Francesco Francia

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Madonna con Bambino, San Francesco, Santa Caterina e San Giovanni Battista (1514) di Francesco Francia; Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Francesco Francia, nato Raibolini ma detto il Francia (Zola Predosa o Bologna, 1450Bologna, 5 gennaio 1517), è stato un pittore, orafo e medaglista italiano, attivo a Bologna.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Federico II Gonzaga a 10 anni, 1510, Metropolitan Museum of Art
Il Bambino adorato dalla Vergine (1498-1499), Pinacoteca nazionale, Bologna

Secondo gli studi più recenti, il Francia risulta nato non a Bologna ma nel contado, a Zola Predosa (oggi Comune in provincia di Bologna), località all'epoca chiamata Ceula. Prima di avvicinarsi alla pittura nel 1485 ebbe una formazione come orafo. Studiò con l'artista Francesco Squarcione. Le sue opere sono coniate in prevalenza con la raffigurazione della giovane Maria e di Santi. Alla sua scuola appartengono, oltre all'incisore Marcantonio Raimondi, anche Iacopo Boatieri, Francesco Bandinelli da Imola, Giovanni Borghesi da Messina, Bartolomeo da Forlì e parecchi altri[1].

Nel 1483 divenne capo della Corporazione degli orafi bolognesi, funzione che rivestì più volte (1489, 1506-1508 1512). Nel 1514 era capo delle quattro arti. Dai Bentivoglio fu incaricato della realizzazione dei conii delle monete per la zecca cittadina, e tale carica gli fu riconfermata da Papa Giulio II. Il Francia ottenne una grande reputazione per marchi di sigilli, ornamenti d'argento e nielli (ornamenti incisi in lavori di oreficeria e riempiti di smalto nero). Due piatti lavorati a niello si trovano all'Accademia di Bologna.

Fu menzionato per la prima volta come pittore nel 1486 ed il suo primo lavoro è la Madonna Felicini, firmata e datata 1494. Ha lavorato in collaborazione con Lorenzo Costa, influenzato dal suo stile e da quello di Ercole de' Roberti fino al 1506 quando il Francia diviene pittore di corte dei Gonzaga a Mantova, da quel momento sarà influenzato dal Perugino e Raffaello.

Dipinse, insieme a Lorenzo Costa e Amico Aspertini, gli affreschi dell'Oratorio di Santa Cecilia in San Giacomo Maggiore a Bologna. Successivamente dipinse una Presentazione al tempio nell'Abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena, una Pietà ora conservata nella Galleria nazionale di Parma e un'Immacolata concezione per la Basilica di San Frediano a Lucca.[2]

Il papato inviò alla città di Bologna, formalmente in dono e in sostanza come forma di pressione politica, l'estasi di Santa Cecilia di Raffaello, e da quel momento Francesco Francia pare abbia smesso di dipingere. Questa ipotesi è deducibile dal quanto annota il Vasari nelle Vite ove riferisce che considerandosi il Francia eccelso tra i pittori la visione del capolavoro ed il riconoscimento della superiorità di Raffaello abbia prodotto in lui una tale depressione da causargli la morte.[3]

« Di gran danno fu sempre in ogni scienza il presumere di sé, e non pensare che l'altrui fatiche possino avanzar di gran lunga le sue; e per natura e per arte avere da 'l cielo non solamente le doti eccellenti e rare, ma ancora prerogative di grazia, di agilità e di destrezza nell'operare molto maggiori che altri non ha. Perché alle volte s'incontra e vedesi l'opere di tale, che mai non si sarebbe creduto, essere sì belle e sì bene condotte, che lo ingannato dalla folle credenza sua, ne rimane tinto di gran vergogna e tutto confuso. E quanti si sono trovati che nel vedere l'opere d'altri, per il dolore del rimanere a dietro, hanno fatto la mala fine? Come è opinione di molti che intervenisse al Francia Bolognese, pittore ne' tempi suoi tenuto tanto famoso, che è non pensò che altri non solo lo pareggiasse, ma si acostasse a gran pezzo a la gloria sua. Ma vedendo poi l'opere di Raffaello da Urbino, sgannatosi finalmente di quello errore, ne abbandonò e l'arte e la vita. »
(Giorgio Vasari, Le vite)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]
  2. ^ Miklós Boskovits, Giorgio Fossaluzza, op. cit., p. 162
  3. ^ Murray, p.146

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emilio Negro, Francesco Francia e la sua scuola, Modena, Artioli, 1998.

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