Biaquino II da Camino

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Da Camino

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Comitato superiore di Ceneda

Guecellone III (1177?-1236?)
Figli
  • Biaquino II (1220 ca.-1274)
  • Aica
  • Gherardo II
  • Rizzardo II
  • Tolberto
  • Bianchino (†1274)
Biaquino II (1220 ca.-1274)
Figli
  • Tisone
  • Gherardo III
  • Lisa
  • Aica (†1270)
  • Soverana (†1293)
  • Engelenda
  • Agnese
  • Rizzardo III
  • Tommasina
Gherardo III (1240 ca.-1306)
Figli
Rizzardo II (1274-1312)
Guecellone VII (†1324)
Figli
Rizzardo III (†1335)
Figli
  • Caterina
  • Beatrice (†1388)
  • Rizzarda

Biaquino II da Camino (1220 circa – luglio 1274) è stato un politico e condottiero italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Guecellone III e nipote di Gabriele II, nacque da una potente famiglia con feudi sparsi tra il Veneto nordorientale e il Friuli.

Biaquino fa la sua comparsa nella storia locale nel 1233. In quell'occasione, i possedimenti trevigiani della famiglia vennero confiscati in quanto Guecellone V, suo cugino, era stato identificato come mandante dell'assassino di Marino Dandolo. Biaquino faceva allora parte di una lega insieme allo stesso Guecellone, al fratello di lui Tolberto II, alle città di Conegliano, Ceneda e Vicenza, al vescovo di Belluno e Feltre e al patriarca di Aquileia.

L'alleanza combatté sanguinosamente contro Treviso interrompendosi nel 1233, quando fra Giovanni da Vicenza tentò di concludere una pace tra le due fazioni. La proposta del predicatore risultò però svantaggiosa ai Caminesi, sicché le ostilità ricominciarono.

Una situazione favorevole si ebbe nel 1239 quando Treviso passò al guelfo Alberico da Romano grazie all'appoggio dello stesso Biaquino e tra il 1241 e il 1243 risulta podestà della città. Sempre al servizio della parte guelfa, lo si ritrova nell'assedio di Ferrara (1240). Nello stesso anno e per ben due volte, papa Gregorio IX lo invitava al concilio del 1241; un'altra missiva la ricevette dal successore Innocenzo IV.

Alla morte di Guecellone, essendo Tolberto passato con i ghibellini di Ezzelino da Romano, Biaquino rimase fedele alla parte guelfa. Fu alla testa dell'esercito di Treviso contro Padova e difese Feltre e Belluno. Nel 1247 contrastò a Parma Federico II di Svevia e nel 1249 strinse un'alleanza con il patriarca Bertoldo, il marchese Azzo VII d'Este, il conte di San Bonifacio e le città di Brescia, Mantova e Ferrara. Particolarmente intensi furono in questo periodo i rapporti con il patriarca Bertoldo che lo investì dei diritti sul Cadore.

Alla caduta degli Ezzelini (1259), Biaquino riallacciò i rapporti con i vecchi alleati e con la parte ghibellina della famiglia, riabilitando Guecellone VI, figlio di Tolberto II. Con l'arbitrariato di Tiso VII da Camposampiero i beni caminesi rimasti senza eredi legittimi furono spartiti in modo che a Biaquino rimanesse il Cadore e i feudi sparsi nella contea di Ceneda.

L'influenza di Biaquino si fece ancora sentire nel 1260-70, appoggiando, nelle lotte intestine al governo di Treviso, il partito guelfo e spianando così la strada al figlio Gherardo III, avuto da India di Gherardo da Camposampiero. Altri figli furono Tisone, vescovo di Belluno e Feltre, Sovrana, moglie di Ugone di Taufers e poi badessa di Santa Giustina di Serravalle, Saray ed Engelinda; sono forse da aggiungere altre due figlie, Aica e Agnese, e due figli naturali, Serravalle e Bernardino.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]