Covo

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Covo
comune
Covo – Stemma Covo – Bandiera
Covo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Andrea Capelletti (lista civica) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 45°30′00″N 9°46′00″E / 45.5°N 9.766667°E45.5; 9.766667 (Covo)Coordinate: 45°30′00″N 9°46′00″E / 45.5°N 9.766667°E45.5; 9.766667 (Covo)
Altitudine 115 m s.l.m.
Superficie 12,94 km²
Abitanti 4 140[1] (31-12-2010)
Densità 319,94 ab./km²
Comuni confinanti Antegnate, Barbata, Calcio, Cortenuova, Fara Olivana con Sola, Isso, Romano di Lombardia
Altre informazioni
Cod. postale 24050
Prefisso 0363
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016087
Cod. catastale D126
Targa BG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti covesi
Patrono san Lazzaro
Giorno festivo 17 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Covo
Posizione del comune di Covo nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Covo nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Covo (Cóf in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 4.140 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato nella pianura orientale bergamasca, dista circa 27 chilometri a sud dal capoluogo orobico.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del paese ancor oggi non sono del tutto chiare e quindi soggette ad ipotesi avanzate dagli studiosi che analizzano le realtà della zona. Per cercare spiegazioni concrete spesso ci si concentra sull’origine del toponimo: in questo caso difatti l’ipotesi più accreditata farebbe derivare il nome da cavus, ovvero canale, che indicherebbe il fosso bergamasco, canale artificiale ampliato notevolmente in età medievale, ma risalente all’epoca romana.

Si potrebbe quindi ipotizzare che i primi insediamenti abitativi risalgano a quel periodo, indicati con il nome di ad cavum, ovvero villaggio presso il canale.

Tuttavia questa non è l'unica teoria riguardante l'etimologia: un’altra vorrebbe far derivare il nome da cave che in lingua franca significava cantina, a dimostrazione della notevole produzione vinicola presente sul territorio. Infine vi è la versione legata alla tradizione popolare, che accosterebbe il termine a covone di grano (elemento presente anche sullo stemma comunale), che sottolineerebbe la spiccata tradizione rurale del borgo fin da tempi remoti.

Il primo documento scritto che attesta l’esistenza del paese risale all'anno 920, nel periodo storico in cui questi territori erano stati conquistati dai Franchi: questi nuovi dominatori istituirono la secolare istituzione del Sacro Romano Impero, in cui introdussero il feudalesimo. Erano gli anni in cui in tutto il territorio della provincia di Bergamo a partire dalla fine del dodicesimo secolo, imperversavano le lotte tra guelfi e ghibellini, e Covo non ne fu esente: in tal senso documenti dell'epoca raccontano che il borgo si dotò di numerose fortificazioni e di un castello a scopi difensivi.

Il borgo ebbe un notevole sviluppo, essendo inoltre posto in una zona ricca di strade commerciali che collegavano le principali città della Lombardia, e venne inizialmente assegnato in feudo a Matilde di Canossa. Questa, con un atto datato 1098, donò i suoi possedimenti territoriali alla diocesi di Cremona, che ne mantenne il possesso per parecchi anni. Tuttavia nella zona si faceva sempre più forte l’influenza esercitata dalla famiglia guelfa dei Ghisalberti, conti di Cortenuova che cercarono a più riprese di strapparne il possesso.

L'apice degli scontri si verificò nel novembre del 1237, quando nelle vicinanze si scontrarono gli eserciti guelfi delle città di Brescia e Milano e quelli ghibellini composti dalle truppe imperiali dell’imperatore Federico II, sostenitore delle città di Bergamo e Cremona. La battaglia, combattuta lungo il "Fosso Bergamasco" pur avendo avuto il suo punto centrale in località: "Morti del Fosso", coinvolse certamente il territorio di Covo, attraversato appunto da tale fossato. L’esito arrise agli imperiali, e Covo, schierato con la fazione guelfa, subì la distruzione di gran parte degli edifici preposti alla difesa, tra i quali anche il castello che venne raso al suolo.

Il maniero venne ricostruito dopo breve tempo da Buoso da Duera, signore di Soncino, il quale lo dotò di ben nove torri. Tuttavia la pace era un lontano miraggio, tanto che si verificarono nuovi attacchi da parte dei milanesi, intenzionati a riprendere il comando sull’intera zona. Questi sferrarono l'attacco decisivo al castello e nel 1266 costrinsero alla resa il proprietario, che si rifugiò presso Cremona. Buoso, che per denaro aveva tradito i Ghibellini, verrà collocato da Dante all'inferno fra i traditori della patria."Ei piange qui l’argento de’ Franceschi: Io vidi, potrai dir, quel da Duera Là dove i peccatori stanno freschi."

La situazione di instabilità politica durò fino alla prima metà del XV secolo, quando irruppe la Repubblica di Venezia che, applicando una politica lungimirante in ambito sociale ed economico, riuscì a porre fine all'epoca medievale e gli scontri ad essa legati. I territori vennero quindi assegnati al condottiero Bartolomeo Colleoni, legatissimo alla città lagunare, che donò al paese una preziosa reliquia di San Lazzaro.

Con la Serenissima Covo condivise le sorti fino al trattato di Campoformio quando venne aggregata alla Repubblica Cisalpina. Dopo la successiva assegnazione di questi territori agli austriaci, che inserirono il paese nel Regno Lombardo-Veneto, avvenne il definitivo passaggio al Regno d'Italia; successivamente non si verificarono più episodi di rilievo, con il paese intento a vivere della propria quotidianità dettata dai ritmi rurali.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

L’edificio di maggior richiamo presente nel paese è indubbiamente la chiesa parrocchiale. Edificata in luogo di un vecchio edificio di culto verso la fine del XVIII secolo utilizzando materiali ottenuti dalla demolizione di antichi edifici, tra cui due piccole chiesette e le torri del vecchio castello, è dedicata ai santi Filippo e Giacomo. Al proprio interno custodisce una reliquia di San Lazzaro, regalata alla popolazione da Bartolomeo Colleoni, un organo di pregevole fattura ed opere pittoriche di buon pregio.

Sia il castello che altri edifici medievali, però, sono andati distrutti nel corso dei secoli, e l’unico resto riferibile a quel periodo è la torre posta su quella che un tempo era la porta sud del maniero stesso.

Numerose sono infine le cascine, memoria dell’anima rurale che il borgo ha conservato per parecchi secoli: tra queste vanno ricordate la Cascina Valemma, la Cascina Trobbiate, la Cascina Arrigona, risalenti al XVII secolo, nonché la Cascina Castellana, la Cascina Cavallina e la Cascina Bordona, edificate attorno al XVI secolo.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
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