Gorno
| Gorno comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Valter Quistini ([Lista civica Indipendenti - Insieme per Gorno - Lega Nord]) dal 16/05/2011 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 45°52′0″N 9°50′0″E / 45.86667°N 9.83333°ECoordinate: 45°52′0″N 9°50′0″E / 45.86667°N 9.83333°E | ||||
| Altitudine | 710 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 9 km² | ||||
| Abitanti | 1 684[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 187,11 ab./km² | ||||
| Frazioni | Campello, Chignolo, Erdeno, Riso, Sant'Antonio | ||||
| Comuni confinanti | Casnigo, Colzate, Oneta, Ponte Nossa, Premolo | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 24020 | ||||
| Prefisso | 035 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 016116 | ||||
| Cod. catastale | E106 | ||||
| Targa | BG | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | gornesi | ||||
| Patrono | san Martino | ||||
| Giorno festivo | 11 novembre | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Gorno nella provincia di Bergamo |
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| Sito istituzionale | |||||
Gorno (Góren in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune di 1.684 abitanti della provincia di Bergamo.
Situato nella val del Riso, laterale della val Seriana, dista 29 chilometri dal capoluogo orobico.
Geografia fisica [modifica]
Territorio [modifica]
Il comune è situato in nella parte finale della Val del Riso, valle che parte a est dal Passo di Zambla e scende aprendosi verso ovest, sfociando nella più ampia Val Seriana. Il territorio disegna un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate. L'altitudine del territorio comunale è compresa fra una quota minima di 475 metri s.l.m. in contrada Riso e una quota massima di 1.775 metri s.l.m in località Belloro, con un dislivello di 1300m[4] caratterizzato nella fascia alta da un'apertura panoramica molto ampia e suggestiva offerta dai rilievi orobici circostanti[5].
Il comune di Gorno si estende per 9,87km² e confina con i paesi di Ponte Nossa, Premolo, Oneta, Casnigo e Colzate[6].
Stando alla classificazione sismica della protezione civile è in zona 4, ovvero soggetto a sismicità molto bassa[7].
Idrografia [modifica]
Nel territorio comunale passa il torrente Riso, torrente che nasce al Colle di Zambla, nel comune di Oneta, e prosegue per 9,6km per tutta la Val del Riso, prima di sfociare nel fiume Serio, principale arteria idrica della Val Seriana[8].
Il torrente Riso passa nella parte bassa del comune di Gorno, precisamente nelle contrade di Riso, Fondo Ripa e infine in quella del Santissimo Crocifisso.
All’interno del territorio comunale vi sono inoltre altri numerosi piccoli torrenti, alcuni perenni mentre altri sorgivi con forti precipitazioni meteorologiche, che a loro volta sfociano nel torrente Riso.
Nella parte alta del territorio comunale, dove vi sono gli alpeggi per il pascolo, sono inoltre presenti alcune piccoli laghetti e pozze perenni, che servono tutt’ora per l’abbeveraggio del bestiame. Alcune di queste sono state recentemente ristrutturate per un miglior assetto del paesaggio e del territorio[9].
Urbanistica [modifica]
Al suo interno il territorio è comunemente suddiviso in contrade.
Le più popolate sono quelle di Villassio, centro del paese e dove risiedono gli edifici più importanti della comunità, come il comune, le scuole, l’oratorio (con l’annesso teatro) e la parrocchia, Riso, che si trova nella parte più bassa del paese, San Giovanni (anticamente chiamata Contrada Pozzo) e Sant’Antonio, che prendono il nome dalla rispettiva chiesa, Cavagnoli, Erdeno e infine Peroli, che si trova nella parte più alta del territorio e si suddivide a sua volta tra Peroli Alti e Peroli Bassi.
Altre contrade, ma di dimensioni più ridotte, sono Campello, ultimo agglomerato di case prima di uscire dal paese in direzione Oneta, Plicosa e Calchera, entrambe nella parte alta del comune, Fondo Ripa, vicina alla contrada di Riso e quella del Santo Crocefisso, che prende il nome dall’omonimo santuario, e che si trova all’imbocco del paese.
Anticamente facevano parte del territorio comunale anche le contrade di Bondo e di Barbata, passate poi, grazie and un Decreto Governativo, datato 15 aprile 1818 per quanto riguarda la contrada di Bondo e 6 giugno 1872 per la contrada di Barbata, sotto il comune di Colzate.
Clima [modifica]
Data la posizione del paese, dislocato sul versante nord della Val del Riso e con un dislivello territoriale di 1300m, è soggetto ad una non omogeneità climatica nella varie contrade. La parte bassa del paese resta la meno soleggiata, le contrade di Riso, Fondo Ripa e del Santissimo Crocifisso che nel periodo invernale restano senza la diretta illuminazione del sole per circa due mesi, toccando anche i dieci gradi sotto zero. Le contrade nella parte più alta del paese, come Villassio, Cavagnoli e Peroli, sono soggette ad una maggiore illuminazione, perenne tutto l’anno e con un minor sbalzo termico. Le precipitazioni meteo si concentrano soprattutto nei periodi marzo - maggio e settembre – ottobre per quanto riguarda la pioggia, mentre durante il periodo invernale la neve cade in modo non frequente.
A Gorno è attiva una stazione meteo gestita in collaborazione con il Centro Meteorologico Lombardo.[10].
Stemma [modifica]
Lo stemma del comune di Gorno è stato ufficialmente approvato con decreto del Re d'Italia, Vittorio Emanuele III, il 9 novembre 1933[11].
Blasonatura stemma[11]:
| « Troncato semipartito: al primo di azzurro al S. Martino; il secondo d'argento alla fiaccola del minatore; al terzo di nero alla conchiglia fossile » |
Le immagini inserite all'interno dello stemma richiamano la storia del paese.
In alto vi è raffigurato San Martino Vescovo, patrono del paese fin da quando Carlo Magno donò le terre della valle ai canonici di San Martino di Tours nel 774 d.C., mentre sotto vi sono raffigurate a sinistra una centilena, simbolo del lavoro minerario, e a destra una conchiglia fossile, simbolo della conformazione geologica delle terre dove sorge il paese[11].
Ma da fonti antiche emerge anche un secondo significato per le tre immagini rappresentate, tramandato anche da tradizioni e detti popolari "affinché i figli non dimentichino le virtù dei padri": il santo rappresenta anche la charitas, per sottolineare la carità presente negli avi della popolazione di Gorno, la centilena rappresenta il labor simbolo dell'attaccamento al lavoro della popolazione, e la conchiglia simboleggia l'humilitas, perché la conchiglia diventa fossile unendosi alla roccia per non farsi notare[11].
Etimologia [modifica]
Non si ha una certa e comprovata teoria sulla nascita del nome Gorno, negli anni diverse sono stati gli studi che hanno portato ad ipotesi più o meno fondate.
Legate alla storia dei romani sono le versioni del Verdina, che lo farebbe risalire al nome personale romano Gornus mentre altri lo legano al lavoro delle miniere e dal nome etrusco Goreno (tutt'oggi in dialetto di dice ancora Goren)[11].
Secondo le teorie che si possono leggere negli scritti di Don Ceruti del 1858 deriverebbe da una parola ebraica che significa aia, in quanto in antichità erano presenti molte aie per battere il frumento raccolto[12].
Il professor Stefano Dotti lo farebbe invece risalire alle popolazioni asiatiche, come gli Illiri e i Tauri che sarebbero migrate in antichità nelle nostre valli.
Nelle regioni da dove anticamente partirono sono presenti molti paesei con il nome simile a Gorno, in particolare Gorno-Altajsk e Gorno Badahsan, quest'ultimo provincia autonoma del Tagikistan[12].
Inoltre questa teoria sarebbe supportata dal fatto che il nome in serbo e croato (i cui popoli discendono da queste popolazioni) potrebbe significare superiore mentre in croato Göra significa monte, portando al significato di sopra il monte, teoria ulteriormente avvalorata dal fatto che il primo capoluogo del paese, la contrada di San Giovanni, si trova sopra il monte Göra[12].
Storia [modifica]
| Per approfondire, vedi Storia della Lombardia. |
Formazione geologica del territorio [modifica]
La formazione di questi territori fa parte della Formazione di Gorno, conformazione geologica affiorante in Lombardia centro-occidentale in corrispondenza della fascia prealpina orobica.
Il territorio di Gorno si è formato tra i 230 a 181 milioni di anni fa, nell'era Mesozoica nel periodo Triassico superiore e medio, precisamente nelle epoche del Ladinico o Esino, Carnico o Raibliano. Tra queste formazioni si trova la dolomia metallifera, così chiamata per la presenza di vari minerali, come la blenda la calamina, la galena e altri minerali in percentuali inferiori. Questi strati metalliferi si sono formati in fondo al mare con sostanze calcaree depositatesi nei vari periodi geologici[13].
Secondo altri studi nello stesso periodo nel fondo marino fenomeni vulcanici avrebbero fatto affluire nelle acque la lava e i solfuri di piombo e zinco che poi si depositarono con il calcare. Successivamente, quando gli strati erano già solidificati, i movimenti della crosta sollevarono il fondo marino formando le montagne che circondano il paese, come il Monte Grem, Grina, Belloro e Costa Jels, oggi ricche di minerali, che affiorano anche grazie all’erosione secolare[13].
Le rocce del Carnico o Raibliano, ricche di resti fossili, sono particolarmente interessanti ed estese nel territorio comunale, le caratteristiche della formazione indicano un ambiente marino poco profondo, protetto, con fondali fangosi e abbondanti apporti terrigeni fini. I fossili di Gorno son pari a quelli di Dossena e di Esine[13]. I ritrovamenti più frequenti sono di piccole conchiglie della famiglia dei bivalvi, soprattutto la Myophoria kefersteini (Münster) e Curionia curionii (Hauer), ma si possono trovare anche piccole ammoniti.
Dai popoli primitivi all’alto medioevo [modifica]
Non si hanno notizie certe e specifiche riguardo i primissimi insediamenti nel territorio di Gorno, ma si possono ricostruire grazie alla storia generale dei comuni limitrofi e della Val Seriana.
Secondo studi storico archeologici i primi insediamenti nelle nostre valli si ebbero in età neo-eneolitica, quindi circa 3000 anni fa, da gruppi transalpini tra cui gli Umbro-Sabelli, Reto-Ladini, i Tauri, gli Illiri, che comprendevano anche il ceppo degli Orobi[14]. A testimonianza di queste ipotesi vi sono diversi ritrovamenti archeologici nei paesi limitrofi a Gorno, da segnalare a Premolo il ritrovamento di resti di un villaggio pastorizio in località Belloro[15] e il celebre ritrovamento nel 1963 di una tomba con reperti ossei, selci lavorate e cocci nel Canale dell’Andura[16], mentre nel comune di Parre importante fu il ritrovamento di più di 1000kg di bronzo all’interno di un ripostiglio di un fabbro risalente al V secolo a.C[17].
All’interno del nostro comune al momento non si sono ritrovate testimonianze valide da supportare la presenza di insediamenti stabili, ma il minerale presente e le scoperte nei vicini paesi possono avvalorare l’ipotesi che anche il territorio del paese di Gorno fosse area di esplorazioni primitive[14].
Successivamente tutti i territori di Bergamo e delle sue valli vennero invase dai Galli-Cenomani, per poi finire sotto il dominio dei romani nel 250 a.C.[18]
All'arrivo dei romani le estrazioni minerarie erano comunque sicuramente già avviate, che ne diedero un ulteriore sviluppo collegando i vari giacimenti d'estrazione. In particolare i terreni di Gorno erano quelli con le migliori miniere di calamina, fondamentale in antichità per la produzione di bronzo[19].
A comprovare la presenza dei romani sono stati alcuni ritrovamenti in zona di monete romane, una delle quali con l'effigie di Sulpicio Galba, imperatore dell'Impero Romano successore di Nerone che regnò per sette mesi, dal 9 giugno 68 al 15 gennaio 69[19].
Secondo alcuni studiosi l'arrivo del cristianesimo coincise con l'arrivo dei romani, che qui mandavano i damnatio ad metalla, una sorta di schiavitù che i romani infliggevano per i lavori più duri nelle miniere ai criminali ma anche ai cristiani[20].
Con la caduta dell’Impero Romano nel 476 d.C. i terreni di Gorno finirono sotto il dominio e l’influenza Longobarda fino a quando, nel 774 d.C. la scesa di Carlo Magno e il suo nuovo dominio vennero ceduti, insieme ai terreni della Valle Seriana, alla Canonica di Tours di Francia[18]. Ciò spiegherebbe anche il fatto che la parrocchia di Gorno e da sempre dedicata a San Martino Vescovo[21].
La dominazione della canonica francese terminò con un ulteriore scambio territoriale testimoniato da una pergamena del 1037, e testimoniata anche dagli scritti del 1676 del Calvi in cui si può leggere che cedette[22]
| « Contrada di Torino, entro la città di Pavia ed in contrada di Milano ed il prevosto di San Martino di Tours gli cedette in scambio tutti i beni di diritto della detta canonica posti nella Valle Seriana, di Scalve, Canonica… e per rapporto alle Valle Seriana di Bondiole, Randellino, Ardesio, Clusone, Gorno ed altri loghi » |
In particolare da segnalare che la Val Seriana, e di conseguenza anche Gorno, era sotto il forte potere amministrativo del Vescovo di Bergamo, soprattutto per la riscossione delle imposte[22].
Dal medioevo al XIV secolo [modifica]
Le prime testimonianze scritte dell’esistenza del comune di Gorno fanno fede a documenti che trattano lo scambio e la cessione di alcuni territori.
La prima notizia la si ha con un documento di contraccambio dell’11 giugno del 1171, dove si può leggere la cessione di alcuni terreni dal parte del vescovo di Bergamo Guala ad alcuni uomini di Gorno, Premolo e Parre, in cambio di altri terreni riferiti ai paesi di Urgnano e Cologno[23], documento che secondo gli studiosi segna anche la nascita ufficiale del comune[22].
Nel 1179 si segnala la cessione, sempre da parte del Vescovo Guala, dei beni stabili del territorio, escluse le miniere d’argento e il bosco Campilii (forse l’attuale contrada Campello?) [24]. Un altro atto, datato 10 maggio 1249 fa riferimento alla transazione di alcuni terreni tra il comune di Premolo e quello di Gorno[23].
È ormai quindi certa l’esistenza del paese o se non di un paese ben definito di alcuni nuclei abitati che si riconoscono sotto uno stesso statuto e Consoli, diventando un vero e proprio comune emancipato da ogni signoria feudale dell’epoca[22], dove si riconoscono ufficialmente le prime vici o contrade di Jardeno (Erdeno), Villaxio (Villassio), Cornibus (Sant'antonio) e Puteo (San Giovanni) che negli statuti comunali sono chiaramente individuate nella loro estensione territoriale[25].
In questo periodo all’interno del territorio comunale si migliora l’edilizia, la viabilità, acciottolando i sentieri di montagna, si incrementò il commercio con lo sfruttamento delle acque del torrente Riso con la costruzione di mulini (se ne contano tre) e si disboscarono ampie zone boschive per la formazione di prati utilizzati per il pascolo del bestiame, per lungo tempo una delle principali risorse economiche del paese[26] e attraverso una nota dell'archivio parrocchiale datata 7 ottobre del 1344 che cita[27]:
| « PRESBITER RECTO AC BENEFICIALIS ECCLIESIAE S. MARTINO de GORNO… » |
si ha testimonianza del culto cristiano ormai attivo all'interno della popolazione, presieduto da un presbiter (un sacerdote) e dedicato a San Martino.
Il nome del paese di Gorno viene successivamente citato in documenti datati verso la fine del Trecento.
In un documento del 1375, riguardo l’abate di Leno Andrea di Taconia di Praga si può leggere[26]
| « …venne egli a Bergamo e si fece da Lanfranco, nostro vescovo, consacrare nella sua cappella della SS. Croce, presenti Giò dè Curati Arcidiacono, Grazioso di S. Gervasio, Giò de Zozzoni di Gorno, Canonici della Cattedrale » |
mentre note più precise riguardo il territorio e la sua estensione le si ritrovano in un documento che venne stilato tra il 1392 e il 1395. All’epoca venne infatti ordinato, da Gian Galeazzo Visconti di eliminare le cause di liti e di stabilire un preciso quadro di riferimenti dei confini. Il 9 novembre del 1392 il Comune de Gorne, rappresentato dai consoli Pietro detto cesta fu Filippo Ambra e Stefano fu Adamo Guarinoni, definì i confini, con atto rogato dai notai Giovanni di Pagano Dordoni da Gorno e Zambono della Costa. Si ha nota quindi che i paesi limitrofi dell’epoca erano Premolo, Serina, Castigo, Colzate, Vertova ed Oneta, ma che non coincidevano totalmente con quelli attuali del paese, soprattutto nei confini occidentali con il paese di Oneta [28].
Nel frattempo a livello nazionale nascono le prime lotte tra i Guelfi, alleati del Papa, e i Ghibellini, alleati del l’imperatore di Germania. Anche all’interno delle nostre valli nascono queste fazioni avverse, ma più localmente legate alle dispute tra i signorotti che si contendevano il diritto di dominio sui comuni. A tal proposito si ha una nota in latino di Castello Castelli (1378-1407) datata 8 luglio 1393 in cui si legge[19]
| « martedì 8 luglio 1393 fu ammazzato uno da Gorno, Guelfo, per certi Ghibellini vicino al ponte di Noxa » |
In contrada Peroli, secondo antiche tradizioni, alcune abitazioni sarebbero state create partendo da un’antica fortezza dei Ghibellini, ipotesi ulteriormente surrogata dal fatto che secondo alcuni studiosi le miniere della zona erano sotto il commercio dei Pisani, notoriamente Ghibellini, e che da loro deriverebbe anche il cognome Gibellini, famiglia di questa contrada[19].
Le lotte si protrassero fino al 1427 quando una delegazione di abitanti si recò a Venezia affinché il paese passasse sotto la dominazione della Serenissima e potesse così porre termine agli scontri.
Il dominio della Serenissima [modifica]
Agli inizi del XV secolo i comuni della valle Seriana Superiore, stanchi di essere usati e considerati dai signori della città solo come terreno di sfruttamento economico e stanchi delle contese tra le famiglie si recarono nell’anno 1427, con delega ad un gruppo di rappresentanti delle comunità (e quindi anche di Gorno) dinanzi al Senato Veneto in richiesta di sudditanza.
Dopo un’attenta valutazione politico economica Venezia deliberò a favore della domanda di sudditanza il 2 ottobre del 1427 [29].
Con questo cambiamento politico si ristabilì un momento di pace nei terreni della valle, terminarono le lotte tra Guelfi e Ghibellini e si svilupparono fortemente i commerci.
All’epoca la Valle Seriana Superiore era governata da un nobile patrizio di origine veneta che risiedeva a Clusone ed era aiutato nella sua amministrazione politico giuridica dai consoli dei vari comuni[30].
Gorno, nel XVI secolo (ma con tutta probabilità anche nel XV secolo) era amministrato da tre consoli, che venivano eletti il 1° gennaio e il 29 giugno di ogni anno e risiedevano rispettivamente nelle contrade di Villassio, Corni (Sant’Antonio) e Erdeno. Nonostante le persone elette a titolo di console fossero tre, due sole amministravano a pieno titolo: il console della contrada di erdeno infatti era solo vice per i primi sei mesi e non riceveva lo stesso salario che veniva elargito agli altri due in carica[31].
I consoli poi non potevano essere rieletti con la stessa carica per i successivi due anni, ne potevano contemporaneamente rivestire la carica di notaio o di tesoriere, carica che non poteva essere attribuita contemporaneamente a membri della propria famiglia.
I consoli erano tenuti a giurare davanti ai precedenti consoli, promettendo diligenza, giustizia e legalità negli interessi del comune, della valle e della repubblica[32].
A loro volta i consoli eletti eleggevano sei persone per stimare i danni dati, tre presidenti del consorzio della Misericordia, e tre massari per la chiesa di San Martino[33].
Allo stesso tempo venivano elette anche altre figure amministrative importanti, come tesoriere, che aveva sostanzialmente il compito di riscuotere i crediti del comune e della Misericordia e pagare i debiti degli stessi[34], il notaio (o scrivano), che aveva il compito di registrare negli appositi libri pubblici ogni ordine del comune, ogni rendiconto, credito, debito, accuse, stime, condanne e relazioni comunicategli dai vari ufficiali in carica [35], i vari ragionieri e sopra-ragionieri, che avevano l’incarico di preparare i rendiconti generali e di definire qualsiasi controversia che potesse sorgere tra il comune ei vicini a causa degli stessi rendiconti[36], gli stimatori dei danni, i campari, i canlcatori e vari altri ufficiali[37].
Intorno al 1520 si hanno i primi documenti scritti in italiano volgare [38]
L’apertura ai commerci e la nuova gestione amministrativa portarono all’aumento della popolazione e delle sue contrade. Una descrizione abbastanza dettagliata del paese la si può avere in un importante documento redatto dal capitano di Bergamo Giovanni da Lezze, datata 1596 in cui il paese viene così descritto[39]
| « Questa terra è al monte sparsa in diverse contradelle han di circuito nella lunghezza milia 2 et nella larghezza milia 4 luntan da Bergamo milia 20, et da confini di Valtulina verso Carona per la strada già detta milia 24. Contradelle Vilasch, cavagnoli, barbada, jarde, grom, Bont, Corni, Peroi, Poz, Cerut, Calcera, Aris. Foghi in tutto 138, anime 724, utili 146 , il resto come di sopra. Soldati Archibugieri 8, Picchieri 3, Moschettieri 6 et galeotti 8. Questo comune come gli altri della valle godi i privilegi con un voto nel consilio di essa, negli offici incanta i datij. Paga in camera il limitato et al benalio le tasse, al tesorier generale della Valle l’estraordinarie et specialmente per i guastatori per causa de quali il comun paga interesse scudi 200 alli 6 per cento, oltra altri che erano in pronto di tor, avendo in questo comun di estimo in Valle di soldi 32. Ha d’entrada L.2100 de boschi, et pascoli et altro, la quale è governata da tre sindaci con L.8 l’uno. Uno scrittore con L.12, un Concole L.14, un Canevaro o Thesoriero con L.45 et da conto a sindacieletti per balle da gl’huomini ogni anno, che il maneggio del Canevario importa l’anno ducati 400 in circa. Qui non vi sono ricchezze ma la maggior parte ha qualche poco di terra, et non da viver compiutamente senza industria, fabbricando circa 400 pezze di panni bassi, quali si vendono a Verteva; di modo che pochi di questi sono fuori dalla Patria , un solo in Cremonese mercante di panni ricco et raccogliono formenti per otto mesi dell’anno valendo la pertica di terra come di sopra. Chiesa Parrochial S.to Martino pagando il curato de le borse di particulari L.400 l'anno. La Misericordia ha L.667 de stabili et fitti, mantiene un capellano con L.240 pe un legato, et fa fare 30 officij che importano L.150 il resto si dispensa a poveri miserabili con bollette fatte da tre sindici, et sottoscritte dal curato danno conto et si mutano ogni anno. Fiume. Il Chero, una valle che suga, un acqua della fontana, acqua sparsa con un molino, et il Ris con una fusina et 3 molini. Animali, Bovini et vacchini n. 148, pecore et capre 1300, cavalli et muli in tutto n.16 » |
Da questo documento si può stabilire che Gorno è una comunità attiva, che si amplia nei suoi territori con l'inglobamento delle contrade di Barbata e Bondo che appartenevano precedentemente al comune di Oneta e contribuisce al commercio delle stoffe e delle coperte dell’epoca pur mantenendo una forte attività economica dalla pastorizia di capre e pecore. I privilegi che venivano elargiti dal Senato di Venezia venivano contraccambiati con l’invio di denaro e, quando necessario, come nel caso delle invasioni dei Turchi, con l’invio di soldati[30].
Con l’apertura di confini extra lombardi alcuni abitanti del paese si trasferirono a Venezia a far fortuna con il commercio lasciando poi cospicue eredità al paese d’origine. Celebre fu quello di un certo Gibellini lasciato alla chiesa in contrada Peroli[30].
C’è da ricordare, infatti, che sotto il dominio della Serenissima aumenta anche la devozione cattolica verso la parrocchia e verso altri santi, visto che ogni contrada si mobilità per avere una propria chiesa o cappella per il culto. Se già esistente era la chiesa che ora è dedicata al culto di San Giovanni nelle medesima contrada, in contrada Villassio, nel 1478, si erge la prima grande chiesa parrocchiale (che poi verrà demolita nel 1767)[27] dedicata a San Martino di Tours e nei primi anni del 1500 la chiesa della Madonna delle Grazie, annessa all’ex convento delle monache Agostiniane-Mantellate.
Nel 1634 viene eretta la chiesa in contrada Peroli, prima dedicata a S. Maria della Neve ma poi dedicata al culto di San Mauro[40], così come dello stesso periodo dovrebbe risalire l’edificazione della chiesa di Sant’ Antonio nella medesima contrada[40] e la chiesa della Trinità in località Grumello[40].
Contemporaneamente viene anche ampliata l’estrazione di minerale ad introito comunale, in un ducale del 1482 si legge che[41]
| « …il Principe concesse ad alcuni di Gorne della Valle Seriana che potessero per venticinque anni far cavare nei monti, e nei luoghi della Valle Seriana e Brembana superiori, oro, argento e altri metalli di qualunque sorte, pagando la decima al Dominio, con questa condizione che dove eglino cominciassero a cavar, nessun altro potesse cavar ivi vicino ad un miglio, … » |
Queste estrazioni continuarono poi fino alla fine del XVII secolo, estraendo, come riporta il Calvi nel 1677 zelamina, argento, piombo e christallo fino all’esaurimento delle vene superficiali, le sole sfruttabili con i mezzi di allora.
Verso gli inizi del 1500, la Valle Seriana, la Val del Riso e quindi anche Gorno vennero visitati da Leonardo da Vinci, che su preciso ordine di Carlo D’Amboyse si recò in zona per compilare la carta topografica delle valli. In una delle mappature tracciate dal genio rinascimentale, oggi conservata nelle collezioni dei reali della biblioteca reale di Windsor, vengono segnate Gorno, Oneta, Oltre il Colle e Dossena [42].
Il dominio della repubblica Veneta durò fino al 13 marzo del 1797 quando l'ultimo rettore della Serenissima, Alessandro Ottolini, venne scacciato da Bergamo. Unica testimonianza pittorico artistica di questo dominio all'interno del territorio comunale è un affresco degli inizi del XVI secolo che raffigura il Leone di San Marco dipinto esternamente ad una delle case più antiche (probabilmente una casa torre) in contrada Cavagnoli. Anche se ormai consunto e deteriorato dal tempo se ne riconoscono ancora le zampe posteriori, la coda e parte delle ali[43].
La peste del 1630 [modifica]
Anche a Gorno, come tutta la Lombardia, arrivò la terribile epidemia della peste del 1630. Ancora presente nei ricordi delle generazioni la precedente epidemia di peste, datata 1528, quella del 1630 fu ulteriormente terribile perché a peggiorare la situazione fu anche un’estrema povertà dovuta agli scarsi raccolti di cereali nei due anni precedenti all’epidemia, nel 1628 e 1629[44].
A Bergamo il primo caso di peste venne segnalato nell’aprile del 1630 e ben presto si diffuse rapidamente in tutta la provincia, nonostante le numerose precauzioni prese[44].
Anche Gorno prende le proprie precauzioni, il libro dei consigli comunali è pieno di ordini per mantenere minimo il rischio di contagio all’interno della sua popolazione. Era assolutamente vietato entrare in paese senza avere le “fedi di sanità”, una specie di certificato medico che comprendeva le descrizione di tutti i dati somatici della persona e dichiarava che non era affetta dal morbo della peste, ad ogni ingresso erano stati inoltre eletti uomini di guardia per controllare gli ingressi, arrivando anche a costruire vere frontiere con recinzioni e cancelli e vengono messi sotto controllo anche i mulini in contrada Riso, che venivano utilizzati anche dalle persone delle contrade di Barbata e Bondo, Chignolo e Ortello (queste ultime due del comune di Oneta)[45].
Nonostante tutte le precauzioni prese, la peste arrivò anche a Gorno, probabilmente dai pastori che andavano più a valle a far pascolare i greggi, tornando poi contagiati. La peste arrivò in Val Seriana il 29 luglio del 1630 e presumibilmente arrivò subito anche a Gorno, visto che i mesi peggiori furono agosto, settembre e ottobre[45].
L’epidemia di peste terminò nei primi mesi del 1631, grazie anche alla quarantena in luoghi isolati delle persone contagiate al di fuori del comune[45].
A Gorno morirono 122 persone, di cui 50 maschi e 72 femmine[45].
Dal dominio napoleonico al XIX secolo [modifica]
II 13 marzo 1797 scoppiava la rivoluzione a Bergamo e l'ultimo Rettore della Serenissima, Alessandro Ottolini, veniva cacciato proclamando così la nuova Repubblica Bergamasca. Essa però duro pochi mesi, fino al giugno del medesimo anno, ma sufficiente proclamare un decreto il 23 marzo 1797 per obbligare tutti i paesi, quindi anche Gorno, a dare tutta l'argenteria del valore, dietro promessa mai mantenuta, di restituzione. Al breve dominio della Repubblica Bergamasca subentra il dominio francese, con passando negli anni a diverse denominazioni: Repubblica Cispadana, Repubblica Cisalpina, Regno d'Italia. Gorno, particolarmente attaccato alla Repubblica Veneta come in generale tutti i paesi della nostra Valle, più che intravedere nuove possibilità di sviluppo, vide minata la sua autonomia tanto che gente del paese si prestò all’insurrezione generale di della Valle Seriana contro i repubblicani rivoluzionari per ricondurli sotto il dominio della Serenissima. Ma l'insurrezione andò male e tutta la Valle dovette sottomettersi, consegnando le armi e pagando una gravissima multa[46].
Il nuovo governo francese non fu clemente e oltre alle numerose spogliazioni di beni e opere d'arte, subite anche da Gorno, esso esercitò una pesante oppressione fiscale e introdusse la coscrizione obbligatoria dei soldati che dovevano combattere per Napoleone[46].
Il dominio dei Francesi durò fino al 1814, dopodiché subentrarono gli Austriaci. Se inizialmente la popolazione vide nascere speranze di una nuova gestione più serena e meno oppressiva, il governo Austriaco fece subito capire che le gravezze fiscali non sarebbero diminuite, conservando anche la coscrizione obbligatoria[47].
Il tutto peggiorò anche con l’arrivo di una grave carestia, causata da siccità, requisizioni e soprattutto dall'opera nefasta degli incettatori di grano. A tal proposito negli scritti dell’epoca si può leggere[47]
| « Che molti morivano di fame e che molti si cibavano con la crusca, con la farina di corvini, ossia frutti del melgotto macinati, con impasti di erbe di ogni sorta, insomma con li cibi usati dalle bestie. » |
Mentre un sacerdote delle nostre zone, T. Carrara, scrisse[47]
| « Che dal 1814 al 1818 era così grande la penuria, la scarsezza de 'viveri né montuosi paesi, che non rare volte, malgrado le più accurate ricerche, si sarebbe potuto trova-re un sol pane e poche oncie di farina a qualunque costo. Era pure ar-gomento di estrema compassione il vedere tanti e tanti, per non rima-nere vittime infelici della fame)emigrare e famiglie intere uscire dalle loro case e portarsi per la campagna a cogliere erbaggi per non aver altro di che sfamarsi per intere giornate. Si faceva perfino bollire il fieno nelle caldaie e si dissotterravano di notte tempo le patate dei campi, man mano che venivano seminate, e si giungeva a togliere alle galline l'impasto che loro veniva dato. » |
La fame e la forte povertà porto ad un forte crescere della criminalità e del banditismo fatto di furti a mano armata, estorsioni e assassini, formato soprattutto da molti giovani che si davano alla criminalità piuttosto che servire la bandiera austriaca[48].
Una interessante e dettagliata descrizione del paese la troviamo negli scritti di Mairone Da Ponte del 1820[49][50]
| « Gorno villaggio di Valle Seriana Superiore nel distretto e nella Pretura di Clusone, resta quasi nel centro della valletta denominata Valgorno, aperta nella giogaia che costeggia la Vallata sulla destra. La bagna il Riso fiumicello tributario del Serio poco inferiormente di Ponte Nossa. Siede il villaggio sulla falda meridionale della montagna, che a sinistra fiancheggia la valletta, ed è fatto a contrade disgiunte le une dalle altre, chiamate, l'una del Riso, perché immediatamente sulle rive del fiumicello, dove esiste un oratorio in onore di S. Rocco, una Villasco, in vicinanza della quale è una chiesuola sotto la invocazione della SS. Trinità, una Calchera, una Jerdeno, una Ardé, una ai Ceruti, una ai Cavagnoli, una i Peroli con oratorio detto la Madonna della Neve, una di S. Antonio, una di S. Giovanni dai due rispettivi ora-tori dedicati a questi Santi, ed una detta Barbata, soggetta quest'ultima a Gorno soltanto in spirituale, e dove esiste una piccola chiesa in onor della Vergine detta della Mercede. La chiesa Parrocchiale è intitolata a S. Martino Vescovo, di nuova e vaga struttura, riccamente ornata, ha alcune pitture da vedersi, ed appartiene alla pieve di elusone. In vicinanza vi sono le reliquie di un monastero di Vergini soppresso à, tempi di S. Carlo Borromeo, e la cui chiesa denominata la Madonna delle Grazie e sussidiaria della Parrocchiale. Gorno ha un territorio vasto, ma quasi tutto sopra falde montuose, fornito di pochi campi lavorati a frumento, ma di grandi prati, pascoli, boschi d'alto e basso fusto, sicché moltissimi dei suoi cinquecento abitanti attendono alla custodia della mandria e del gregge piuttosto che all'agricoltura. Vi sono anche delle famiglie signorili, e trafficanti. A soccorso poi dé suoi poverelli ha la pia istituzione detta Misericordia, ed il legato Guarinoni. Questo luogo resta lontano da elusone miglia quattro, e da Bergamo diciassette; e di estimo censuario ha scudi 26691.1.7.12.6 e centocinquantuno possidenti estimati. Nella contrada dé Ceruti avvi una buona cava di marmo nero, e in quella de' Peroli una altra di pietra da opera. E lungo l'alveo del Riso trovansi de' pezzi di marmo nero intralciato di strati di conchigliette bivalve. » |
Da ultimo durante la denominazione austriaca infierirono anche a Gorno parecchie malattie epidemiche: due volte il colera, nel 1836 e nel 1855, il vaiolo nel 1838 e nel 1857 la scarlattina[51].
Nel frattempo in Italia nascono i primi moti dell’Indipendenza e nel 1860 parte la famosa Spedizione dei Mille, capitanata da Garibaldi, che sbarcherà a Marsala l’11 maggio dando il via al nascente stato italiano. Dai documenti conservati in comune possiamo essere certi che anche Gorno ha avuto il suo garibaldino: Bagini Paolo di Battista, che venne ferito nelle vicinanze di Napoli. Ricoverato per sei mesi all'ospedale napoletano Santi Apostoli, tornò successivamente a casa perché rimasto invalido[52].
Purtroppo, vista la mancanza di alcune carte burocratiche, il servizio di garibaldino svolto da Bagini non venne riconosciuto dall'allora Regno d'Italia, per cui non fu incluso negli elenchi ufficiali dei Mille. Nonostante ciò i compaesani lo soprannominarono ol Garibaldi, nome che prenderà anche la sua abitazione, locato sulla costa dei roccoli, detto Casì dol Garibaldi[52].
Il XX secolo [modifica]
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
Gorno, nella Val del Riso è stato riconosciuto dalla Regione Lombardia il 30 giugno 2009 "Ecomuseo miniere di Gorno, Il viaggio dello zinco tra alpeggi e miniere".
Il territorio comunale presenta una grande quantità di itinerari naturalistici adatti ad ogni esigenza: si va dalla tranquilla scampagnata adatta a chiunque, all’escursione riservata ad utenti più esperti ed allenati, ma anche a percorsi percorribili in mountain-bike.
Da visitare sono: il Museo delle miniere di Gorno, e i siti minerari tra i più importanti d'Italia. Le miniere di Gorno da cui si estraevano minerali di piombo e zinco quali blenda, calamina e galena, hanno uno sviluppo in gallerie per 200 km circa su un dislivello di circa 1500 m.
Durante il periodo invernale sono molti gli escursionisti che amano cimentarsi con lo sci alpinismo. Il monte Grem, 2049 m.s.l.m. si presta a questa attività sportiva.
Architettura religiosa [modifica]
Data la sua formazione a contrade, spesso dislocate lontane l’una dall’altra, nei secoli il comune di Gorno ha visto l'edificazione di nove chiese, tutt’ora presenti.
Chiesa Parrocchiale di San Martino di Tours [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa di San Martino di Tours (Gorno). |
La chiesa più importante e più grande del paese è la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino di Tour.
Edificata fin da sempre nella contrada centrale del paese, Villassio, vede la sua prima edificazione nel 1478. Questo primo edificio era caratterizzato da una navata centrale e da una laterale. L’edificazione, avvenuta su di un pendio soggetto a un leggero slittamento del terreno, porterà alla formazione di numerose crepe, che porteranno a definirlo dapprima inagibile e poi alla sua demolizione[53].
Verrà poi costruita una seconda chiesa parrocchiale, che verrà inaugurata nel 1776,in stile rococò e caratterizzata da numerosi altari laterali che circondavano una pianta ad'unica navata[54]. Edificata anche questa nella stessa posizione della prima chiesa, subirà la stessa sorte, venendo demolita nel 1930[55]. L’edificio attuale, progettato dall’ingegnere Federico Rota, verrà inaugurato nel 1933 ed è in stile basilicale a tre navate divise da sei grandi colonne.
Tutta la chiesa venne affrescata da Emilio Nembrini tra il 1938 e il 1939[56]. Al suo interno sono state anche ricollocate tutte le opere asportabili della precedente chiesa, come gli altari, i mobili della sagrestia, le tele e le statue. Sono infatti conservati al suo interno opere della Bottega dei Manni, come l’altare maggiore e l’altare dei morti, e dei Fantoni, come l’altare della Madonna del rosario, opera di Donato Fantoni e della sua bottega, datato 1656[57], mentre per le tele vi sono da ricordare sicuramente “I quattro santi” di Francesco Capella, del 1760 circa, e “La visitazione” di Enrico Albrici, datata 1754[58].
Chiesa della Madonna delle Grazie [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa della Madonna delle Grazie (Gorno). |
Anch'essa in contrada Villassio, la sua edificazione avvenne grazie alla concessione data alle suore che abitavano l’annesso piccolo convento dopo una loro richiesta scritta all’allora arcivescovo di Milano, Ippolito d’Este, avvenuta nel 1448[59].
Riguardo alla datazione dell’edificio, tutt’ora presente, si è a lungo discusso sulla sua edificazione, visto che non se ne parla fino al 1625, rimanendo escluso dall’elenco degli edifici religiosi elencati e descritti dall’emissario di Carlo Borromeo durante la visita del 1575[60], ma dopo gli ultimi restauri dell’edificio, terminati nel 2000, vennero alla luce alcuni affreschi tipicamente prerinascimentali che raffigurano l’immagine di una Natività e di alcuni santi, dove sotto uno di essi vi è la data 1517, che aiuta a stabilirne la sua prima costruzione tra il 1448 e il 1517.
Architettonicamente l’edificio è abbastanza semplice, ha navata unica, leggermente sopraelevato rispetto al livello della strada adiacente, caratterizzata internamente da una copertura a travi divisa a tre campate sostenute da archi. Al suo interno, oltre agli affreschi già citati, vi è conservato un altare in marmo policromo, opere della Bottega dei Manni di Rovio del 1728[60].
La chiesa fece le veci della parrocchia tre volte, la prima dal 1767 al 1776, mentre veniva costruita la seconda Parrocchia di Gorno, poi dal 1873 al 1890 perché la parrocchia venne chiusa al culto a causa della pericolante torre campanaria, poi abbattuta e riedificata, ed infine dal 1927 al 1932 durante la costruzione della parrocchia attuale.[61][62] Annesso al lato sud della chiesa vi è un dormitorio che anticamente era il monastero delle monache Agostiniane Mantellate, chiuso al loro utilizzo alla fine del '500.
Santuario del Santissimo Crocifisso [modifica]
| Per approfondire, vedi Santuario del Santissimo Crocifisso (Gorno). |
Il Santuario del Santissimo Crocefisso è uno dei primi edifici che si incontrano sulla strada che entra nel paese di Gorno, situato nella parte più bassa del paese, nell’omonima contrada.
La sua edificazione è alquanto recente, terminata nel 1910 dopo l’autorizzazione avvenuta nel 1908 da parte del sac. Dott. Angelo Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII) per l’edificazione del nuovo edificio, venne decisa dall’allora parroco Brignoli per dare una giusta sistemazione all’effigie lignea del Santo Crocefisso, fino ad allora conservato in una cappella più piccola edificata nella medesimo luogo [63].
L’edificio, secondo per grandezza solo alla chiesa parrocchiale, è a croce greca ed è in stile neogotico lombardo e non subisce nessun cambiamento se non la demolizione, vista l’allargamento della strada, del portico che stava davanti al portone della facciata principale [64].
All’interno della chiesa, caratterizzata da una fitta decorazione ad elementi geometrici tipici dello stile neogotico lombardo dei primi del ‘900 opera dell’artista Poloni Tito di Martinengo[18] è conservata l'effigie del Santissimo Crocefisso, ovvero una scultura lignea di autore e origine ignota, databile nella metà del XVIIISec. che raffigura un Cristo morente in croce particolarmente venerato e che venne spesso portata in processione in passato per scongiurare siccità e carestia.
Chiesa di San Giovanni [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa di San Giovanni Battista (Gorno). |
Anche in questo caso non si hanno notizie certe della sua prima edificazione, che si può stabilire nel XVsec., ma è ormai accertato che è l’edificio religioso più antico del paese, considerata la prima vera chiesa parrocchiale, restata tale fino alla prima edificazione della Parrocchia dedicata a San Martino da Tour nel 1448 in contrada Villassio, ipotesi ulteriormente avvalorata dal ritrovamento di alcune antiche sepolture sotto la sua pavimentazione, prerogativa delle sole chiese parrocchiali[65].
La chiesa è abbastanza piccola, caratterizzata esternamente da un portico affrescato costituito da tre arcate frontali e due laterali, sorrette da colonne in pietra.
Internamente la struttura si presenta a navata unica con il presbiterio separato da un’inferriata ed illuminato da due piccole finestre, mentre a destra vi è l'ingresso che porta alla sagrestia.
L’altare, probabilmente di fattura locale, è di epoca barocca e al suo interno vi è una tela dedicata a San Giovanni Battista.[66] La parete sinistra della navata risulta spoglia, mentre nella parete di destra vi sono gli affreschi quattrocenteschi riemersi durante l’ultimo restauro dell’edificio che rappresentano due santi[67] e un’ultima cena. La chiesa ha anche un campanile in pietra, edificato nel 1608, situato a ridosso del lato nord dell’edificio[65].
Chiesa della Santissima Trinità [modifica]
Non si ha data certa della sua costruzione, ma certo è che l’edificio esisteva già nella seconda metà del 1500. Nei capitoli del curato, in data 29 giugno 1594, si può leggere[61]
| « Sia obligato al di della S.ma Trinità a dir messa ala gisiola posta in Grumello et la terza festa di Pasqua di resurecione et la terza festa de la Pentecoste… » |
Ma è quasi certo che l’edificio verrà in seguito modificato e ampliato, visto che sopra l'achitrave dell’ingresso principale vi è una voluta in pietra scolpita dove sta incisa la data 1633 con la scritta Introite in atria eius.
L'edificio è situato in località Grumello ed è direzionato verso est. Esternamente l’edificio si presente leggermente sopraelevato rispetto al livello del giardino antistante. Il portone principale, come le tre finestre inferriate (due ai lati e una al di sopra dell’ingresso) è inserito in una cornice in pietra locale.
Internamente la struttura dell’edifico è a navata unica con il presbiterio sopraelevato da un gradino. L’altare è caratterizzato da un’ancona lignea barocca al cui interno è inserita la tela “Trinità con San Giovanni e San Martino Vescovo” dove la Trinità è rappresentata con Dio padre che sorregge la croce di Gesù crocifisso con la colomba dello Spirito Santo. Di autore ignoto, alla base vi è scritto Sacello Individuae Trinitatis, labore et Industria Io Franc Cab. Civis[68]. Nella parete di sinistra della navata, proveniente dalla chiesa parrocchiale settecentesca, vi è la tela di grandi dimensioni de "L'imperatore Valentianiano davanti a San Martino", anch’essa di autore ingoto del XVIII sec[69].
Esternamente a ridosso dell’angolo sud-ovest dell’edificio vi è il campanile, in pietra, sulla cui sommità vi è un angelo in marmo bianco donato dal coro della chiesa parrocchiale. Al suo interno vi sono custodite due campane sulle quali vi è incisa la data 1595 e 1769[61], mentre annesso al lato sud dell’edificio vi è l’ex casa del custode, che, come riportato da documenti del XVIII secolo, oltre a pagare l’affitto, doveva aiutare nelle funzioni e nella custodia dei paramenti sacri, nonché suonare le campane in caso di calamità e suonare l’Ave Maria al mattino, a mezzogiorno e la sera[70] dall'inizio di maggio fino alla fine di settembre di ogni anno[61].
Nel 1993 la chiesa vide un forte intervento di consolidamento e restauro, soprattutto grazie al lavoro dei volontari[61].
Chiesa di San Mauro [modifica]
Senza documenti ufficiali che ne attestino con certezza la data di costruzione, si può presumibilmente pensare che la data incisa in una pietra posta sopra l’architrave dell’ingresso principale, IHS 1634[68], sia la data di costruzione dell’edificio. Ciò può essere comprovato anche dalla mancanza di qualsiasi accenno all’edificio nei documenti precedenti a quella data[61].
La chiesa, situata in contrada Peroli Alti, era inizialmente dedicata alla Madonna di Loreto, poi successivamente convertita in chiesa dedicata al culto di San Mauro[71]. Anche in questo caso non si sa con certezza quando questo cambio avvenne, ma molto probabilmente nella metà del XIX secolo, dato che fino a quell'epoca la chiesa viene citata nei documenti dedicata alla Madonna di Loreto[61]. Testimonianze a tal punto sono il testamento di Zuan Cabrini, salumiere di Venezia originario di Gorno, dettato in data 19 settembre del 1651, dice[71]
| « Et volglio che si afatta nella Chiesa della Madonna di loreto nel Loco del Comune di Agorno nel Bergamasco. posta nella contrada di Paroli nel comune di Agorno suddetto, qual Messa voria fosse celebrata tutte le feste. Et lasso per tale celebrazione, Ducati Mille e cento correnti, quali voglio siano investiti... » |
Nell'archivio comunale la chiesa viene poi citata in una nota relativa ai conti della stessa, datata 7 maggio 1780[71]
| « Questa è l'entrata della beata Vergine di Loreto erette nella contrada de Peroli Comun di Gorno lasciata dal Sig. Cabrini per pagare il cappellano come segue... » |
Mentre in data 5 luglio 1808, sempre dagli archivi comunali, si può leggere[71]
| « Il Sig. Gio Pietro Bagini atual Tesoriere della Beata vergine di Loreto nella contrada de Peroli Comun di Gorno deve dare per le scossioni del'entrata o sia degli affitti 1807 fatta nei seguenti debitori a valuta Milano... » |
Tra i vari lasciti e donazioni che la chiesa riceve nei secoli, c' sicuramente da citare quello del 1676, dove vengono donate alla chiesa le reliquie di San Mauro e San Donato da parte di Salvatore Giorgi di Casnigo al parroco Don Martino Regolini di Premolo originario di Gorno, con precisa destinazione per la chiesa dei Peroli[68].
La chiesa è rivolta verso la vallata e davanti all’ingresso principale vi è un piccolo sagrato cintato da un muretto, mentre a ridosso del lato nord vi è il campanile in pietra che conserva due campane datata una 1689 mentre l'altra 1722[61].
La facciata principale è caratterizzata dall’ingresso principale, sormontato su di un secondo livello da due piccole finestre rettangolari, sormontate a loro volta da una finestra arcuata.
Internamente la chiesa è a navata unica. L’altare maggiore, databile nella prima metà del XVIIsec., è in legno dipinto e dorato[68]. Il paliotto[72] è caratterizzato ai lati da due cherubini a lesena mentre al centro all’interno si una cornice lignea circondata da testine di cherubini alati, vi è una tela dipinta ricca di volute, uccellini e bacche al cui centro, all’interno di un ovale, vi è raffigurata la Madonna della Neve[73]. Al di sopra vi è il tabernacolo a cinque comparti, ligneo e in parti dorato, con le rappresentazioni di San Sebastiano, San Lorenzo, San Giovanni, San Giacomo e Santo Stefano (oggi quasi del tutto illeggibili)[68] all’interno di una struttura che riprende l’architettura di un palazzo sormontata sulla guglia più alta da una statuina lignea di un Cristo Risorto[72].
L’ancona superiore, che oggi risulta staccata e appesa alla parete nord del presbiterio, è lignea e in tipico stile barocco[74]. Lateralmente è caratterizzata da due colonne tortili decorate da foglie, affiancate da volute con fiori e testine di angeli, mentre nella parte superiore vi è un Dio Padre[75] inserito al centro di una trabeazione arcuata spezzata. Al centro vi è conservata la tela “Madonna di Loreto e Santi”, della prima metà del XVIIsec. di autore ignoto bergamasco[76]. Nella parte alta vi è rappresentata la Madonna di Loreto adagiata su di un manto di nuvole, affiancata dall’angelo custode e da San Giovanni Battista, mentre al di sotto, nella parte bassa del dipinto, sono rappresentati i Santi Defendente, Sant'Antonio da Padova, San Francesco d'Assisi, Santa Caterina d'Alessandria e Santa Lucia[76].
Ai lati della navata, nella nicchia di sinistra, vi è l’Altare del Rosario caratterizzato dalla tela della Madonna del Rosario[77] circondata dalle immagini dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, mentre nella nicchia di destra vi è l’altare di San Mauro, con una tela dedicata al santo che raffigura “San Mauro che benedice uno storpio” di epoca seicentesca[78].
La chiesa è stata in passato oggetto di forte culto, ricevendo ex voto per grazia ricevuta (oggi se neconservano 14[79]), la maggior parte dedicati a San Mauro[80], tra cui il più antico datato (1740) tra quelli conservato nelle chiese di Gorno[81], e in parte dedicati alla Madonna di Loreto[82].
Nel 1990 la chiesetta subirà pesanti ma necessarie opere di restauro, sia interne che esterne, volute dagli abitanti della contrada aiutati dai numerosi volontari del paese[61].
Chiesa di Sant Antonio [modifica]
Chiesa di San Rocco [modifica]
La prima edificazione, datata XVIsecolo, dedicata a San Rocco in contrada Riso consisteva in una cappella, come comprovano alcuni documenti del "Codex Guerinonianus" redatti da Pietro Giovanni Stefano Guerinoni da Gorno, dove si può leggere[61]
| « 19 ottobre 1511 (…) fatto in Gorno in contrada del Riso sulla ghiera del Riso, presso la cappella di San Rocco » |
| « 3 maggio 1512 (…) fatto in Gorno, in contrada del Riso, innanzi alla tribulina di S.Rocco » |
Nel XVII secolo la cappella viene modificata e viene trasformata in piccola chiesa, come si può intuire leggendo anche alcuni documenti degli Ordini del curato[61]
| « sarà ancora di obligo andar a dir Messa una volta al anno alla giesiola della contrada di Riso mentre vi sia un capelano » |
Mentre nel 1720 si può leggere[61] la richiesta di celebrarvi messa perché la contrada è
| « separata da un torrente che a volte si gonfia d'acqua ed impedisce alli abitanti d'andare alla chiesa [parrocchiale] ad udire la Messa » |
Alla cappella si accede attraverso due scalinate laterali al piccolo portico antistante, visto che l’edificio si trova in una posizione sopraelevata rispetto la piazza della contrada.
L'edificio è rivolto a nord ed è assai semplice, di piccole dimensioni, di forma quadrata, con un campanile a ridosso dell’angolo sud-est.
Al suo interno vi è conservato un altare di ambito bergamasco del XVIIsecolo in legno scolpito[83], caratterizzato da un’ampia doratura, testine di putti e grappoli di frutti che fa da cornice alla tela “Madonna con il Bambino e Santi” databile nel XVIIIsec. di autore ignoto[84]. Nelle pareti laterali vi sono due piccole nicchie dove sono inserite in una la statua del Sacro Cuore di Gesù e nell'altra la statua di San Rocco, ques'ultima opera lignea dipinta del XVIIsec.[85], particolarmente venerata e che tradizionalmente viene portata in processione in occasione della festa del santo il 16 agosto[61].
Negli anni ottanta la chiesetta vide importanti opere di ristrutturazione dell'edificio, prima nel 1984 con il rifacimento del tetto, poi nel 1989, intervenendo sia all'interno che all'esterno dell'edificio[61].
Cappella dell'oratorio [modifica]
Santelle e edicole votive [modifica]
Demografia [modifica]
Il comune di Gorno conta 1684 abitanti (aggiornamento Istat 2010) per una densità di 170,6 abitanti per km²[86].
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[87] 
Amministrazione [modifica]
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 30 maggio 2006 | 15 maggio 2011 | Giampiero Calegari | lista civica "Rinnovamento" | Sindaco | |
| 16 maggio 2011 | in carica | Valter Quistini | lista civica "Indipendenti - Insieme per Gorno" - LN | Sindaco | |
Gemellaggi [modifica]
Città di Kalgoorlie-Boulder dal 20 agosto 2003
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani , Milano, GARZANTI, 1996, p. 312.
- ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001. ISBN 88-87353-12-3
- ^ Clima e Dati Geografici. URL consultato in data 5 dicembre 2012.
- ^ Descrizione territoriale. URL consultato in data 25 dicembre 2012.
- ^ Paesi confinanti. URL consultato in data 5 dicembre 2012.
- ^ Classificazione sismica. URL consultato in data 5 dicembre 2012.
- ^ Caratteristiche geografiche del T. Riso. URL consultato in data 5 dicembre 2012.
- ^ Censimento pozze. URL consultato in data 5 dicembre 2012.
- ^ ContentStazioni Dati della Stazione Meteo. URL consultato in data 5 dicembre 2012.
- ^ a b c d e Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 11
- ^ a b c Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 12
- ^ a b c Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 14-15
- ^ a b Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 29
- ^ Ritrovamenti archeologici in località Belloro. URL consultato in data 25 dicembre 2012.
- ^ Ritrovamenti archeologici nel Canale dell’Andura. URL consultato in data 25 dicembre 2012.
- ^ Ritrovamenti archeologici a Parre. URL consultato in data 25 dicembre 2012.
- ^ a b c Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 30
- ^ a b c d Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 175
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 176
- ^ Storia della Val Seriana. URL consultato in data 25 dicembre 2012.
- ^ a b c d Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 31
- ^ a b Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 9
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 32
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 188
- ^ a b Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 34
- ^ a b Baccanelli, Amerigo e Adriano, 1985, op. cit., p. 45
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 189
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 36
- ^ a b c Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 38
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 29
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 30
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 31
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 32 - 33
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 34-35
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 35-36
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 36-37
- ^ Selini, Previtali, 1999, op. cit., p. 18
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 36-38
- ^ a b c Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 128
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 177
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 178
- ^ Gamba, Umberto , op. cit., p. 95
- ^ a b Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 195
- ^ a b c d Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 196-198
- ^ a b Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 39
- ^ a b c Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 40
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 42
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 43-44
- ^ Mairone da Ponte, 1820, op. cit.
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 43
- ^ a b Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 44-45
- ^ Baccanelli, Amerigo e Adriano, 1985, op. cit., p. 45
- ^ Foto parrocchia con didascalia. URL consultato in data 27 febbraio 2013.
- ^ Baccanelli, Amerigo e Adriano, 1985, op. cit., p. 46
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 123
- ^ Donato Fantoni - Biografia. URL consultato in data 1 settembre 2012.
- ^ Enrico Albrici - Biografia. URL consultato in data 1 settembre 2012.
- ^ Angelo in famiglia, op. cit., p. 25
- ^ a b Furia, Luigi, op. cit., p. 127
- ^ a b c d e f g h i j k l m n Ecomuseominieredigorno.it. URL consultato in data 13 ottobre 2012.
- ^ Baccanelli, Amerigo e Adriano, op. cit., p. 30
- ^ Baccanelli, Amerigo 2010, op. cit., p.12
- ^ Le chiese di Gorno. URL consultato in data 24 novembre 2012.
- ^ a b Valdelriso.it. URL consultato in data 27 ottobre 2012.
- ^ Angelo in famiglia, op. cit., p. 16
- ^ Affresco - Scheda d'archivio. URL consultato in data 13 novembre 2012.
- ^ a b c d e Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 128
- ^ Furia Luigi, 1977, op. cit., p. 124
- ^ Baccanelli, Amerigo e Adriano, 1985, op. cit., p. 56
- ^ a b c d Baccanelli, Amerigo e Adriano, 1985, op. cit., p. 35
- ^ a b Scheda - Altare. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Scheda - Madonna della Neve. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Scheda - Ancona di San Mauro. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Scheda - Dio Padre. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ a b Scheda - Madonna di Loreto e Santi. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Scheda - Madonna del Rosario. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Scheda - San Mauro che benedice uno storpio. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Gamba, Umberto, 1986, op. cit., p. 57
- ^ Gamba, Umberto, 1986, op. cit., p. 56-62
- ^ Gamba, Umberto, 1986, op. cit., p. 56
- ^ Gamba, Umberto, 1986, op. cit., p. 60 e 62
- ^ Altare di San Rocco. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Tela dell'altare di San Rocco. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ Statua di San Rocco. URL consultato in data 1 marzo 2013.
- ^ aggiornamento Istat 2010. URL consultato in data 1 settembre 2012.
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
Bibliografia [modifica]
- Giovanni Silini, Antonio Previtali, Gli statuti cinquecenteschi del Comune di Gorno (in italiano), Clusone, Ferrari, 1999.(ISBN non disponibile)
- Amerigo e Adriano Baccanelli, Gorno com'era (in italiano), Bergamo, Tipolitografia Castel, 1985.(ISBN non disponibile)
- Gamba Umberto, Salvoldi Valentino; Ciarocchi, Mori, Turchini, PIETÁ POPOLARE - Santelle ed ex voto in Val del Riso (in italiano), Clusone, Edizioni Ferrari, 1986.(ISBN non disponibile)
- Luigi Furia; Amerigo Baccanelli, Gorno, appunti di storia e di costume (in italiano), Clusone, Tipo-lito F.lli Ferrari, 1977.(ISBN non disponibile)
- Baccanelli, Amerigo (Dicembre 1988). Chiese di Gorno - Madonna delle Grazie. Angelo in Famiglia - Bollettino Parrocchiale (Bergamo - Gorle: Litostampa Istituto Grafico) (12): 25-26 (in Italiano).
- Don Pietro Brignoli, Cenni storici intorno a Gorno ed alla miracolosa effige di Gesù Crocifisso (in italiano), Bergamo, Stabilimento Tipografico S. Alessandro, 1910.(ISBN non disponibile)
- Baccanelli, Amerigo (Dicembre 1988). Chiese di Gorno – San Giovanni Battista. Angelo in Famiglia - Bollettino Parrocchiale (Bergamo - Gorle: Litostampa Istituto Grafico) (10): 16-17 (in Italiano).
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