Alzano Lombardo

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Alzano Lombardo
comune
Alzano Lombardo – Stemma Alzano Lombardo – Bandiera
Alzano Lombardo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Annalisa Nowak (lista civica - Gente in Comune) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 45°43′54″N 9°43′42″E / 45.731667°N 9.728333°E45.731667; 9.728333 (Alzano Lombardo)Coordinate: 45°43′54″N 9°43′42″E / 45.731667°N 9.728333°E45.731667; 9.728333 (Alzano Lombardo)
Altitudine 304 m s.l.m.
Superficie 13,43 km²
Abitanti 13 575[1] (01-01-2013)
Densità 1 010,8 ab./km²
Frazioni Alzano Sopra, Burro, Brumano, Monte di Nese, Nese, Olera
Comuni confinanti Nembro, Ranica, Villa di Serio, Ponteranica, Zogno
Altre informazioni
Cod. postale 24022
Prefisso 035
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016008
Cod. catastale A246
Targa BG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 432 GG[2]
Nome abitanti alzanesi
Patrono san Martino
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alzano Lombardo
Posizione del comune di Alzano Lombardo nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Alzano Lombardo nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Alzano Lombardo (Alzà o Lsà in dialetto bergamasco[3][4]) è una città italiana di 13.575 abitanti[5] della provincia di Bergamo in Lombardia. Il comune è situato a circa 6 chilometri a nord-est del capoluogo orobico e fa parte della Comunità montana della Valle Seriana.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La roggia Serio Grande nel centro di Alzano Maggiore

Il territorio comunale di Alzano Lombardo è interamente situato sulla destra orografica della val Seriana, ad un’altezza di circa 300 m s.l.m. È delimitato a Sud e Sud-Est dal corso del fiume Serio, che lo divide dal comune di Villa di Serio ed a Nord dallo spartiacque con la val Brembana dato dai monti Filaressa, Cavallo e Canto Basso. Ad Est sono il monte Podona, nel tratto più a monte, ed il torrente Luio, in quello più a valle fino alla confluenza con il fiume Serio, a suddividerlo da Nembro, mentre ad Ovest confina con Ponteranica, tramite i monti Solino e Luvrida, e con Ranica mediante il monte Zuccone ed il torrente Nesa fino allo sbocco di quest’ultimo nel Serio.

Nel fondovalle, provenendo da Bergamo, per primo si incontra il capoluogo Alzano (un tempo denominato Alzano Maggiore) che ormai forma un unico agglomerato urbano con Alzano Sopra, frazione posta anch’essa lungo l’asta del fiume Serio prima del confine con Nembro.

All’interno, risalendo il corso del torrente Nesa, prima si incontra la frazione Nese e poi la località Busa, dove il corso d’acqua si dirama in due rami secondari. Il primo volge verso Nord-Ovest in una piccola valletta, compresa tra i monti Solino, Canto Basso e Colletto, nella quale ad un’altezza di circa 500 m s.l.m. è situato il borgo di Olera; il secondo invece si sviluppa in direzione Nord e comprende le frazioni Burro, posto sulla destra orografica della valle a circa 550 m s.l.m. in fronte a cui, sull’opposto versante, si trova Brumano. Salendo ancora si trova Monte di Nese, adagiato su una terrazza naturale in posizione panoramica prossima agli 800 m s.l.m. e circondato dai monti Cavallo, Filaressa e Colletto.

Il torrente Nesa, che dà il nome all'omonima valle

Per ciò che concerne l’idrografia, oltre al fiume Serio, numerosi sono i corsi d’acqua che attraversano il territorio comunale. Quello con portata maggiore è il Nesa, affluente del Serio da destra, che si sviluppa nell’omonima valle e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dai monti circostanti. Discreta rilevanza ricopre anche il Luio, che percorre la piccola omonima valle, compresa tra i monti Ganda e Valtrusa, e che funge da confine con Nembro.

Notevole importanza è invece attribuibile a due canali artificiali, la roggia Morlana e la roggia Serio Grande, che molto hanno aiutato lo sviluppo agricolo ed industriale del territorio. Costruite nel periodo compreso tra il XII ed il XIII secolo, nascono dalle vasche di carico poste nella porzione meridionale di Albino.

Già in epoca medievale ricoprivano un ruolo fondamentale per i possedimenti del comune di Bergamo presso le campagne della pianura bergamasca, importanza che crebbe nel XIX secolo con l’espansione industriale. Fino alla seconda metà del XX secolo era presente anche la roggia Guidana, che attingeva al corso del Serio nei pressi dell’attuale zona industriale, il cui tragitto venne modificato rendendola dipendente dalla roggia Morlana, dalla quale prende vita in territorio di Gorle. Per ciò che concerne la viabilità, oltre alla rete stradale ordinaria, è da segnalare la tranvia Bergamo-Albino, una linea metro tranviaria che collega il paese con la città di Bergamo, che, inaugurata nel 2009, ha permesso di decongestionare le strade della zona.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi tranvia Bergamo-Albino.

Variazioni territoriali[modifica | modifica sorgente]

La frazione di Burro, legata per secoli a Nese

Nel corso dei secoli numerose sono state le variazioni dei confini del comune. I primi riscontri inerenti alla delimitazione degli stessi risalgono alla prima metà del XIV secolo, epoca nella quale l’attuale territorio risultava frazionato in differenti entità: Alzano Inferiore, Alzano Superiore, Anexie (divenuto poi Nese) ed Olera che potevano godere di una propria autonomia amministrativa, mentre Monte di Nese era incluso nei confini di Poscante e Brumano in quelli di Nembro. Alla fine del secolo Alzano Superiore, ridefinito come Alzano Sopra, passò anch’esso a Nembro, mentre Olera andò ad incrementare la superficie territoriale di Poscante.

Pochi furono invece i cambiamenti durante i tre secoli e mezzo della dominazione Veneta, la quale rinominò Alzano Inferiore in Alzano Maggiore, all’interno di cui riportò il piccolo borgo di Brumano, e che nel 1776 ridiede l’autonomia a Monte di Nese. Con la fine della Serenissima si verificarono invece numerosi riassetti territoriali in pochi anni: nel 1798 Brumano si unì al neonato comune di Lonno, mentre un anno prima Olera si era staccata da Poscante. L’indipendenza di quest’ultima durò pochi anni, dal momento che già nel 1805 fu nuovamente aggregata, unitamente a Monte di Nese, al comune posto in val Brembana. Nel 1809 si verificò un’imponente opera di accorpamento istituzionale, con Alzano Maggiore che inglobò Alzano Sopra, Nese e Brumano.

Con la fine della napoleonica Repubblica Cisalpina e la contestuale instaurazione del Regno Lombardo-Veneto, avvenuta nel 1816, vi fu una nuova scissione tra Alzano Maggiore, Alzano Sopra e Nese, ma anche di Olera e Monte di Nese che si eressero ad autorità amministrative indipendenti. Questi ultimi due borghi tuttavia dopo soli due anni vennero nuovamente riaggregati a Poscante, venendo poi inseriti nel territorio di Nese tra il 1925 ed il 1928.

Fu invece nel 1927 che, in seguito alla fusione di Alzano Maggiore ed Alzano Sopra, nacque l’attuale comune di Alzano Lombardo, a cui nel 1939 venne aggiunto anche il comune di Nese, assumendo così l’assetto attuale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla preistoria ai Romani[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Monte di Nese, dove sono stati rinvenuti resti di oltre cinquemila anni fa

I primi ritrovamenti che attestano la presenza umana sul territorio comunale sono frammenti di selce lavorata, rinvenuti nelle zone collinari e montuose nei pressi della frazione Monte di Nese, databili attorno al terzo millennio a.C..

I primi insediamenti risalirebbero invece al VI secolo a.C., quando nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani. Questi ultimi si stanziarono prevalentemente nella valle del Nesa, costituendo primitivi accampamenti presso quelle che attualmente sono le frazioni di Nese e Brumano.

Tuttavia la prima vera e propria opera di urbanizzazione fu opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C.. Questa opera assegnò appezzamenti più o meno vasti a coloni e veterani di guerra, di origine o acquisizione romana, i quali bonificarono i terreni al fine di poterli sfruttare per coltivazioni agricole ed allevamento di bestiame.

Questo avvenne anche per i terreni posti tra i colli Frontale e Ganda ed il fiume Serio, che vennero assegnati alla “Gens Alicia”. Conseguentemente la zona assunse il nome di “Praedium Aliciano” (podere aliciano), da cui deriva l'attuale nome del comune.

I principali nuclei abitativi furono Alzano Superiore (poi divenuto Alzano di Sopra) ed Alzano Inferiore (in seguito Alzano Maggiore), che vennero riuniti in un unico vicus. A quel periodo risale inoltre una lapide, considerata il principale reperto storico rinvenuto nei confini comunali ed ora custodita presso il Museo archeologico di Bergamo, ritrovata verso la metà del XIX secolo nel campanile della chiesa parrocchiale di San Giorgio presso Nese. Databile al I secolo d.C., descrive un lascito effettuato da tale “Sura” agli abitanti di Nese e di Brumano, definendoli come “vicanis”, fornendo importanti indicazioni su come anche quei due piccoli borghi fossero a loro volta elevati al rango di vicus. In ogni caso, durante l’epoca romana tutti questi centri avevano dimensioni molto ridotte e si basavano su agricoltura, principalmente nella piana del fondovalle, e pastorizia, nella valle del Nesa.

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Fortificazioni medievali presso piazza san Pietro

Il periodo successivo alla dominazione romana vide la zona soggetta alle invasioni barbariche, che portarono la popolazione a rifugiarsi in postazioni più elevate su colli e propaggini circostanti, in quanto considerate più sicure dalle scorrerie. Ad Alzano si svilupparono quindi nuclei abitativi con piccole strutture difensive sulle alture del colle Frontale, in particolar modo presso la località “Castello”.

Nel corso del VI secolo si verificò l’arrivo Longobardi, che insediarono presso Alzano e Nese lo sculdascio, un funzionario minore dipendente dai gastaldi, a loro volta legati direttamente al re. Questa popolazione si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino al XV secolo.

Nell’VIII secolo ai longobardi subentrarono i Franchi che, al contrario dei predecessori, rimasero estranei alla vita sociale e politica dei territori assoggettati, nei quali instaurarono un sistema feudale, inserito nell’ambito del Sacro Romano Impero. A tal riguardo nel 974 l’imperatore Ottone II investì Ambrogio I, Vescovo di Bergamo, del titolo di Signore delle terre della valle Seriana, sulle quali aveva giurisdizione in ambito civile, penale ed ecclesiastico. In quel periodo il paese, sviluppatosi inizialmente presso l’attuale contrada di San Pietro, cominciò a spingersi verso il fiume Serio, lungo l’antica strada romana che percorreva la valle Seriana, che corrisponde all’attuale centro storico ed alle vie Fantoni e Roma.

Anche i primi documenti in cui viene citato il nome di Alzano risalgono al X secolo: nel 919 viene difatti menzionato Alzano Superiore, mentre nell’anno 1000 viene indicato il borgo di “Alesano Subteriore” in una permuta di terreni di proprietà dei canonici di Sant’Alessandro in Bergamo. Questi due borghi, a partire dal IX secolo, vennero scissi in due entità differenti che ebbero vita separata a livello amministrativo e religioso per oltre un millennio.

L'età comunale[modifica | modifica sorgente]

Il Porteghèt, antico Palazzo della Ragione

Ben presto però l’autorità vescovile cominciò a rivelarsi opprimente per i borghi che richiedevano una sempre maggiore autonomia: tra il XII ed il XIII secolo sia Alzano Inferiore che Nese riuscirono ad emanciparsi, ergendosi a comuni autonomi posti sotto il controllo della città di Bergamo, che li inserì nella circoscrizione denominata “Facta della porta di San Lorenzo”.

Questa nuova condizione permise ai comuni di gestire in autonomia lo sfruttamento dei boschi e dei pascoli, di poter definire confini amministrativi e viabilità e di organizzare liberamente il culto. A questo si aggiunse anche l’utilizzo delle acque sia del fiume Serio che delle rogge presenti sul territorio: tra queste la roggia Serio Grande e la roggia Morlana, che nascevano più a monte e servivano i bisogni delle campagne limitrofe alla città di Bergamo, ma anche le rogge Guidana e Vescovada, il cui corso attualmente è stato modificato e la portata ridotta, che attingevano direttamente presso il paese. Il comune, come riportato dagli Statuti della città di Bergamo redatti nel 1265, era retto da consoli, eletti dai capifamiglia e scelti tra le personalità più importanti del paese.

Conseguentemente Alzano Inferiore si dotò di un palazzo comunale, nella fattispecie di un Palazzo della ragione, edificato nel 1366 e conosciuto con il nome di Porteghèt. Posto presso l’intersezione delle due principali strade di allora, la via della valle e la via della piazza (le attuali vie san Pietro e via Fantoni), era dotato di una sala delle adunanze, di una loggia dalla quale si leggevano al popolo i proclami, i bandi o le sentenze e di un porticato sotto al quale si radunavano i cittadini quando si dovevano prendere decisioni importanti oppure nei giorni di mercato. Vi era anche un piccolo campanile, eliminato alla fine del XIX secolo, che serviva per chiamare all’adunata la cittadinanza o per avvisare in caso di pericolo (invasioni o calamità).

Le dispute tra guelfi e ghibellini[modifica | modifica sorgente]

Il Torrazzo, fortificazione difensiva

Ben presto tuttavia cominciarono a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Alzano Inferiore, così come Nese, si schierò con la fazione guelfa, tanto da inserire nel proprio stemma comunale il giglio di Grancia, simbolo di Carlo d'Angiò, paladino guelfo.

Nel paese, al contrario di Nese ed Alzano Superiore, sorsero numerose strutture di difesa, per prevenire sia gli attacchi ghibellini che le scorrerie dei briganti. Tra queste costruzioni vi era un piccolo castello posto sul colle Frontale, di proprietà della famiglia De Clauso Alzani, ma soprattutto la cinta fortificata a protezione del nucleo abitato. Questa, delimitata a Nord dalla Roggia Serio Grande, includeva sei torri (tra cui il Torrazzo) ed aveva tre accessi: il primo posto presso l’attuale piazza San Pietro, il secondo attiguo al campanile della basilica di San Martino ed il terzo presso la località Cava.

Ciò nonostante numerosi furono gli episodi tragici accaduti tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV. Il 22 giugno 1379 Giovanni de Sicha, capitano del ghibellino Bernabò Visconti, diede alle fiamme il borgo di Nese (al pari di quello di Ranica) e le case di Alzano poste al di fuori dalla cinta fortificata, dando battaglia nei pressi della località Cava. Nella stessa località nel 1393 venne ucciso un numero imprecisato di guelfi, mentre il 16 gennaio 1395 vennero trucidati tre ghibellini.

Per rendere l’idea di quanto insostenibile fosse la situazione, basta pensare che nel 1398 Giovanni Castiglioni, capitano dei Visconti, vietò a tutti i ghibellini di recarsi a Nese, Alzano Superiore ed Inferiore, al fine di non mettere a repentaglio la vita. Anche i comuni cittadini mal sopportavano questa situazione, tanto da riunirsi a manifestare a più riprese per cercare di far terminare le ostilità, senza tuttavia ottenere risultati.

Gli scontri continuarono, tanto che il 19 ottobre 1405 Facino Cane entrò in Alzano Inferiore facendo razzia di beni, uccidendo venti persone e prendendone cento come prigionieri. Due anni più tardi vi fu una breve tregua, interrotta dall’uccisione di un membro della famiglia degli Adelasi da parte di una spedizione guidata da appartenenti alle famiglie Suardi e Pesenti.

La Serenissima[modifica | modifica sorgente]

La chiesa parrocchiale di Brumano, posta lungo l'antica via Mercatorum

Soltanto l’arrivo della Repubblica di Venezia mise la parola fine a queste lotte, portando un periodo di relativa quiete.

Nel frattempo la zona aveva acquisito discreta importanza anche a livello commerciale per via dell’esistenza di una strada, la cosiddetta via Mercatorum, che permetteva il passaggio di persone e merci dirette verso la val Brembana, in quei tempi difficilmente raggiungibile utilizzando gli impervi sentieri del fondovalle brembano.

Questa strada lastricata si sviluppava dalla città di Bergamo ed in breve arrivava ad Alzano, da cui si diramava una via secondaria al tragitto principale (che raggiungeva Nembro e saliva a Salmezza), che percorreva la valle del Nesa fino a Monte di Nese. Da qui i traffici seguivano altre due strade alternative: la prima scendeva direttamente a Poscante, la seconda si ricollegava a Salmezza da cui giungeva a Selvino e poi a Trafficanti (frazione di Costa Serina), ed infine a Serina. Da essa il territorio, specialmente Nese, trasse notevoli benefici economici, mediante la presenza di locande che ospitavano i viandanti e di stazioni per il cambio dei cavalli. I secoli seguenti furono contrassegnati dal dominio della Serenissima e da una condizione di stabilità sociale e politica che mancava da parecchi secoli.

Non mancarono tuttavia gli eventi funesti: nel triennio tra il 1627 ed il 1629 una forte carestia mise a dura prova gli abitanti, a cui fece seguito la tremenda epidemia di peste di manzoniana memoria, che ebbe il suo apice nell’estate del 1630. A causa della malattia, nel solo borgo di Alzano Maggiore morì circa il 60% della popolazione, che passò dalle 1.284 unità del 1629 alle 568 del 1631, mentre nella frazione di Olera gli abitanti furono costretti a dare fuoco a gran parte delle case, compresa la parrocchiale ed il relativo archivio, per cercare di arginare la diffusione del morbo.

A partire dalla prima metà del XVIII secolo ad Alzano Maggiore si verificò un importante sviluppo economico, con numerosi opifici operanti nella zona e floridi commerci. Questo aumentò l’attrattività del paese, che cominciò a subire una forte immigrazione dai borghi vicini. Ben presto questo cominciò a causare liti tra le famiglie “originarie” (indicate nel numero di 54, delle quali 12 con cognome Minelli, 11 Gritti e 7 Zanchi) e quelle “forestiere”, soprattutto a causa del fatto che soltanto le prime avevano diritto di eleggere e ricoprire cariche nelle istituzioni comunali. La questione si protrasse a lungo e venne definita soltanto nel 1744 dal podestà della città di Bergamo, il quale diede ragione ai forestieri, che videro quindi riconosciuta parità di diritti.

Tuttavia la dominazione veneta era mal sopportata dalla locale borghesia, tanto che a Nese si verificò una delle prime rimostranze contro i veneziani. Era il 1793 quando Giovanni Maria Gritti, console del comune di Nese organizzò, contro l’elevato prezzo delle farine, una protesta che arrivò fino alle autorità della città. L’esito fu negativo, con i promotori imprigionati dal governo cittadino.

Dall'avvento di Napoleone fino ai giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

L'oramai dismessa cementeria Italcementi

In ogni caso dopo soli quattro anni l’intera regione, in seguito al trattato di Campoformio, fu assoggettata alla napoleonica Repubblica Cispadana. Al momento dell’insediamento della stessa ad Alzano furono piantati due alberi della libertà, simboli della nuova dominazione, in piazza San Pietro e presso la Cava. Tuttavia il clero locale, contrario alle idee libertarie dei francesi, fomentò una rivolta contro i nuovi dominatori, che il 1º aprile 1797 sfociò in un’aggressione a militari francesi, terminata con l’uccisione di un elemento.

Il giorno dopo si scatenò la rappresaglia francese, con il generale Landrieux che entrò in armi nel paese, accompagnato da fanti e cavalleria, minacciando di dare alle fiamme Alzano Maggiore e Nese se si fossero verificati altri problemi. Contestualmente ordinò la consegna di tutte le armi da fuoco presenti nella zona e l’arresto di personalità avverse al regime (rilasciate poi dopo alcune settimane), lasciando saccheggiare per alcune ore il paese ai suoi soldati.

Il ponte sul Serio, collegamento con Villa di Serio dei primi anni del XX secolo

A tal riguardo il 3 aprile vennero convocati a Bergamo i reggenti di chiese e monasteri di Alzano, ai quali venne imposto un indennizzo pari alla metà dell’argento posseduto, parzialmente restituito tempo dopo grazie all’intercessione di personalità locali vicine ai francesi. Anche il 22 maggio 1799 si paventò il rischio di un altro saccheggio quando, nell’ambito della guerra che vedeva contrapposti i francesi alla coalizione russo-austriaca, una guarnigione di cosacchi arrivò in paese. La popolazione si rifugiò sui colli limitrofi lasciando sguarnito il centro abitato, ma ogni rischio fu scongiurato dall’intervento delle monache salesiane che offrirono ai soldati due vassoi ricoperti d’oro, provocandone la ritirata.

Nel 1815 ai francesi subentrarono gli austriaci, che instaurarono il Regno Lombardo-Veneto. In questo ambito vi fu una revisione delle circoscrizioni provinciali, ed Alzano venne posto a capo del VI distretto, sancendo la propria preminenza sul confinante paese di Nembro, che fino a quel momento era sempre stato il centro di riferimento della bassa valle. Il 4 settembre 1816 vi fu la visita dell’imperatore Francesco I d’Austria, ma i nuovi regnanti non riuscirono a conquistare gli animi degli abitanti, tanto che gli alzanesi dimostrarono i propri sentimenti patriottici partecipando in gran numero ai moti risorgimentali. A tal riguardo è da ricordare che furono ben cinque gli abitanti del paese che parteciparono alla spedizione dei Mille: Giacomo Lorenzo Pavoni (che morì durante la stessa, a soli 17 anni), i fratelli Carlo e Luigi Rota (quest’ultimo deceduto presso Salerno), Giovanni Rota e Carlo Zanchi.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, una volta avvenuta l’unità d’Italia, Alzano visse un periodo di sviluppo industriale e sociale: nonostante la progressiva scomparsa dell’industria laniera prima e serica poi, lungo la roggia Morlana si stanziarono importanti insediamenti quali le cartiere Pigna e Pesenti, quest’ultima commutata poi in industria cementiera, che con il tempo si sviluppò assumendo la denominazione Italcementi.

Un ulteriore impulso all’economia locale venne dall’apertura della Ferrovia della Valle Seriana, che dal 1884 permetteva il collegamento di merci e passeggeri da Bergamo a Clusone, ma anche dalla costruzione degli ospedalli civili Pesenti-Fenaroli (1859) e del ponte per la viabilità con il vicino paese di Villa di Serio nel 1913. Nel 1927, tramite il Regio decreto datato 27 aprile, venne deciso l’accorpamento dei comuni di Alzano Maggiore e di Alzano Sopra, dopo una separazione durata più di mille anni, in quello che venne ribattezzato come comune di Alzano Lombardo. Dodici anni più tardi il territorio assunse la fisionomia attuale con l’inclusione del comune di Nese.

Nella seconda parte del XX secolo il comune fu soggetto ad un tumultuoso sviluppo urbanistico, sociale ed economico che lo vide assurgere ad importante centro industriale della bassa valle Seriana, con numerose aziende (tra cui la Zerowatt) ed attività artigianali (vedi Polini) che, sviluppandosi, riuscirono ad espandere il loro raggio d’azione ben oltre i confini regionali e nazionali.

Nel 2010 è stata inaugurata una linea di metropolita leggera, denominata tranvia Bergamo-Albino, che, con le sue due fermate poste nel comune è diventata un riferimento a coloro che vogliono dirigersi nella valle.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Basilica di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Facciata della basilica di san Martino

Il principale edificio sacro del comune è indubbiamente la Basilica di San Martino, situata nel centro storico di Alzano Maggiore in piazza Italia, alla confluenza delle vie Fantoni e Roma, che per secoli sono state le principali direttrici viarie del borgo. Le prime notizie che la riguardano risalgono all’anno 1023, quando la chiesa aveva dimensioni molto ridotte. Nel corso di secoli la stessa venne sottoposta a numerosi rifacimenti, tra i quali l’intervento eseguito nel corso del XV secolo, che le diede dimensioni maggiori, dotandola di un campanile in pietra, unica componente ancora esistente ad oggi. Successivamente, nei primi anni del XVII secolo, venne riedificato il presbiterio grazie ad una donazione del cittadino alzanese Bernardino Fugazza, che lasciò 1.700 scudi in eredità alla chiesa. In questa fase vennero anche commissionati i dipinti Miracolo di San Martino e San Martino in cattedra, di Gian Paolo Cavagna, ai quali si deve aggiungere anche il San Martino ed il povero presente nella controfacciata.

La struttura attuale risale invece al XVII secolo: era il 1656 quando il mercante Nicolò Valle lasciò in eredità i suoi averi, che ammontavano a 70.000 scudi d’oro, alla Fabbriceria di San Martino, ente che gestiva la manutenzione della chiesa stessa. Venne quindi decisa la costruzione di un nuovo edificio di culto, il cui progetto fu assegnato a Gerolamo Quadrio, architetto-capo del Duomo di Milano, che decise di mantenere immutato soltanto il presbiterio, da poco sistemato.

La prima pietra fu posata il 3 aprile 1659 ed i lavori, che si protrassero per una decina di anni, videro impegnati numerosi importanti artisti del periodo.

La struttura che ne scaturì è quella che tutt’ora si può ammirare: un edificio a tre navate scandite da cinque campate ciascuna. Di queste la centrale risulta essere più alta e ampia, con una volta a botte che poggia su colonne in marmo bianco di stile composito. Le due navate laterali vennero invece ricoperte da vele, stuccate da Giovanni Angelo Sala.

Lateralmente vennero collocate otto cappelle, dedicate al Battesimo, alla confessione, a san Cristoforo, ai santi Rocco e Sebastiano, a san Luigi Gonzaga e san Giovanni Nepomuceno, alla Sacra Famiglia, alla Croce di Cristo ed al Rosario, quest’ultima progettata dallo stesso Quadrio con opere di Andrea Fantoni e Gian Paolo Cavagna.

Il pulpito eseguito dalle botteghe dei Fantoni, Caniana e manni

Ognuna di queste cappelle ha un proprio altare dotato di sculture, intarsi e dipinti, tra i quali si distinguono i trittici pittorici eseguiti da artisti veneti quali Giovanni Battista Piazzetta (san Cristoforo), Giambettino Cignaroli (Morte di san Giuseppe) e Francesco Capella (Pentecoste e Trionfo della croce).

Sono inoltre presenti importanti cicli pittorici tra cui Agar di Giovanni Carnovali, Abigail placa Davide di Francesco Capella, Benedizione di Giacobbe di Giuseppe Diotti, Ester ed Assuero di Giovan Battista Dell'Era, Giacobbe incontra Lia e Rachele di Andrea Appiani e Giuditta ed Oloferne di Vincenzo Camuccini.

Di gran pregio è il pulpito che spicca al centro della struttura, frutto della collaborazione tra i principali artisti del tempo quali Giovan Battista Caniana che ne curò il progetto, Andrea Fantoni che eseguì le sculture in marmo e Gian Giacomo Manni che definì gli intarsi.

Alla fine del XVIII secolo venne deciso l’adeguamento del presbiterio, eseguito da Giacomo Martino Caniana, che optò per la sostituzione dell’esistente abside semicircolare con una cilindrica, sormontata da una cupola in stile neoclassico.

Infine, in occasione dell’anniversario della fondazione, nel 1923 la chiesa venne elevata a rango di Basilica minore, a dimostrazione dell’importanza assunta dall’edificio.

Museo d'arte sacra San Martino[modifica | modifica sorgente]
Il Palazzo, sede del Museo d'arte sacra

Attiguo alla Basilica si trova il Museo d'arte sacra San Martino. Questo è collocato nella struttura denominata il Palazzo, edificata nel XVI secolo come residenza della famiglia Tasso, poi passata alla famiglia Pelliccioli e quindi ai conti Gritti-Morlacchi. La struttura esternamente si presenta come un palazzo nobiliare tipico del XVII secolo, e si sviluppa su tre piani che si distribuiscono attorno ad una piazzetta interna (Piazza Partigiani).

Nel 1866 venne adibita a palazzo comunale, mente nel 1953 venne acquistata dalla parrocchia, con l’intenzione di costruirvi un museo che comprendesse le grandi ricchezze artistiche e storiche possedute dalla basilica stessa.

Dopo un lungo restauro, nel 1994 venne inaugurato il museo, basato su un percorso di quattordici 14 sale che ripercorre i periodi storici nei quali la Basilica ha visto la nascita ed il proprio sviluppo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo d'arte sacra San Martino.
Le Sagrestie[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sagrestie di Alzano Lombardo.

Le Sagrestie sono una sezione del Museo d'arte sacra. Inserite nel corpo strutturale della basilica, vennero edificate nel 1676 al fine adibire i nuovi locali ad ambienti volti ad ospitare riunioni clericali, ma anche atti alla preparazione della preghiera, sia per il clero locale che per il popolo, nelle processioni. La progettazione, affidata all’architetto Gerolamo Quadri, stabilì la costruzione di tre sale in una planimetria ad “elle rovesciata”. All’interno si trovano una serie di sculture, intarsi, stucchi ed affreschi risalenti al XVII secolo dei migliori esponenti del barocco lombardo, tra cui Andrea Fantoni, Giovan Battista Caniana, Antonio Cifrondi, Giulio Quaglio il Giovane, Giovanni Angelo Sala e del figlio Gerolamo.

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Pietro

La chiesa si trova ai margini dell’omonima contrada, la più antica del paese. Secondo lo storico Francesco Valle, vissuto nel XVIII secolo, la struttura venne costruita tra il XIV ed il XV secolo in luogo di un antico edificio di culto paleocristiano, databile attorno al X-XI secolo, il quale a sua volta venne eretto al posto di un precedente tempio pagano dedicato alla divinità di Marte.

La chiesa di san Pietro fu il principale edificio di culto della comunità di Alzano Inferiore fino all’anno 1457, quando venne declassata a sussidiaria dopo la costruzione della nuova chiesa di San Martino. Inizialmente posta sotto tutela dei religiosi di San Domenico, nella prima parte del XVI secolo venne sottoposta ad ampliamento, eseguito su progetto di Pietro Isabello. Questo prevedeva uno sviluppo della struttura verso Nord, con la nuova area, rialzata di nove scalini, che andò a costituire il presbiterio dell’altare maggiore, quest’ultimo rifatto nel settecento in legno dorato dalla bottega dei Caniana.

Un’ulteriore ristrutturazione, effettuata nel 1910 e guidata dall’architetto Elia Fornoni, interessò tutta la struttura tranne l’abside, e le donò le attuali forme in stile neogotico. Nel 1912 la ditta "Balbiani" di Milano restaurò il vecchio organo "Giudici" del 1857. Ha una tastiera sola di 58 tasi e una pedaliera di 27: quest'ultima di estensione reale. La trasmissione è pneumatica. Lo strumento è dotato di 750 canne. La registrazione è la seguente: - Principale 8'; - Ottava 8'; - Ripieno 5 File ( XV, XIX, XXII, XXVI e XXIX ); - Flauto 4'; - Viola da Gamba 8'; - Voce Umana 8', a doppia canna con accordatura crescente; - Tromba 8'; - Subbasso 16'; - Bassi Armonici 8'. Ci sono ulteriori 4 pedaletti al di sopra della pedaliera che comandano in ordine: - Unione Tasto-Pedale; - Super Ottava; - Tromba; - Ripieno.

L’edificio si presenta quindi con una struttura a navata singola, articolata in quattro campate sormontate da archi a sesto acuto, con una copertura in legno dipinta anch’essa in stile neogotico. All’interno si trovano affreschi quattrocenteschi di Nicola Marchisio di Villa di Serio, dipinti cinquecenteschi di Maffiolo da Cazzano ed opere del XVIII secolo di Giovanni Carobbio. Originariamente vi era anche la tavola Martirio di San Pietro, inizialmente attribuita a Lorenzo Lotto ma in seguito riconosciuta come opera di Jacopo Palma il Vecchio, trasferita poi presso il Museo d’Arte sacra San Martino.

L’abside è in pietra grigia, mentre nell’aula si trova un pulpito di scuola fantoniana con marmi policromi eseguiti da Gian Giacomo Manni. La facciata esterna possiede un rosone centrale, due nicchie, nelle quali sono collocate le statue di Adamo ed Eva, ed un portale barocco in marmo bianco, risalente al XVII secolo, collocato al termine di una scalinata piramidale.

A fianco della chiesa si trova l’oratorio, risalente al XV secolo, un tempo utilizzato dalla Confraternita dei Disciplini Bianchi. Quest’ordine, composto da uomini e donne che si flagellavano indossando un camice bianco, venne soppresso in seguito agli editti napoleonici del 1810. Oltre all'Oratorio si trova il campanile, alto ventisette Metri. Nella cella sono collocate cinque campane, che compongono un concerto in La Bemolle 3, più una fuori concerto. Le tre campane maggiori vennero fuse da Antonio Monzini di Bergamo nel 1877, mentre le due minori vennero rifuse dalla ditta Cavadini di Verona nel 1950. La campana fuori concerto, inceppata in legno e che non presenta nessun tipo di decorazione, è di fonditore ignoto. In un altro edificio posto sul sagrato della chiesa, vi è la Scuola di San Pietro. Fondata nel 1650, per secoli ha avuto il compito di istruire i giovani del paese.

Chiesa di Santa Maria della Pace[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Maria della Pace

Ai margini di quella che un tempo era l’antica fortificazione del centro storico, attigua all’attuale ospedale Pesenti-Fenaroli, si trova la chiesa di santa Maria della Pace. Edificata in luogo di un piccolo cenobio dei frati di San Bartolomeo, ai tempi utilizzato come ricovero per viandanti, venne edificata nel XVI secolo, in seguito ad alcune donazioni volte a favorire l’insediamento di un convento di frati minori dediti alla Regola di san Francesco. La prima pietra fu posata nel 1520, mentre la consacrazione avvenne soltanto nel 1580. Unitamente alla chiesa venne edificato anche il convento, terminato nella seconda metà del XVII secolo, che comprendeva due chiostri ed un dormitorio, nei quali si svolgeva la vita monastica.

Nel 1597 i riformati sostituirono i frati minori, rendendo il luogo un centro miniatorio di grande importanza.

Dopo la soppressione dell’ordine religioso, avvenuto nel 1810 in seguito alle normative napoleoniche, la struttura venne inizialmente adibita come alloggio per i militari, venendo acquistata nel 1818 da Martino Zanchi, che ne fece un ospedale, chiamato casa degli incurabili e destinato ai poveri ed ai bisognosi del paese. Dieci anni più tardi si fuse con la Congregazione della Carità, assumendo il nome di Pia casa di Ricovero Martino Zanchi. Attualmente l’istituzione è ancora esistente ed opera in una struttura inclusa all’interno del parco Montecchio. Nel 2005 la chiesa, tranne gli arredi, venne acquisita dalla parrocchia di Alzano.

L’edificio consiste in una struttura con navata unica, al cui interno si trovano cinque altari per parte: tra questi degno di nota è l’altare maggiore, opera di Giovan Battista Caniana e della figlia Caterina (anno 1740), composto da intarsi lignei di grande effetto. Numerose sono le opere custodite: l’ Immacolata Concezione tela d’altare eseguita da Ponziano Loverini (XX secolo), la Madonna del Buon Consiglio di Giovanni Moriggia (XVIII-XIX secolo), la Veronica della bottega di Enea Salmeggia e L'educazione di Maria di Giandomenico Cignaroli. Tra gli altri vi era anche la Madonna con bambino del pittore veneziano Giovanni Bellini, ora collocata all'Accademia Carrara di Bergamo, dopo secoli di continui spostamenti in mani di più proprietari. La struttura richiama i canoni architettonici francescani, con uno stile rinascimentale-gotico. La volta, sorretta da archi a tutto sesto, è decorata da affreschi, alcuni dei quali rovinati a causa dell'abbandono e dell’incuria, tra i quali spicca un ciclo raffigurante i Miracoli di Cristo.

Dei due chiostri invece soltanto il primo si trova in buono stato di conservazione, mentre il secondo è stato inglobato nell’annesso ospedale civile.

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica sorgente]

La chiesa san Michele Arcangelo

Collocata a poca distanza dalla basilica di San Martino, sulla via che reca ad Alzano Sopra, risale ai primi anni del XVIII secolo. Conosciuta anche come chiesa del Suffragio, in quanto edificata in luogo di un antico oratorio che portava quel nome, venne inizialmente costruita per ospitare le sepolture. La prima pietra fu posata nel 1712, nel 1718 fu benedetto il pavimento e nel 1721 venne inaugurata la chiesa.

Inizialmente era gestita dalla Congregazione dei Disciplini Neri, ai quali subentrò poi l’ordine dei Domenicani, che aveva il compito di avviare i giovani del paese alle pratiche religiose.

La struttura presenta una pianta a croce greca in stile barocco con al centro una cupola ovale, ed una facciata neoclassica, inizialmente progettata da Giovan Battista Caniana (qui sepolto con tutta la sua famiglia) ma portata a termine soltanto nel 1913. All’interno si trova una statua in legno, opera di Andrea Fantoni.

Chiese secondarie[modifica | modifica sorgente]

La chiesa della frazione Burro, dedicata a san Bernardo

Sul territorio comunale vi sono numerose altre chiese. Tra queste, degno di nota è il monastero della Visitazione, meglio conosciuto come monastero delle Salesiane. Situato ai margini del centro storico, compreso tra la Roggia Serio Grande e la chiesa di Santa Maria della Pace, venne fondato nel 1687 in seguito ad una donazione. La costruzione del monastero di clausura, in cui vennero incluse le vergini terziarie, venne iniziata nel 1710 su progetto di Giovan Battista Caniana, mentre la chiesa fu edificata sul finire del XVIII secolo. Quest’ultima ha una pianta a croce greca con tre altari ed è adornata dagli stucchi di Lorenzo Tacchi e dai dipinti in chiaroscuro di Paolo Vincenzo Bonomini e di Luigi Deleidi, ma anche dagli affreschi di Vincenzo Angelo Orelli.

Restando nella parrocchia di Alzano Maggiore, sono presenti sia la chiesa di Santa Maria Madre di Cristo, costruita nel XX secolo nella zona denominata Agri, per venire incontro allo sviluppo edilizio nella parte sud del paese, sia la chiesa del Santissimo Redentore, posta nella frazione di Brumano. Questa, collocata sopra un ripido pendio, nel 1640 venne elevata a parrocchiale del piccolo borgo, mentre in seguito fu aggregata prima a Burro, poi a Monte di Nese e, dal 1993, al capoluogo.

Nelle varie frazioni, molteplici sono i luoghi di culto. Presso Alzano Sopra meritano menzione sia la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, edificata in posizione dominante sull’abitato nel 1912, nella quale sono presenti opere di Enea Salmeggia ed un polittico di Bartolomeo Viviani, prima custodite nella vecchia parrocchiale demolita nel 1939, ma anche la chiesa di San Giuliano, in origine piccolo oratorio risalente al XIV-XV secolo che, sottoposto a numerosi restauri, presenta un ciclo di affreschi quattrocenteschi raffiguranti San Giuliano Ospitaliere. Presso Nese si trovano il Santuario dell’Assunta di Grumasone, la chiesa della Ss. Trinità (in località Busa) e la chiesa parrocchiale di San Giorgio. Quest’ultima, risalente al XIV secolo ma completamente rifatta a metà del XIX secolo, custodisce importanti opere di Palma il Giovane, Carlo Ceresa, Gian Paolo Cavagna, Enea Salmeggia, Antonio Cifrondi e Giovanni Carobbio. Salendo nella valle del Nesa si incontra la frazione Burro, presso la quale si trova la chiesa di San Bernardo, un tempo parrocchiale ed ora dipendente dalla parrocchia di Nese. Poco più in alto è situato Monte di Nese, frazione presso la quale vi sono due chiese: la nuova parrocchiale edificata sul finire del XIX secolo su progetto di Elia Fornoni e, poco discosto, il vecchio edificio di culto.

Presso la frazione di Olera, interessante esempio di borgo medievale ben conservato nel quale resistono piccoli vicoli ed abitazioni addossate l’una sull’altra, vi sono tre chiese. La principale è la parrocchiale di San Bartolomeo, eretta verso la metà del XV secolo, nella quale si trova un grandioso polittico, conosciuto come Polittico di Olera, opera di Cima da Conegliano. L’edificio di culto più antico è invece la chiesa della Ss. Trinità, citata già in alcuni documenti del 1165 e situata nello stesso piazzale della parrocchiale. Poco discosta dall’abitato si trova infine la chiesa di San Rocco, della quale si hanno notizie a partire dal XVI secolo, in cui sono racchiusi dipinti cinquecenteschi.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

La sala consiliare, nel Palazzo Pelliccioli

Il cuore di Alzano Maggiore si articola attorno ad alcuni assi viari principali, che hanno ricevuto maggiore definizione urbana e architettonica attorno al XVI-XVII secolo. L'attuale via Mazzini, in particolare, che conduce alla Basilica, e le vie verso monte, ora Locatelli, Salesiane e Fantoni, sono contraddistinte dalla sequenza di belle e grandi case dominicali e nobiliari; ad esse si alternavano le filande, molini e altre attività manifatturiere, oggi in gran parte scomparse.

Presso questo nucleo abitativo di origine medievale, fanno bella mostra di sé il Porteghèt (il vecchio palazzo della ragione), ed il Torrazzo, torre difensiva del XIII secolo posta a fianco della roggia Serio Grande a margine della piazza di san Pietro, contrada nella quale svettano due bastioni un tempo utilizzati come ingresso al borgo.

In località Cava si trova il Palazzo Pelliccioli, attuale sede comunale. Circondato da un parco, venne fatto edificare nel 1670 dalla famiglia dei Pelliccioli del Portone. Fu ceduto prima ai conti Zanchi e poi alla famiglia Pesenti, che lo ristrutturò mantenendo le caratteristiche secentesche. All’interno vi sono uno scalone principale, la sala consiliare, affrescata da Giovan Battista Azzola ed altri saloni con volte e soffitti finemente decorati, con numerosi Trompe-l'œil, restaurati dagli allievi della scuola d’Arte Fantoni di Bergamo[6].

Altri edifici storici di rilievo sono il quattrocentesco palazzo dei Conti Locatelli alla Cava, il secentesco Palazzo della famiglia Agnelli de’ Vitali (con affreschi di Vincenzo Angelo Orelli), posto nelle vicinanze del Palazzo Berlendis Muttoni Pelandi. Quest’ultimo, situato nella centrale via Mazzini, risale al XVII secolo e presenta ancora una sontuosa facciata con annesso cortile trapezoidale.

Interessante è anche la Villa Camilla (conosciuta anche come Villa Augusto Pesenti, dal nome del primo proprietario) dimora storica alto borghese con parco, scuderie e "serre-salon" eseguita su progetto di Virginio Muzio nel 1895. Degno di nota è anche il Castello in località Belvedere, sulle pendici del colle Frontale, poco lontano dalla contrada di san Pietro. Questo, un tempo proprietà della famiglia De Clauso-Alzani, venne edificato in luogo di una piccola fortificazione e richiama gli aspetti tipici dell’architettura rustica medievale.

Nell’attuale zona industriale, compresa tra il corso del fiume Serio e della roggia Morlana, si possono trovare importanti esempi di archeologia industriale del periodo compreso tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, quali le Officine Pesenti, poi Cementificio Italcementi per la produzione del Portland naturale, ed i padiglioni delle Cartiere Pigna.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Parchi[modifica | modifica sorgente]

Il parco Montecchio e la villa Pesenti con annesso oratorio

Il principale parco cittadino è senza dubbio il Montecchio. Situato a nord del centro storico, tra la base del colle Frontale e la frazione Nese,è dotato di un grande prato e di un anello in terra battuta (un tempo utilizzato come galoppatoio) lungo 1.1 chilometri, con annesso percorso vita e parco giochi, ai quali vanno aggiunti anche un bocciodromo ed un tennis club, ma anche e soprattutto l’auditorium comunale e la biblioteca. Questi ultimi due sono collocati all’interno della villa neorinascimentale, costruita tra il 1897 ed il 1900 su progetto di Virginio Muzio, a fianco della quale si trova il piccolo oratorio Pesenti, di proprietà privata. Per quanto riguarda l'ambito naturalistico il tempo libero, è d'obbligo citare sia la Ciclovia delle Rogge, che costeggia il corso delle rogge Serio Grande e Morlana, sia la Ciclovia della Valle Seriana che transita lungo le rive del fiume Serio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ciclovia della Valle Seriana.

Queste offrono la possibilità di effettuare passeggiate e pedalate nella natura, lontano da traffico ed inquinamento, permettendo la riscoperta e la valorizzazione di spazi un tempo abbandonati all'incuria. Queste stesse zone sono state recentemente interessate dall'istituzione di un PLIS denominato NaturalSerio che ha l'intenzione di preservare e valorizzare ulteriormente il territorio, rivalutando spazi un tempo abbandonati nell'incuria.

Sentieri[modifica | modifica sorgente]

Numerose sono le opportunità per chi volesse passare un po' di tempo immerso nella natura: nonostante la forte urbanizzazione dei fondovalle, molti sono i sentieri che si snodano sulle pendici dei monti circostanti. Tra i principali vi sono quelli contrassegnati con segnavia del CAI: il numero 531 che dalla località Busa raggiunge prima Monte di Nese, poi il monte Filaressa ed infine il piccolo borgo di Salmezza; il 532 che unisce le frazioni di Olera, Burro e Lonno. Il sentiero 533 si dirama da Monte di Nese e, lambendo Olera, raggiunge alternativamente il colle della Maresana e Salmezza, il 534 viene utilizzato per salire da Nese al colle Ganda e quindi a Lonno, mentre il 540 sale da Olera al Canto Basso, da cui poi in breve si può salire al Canto Alto.

Persone legate a Alzano Lombardo[modifica | modifica sorgente]

Girolamo Zanchi

Sport[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo palazzetto dello sport

Nel paese di Alzano numerose sono le realtà sportive presenti, legate a differenti ambiti sportivi, tra le quali calcio, pallavolo e pallacanestro. Queste ultime due discipline, unitamente al calcio a 5 ed alla ginnastica, possono disporre di un palasport che, situato nell'area compresa tra la zona industriale, il fiume Serio e le piscine comunali, è stato inaugurato nel novembre del 2010 e dispone di 600 posti a sedere[7].

La pallavolo, specialmente per ciò che concerne l'ambito femminile, ad Alzano può contare su una solida tradizione. Difatti negli anni settanta la locale squadra riuscì ad ergersi ai massimi livelli nazionali. Dopo aver ottenuto la promozione al campionato di serie B al termine nella stagione 1971-72, due anni più tardi, forte della sponsorizzazione Elite, si guadagnò l'accesso alla serie A. Le partite casalinghe furono spostate presso il Centro Sportivo Italcementi di Bergamo, in quanto il paese non aveva una struttura all'altezza di ospitare un campionato nazionale. Il primo anno nel massimo campionato (annata 1974-75), il sodalizio presieduto da Elio Curnis si tolse grandi soddisfazioni, culminati con il terzo posto finale, risultato bissato anche l'anno successivo. In quegli anni forte si rivelò il dualismo con la Presolana Nembro, squadra del comune confinante ed anch'essa in serie A, situazione che elevò la bassa val Seriana ad importante centro pallavolistico in ambito nazionale.

Lo stadio Carillo Pesenti Pigna

L'apice venne raggiunto nel campionato 1976-1977 quando le ragazze guidate da mister Birolini ottennero uno storico scudetto. La stagione seguente la squadra acquisì la sponsorizzazione Savoia assicurazioni, classificandosi al terzo posto, staccata di due soli punti dal tricolore. Stessa classifica finale, questa volta con l'abbinamento con Mec Sport, anche nel campionato 1978-79, seguita da un quarto posto e poi da un altro gradino più basso del podio nella stagione 1980-81. L'annata 1981-82, iniziata con lo sponsor Gefran, si rivelò molto più problematica del previsto, sia in campo che fuori: dopo aver ottenuto una risicata salvezza sul campo, la società chiuse i battenti mettendo la parola fine ad una bella realtà pallavolistica.

In ambito calcistico è invece attiva l'A.S.D. AlzanoCene. La società, che disputa gli incontri casalinghi nello stadio Carillo Pesenti Pigna, milita in serie D ed è nata nel 2007 grazie alla fusione tra l'Ardens Cene, che aveva sede nel paese di Cene, ed il Football Club Alzano. Quest'ultimo, fondato nel 1909, riuscì ad approdare in serie C nella stagione 1946-1947, ma visse il suo periodo di maggior splendore in seguito alla fusione con la Virescit Boccaleone, avvenuta nel 1993.

Le stagioni 1994-95 e 1995-96 videro l'Alzano Virescit conquistare due promozioni in fila che lo portarono in Serie C1, coronate tre anni più tardi dall'impresa che permise ai bianconeri alzanesi di arrivare fino in Serie B. La permanenza tra i cadetti durò un solo anno, a cui fecero seguito altre due retrocessioni consecutive, mitigate da altrettanti ripescaggi. Tuttavia nell'estate 2003, a causa di problemi finanziari, la società rinunciò all'iscrizione, ripartendo l'anno successivo dalle categorie provinciali.

Sportivi legati ad Alzano Lombardo[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 1.288, ovvero il 9,4% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[9]:

  1. Albania Albania, 305
  2. Marocco Marocco, 224
  3. Senegal Senegal, 107
  4. Ucraina Ucraina, 85
  5. Romania Romania, 78
  6. Bolivia Bolivia, 72
  7. Ghana Ghana, 36
  8. Costa d'Avorio Costa d'Avorio, 31
  9. Ecuador Ecuador, 29
  10. Egitto Egitto, 28

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

{ComuniAmminPrec

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1866 1867 Filippo Donadoni Sindaco
1867 1872 Domenico Donadoni Sindaco
1872 1873 Filippo Donadoni Sindaco
1873 1874 Achille Minelli Sindaco
1875 1876 Domenico Pelandi Sindaco
1876 1883 Achille Minelli Sindaco
1883 1890 Martino Nicoli Sindaco
1890 1895 Bonifacio Donadoni Sindaco
1896 1902 Carlo Pavoni Sindaco
1902 1919 Domenico Pelandi jr Sindaco
1920 1920 Pompeo Baroschi Commissario Prefettizio
1921 1926 Cipriano Valoti Podestà
1926 1928 Guido Paglia Podestà
1928 1930 Nani Domenico Podestà
1930 1930 Carlo Grimaldi Commissario Prefettizio
1931 1939 Ettore Pesenti Podestà
1939 1940 Rocco Salatino Commissario Prefettizio
1940 1940 Prospero Giura Commissario Prefettizio
1940 1943 Camillo Graff Podestà
1943 1944 Alvaro Bosetti Commissario Prefettizio
1944 1945 Giovanni Donadoni Podestà
1945 1946 Ferdinando Zamboni Sindaco
1946 1951 Alvaro Bosetti Sindaco
1951 1959 Mario Nani Sindaco
1959 1960 Paolo Leidi Sindaco
1960 1964 Mario Paglia Sindaco
1964 1975 Luciano Beni Sindaco
1975 1978 Gian Luigi Morosini Sindaco
1978 1980 Gian Pietro Rizzi Sindaco
1980 1990 Ermenegildo Probo Democrazia Cristiana Sindaco
1990 1995 Germano Crotti Democrazia Cristiana Sindaco
1995 1999 Antonio Novali Lega Nord Sindaco
1999 13 giugno 2004 Antonio Novali Lega Nord Sindaco
14 giugno 2004 6 giugno 2009 Roberto Anelli Lega Nord Sindaco
7 giugno 2009 2013 Roberto Anelli PDL-Lega Nord Sindaco
2013 25 maggio 2013 Doriano Bendotti PDL-Lega Nord Sindaco Subentrato in seguito all'elezione a

Consigliere regionale di Roberto Anelli }}

26 maggio 2014 "in carica" Annalisa Nowak Lista civica Gente in Comune Sindaco

Stemma comunale[modifica | modifica sorgente]

Il comune ha come simboli lo stemma e il gonfalone conferiti con Decreto del Capo del Governo del 26 maggio 1936.

Blasonatura stemma:

« D'azzurro, al giglio di rosso, accompagnato nel capo da un lambello di rosso a nove punte dentate. Capo di rosso con un ramo di quercia e uno di alloro in decusse, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Comune. »
(D.C.G. 26 maggio 1936)

L'11 marzo 1991 Alzano ha ricevuto il titolo di città e dal 3 luglio 1991 lo stemma è stato modificato con la sostituzione della corona di comune con quella di città.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 01 gennaio 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Carmelo Francia, Emanuele Gambarini, Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 24.
  5. ^ Dato Istat all'1/1/2013.
  6. ^ Alzano, palazzo Pelliccioli: dagli affreschi spunta Ganimede
  7. ^ Ad Alzano Lombardo lo sport ha una nuova casa!
  8. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 26 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Brentani, Dizionario illustrato dei maestri d'arte ticinesi, I, Noseda, Como 1937.
  • L. Angelini, Vicende e restauri della chiesa e convento di S. Nicolò ai Celestini in Bergamo, Bergamo 1939.
  • P.G. Galizzi, La parrocchiale di S. Pellegrino dalle origini ai restauri del 1941, in Bergomum, 2, Bergamo 1942, 13.
  • L. Angelini, Pareti, volte e soffitti nel Settecento bergamasco, in Rivista di Bergamo 1961.
  • Edoardo Agustoni, Ivano Proserpi, Decorazioni a stucco del XVII secolo in edifici religiosi del Sottoceneri: cambiamenti, evoluzioni, ripetitività ed influenze, in Rivista Svizzera d'Arte e d’Archeologia, 46, 1989.
  • Edoardo Agustoni, Ivano Proserpi, Decorazioni a stucco del Settecento nel Luganese e nel Mendrisiotto, in Arte+Architettura in Svizzera, Bollettino per i membri della Società di Storia dell'Arte in Svizzera, 3, 1995, 272-273.
  • Luigi Pagnoni, Chiese parrocchiali bergamasche: appunti di storia e arte, Bergamo 1992, 324.
  • S. Langè, G. Pacciarotti, Barocco Alpino. Arte e architettura religiosa del Seicento: spazio e figuratività, Milano 1994, 220.
  • Paolo Mazzariol, I Camuzio di Montagnola. Stuccatori a Bergamo e nel Bergamasco, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell’arte, nella cultura, nell'economia dal '500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 236-245 (con ampia bibliografia).
  • Graziella Colmuto Zanella, La trasformazione della chiesa a metà del Settecento, in G. Spinelli (a cura di), Il Monastero di S. Benedetto in Bergamo (secoli XII-XX), III, Bergamo 2009.
  • A. Mandelli, Alzano nei secoli, Bergamo, 1988
  • M. Carlessi, F. Bonomi, Ville con parco e villini in Alzano Lombardo. La residenza borghese tra Ottocento e Novecento, Quaderni della Biblioteca, n. 1, 1999.
  • M. Carlessi, Dalla roccia alla roccia. I cementi della Valle Seriana e le Officine Pesenti di Alzano, in C. Di Biase, a cura di, "Il degrado del calcestruzzo nell'architettura del Novecento", Milano, Maggioli, 2009, pp. 171–202.
  • Aurelio Locati, Cent'anni di sport a Bergamo vol.2. Bergamo, 1986.
  • Atlante storico del territorio bergamasco, Monumenta Bergomensia LXX, Paolo Oscar e Oreste Belotti.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]