2011 (p. 12)
  15. ^ Gottfried, Paul (2011-02-21) Freedom House’s Illiberal Democracies, The American Conservative
  16. ^ Manufacturing Consent. Noam Chomsky and Edward Herman, "Manufacturing Consent" Pantheon Books (1988).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]