Da Camino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Da Camino
Da Camino-Stemma.svg

Guitcillo
Guidone da Montanara
Guecello da Montanara
Gabriele I
Guecellone II († 1187)
Gabriele II (1145-1186)
Da Camino

Da Camino-Stemma.svg

Comitato superiore di Ceneda
Guecellone III (1177?-1236?)
Biaquino II (1220 ca.-1274)
Gherardo III (1240 ca.-1306)
Rizzardo IV (1274-1312)
Guecellone VII (†1324)
Rizzardo III (†1335)


Da Camino

Caminesi di Sotto-Stemma.svg

Comitato inferiore di Ceneda
Biaquino I (†1220?)
Tolberto II (1218?-1260?)
Guecellone VI (1243-1272)
Tolberto III (1263-1317)
Biaquino VI (1269-1317?)
Rizzardo VII (†1358?)
Tolberto IV (†1360)
Gherardo VII (†1391)
Gherardo V (†1350)
Guecellone IX (1340?-1390)
Francesco Saverio (1786-1864)
Vittorio (1864-1919)

I da Camino o Caminesi furono una nobile famiglia protagonista della storia medievale della Marca Trevigiana.

Indice

Origini [modifica]

Di origine longobarda, la famiglia discende probabilmente da un ramo della famiglia dei Collalto, in particolare da Rambaldo I, il cui figlio Guitcillo o Guicillo viene citato nel 958. Suo figlio Guidone avrebbe salvato la vita all'imperatore Corrado di Franconia e da questi ricevette in dono il castello di Montanara (l'attuale Montaner di Sarmede), posto ai piedi del Cansiglio[1] e non lontano dall'importante strada che univa Veneto e Friuli. Ebbero l'investitura feudale anche i figli di Guidone, Alberto e Guecello che, essendo infeudati di alcune terre tra il Piave e il Livenza, si stabilirono nel castello di Camino, nei pressi di Oderzo.

Da allora gli esponenti della famiglia, prima noti come conti da Montanara, furono indicati come conti da Camino.

Grazie ad investiture vescovili ma anche a privilegi imperiali, ad eredità concesse e a matrimoni combinati con membri di altre famiglie nobili del luogo (in particolare quello di Guecellone II con Sofia di Colfosco), i Caminesi riuscirono ad estendere i propri domini, nel giro di un secolo, nei comitati di Serravalle, Feltre, Belluno oltre che nella zona del Cadore (Ampezzo compreso) e del Comelico.

Le contese con gli Ezzelini [modifica]

Dopo un breve periodo di decadenza durante il quale il Comune di Treviso riesce a sottomettere la famiglia alla condizione di cittadini (1183-1199), i Caminesi acquistano presso il capoluogo della Marca grande autorità, riprendendo la politica guelfa di Sofia da Camino (ovvero Sofia di Colfosco) e diventando ben presto i principali sostenitori delle fazioni guelfe (ovvero alleate del Papa) contro i ghibellini (filo-imperiali) guidati dalla potente famiglia dei Da Romano.

Durante la lunga lotta con questa famiglia per due volte i Caminesi riescono ad ottenere la preminenza in città (dopo il 1235 e nel 1239): la seconda volta con alleato Alberico da Romano, temporaneamente staccatosi dal partito imperiale, che presto riesce ad essere solitario padrone della città usurpando il potere agli alleati Caminesi e guidando la città con una politica ghibellina.

Ma alla fine sono i guelfi a spuntarla e i Da Romano a soccombere nel 1260: gli stessi guelfi in seguito si stringono intorno a Gherardo da Camino per sconfiggere il rinascente partito ghibellino guidato dalla famiglia Castelli, nominandolo signore assoluto della città nel 1283: è l'inizio della signoria caminese su Treviso.

La signoria a Treviso [modifica]

Gherardo subito cerca, riuscendoci, di consolidare il suo potere cancellando definitivamente il partito ghibellino e ogni forma di opposizione; cerca inoltre, con risultati altalenanti, di espandere il proprio dominio anche in Friuli entrando in collisione più volte con gli interessi del Patriarca di Aquileia. Meglio riesce a fare in pace, conservando buone relazione con i Comuni e i signori vicini, cercando nuove alleanze con i matrimoni dei figli, diventando arbitro di pace nella Marca e fuori.

Sostiene la parte guelfa pur non entrando nelle discordie civili ed ospita nel suo palazzo, le cui tracce sono visibili nell'attuale Convento servita e nell'attigua Chiesa di Santa Caterina, molti scienziati e letterati tra cui Dante, che spenderà parole di lode per lui nella Divina Commedia e nel Convivio. Nel Comune di Treviso è signore assoluto ed amministra a piacere la giustizia e i conti pubblici della città, ma rafforza la propria posizione tenendosi in ottimi rapporti con i nobili cittadini ed il popolo, per la cura e l'interesse che dimostra per la prosperità pubblica e la cultura (in particolare per quella che diventerà l'Università, ed anche con la Chiesa finanziando le istituzioni religiose cittadine.

Così Gherardo riesce a governare fino alla morte, assicurando la pacifica successione al figlio Rizzardo IV.

Rizzardo aveva già mostrato più volte la sua arroganza e la sua ambizione che in seguito lo spingono ad agire impulsivamente in guerra ed in politica: un tumulto popolare lo costringerà ad abbandonare Udine dopo la sua nomina a signore del Friuli (1309), non tiene dei buoni rapporti con Venezia ed in seguito riesce ad ottenere il vicariato imperiale da Enrico VII tradendo la secolare politica guelfa familiare, con una mossa che porterà ad una congiura contro di lui e alla sua morte nel 1312.

Il fratello Guecellone prenderà quindi il suo posto, ma, dopo aver fatto gli stessi errori del fratello sarà costretto a fuggire dalla città dopo pochi mesi, ponendo fine alla signoria.

La decadenza [modifica]

Vittorio Veneto, chiesa di Santa Giustina, monumento funebre a Rizzardo VI da Camino (1335)

Ormai compromesso ed in declino, il casato Caminese perde buona parte dei suoi possessi poco più di vent'anni dopo con l'estinzione del ramo dei Caminesi di sopra (Rizzardo VI 1335), a vantaggio della Repubblica di Venezia, ansiosa di espandersi in terraferma.

I Caminesi di sotto, aggregati alla nobiltà veneziana, continueranno ad avere un ruolo secondario nelle vicende politiche della Marca fino al 1422, quando perderanno il potere territoriale sui loro ultimi possedimenti, uscendo per sempre dalla scena politica veneta. I Caminesi rimasti continueranno a vivere senza più entrare in vicende politiche: dopo una parentesi in Germania i sopravvissuti si stabiliranno a Cordignano (1604 circa), alla fine del XVIII secolo anche a Trieste (dove Francesco Saverio da Camino si farà notare come medico, scienziato e patriota) e Torino.

Dopo essere stati depredati delle ultime ricchezze rimaste dagli Austriaci, alcuni di loro emigreranno in Brasile in cerca di fortuna. Attualmente, l'ultima dei Da Camino ancora residente in Italia è Verde, figlia di Gherardo IX Maria. Altri discendenti vivono a Porto Alegre.

Genealogia [modifica]

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Rambaldo I di Collalto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Guitcillo I
 
 
 
 
Rambaldo II
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Guido
 
 
 
 
famiglia Collalto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Alberto I[2]
 
 
 
 
Guecello I[2]
1138
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gabriele I
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Vecile
 
 
?
 
 
 
Mucile
 
 
 
Guecello I
 
 
 
Bartolomeo
 
 
Gironcio
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gabriele II
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Guecello III
 
 
 
 
 
 
Gabriele III
 
 
 
 
 
 
Giovanna
 
 
 
 
 
 
Biaquino I

Note [modifica]

  1. ^ Del castello sussistono ancora pochi ruderi in comune di Fregona
  2. ^ a b Secondo studi recenti, Alberto e Guecello sarebbero nipoti e non figli di Guido.

Bibliografia [modifica]

  • Enrica Angella e Piero Bongi, Sulle terre dei Da Camino, Editori Bubola&Naibo, Pieve di Soligo 1993
  • Eno Bellis, Annali Opitergini, Comune di Oderzo 1957-1960
  • Jacopo Bernardi, La Civica aula Cenedese, Arnaldo Forni Editore 1976, ristampa dell'edizione originale del 1845
  • Augusto Campo dell'Orto, Quasi un miracolo, Aedi Vittorio Veneto 1987
  • Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, Il dominio dei Caminesi tra Piave e Livenza, TIPSE (Collana Quaderni de "L'Azione"), Vittorio Veneto 1988
  • Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, I Da Camino, Vittorio Veneto 2002
  • Giovanbattista Picotti, I Caminesi e la loro signoria in Treviso, Multigrafica Editrice, Roma 1975 (ristampa anastatica dell'edizione livornese del 1905)

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]