Libertarismo

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Le Libertaire (Il libertario), prima pagina del numero 25 (1860)

Libertarismo, dal francese libertaire, venne creato dallo scrittore e militante comunista anarchico Joseph Déjacque nel 1857[1] nel corso di alcune sue corrispondenze pubbliche; l'anno successivo il neologismo entrò nel titolo di una pubblicazione da lui stesso edita a New York. Il termine libertario è in diretta contrapposizione al termine liberale; è ed è stato storicamente, fin dalle sue origini ottocentesche, nell'uso politico, un sinonimo di anarchismo. Fondamenti del libertarismo sono l'astensione dal voto[2] in occasione di consultazioni politiche, e l'affermazione delle libertà civili ed individuali, in un'ottica anti-discriminatoria in senso esteso. Nell'esposizione della pratica libertaria[3], si prospetta l'abolizione dello Stato, della proprietà, della religione e della famiglia.
Il temine comunismo libertario, strettamente collegato, viene utilizzato a partire dal congresso di Firenze del 1876 dell'AIL, sezione italiana, mentre socialismo libertario compare in lingua italiana per la prima volta nel 1897 [4]

Da alcuni decenni, soprattutto nei paesi anglosassoni, il termine libertarianism è utilizzato, nella sfera del liberalismo, come sinonimo di liberalismo libertario, orientato a destra e quindi distinto da movimenti di stampo socialista (libertarian socialism o left libertarianism).

In molte altre lingue, ad esempio neolatine si distingue bene nella traduzione dall'inglese tra libertarismo, anarchico e di matrice socialista, collocato a sinistra e libertarianismo, liberale e politicamente collocato a destra.

Indice

[modifica] Il movimento libertario e l'uso del termine

[modifica] Accezione europea

La premessa alla voce non chiarisce ovviamente tutte le sfumature occorse nel corso dell'evoluzione del concetto. Nata in senso estensivo, per ampliare concetti di carattere sociale alla sfera tradizionalmente afferente al privato, il termine ha avuto un periodo di utilizzo sinonimico con anarchia, utilizzo diffusosi inizialmente per aggirare politiche persecutorie dei governi nei confronti degli anarchici. L'evoluzione del pensiero anarchico e della società, ha successivamente, nei fatti, assorbito ideologicamente i concetti di libertarismo in tutte le sue manifestazioni. Come esempio, la revisione novecentesca di Camillo Berneri, ha ulteriormente ammorbidito i temi di contrasto[5] nel confronto positivo con i credenti, e contro il cosiddetto ateismo di propaganda. In senso contemporaneo, ogni manifestazione dell'anarchismo, è intrinsecamente sottintesa libertaria.

[modifica] Storia

Gli anarchici di tradizione socialista usano il termine libertario per descrivere se stessi e le loro idee sin dal 1857. "Le Libertaire, Journal du Mouvement Sociale", fu pubblicato a New York dal 1858 al 1861 dal rivoluzionario anarcocomunista Joseph Dejacque[6], a seguito di alcune sue lettere pubbliche rivolte a Proudhon dove per la prima volta veniva introdotto il termine in stretta contrapposizione a liberale, configurato come coercitivo, almeno sul piano delle libertà dell'individuo.

[modifica] Francia

La pubblicazione, tra alterne vicende, fu irregolare, e dopo il rientro in patria a seguito di un'amnistia di Dejacque e la sua morte avvenuta nel 1864, la pubblicazione fu rilanciata da Sébastien Faure e Louise Michel fino al 1899, anno in cui, con la trasformazione in quotidiano del periodico, continuò come allegato illustrato alla pubblicazione. Nel 1914, per le sue posizioni antimilitariste e antiinterventiste, la pubblicazione venne interrotta. Riprese, nel periodo tra le due guerre mondiali in veste di quotidiano, e si rifermò nuovamente nel 1939 allo scoppio del conflitto. Al termine della seconda guerra mondiale, già dal dicembre 1944 riprese la stampa, diventando settimanale dal 1946. In questo periodo collaborarono alla rivista Georges Brassens, Léo Ferré, André Breton, Armand Robin e Albert Camus. Per problemi legali derivanti al sostegno agli indipendentisti nella guerra d'Algeria e ricostituzione della federazione anarchica, il periodico, prima mensile e poi quotidiano riprende a essere pubblicato col titolo Le Monde libertaire dal 1954[7].

L'uso della definizione comunismo libertario, invece, è da datarsi al novembre del 1880, quando venne adottata da un congresso anarchico francese[8].

L'uso del termine "libertario" da parte degli anarchici divenne molto popolare dal 1890 in poi, dopo che si cominciò ad usarlo in Francia nel tentativo di ostacolare leggi antianarchiche e per evitare le associazioni negative della parola anarchia nell'accezione generale. Da allora, specialmente fuori dall'America, il termine è stato associato sempre con le idee ed i movimenti anarchici.

La connotazione data da Dejacque nella sua corrispondenza era un irruente apostrofo in una accesa discussione in merito a conflitti in materia di genere. Nei successivi approfondimenti, usciti periodicamente su Le libertaire, prese corpo la visione utopistica in cui il libertarismo si sarebbe collocato. La riedizione su Umanosphere del 1889 elimina molti passaggi sulla realizzazione del libertarismo, le cui esposizione colorita e sanguigna avrebbe attirato l'attenzione degli organi di polizia, molto attivi nel reprimere i rivoluzionari, libertari, socialisti o blanquisti, dopo i fatti relativi alla Comune di Parigi del 1871.
La campagna per l'abolizione definitiva di stato, proprietà, religione, famiglia sarebbe stata portata avanti con qualunque mezzo, in pratica con azioni cospirative affini a quelle della carboneria italiana, ma attuata da piccoli gruppi di attivisti, con pratiche che oggi potremmo definire di guerriglia. La prospettiva era comunque considerata a lunghissimo termine; un millennio circa per la società Umanospherique, sorta di falansterio non gerarchico (cyclideon), che probabilmente avrebbe ispirato le successive opere letterarie di H. G. Wells,

[modifica] Italia

[modifica] XIX secolo

In Italia il movimento libertario ha prodromi nel 1857, anteriori al successivo arrivo di Bakunin nel paese, nel 1864. Il localismo del movimento si instaura nell'ambito dei moti risorgimentali, dove Carlo Pisacane anticipa l'avventura garibaldina tentando con insuccesso una sollevazione popolare poi soffocata nel sangue dall'esercito borbonico. Solo con la pubblicazione postuma dei Saggi[9], avvenuta in Francia, le sue idee libertarie si diffusero e furono rese note. Si conobbero le dispute con Mazzini e l'adesione alle idee proudhoniane, nonchè le letture e meditazioni su Fourier. L'approccio sociale verrà considerato affine alla visione iniziale di Bakunin (periodo slavo).

Pisacane rivendicava, nei suoi scritti, che fosse garantito ad ogni individuo il corrispettivo del suo lavoro ma ogni altro possesso venisse "dalle leggi fulminato come il furto". Queste affermazioni lo portarono oltre l'ottica di Proudhon, in una visione collettivista in cui i mezzi di produzione migrano a proprietà comune; terre fabbriche e loro prodotti condivisi e divisi equamente tra tutta la popolazione. Il suo libertarismo si estese alle forme di governo, escludendo che la società potesse esser governata da chichessia, e che essa "costituita nei suoi reali e necessari rapporti esclude ogni forma di governo".

Pisacane non ebbe seguiti movimentisti diretti, ma la fratellanza fiorentina [10] e la successiva fratellanza internazionale , frequentate pochi anni dopo la loro fondazione , daBakunin furono strutture politiche ad indirizzo libertario composte , in gran parte , da compagni del Pisacane.

Nel 1868 si costituirono i nuclei iniziali del'associazione internazionale dei lavoratori, inviando Saverio Friscia come delegato italiano a Bruxelles. Esponenti libertari di spicco del periodo furono Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri.

I contrasti interni tra Karl Marx e Bakunin strettamente legati ai concetti libertari nell'organizzazione dei lavoratori portarono nel 1872 alla scissione tra ala libertaria e ala marxista, quest'ultima maggioritaria. In Italia al contrario l'ala libertaria assunse posizione dominante, e molti dei moti insurrezionali dell'ultimo quarto di secolo (Bologna 1874, Puglia e Campania 1877) furono ispirati da tali principi. Il fallimento di molte di queste iniziative e la conseguente repressione condusse molti di loro all'esilio, ottenendo asilo politico principalmente in Svizzera ed in America latina.

Nell'insurrezione a Bologna del 1874, Andrea Costa venne arrestato subito (si convertirà in seguito alla causa del socialismo parlamentare, e contribuirà alla fondazione dell'Avanti!), e Malatesta in seguito a Pesaro mentre si avviava in Svizzera. Entro 1876 tutti gli organizzatori si ritrovarono comunque liberi, per diffuse simpatia delle giurie, in sfida esplicita al re Vittorio Emanuele. Il contesto alimentò la rinascita della stampa libertaria, (il nuovo risveglio Livorno e Il martello a Fabriano). La svolta italiana, a livello ideologico si compì nell'allontanamento dal collettivismo di Bakunin e la svolta verso il comunismo libertario (da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni, nella misura consentita dalle disponibilità).

Degna di rilievo la rivolta di San Lupo, 1877, presso Benevento e nel Matese, dove a Letino in una situazione oggi definibile trasversale, i libertari ricevettero la benedizione del parroco Don Fortini che definendo i malatestiani "veri apostoli mandati da Dio"[11] stabilì uno storico precedente. Gli insorti, principalmente contadini, ricevettero allo stesso modo la solidarietà dei parroci dei villaggi vicini, come padre Tamburini a Gallo, prima di venir circondati e catturati da forze regolari di cavalleria, fanteria e bersaglieri. Giurie localmente ostili alla casa Savoia impedirono condanne in massa, ma le rivolte popolari ebbero fino a fine secolo una battuta d'arresto. Una serie di azioni repressive dello stato e una serie successiva di azioni violente e di attentati individuali attribuite globalmente agli anarchici, ma di varia estrazione, contribuì ulteriormente ad estinguere il movimento libertario come fenomeno diffuso per il successivo decennio.

I principali esponenti italiani, in esilio, condussero intensa attività di propaganda, editoriale e di sperimentazione sociale (notevole fu in questo contesto la colonia Cecilia in Brasile alla fine degli anni '80) dall'estero, principalmente in Europa, Nord e Sud America.

L'ultimo decennio del secolo vide in sequenza, tumulti nel 1890 per disordini spontanei che portarono in seguito alla scissione di Genova tra socialisti e libertari; l'uscita definitiva dal movimento libertario della Seconda Internazionale nel 1896, a Londra; una serie di tumulti e sommosse nel 1898 in sud Italia, estesisi poi a Milano e Firenze, con conseguenti scontri e repressioni di piazza. Tali proteste e la feroce repressione dello Stato, nota principalmente per le azioni sulla folla delle unità al comando del generale Bava Beccaris nell'ambito dei moti di Milano, ebbero per epilogo l'uccisione da parte di Gaetano Bresci del re Umberto I nel 1900.

[modifica] Stati Uniti d'America

Esempi più recenti li ritroviamo negli Usa, dove nel luglio 1954, su princìpi anarcosindacalisti, venne fondata la "Lega Libertaria", che durò fino al 1965.

[modifica] Accezione anglosassone

Dopo un periodo storico di uso affine a quello europeo, le parole libertarismo e libertario furono usate dalla seconda metà del XX secolo da filosofi e politici anglosassoni che provenivano da differenti contrapposte formazioni culturali, e quindi, principalmente in lingua inglese, tali termini attualmente indicano movimenti culturali e politici che pur definendosi libertarian sono in antitesi tra loro. Filosofi e politici definiti libertari sono quindi in diverse tradizioni culturali ossia quelle del liberalismo, socialismo, comunismo e anarchismo: quest'ultimo movimento politico-sociale ha poi adottato il termine libertarismo appunto per autodefinirsi[12]. Negli anni '50 del XX secolo - e cioè ben oltre 100 anni dopo che gli anarchici in primo luogo usassero il termine per descrivere le loro idee politiche, e 90 anni dopo che l'espressione "comunismo libertario" fosse adottata per la prima volta - nasce negli Usa un partito politico che raccoglie una lunga storia di antistatalismo di taglio liberale e che si autodefinisce libertarian, il "Libertarian Party", pur senza rispettare né i crismi anarchici della tradizione socialista, né, dunque, quelli libertari intesi nel senso europeo del termine. Negli Stati Uniti d'America, il termine si ipotizza sia nato traslando l'originale termine francese, facendo ingresso in senso liberal-libertario, a volte indicato in italiano col sinonimo libertarianismo. In questa accezione, specificamente nel 1970 rientrerà in Europa per le traduzioni dell'economista francese Henri Lepage, con l'intenzione d'evitare evidenti fraintendimenti. Da alcuni decenni, quindi, questo termine è usato soprattutto per definire, in senso più ampio, quelle teorie che danno preminenza alla scelta individuale davanti alle pretese di qualunque potere politico.

[modifica] Differenze tra le due accezioni del termine

Si può distinguere in area europea un utilizzo spiccatamente più incentrato al tradizionale anarchismo anticapitalista, in rispetto alle origini storiche del termine. Nel contesto anglosassone, è diffusa la sensibilità verso la protezione della proprietà e della libertà di mercato ed è uso comune definire libertarianism e spesso anche propertarianism, per distinguerlo dal libertarismo di matrice anarchica tradizionale e socialista, la corrente anarco-capitalista, cioè la versione più estrema del pensiero liberale, che ha trovato la propria espressione più significativa in Murray N. Rothbard.

Tale libertarianism affonda le sue radici nella tradizione dell'individualismo americano e nelle idee di Warren, Spooner e Tucker, e professa l'idea di un mercato completamente sottratto ad ogni tutela statale, che lasci l'individuo padrone di sé in ogni aspetto della vita dell'individuo, inclusi i servizi di protezione, la giustizia e il diritto. La maggioranza dei suoi teorici sono fautori del giusnaturalismo lockiano, ma esiste anche una variante utilitarista (David Friedman). In Europa i massimi esponenti di tale teoria politica sono Hans-Hermann Hoppe e Anthony de Jasay.

Gli anarchici collettivisti e mutualisti utilizzano da sempre il termine e non riconoscono, sia per ragioni storiche, sia per ragioni teoriche l'etichetta di libertari ai seguaci di tale movimento liberale, in quanto tale, storicamente antianarchico, e denunciando quello che nella loro lettura classista della società ritengono essere il tentativo di appropriazione del termine quale atto volontario della borghesia liberista di discreditare l'intero movimento anarchico/libertario e creare confusione al suo interno.

Secondo altre interpretazioni per esistere la proprietà privata ha bisogno dello stato, quindi da tale punto di vista non si può essere anarchici e a favore della proprietà privata. Criticano inoltre agli anarco-capitalisti la mancata messa in discussione delle differenti condizioni economiche di partenza tra individui, dal momento che tale diseguaglianza di partenza, accumulata nel corso dei secoli grazie all'azione dello Stato che ha permesso una concentrazione di capitali in poche mani, pregiudicherebbe una reale parità di condizioni. Secondo i socialisti libertari tale dislivello delle condizioni di partenza porterebbe, lungi dal considerare reali le teorie sulla "mano invisibile", ad un forte divario economico non colmabile; la mancata libertà del bisogno costringerebbe molti individui al lavoro salariato. Lo sfruttamento di lavoratori da parte di grandi imprese multinazionali è per i socialisti libertari del tutto inconcepibile, in quanto striderebbe con il principio di eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

I libertariani sia europei che americani, giudicano contraddittoria con le premesse antistataliste l'avversione degli anarchici di tradizione socialista ad ogni idea di un libero mercato basato sulla proprietà privata, sullo scambio e su interazioni liberamente scelte.

A causa dei problemi semantici sopra evidenziati, si utilizzano a scanso di errori l'uso dei termini "libertario/libertarismo" per indicare l'anarchismo classico, e i termini "libertariano/libertarianismo" per indicare l'anarco-capitalismo e dottrine di derivazione liberale[13].

[modifica] Note

  1. ^ lettera aperta a P. J. Proudhon, De l’Être-Humain mâle et femelle - Lettre à P. J. Proudhon, pubblicata a New Orleans nel maggio 1857
  2. ^ Sébastien Faure, Jean Grave, Georges Mathias Paraf-Javal, Pour ne pas voter; Électeur écoute Paris : Groupe de propagande par la broch,1919 riedit. 1924
  3. ^ Joseph Déjacque, Humanosphere, ristampa critica, a cura di Jean Grave, Parigi, 1889
  4. ^ Errico Malatesta, Francesco Saverio Merlino,'Anarchismo e democrazia: soluzione anarchica e soluzione democratica del problema della libertà in una società socialista,Il Messaggero, 1897
  5. ^ Stefano D'Errico, Anarchismo e politica nel ventesimo secolo, il "programma minimo" dei libertari del terzo millennio, 2007, ISBN 9788884835277 ISBN:8884835275
  6. ^ Max Nettlau, A Short History of Anarchism, p. 75
  7. ^ Maurice Joyeux, pubblicazione della federazione anarchica in lingua francese, Volonté anarchiste', n° 25; Histoire du journal de l'organisation des anarchistes : du Libertaire au Monde libertaire, edizioni Fresnes-Antony , 1984.
  8. ^ Ibid., p. 145
  9. ^ Saggi storici-politici-militari sull'Italia Di Carlo Pisacane Pubblicato da Stab. tip. nazionale, 1858 Originale disponibile University of California e ivi digitalizzato
  10. ^ Il movimento anarchico italiano
  11. ^ George Woodcock, L'anarchia in Italia in L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, Feltrinelli Editore [1966],
  12. ^ George Woodcock, L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari , Feltrinelli Editore, 1966.
  13. ^ Barry Norman, Del liberalismo classico e del libertarianismo, ELiDiR , Roma, 1993

[modifica] Bibliografia

  • Carlo PisacaneSaggi storici-politici-militari sull'Italia Pubblicato da Stab. tip. nazionale, 1858 , Originale disponibile University of California , ed ivi digitalizzato
  • Henry Arvon, L'Anarchisme, Parigi, 1951.
  • Vittorio Emiliani, Libertari di Romagna. Vite di Costa, Cipriani, Borghi, ed. Longo Angelo, 1995, ISBN: 9788880630401.
  • Daniel Guerin, Per un marxismo Libertario, Massari, 2009, ISBN: 9788845702549, ISBN:8845702545
  • Carlo Lottieri, Il pensiero libertario contemporaneo, Macerata, Liberilibri, 2001.
  • Max Nettlau, A Short History of Anarchism
  • Domenico Tarizzo, Sulla tradizione libertaria, Ed Ottaviano, Milano, 1977.
  • George Woodcock, L' Anarchia. Storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, Feltrinelli, 1966 ried. 1980.
  • George Woodcock, Anarchism and Anarchists, Kingston, Ontario, Quarry Press, 1992.

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