Dieta di Augusta

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Carlo V riceve la Confessio Augustana.

La Dieta di Augusta fu una seduta della Dieta del Sacro Romano Impero avvenuta nella città tedesca di Augusta. Vi furono diverse sessioni, ma le tre sedute durante il periodo della Riforma e le guerre religiose che ne derivarono, tra l'imperatore cattolico Carlo V e la protestante Lega di Smalcalda nei primi anni del XVI secolo, sono particolarmente degni di nota.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La sessione del 1530 tentò di sedare le tensioni crescenti sul protestantesimo. Dopo che l'Editto di Worms aveva condannato il luteranesimo, emersero dei problemi di applicazione nel corso del 1520, quando Carlo V era in guerra contro la Francia e gli impegni nel resto del suo impero gli impedivano di concentrarsi sui problemi religiosi tedeschi. Nel 1529, tuttavia, venne firmato un trattato di pace con la Francia. Dopo questi successi, Carlo V decise di affermare il suo controllo su ciò che egli vedeva come eresie religiose tedesche.[1] Venne pertanto stilata la Confessio Augustana, un documento centrale del luteranesimo che fu presentato all'imperatore Carlo V.

Dopo la vittoria sulla lega Smalcalda, Carlo V intervenne alla sessione del 1547-48 (geharnischter Reichstag) dove venne proclamato l'Interim di Augusta. Questi tentativo di dare la priorità al cattolicesimo venne respinto da molti principi, e la risoluzione delle tensioni religiose venne rimandata alla sessione del 1555, dove venne conclusa la Pace di Augusta. Il trattato riconobbe la Confessio Augustana e codificò il principio cuius regio, eius religio, secondo il quale ogni principe aveva il potere di decidere la religione dei suoi sudditi.

I decreti del Concilio di Trento vennero accettati in Italia, Portogallo, Polonia e dai principi cattolici della Germania alla Dieta di Augusta del 1566.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S. Macdonald, Charles V (2000).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luther and the German Reformation 1517-55, (second edition) by Keith Randell (2000), p. 97.