Valbondione

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Valbondione
comune
Valbondione – Stemma Valbondione – Bandiera
Valbondione – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Patrizia Savarese (commissario prefettizio)
Territorio
Coordinate 46°02′16″N 10°00′47″E / 46.037778°N 10.013056°E46.037778; 10.013056 (Valbondione)Coordinate: 46°02′16″N 10°00′47″E / 46.037778°N 10.013056°E46.037778; 10.013056 (Valbondione)
Altitudine 900 m s.l.m.
Superficie 95,3 km²
Abitanti 1 105[1] (30-6-2011)
Densità 11,59 ab./km²
Frazioni Bondione, Dossi, Fiumenero, Gavazzo, Lizzola, Maslana, Mola
Comuni confinanti Carona, Gandellino, Gromo, Piateda (SO), Ponte in Valtellina (SO), Teglio (SO), Vilminore di Scalve
Altre informazioni
Cod. postale 24020
Prefisso 0346
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016223
Cod. catastale L544
Targa BG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti valbondionesi
Patrono San Lorenzo
Giorno festivo 10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Valbondione
Posizione del comune di Valbondione nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Valbondione nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Valbondione (Albundiù in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1 105 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Posto presso la testata della val Seriana, dista circa 52 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Vista sull'abitato di Bondione

Situato in Alta Valle Seriana con un'altitudine compresa tra i 750 m s.l.m. del fondovalle ed i 3.050 m del pizzo Coca, è di gran lunga il comune più esteso ed anche il più settentrionale della provincia di Bergamo.

È delimitato a Nord dallo spartiacque delle Prealpi Orobiche che parte dal Pizzo del Diavolo di Tenda, include la Punta Scais, il Pizzo Coca fino al monte Torena, e che suddivide la provincia bergamasca da quella di Sondrio (nella fattispecie con i comuni di Piateda, Ponte in Valtellina e Teglio). A Sud-Ovest confina con Gandellino tramite la linea che va dalla cresta del pizzo del Diavolo di Tenda al Pizzo Ceppo, scende sul fondovalle e risale sul monte Vigna Soliva; mentre a Sud include la parte sommitale della val Sedornia fino alla vetta del monte Vigna Vaga, limite amministrativo con il comune di Colere, posto in val di Scalve.

A Sud-Est il limite territoriale è ancora con la stessa valle, ma con il paese di Vilminore, ed è dato dal tratto che va dai monti Vigna Vaga al passo della Manina, continuando sul monte Sasna fino al Pizzo Tre Confini; linea che continua anche ad Est, con le vette dei monti Gleno, Trobio, Strinato e Torena.

Il comune è composto dalle tre frazioni Fiumenero (2850 ettari di estensione), la prima che si incontra provenendo da Bergamo, Bondione (4810 ettari) e Lizzola (1974 ettari), quest’ultima posta in posizione elevata rispetto al fondovalle, a Sud-Est del territorio comunale. Numerose sono le piccole contrade, tra le quali Mola, Gavazzo e Dossi, poste sulla destra del Serio tra Fiumenero e Bondione, con Redorta in posizione più elevata, poi Beltrame, Pianlivere e Grumetti che compongono il nucleo di Bondione, ed infine Maslana, abbarbicata sulle pendici del monte Pinnacolo sulla destra orografica della valle.

La parte terminale della valle

La sede comunale è posta a Bondione, dove si trovano i principali servizi tra cui il municipio, la farmacia, l’ufficio turistico, le scuole e la biblioteca.

Il territorio molto esteso include un ragguardevole numero di monti, valli e corsi d’acqua. Si consideri infatti che le dodici principali vette delle Prealpi Orobiche sono incluse sul suolo valbondionese: le più alte sono il Pizzo Coca (3.050 m), il Pizzo Redorta (3.038 m), la Punta Scais (3.038 m), il Pizzo del Diavolo della Malgina (2.924 m), il Pizzo del Diavolo di Tenda (2.914 m) ed il Monte Torena (2.911 m), con numerose altre cime dall’altezza minore.

Molte sono anche le vallate: si va dalla valle Bondione, che occupa la porzione Sud-Est del territorio, e le sue tributarie valle dell’Asta e valle Stretta, alla valle di Coca, che si sviluppa sulle pendici dell’omonimo monte, senza dimenticare la valle dell’Aser e la Valsecca, che sfociano presso Fiumenero, la valle degli Enrici, che scende dal monte Vigna Soliva, la val Sedornia (anche se solo parte più a monte) e la valle del Serio. Quest’ultima è indubbiamente la più importante, con numerose altre valli minori che vi sfociano nella sua parte iniziale, ad un’altezza spesso superiore ai 2.000 m s.l.m., quali la Valmorta, la valle della Cerviera , la valle del Trobio e la valle del Lago. Per ciò che concerne l’idrografia numerosi sono i corsi d'acqua che bagnano il territorio: il principale è senza dubbio il Serio, che nasce dalle pendici del monte Torena nei pressi del Passo del Serio, e solca il territorio comunale ricevendo le acque di numerosi torrenti. Questi sono per lo più corsi d’acqua che raccolgono le acque in eccesso provenienti dai monti circostanti e quelle derivanti dallo scioglimento delle nevi. Il principale di questi è il fiume Bondione, che dà il nome alla vallata, bagna la frazione di Lizzola e confluisce nel Serio da sinistra. Tra gli altri si segnalano il Nero, che sfocia da destra presso Fiumenero, il Trobio ed il Coca.

Il lago artificiale del Barbellino

A livello orografico sono presenti anche una grande quantità di laghi: il più esteso è il lago artificiale del Barbellino, posto nell’omonima conca ad un’altezza di circa 1.950 m s.l.m. il cui sbarramento viene utilizzato per la produzione di energia elettrica. Poco più a monte si trova il lago del Barbellino Naturale, meno esteso ma comunque dalle notevoli dimensioni. Estensione più contenuta è invece quella dei vari laghetti alpini quali il Lago di Coca, situato sulle pendici dell’omonimo monte, i Laghi della Cerviera (nell’omonima valle), il lago Spigorel in val Sedornia, ed i laghi della Malgina, Gelt, Bondione, di Valmorta, della Cima, di Sasna, dei Corni Neri, di Pila, d’Avert, che prendono il nome dalla località in cui si trovano.

La rete viaria è molto semplice ed è composta da una sola arteria, la strada provinciale SP49 dell’alta val Seriana, che giunge da Gandellino, percorre tutto il fondovalle costeggiando il corso del fiume Serio, e si inerpica infine fino a Lizzola.

Vi sono inoltre numerosi sentieri e mulattiere, molto utilizzati specialmente nei secoli scorsi, che collegano il borgo con i centri vicini, ma anche con le vallate attigue tramite valichi montani. Tra questi vi sono il Passo di Bondione ed il Passo della Manina che conducono in Val di Scalve ed i passi Grasso di Pila, di Caronella e del Bondone, che comunicano con la Valtellina.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Poche sono le informazioni storiche riguardanti questo comune montano. Recenti studi farebbero risalire l'origine dei primi insediamenti all'epoca romana. Pare difatti che le miniere di ferro, scoperte nella zona di Lizzola proprio in quel periodo, avessero portato un ingente numero di schiavi (i cosiddetti Damnata ad Metallam), le cui abitazioni avrebbero appunto creato il primo agglomerato urbano.

Il passo della Manina, storico collegamento con la val di Scalve

Nei secoli successivi alla caduta dell’impero romano, la zona venne abitata da gruppi di persone che si spinsero fin qui per trovare scampo alle scorrerie ed alle incursioni delle tribù guerriere che imperversavano nei fondovalle.

Difatti i primi nuclei sparsi vennero costituiti in posizioni elevate, come testimoniano i primitivi borghi di Lizzola, Redorta e Maslana, abbarbicati sulle pendici dei monti della zona, lasciando solo sparuti insediamenti nel fondovalle.

Tuttavia in seguito a forti dissesti geologici occorsi in epoche antiche, non si sa se provocati da frane o addirittura da un terremoto, le borgate di Maslana e Redorta furono distrutte. In quest’ultima sono tutt’ora visibili i resti dei vecchi insediamenti crollati, tra cui alcune antiche baite e la piccola chiesetta.

Di conseguenza, a partire dall’epoca medievale, la popolazione si trasferì progressivamente sul fondovalle, in zone diventate sicure. Sorsero quindi numerosi agglomerati che crebbero fino a diventare contrade, che ben presto si raggrupparono in tre entità distinte tra loro: Bondione, Lizzola e Fiumenero.

Da sempre posti in una posizione defilata, i borghi che compongono il comune non hanno mai vissuto sul proprio territorio episodi storici di rilievo, "subendo" le trasformazioni politiche che avvenivano nel resto della provincia o della regione.

Il primo documento che riguarda questa zona è datato 957, nel quale l’imperatore Ottone II di Sassonia concedeva la val Seriana e la valle Bondione in feudo al vescovo di Bergamo. Il feudalesimo si radicò ulteriormente dall’XI secolo, quando Valbondione venne assegnata ad un console, che aveva notevoli poteri sugli abitanti.

Atto di vendita, risalente al 1387, riguardante abitanti di Lizzola (dall'archivio Pietro Pensa)

Per gran parte del periodo medievale tutti i piccoli centri della Valle Bondione, gravitarono costantemente sia in campo amministrativo che in quello religioso nell’ambito della Val di Scalve. Nonostante questa fosse posta sull'opposto versante orografico e raggiungibile soltanto tramite il passo della Manina ed il passo di Bondione, entrambi posti lungo angusti sentieri, legò a sé questi territori nell’istituzione denominata Comunità Grande di Scalve, facendoli inoltre dipendere dalla chiesa prepositurale di Vilminore.

I primi privilegi concessi risalgono al 1202, come testimoniato dal documento in cui Bondelione ottenne dalla Comunità di Scalve la possibilità di amministrare in modo autonomo la decima parte dei beni complessivi dell’istituzione. Ed è per questo motivo che in documenti successivi il borgo di Bondione venne chiamato con il nome di Dieci Denari.

Il XIV secolo fu un periodo molto denso di avvenimenti, dal momento che anche qui si verificarono scontri tra le opposte fazioni di guelfi e ghibellini, che portarono lutti e devastazioni tra la popolazione. Altro evento infausto fu la pestilenza verificatasi nel 1361, che ridusse notevolmente il numero degli abitanti.

Uno spaccato della vita quotidiana di quel periodo è garantito da numerosi documenti, custoditi nell’archivio Pietro Pensa, nei quali sono documentati atti volti a regolamentare compravendite o redimere questioni tra gli abitanti.

Nel 1427 Valbondione, con un atto di sottomissione, venne inclusa nei possedimenti di terra della Repubblica di Venezia che per contro, concesse numerosi sgravi e benefici alla zona. Con la Serenissima ritrovò nuovo impulso lo sfruttamento delle miniere di ferro della valle Bondione, che creò ulteriori opportunità nell’indotto grazie all’apertura di due forni di fusione presso le contrade Torre e Gavazzo, nei pressi di Fiumenero.

A livello amministrativo, nel 1516 i borghi della valle Bondione entrarono a tutti gli effetti a far parte del Gran Consiglio di Scalve, rimanendovi legate per oltre due secoli.

Tuttavia le varie comunità di Lizzola, Bondione (o Dieci Denari) e Fiumenero cominciarono a spingere affinché venisse loro riconosciuta anche l’autonomia amministrativa, situazione che si verificò contestualmente al passaggio dalla Serenissima alla napoleonica Repubblica Cisalpina, avvenuto nel 1797.

L'antico borgo di Maslana, recentemente ristrutturato

In questo ambito Lizzola, Dieci Denari e Fiumenero vennero inclusi nel Circondario di Clusone, anche se già nella successiva riorganizzazione territoriale del 1805 vennero tutti e tre raggruppati nell’entità denominata Valbondione, che dal 1809 venne a sua volta aggregata al comune di Castione. Ricostituito dopo due anni, nel 1812 venne nuovamente aggregato, questa volta a Gandellino.

In seguito alla Restaurazione del 1816, l'intera regione passò all'austriaco Regno Lombardo-Veneto, che definì nuovamente i confini ripristinando i tre comuni precedenti.

L’ultimo passo fu quello di svincolarsi dalla valle di Scalve anche in ambito religioso, passando dalla vicaria foranea di Scalve a quella di Ardesio, avvenuto nel 1852.

Il periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XX vide un periodo molto florido per il paese, con la popolazione che crebbe dai 513 residenti del 1776 ai 737 del 1805, raggiungendo quota 1106 nel 1853 e 1405 nel 1871. Il tutto grazie alle molteplici possibilità di lavoro che il territorio offriva: oltre alle miniere, costantemente utilizzate anche dopo l’età veneta, ed al relativo indotto ad esse legate, vi erano anche le professioni di boscaiolo e carbonaio.

A ciò si aggiunsero anche i lavori di costruzione dello sbarramento del fiume Serio a monte dell’abitato che, portati a compimento negli anni tra il 1920 ed il 1930, garantirono il funzionamento di una centrale idroelettrica posta in località Dossi.

La vita del comune continuò fino al 1927, anno in cui il regime fascista, nell’ambito di un’opera di soppressione dei piccoli centri in favore dei più grandi, decise la fusione di Bondione e Fiumenero, andando a formare l’attuale Valbondione[3].

Tuttavia a partire dal termine della prima guerra mondiale cominciò ad entrare in crisi l’industria estrattiva, con pesanti ripercussioni sulla vita degli abitanti. Gli anni seguenti videro infatti una progressiva diminuzione della popolazione che, dopo aver raggiunto le 2.002 unità rilevate nel censimento del 1931, scese fino alle 1.085 del 2011.

Soltanto nella seconda parte del XX secolo il territorio comunale venne interessato da un notevole sviluppo edilizio dovuto all'incremento dell'industria turistica, grazie alla presenza di piste da Sci alpino e sci di fondo, ma anche agli itinerari naturalistici ed alla tranquillità del posto.

Origine etimologica[modifica | modifica sorgente]

Il nome deriva, come è logico pensare, dalla valle che include i borghi presenti sul territorio comunale. Questa, già in epoca medievale indicata come Bondelione, trae origine dal prefisso Bont, di chiara matrice celtica, riscontrabile anche in altri toponimi della bergamasca quali Bondo di Albino, Bondo di Colzate oppure Bondo di Adrara San Martino, che starebbe ad indicare una conca oppure un territorio con la presenza di un ammasso di pietre.

Di matrice celtica è anche l’etimo della località di Gavazzo, la cui origine è riconducibile alla radice Gav-, indicante la presenza di un corso d’acqua. Di derivazione latina è invece l’altra località di Maslana, che dovrebbe derivare dalla dicitura ”Selva Massilana”, ovvero un bosco appartenente a tale ”Massilus”. Stessa origine per Lizzola, dal gentilizio romano ”Alletius”, traslato prima in ”Litius”, poi in ”Liccius”, a cui venne applicato il suffisso diminutivo ”-olus”, da cui ”Licciolus”. Più particolare invece è la storia etimologica di Fiumenero, non riconducibile al colore delle acque del torrente che lo attraversa, ma alla presenza nelle vicinanze nei secoli scorsi, di un forno di fusione che procurava intensi fumi di colore nero che avvolgevano spesso l’abitato della frazione (vedasi la dicitura dialettale "Föm negher")[4].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Il pizzo Coca, vetta più alta delle Orobie

Numerosi sono gli itinerari naturalistici che il paese offre. Su tutti è d'obbligo citare il Sentiero delle Orobie, traccia dalla rilevanza extra-provinciale, che transita per un lungo tratto sul territorio comunale e che tocca ben quattro rifugi alpini: il Baroni al Brunone, il Merelli al Coca, il Curò ed il rifugio UEB-Consoli. Al di fuori di questo itinerario molto frequentato, vi sono anche il Rifugio Barbellino, presso l’omonimo lago, ed il "Goi del ca", posto in località Maslana. Tutti possono essere considerati punti d’arrivo o base per escursioni più impegnative sulle innumerevoli vette presenti.

Tra le altre tracce merita menzione anche il Sentiero Naturalistico Antonio Curò, che collega il Rifugio Curò al Passo del Vivione, in Val di Scalve, attraversando zone poco frequentate e ricche di fauna (tra cui camosci, stambecchi, marmotte e mufloni) e flora (genepì, stelle alpine, genziane, genzianelle e cardi) autoctona protetta.

Molto caratteristico inoltre è il borgo di Maslana che, ricostruito nel secolo scorso dopo un incendio, mantiene intatte tutte le caratteristiche del borgo alpino. Posto su un'altura rocciosa alla base del monte Pinnacolo e che sovrasta il fondovalle, è raggiungibile solo a piedi con circa 30 minuti di cammino, e nei periodo primaverili permette l'avvistamento di stambecchi, che si spingono fino ai margini delle abitazioni. Caratteristiche simili anche per il borgo di Redorta, situato sulle pendici dell’omonimo monte, che si presenta tuttavia in stato di abbandono dopo un grave dissesto geologico occorso secoli or sono.

Il rifugio Antonio Curò

Sempre in ambito turistico, di grande impatto sono le cascate del fiume Serio. Queste si sviluppano dal Lago del Barbellino, dove la centrale E.N.E.L. per cinque volte all'anno (sempre nel periodo estivo) libera l'acqua in quello che era il suo originale corso (prima della creazione della centrale stessa), per un triplice salto di ben 315 metri. Da ricordare l'escursione gastronomica con la cascata notturna, che dal 2008 si svolge sempre alla terza domenica di luglio.

Uno spettacolo a cui ogni volta assistono migliaia di persone, per quelle che sono le cascate più alte d'Italia, e le seconde in Europa. Interessanti sono anche altri piccoli salti d’acqua, come quello del torrente Bondione a valle di Lizzola, quelli delle valli di Coca e di Fuga, così come il "Gorgo del Cane" ed il "Gorgo dei Fondi", creati da un salto del Serio tra Maslana e Beltrame.

In ambito architettonico merita menzione anche la chiesa parrocchiale, dedicata a San Lorenzo. Edificata nel corso del XIV secolo, ma rifatta completamente nel XVII secolo, custodisce opere pittoriche di buon pregio, tra le quali una Madonna con Bambino e Santi Sebastiano, Lorenzo e Rocco di scuola del Moroni, ed una Vergine con Bambino San Domenico e Santa Caterina di Domenico Carpinoni.

Anche le chiese parrocchiali di Fiumenero, dedicata a Sant'Antonio Abate, e di Lizzola, intitolata a San Bernardino da Siena, possiedono opere rispettivamente del Carpinoni e dell'Albrici.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 maggio 2001 29 maggio 2006 Duilio Albricci Sindaco
30 maggio 2006 15 maggio 2011 Benvenuto Morandi lista civica Sindaco
16 maggio 2011 4 dicembre 2013 Benvenuto Morandi lista civica Sindaco
6 dicembre 2013 in carica Patrizia Savarese commissario Sindaco

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Carmelo Francia, Emanuele Gambarini, Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ Regio Decreto n° 1704 del 26 agosto 1927, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 222 del 26 settembre 1927
  4. ^ U. Zanetti. Op. cit., pg.71-74
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paesi e luoghi di Bergamo. Note di etimologia di oltre 1.000 toponimi, Umberto Zanetti. Bergamo, 1985
  • Atlante storico del territorio bergamasco, Monumenta Bergomensia LXX, Paolo Oscar e Oreste Belotti.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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