Pumenengo

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Pumenengo
comune
Pumenengo – Stemma Pumenengo – Bandiera
Pumenengo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Veronica Salvoni (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°28′00″N 9°52′00″E / 45.466667°N 9.866667°E45.466667; 9.866667 (Pumenengo)Coordinate: 45°28′00″N 9°52′00″E / 45.466667°N 9.866667°E45.466667; 9.866667 (Pumenengo)
Altitudine 106 m s.l.m.
Superficie 10 km²
Abitanti 1 694[1] (31-12-2010)
Densità 169,4 ab./km²
Comuni confinanti Calcio, Fontanella, Roccafranca (BS), Rudiano (BS), Torre Pallavicina
Altre informazioni
Cod. postale 24050
Prefisso 0363
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016177
Cod. catastale H091
Targa BG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti pumenenghesi
Patrono San Pietro e san Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pumenengo
Posizione del comune di Pumenengo nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Pumenengo nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Pumenengo (Pümenèngh in dialetto bergamasco[2]) è un comune della provincia di Bergamo.

Situato nella pianura orientale bergamasca, al confine con la provincia di Brescia, dista circa 34 chilometri dal capoluogo orobico.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Le poche informazioni inerenti alla storia di Pumenengo riguardano quasi unicamente l'epoca medievale. Prima di questa si presume che il territorio fosse interessato da piccoli insediamenti Longobardi, o quantomeno avrebbe potuto essere compreso nelle corti da loro fondate, come si evince dal significato del toponimo: Pumenengo, difatti sta a significare proprietà di Pumeno, con la caratteristica desinenza longobarda -engo.

Al termine della dominazione longobarda, sul territorio si verificò l’arrivo dei Franchi. Furono questi ultimi a creare i presupposti per la formazione del Sacro Romano Impero, i cui reggenti governarono le sorti del paese per tutta l’epoca medievale.

Si sa che questi territori vennero donati in feudo, unitamente alle zone circostanti, al Vescovo di Cremona già nell'XI secolo.

Fu però con l'arrivo della signoria dei Barbò che il borgo ebbe un periodo di notorietà, durante il quale, risentendo delle lotte di fazione tra guelfi e ghibellini, ritenne necessario dotarsi di numerosi edifici fortificati. Tra questi il principale era indubbiamente il castello dei conti Barbò, facente parte di una serie di fortificazioni poste a difesa delle rive occidentali del fiume Oglio, da sempre terra di confine tra entità politiche, e conseguentemente sede di scontri volti ad ottenerne il predominio.

Questa zona fu spartiacque anche tra la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Milano, tanto da essere considerata una vera e propria zona franca, chiamata Calciana, in sostanza quasi uno stato indipendente amministrato dai signori di Calcio, Pumenengo, Urago, Torre Pallavicina e comprendente anche la parte sud di Cividate, esente da tasse e da ogni obbligo verso lo stato centrale. E come in tutte le zone di confine, notevole era il contrabbando praticato nonostante le rigide leggi che lo vietavano, pena dure sanzioni, anche se per gli abitanti stessi questa era una delle principali fonti di sostentamento.

La totale esenzione dalle tasse durò fino alla metà del XVIII secolo, mentre pochi decenni più tardi si verificò il passaggio alla Repubblica Cisalpina. La nuova dominazione revocò tutti i privilegi riservati al paese, che fu annesso al dipartimento facente a capo a Bergamo, ed unito amministrativamente ai vicini comuni di Calcio e Torre Pallavicina.

Nel XX secolo il paese ha subito la crisi del settore agricolo che, non compensata dall’evoluzione industriale, lo ha nuovamente relegato a ruolo marginale nell’economia della bassa bergamasca.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Il castello

Castello Barbò

Il castello di Pumenengo sorge su un terrapieno posto a ridosso della vallata che conduce al fiume Oglio; è inoltre lambito dal Naviglio Pallavicino, che poi continua nel suo percorso verso Cremona. La storia di questo edificio è fortemente legata a quella della signora di Milano Beatrice Regina della Scala, che acquistò questo territorio, insieme a quello di Calcio e di Floriano, la cosiddetta Calciana Inferiore, da tale Cabriolo Aliprandi nel 1366, che a sua volta lo aveva ricevuto in permuta dai monaci del convento di San Lorenzo di Cremona due anni prima. Benché la signora di Milano abbia fatto erigere diversi castelli nei suoi territori, ad esempio quello di Pandino, come struttura di villeggiatura, nessun documento attesta che il castello di Pumenengo sia stato voluto da lei; è molto probabile invece che esistesse una fortificazione risalente al XII secolo, resasi necessaria a causa dei continui conflitti con il borgo di Rudiano, per motivi legati al passaggio sul fiume. Regina della Scala, nel tentativo di far ripartire da un punto di vista economico e sociale i suoi possedimenti, ottenne dal marito Bernabò Visconti delle agevolazioni fiscali che sarebbero durate fino al 1796. Tutto questo non servì a rilanciare l'economia del territorio e fu così che la signora di Milano, fra il 1380 e il 1382,smembrò e vendette il suo feudo ad alcune famiglie nobili, che avevano il compito di gestire insieme la Calciana Inferiore, dando vita al Condominio, dove varranno sempre le agevolazioni fiscali volute dalla precedente proprietaria. Pumenengo venne ceduta alla famiglia di origine soncinese dei Barbò, che subito si insediarono nel castello e vi rimasero fino agli inizi del XX secolo. La posizione sul terrapieno ha fortemente condizionato la planimetria dell'edificio: a differenza di altri castelli di pianura, che presentano una pianta quadrata con una torre per ogni angolo, il castello di Pumenengo ha una pianta trapezoidale, con sole tre torri. Per supplire alla mancanza della torre sud-est si è provveduto a rinforzare il muro con una massiccia scarpatura. Tutto l'edificio è circondato da fossato. L'ingresso si trova ad ovest e permetteva l'ingresso in un rivellino, ancora ben conservato. L'accesso avveniva mediante un ponte levatoio, oggi sostituito da un ponte fisso, e da una pusterla, oggi murata. Oltre il rivellino si apriva la corte interna del castello, su cui si affaccia la torre di nord-ovest, un tempo utilizzata come prigione, cui si accedeva per mezzo di una scala esterna. La famiglia Barbò ha vissuto esclusivamente nell'ala meridionale dell'edificio, apportandovi delle modifiche: nelle sale che oggi ospitano la biblioteca si possono ammirare i soffitti con volte ad ombrello risalenti al XVII secolo; nel seminterrato si trova una grande sala rettangolare voltata a botte, che affianca la cappella castellana, che conserva al suo interno degli affreschi piuttosto rovinati, risalenti con tutta probabilità al XVI secolo. I piani superiori invece conservano decorazioni del XIX secolo con vedute del complesso.

Accanto ad esse si trova la chiesa parrocchiale settecentesca, dedicata a san Paolo Apostolo. Originariamente era una cappella gentilizia dell'attiguo castello, e fu ampliata nel XVIII secolo quando venne destinata ad uso pubblico. All'interno si possono trovare opere di buon pregio.

In direzione di Calcio si trova il santuario della Madonna della Rotonda che, opera di Pellegrino Tibaldi ed eretto in occasione di un'apparizione, presenta dipinti di Giulio, Vincenzo ed Antonio Campi.


Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Calcio e la signoria della Calciana, Caproni Riccardo, Pagani Roberto, Amministrazione comunale di Calcio, San Paolo d'Argon, Industrie grafiche Pezzini, 1990, pp. 25-32.
  • Castra Bergomensia. Castelli e architetture fortificate di Bergamo e provincia, Monumenta Bergomensia, LXXI, Clusone, Ferrari Grafiche, 2004, pp. 430-437.

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