Alan Greenspan

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Alan Greenspan
Alan Greenspan color photo portrait.jpg

13º Presidente della Federal Reserve
Durata mandato 11 agosto 1987 - 31 gennaio 2006
Presidente Ronald Reagan, George H. W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush
Predecessore Paul Volcker
Successore Ben Bernanke

10º Direttore del Consiglio dei Consulenti Economici
Durata mandato 4 settembre 1974 - 20 gennaio 1977
Predecessore Herbert Stein
Successore Charles Schultze

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Alma mater Juilliard School, Università di New York, Columbia University

Alan Greenspan (New York, 6 marzo 1926) è un economista statunitense. Ha ricoperto la carica di Presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d'America, dal 1987 al 2006. Attualmente lavora come consulente privato tramite la sua azienda, la Greenspan Associates LLC. Nominato al vertice della Federal Reserve dal presidente Ronald Reagan nell'agosto 1987, è stato riconfermato sino al 31 gennaio 2006, giorno del suo pensionamento.

Greenspan raggiunse il consiglio della Federal Reserve grazie ad una brillante carriera di economista e consulente. Nonostante la sua riservatezza, la sua figura raggiunse lo status di celebrità grazie al favore dei media.[1][2][3] Greenspan fu criticato dai leader democratici del Congresso statunitense di politicizzare il suo incarico attraverso il sostegno alla privatizzazione del sistema previdenziale[4] e del taglio delle tasse che, a loro avviso, avrebbe aumentato il deficit.[5] Le politiche monetarie condotte dalla Fed di Greenspan sono ritenute una delle cause principali della crisi dei mutui subprime.[6]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Prima della Federal Reserve[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli studi alla New York University, Greenspan lavoro' per Eugene Banks, un dirigente della banca d'affari di Wall Street Brown Brothers Harriman, dove fu impiegato nel dipartimento di ricerca sulle equity. Tra 1948 e 1953, Greenspan lavoro' come analista economico alla The National Industrial Conference Board, un think-tank di New York. Tra 1955 e 1987, anno in cui fu designato presidente della FED, Greenspan è stato presidente e amministratore della Townsend-Greenspan & Co., Inc., una gabinetto di consulenza economica di New York, interrotta solamente dal 1974 al 1977 in cui fu presidente del Council of Economic Advisers sotto la presidenza di Gerald Ford

Nel 1968, Greespan coordino' la campagna alla nomination di Richard Nixon in materia di politica interna.[7] Greenspan ha inoltre lavorato come amminsitratore presso Aluminum Company of America (Alcoa); Automatic Data Processing; Capital Cities/ABC, Inc.; General Foods; J.P. Morgan & Co.; Morgan Guaranty Trust Company; Mobil Corporation; e Pittston Company.[8][9] È stato direttore del Council on Foreign Relations, organizzazione di politica estera, tra 1982 e 1988.[10] Nel 1984 ha partecipato all'influente Group of Thirty, un organismo finanziario con base a Washington.

Alla Federal Reserve[modifica | modifica wikitesto]

Nominato il 2 giugno 1987 dal Presidente Ronald Reagan, succedette a Paul Volcker. Il mercato obbligazionario rispose alla nomina con il massimo peggioramento delle quotazioni del quinquennio. Dopo pochi mesi era il Lunedì Nero del 1987, una storica crisi della Borsa USA.

Un esempio degli effetti dei suoi pesati discorsi fu il -3,2% delle azioni giapponesi in risposta alla sua dichiarazione del 5 dicembre 1996 circa una "irrazionale esuberanza e indebita escalation delle quotazioni".

Il 18 maggio 2004 il Presidente George W. Bush nominò Greenspan per il suo quinto mandato consecutivo, un avvenimento privo di precedenti nella storia dell'istituzione USA. Il mandato è scaduto il 31 gennaio 2006, e ha condotto alla successione da parte di Ben Bernanke, nominato il 24 ottobre 2005 sempre da Bush.

È stato insignito dei titoli di Commendatore della Legione d'Onore francese, Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico, e dal Presidente George W. Bush della Medaglia presidenziale della libertà (9 novembre 2005)[11].

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Greenspan viene visto come antiquato nel suo attaccamento al concetto di parità aurea e criticato per la sua difesa a spada tratta del laissez-faire.

Per quanto riguarda la parità aurea la sua posizione contiene una certa ironia, visto il ruolo della Fed nell'emissione di moneta, seppure in tale parità egli abbia avuto un ruolo marginale o nullo, in quanto essa ha cessato di valere molto prima del suo insediamento, ovvero nei primi anni '70, e per cause di forza maggiore esterne alla Fed, come l'eccessivo sbilancio della bilancia dei pagamenti.

Alcuni Oggettivisti come Leonard Peikoff ed Harry Biswanger hanno affermato che il suo incarico alla Fed costituisce un abbandono dei principi dell'Oggettivismo e dei suoi principi di "libero mercato".

Secondo altri Oggettivisti[senza fonte] Greenspan invece avrebbe deliberatamente agito in modo da minare il sistema della Federal Reserve col risultato di accumulare di amministrazione in amministrazione un debito pubblico destinato a causare il collasso del sistema della Fed stessa, con la naturale conseguenza di preparare la strada al ritorno alla parità aurea. Questo scenario mostrerebbe un certo parallelismo con quanto descritto da Ayn Rand nel suo Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante) in cui il personaggio di Francisco d'Anconia sabota l'industria del rame deliberatamente contribuendo allo sfascio dell'economia americana. Da più parti Ayn Rand viene indicata come il romanziere preferito di Greenspan[senza fonte].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Presidential Medal of Freedom - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom
— 9 novembre 2005
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jeannine Aversa, Alan Greenspan Enjoys Rock Star Renown in Houston Chronicle, 5 marzo 2005. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  2. ^ Ambrose Evans-Pritchard, Greenspan Was More a Rock Star than a Feared Fed Sage in The Daily Telegraph (London), 17 settembre 2007. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  3. ^ Leslie Stahl, Greenspan Defends Low Interest Rates, CBS News, 11 febbraio 2009. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  4. ^ Reid Sticks by Greenspan Comments in The Washington Times, 5 marzo 2005. URL consultato il 24 ottobre 2008 (archiviato il 5 dicembre 2008).
  5. ^ (EN) Edmund L. Andrews, Greenspan says Federal Budget Deficits are Unsustainable, The New York Times, 3 marzo 2005. URL consultato il 22 giugno 2009.
  6. ^ Jon Hilsenrath, Luca Di Leo e Michael S. Derby, Little Alarm Shown at Fed At Dawn of Housing Bust in The Wall Street Journal, 13 gennaio 2012. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  7. ^ Stephen Ambrose, Nixon, New York, Simon & Schuster, 1987, p. 158, ISBN 978-0-671-52837-9, OCLC 14414031.
  8. ^ Alan Greenspan, Chairman of the Board of Governors of Federal Reserve, Receives Dean's Medal at Wharton School MBA Commencement, Wharton School of Business, 19 aprile 2005. URL consultato il 17 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2009).
  9. ^ U.S. Senate Panel Votes for 4th Term for Fed Chairman Greenspan in Deseret News, Bloomberg News, 1º febbraio 2000.
  10. ^ Peter Grose, Historical Roster of Directors and Officers in Continuing the inquiry: the Council on Foreign Relations from 1921 to 1996, New York, Council on Foreign Relations, 1996, ISBN 978-0-87609-192-0, OCLC 35280546.
  11. ^ (EN) http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/11/09/AR2005110901605.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Justin Martin, Greenspan: l'uomo dietro al denaro, collana: Politica & società; trad. di Riccardo Guaraldo, Milano, Sperling & Kupfer, 2001.

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