Rizzardo IV da Camino

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Da Camino

Caminesi di Sotto-Stemma.svg

Comitato inferiore di Ceneda

Biaquino I (†1220?)
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Tolberto II (1218?-1260?)
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Guecellone VI (1243-1272)
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Tolberto III (1263-1317)
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  • Chiara
  • Beatrice
  • Biaquino (†1334)
Biaquino IV (1269/70-prima del 1317)
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  • Beatrice
  • Gherardo V (†1350)
  • Rizzardo VII (prima del 1358)
  • Biaquino
Rizzardo IV (prima del 1358)
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Tolberto V (†1360)
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Gherardo VII (†1391)
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Gherardo V (†1350)
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Guecellone IX (1340?-1390)
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Rizzardo IV da Camino (anni 1290 – prima del 1358) è stato un politico e condottiero italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Guecellone VIII e di Beatrice da Prata, nacque dai Caminesi "di Sotto", importante famiglia feudale trevigiana.

Fu assai legato al fratello Gherardo V e come lui godette di grande prestigio all'interno del Comune di Treviso, nonostante alcune controversie attorno al dominio su Mussa, Mussetta e Sant'Amelio.

L'8 marzo 1327 consultò il governo della città per rispondere a una richiesta del patriarca di Aquileia Pagano della Torre: il prelato pretendeva la restituzione del castello di Meduna che il Comune aveva concesso a Rizzardo.

Negli anni successivi Rizzardo e il fratello si inimicarono gli Scaligeri, avvicinandosi sempre più alla Repubblica di Venezia; solo nel 1331 le due famiglie giunsero a un accordo, sancito con il fidanzamento di una figlia del Caminese, Caterina, con il figlio naturale di Alberto II della Scala.

Il 12 settembre 1335 morì inaspettatamente Rizzardo III da Camino, ultimo maschio dei Caminesi "di Sopra". Gherardo e Rizzardo, impugnando una prassi in vigore nella casata che precludeva alle donne diritti di successione, rivendicarono l'eredità escludendo la vedova Verde dalla Scala (sorella dei signori di Verona Alberto II e Mastino II) e le tre figlie. Per poter meglio gestire la cosa, rafforzarono l'alleanza con la Serenissima.

La vertenza sfociò presto nel conflitto armato. Inizialmente i due fratelli furono i favoriti e nel 1337 riuscirono a occupare Serravalle.

La situazione venne capovolta con l'intervento vescovo-conte di Ceneda Francesco Ramponi, preoccupato per la repentina ascesa dei Caminesi. Con una mossa astuta, offrì proprio ai Veneziani i feudi che la famiglia deteneva nella sua giurisdizione, ovvero Serravalle, Valmareno, Formeniga, Roganzuolo, Fregona, Cavolano, Cordignano e Soligo. I procuratori di San Marco accettarono di buon grado e il 12 ottobre 1337 il Ramponi si recò in laguna per la cerimonia di investitura.

Rizzardo aveva così perso il potente alleato e cercò di rimediare: si rivolse al vescovo di Belluno e Feltre e Gorgia de Lusa e poi al patriarca di Aquileia per farsi reinvestire di tutti i territori ereditati. Nel 1340, in aggiunta, organizzò una congiura contro il Ramponi, ma venne prontamente sventata.

Sappiamo in realtà che in quel periodo alcuni dei feudi offerti dal Ramponi erano ancora controllati dai Caminesi; viceversa, a Serravalle era stato insediato un podestà veneziano.

Dal canto suo, anche Verde da Camino, sostenuta dai fratelli, continuava a pretendere la restituzione dei possedimenti, ma i suoi appelli rimasero inascoltati.

Sempre nel 1340 i due fratelli, che avevano sempre operato in stretta collaborazione, conclusero un accordo ereditario dividendosi i possedimenti: a Rizzardo andarono Motta, Cessalto, Fregona e Coste di Valmareno, mentre Gherardo ottenne Camino, Portobuffolè e Cordignano.

A partire dal 1343, finalmente, Venezia cercò di favorire un accordo tra i Caminesi e il Ramponi. La pace fu sancita il 7 ottobre 1345 quando, nella cattedrale di Ceneda, il vescovo investì i due fratelli dei castelli di Cordignano, Fregona, Valmareno, Soligo e Zumelle. Con l'occasione, i due entrarono nel patriziato veneziano.

Non resta alcuna notizia attorno alla fine di Rizzardo che, certamente, doveva essere già morto nel 1358 (quando è attestato come quondam Rizardus). Quanto alla sua discendenza, aveva sposato Stilichia di Guglielmo d'Onigo da cui ebbe Tolberto V e Caterina. Come è stato detto, quest'ultima era stata promessa al figlio di Alberto dalla Scala ma, dopo i fatti del 1335, il fidanzamento fu rotto; andò quindi in sposa al marchese Bertoldo d'Este.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]