Signore & signori

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Signore & signori
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Titoli di testa del film
Titolo originale Signore & signori
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1965
Durata 118 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Pietro Germi
Soggetto Luciano Vincenzoni e Pietro Germi
Sceneggiatura Age & Scarpelli, Luciano Vincenzoni e Pietro Germi, Ennio Flaiano (non accreditato)
Produttore Robert Haggiag e Pietro Germi
Casa di produzione Dear Film Produzione, R.P.A., Les Films du Siècle
Fotografia Aiace Parolin
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Carlo Rustichelli
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Angela Sammaciccia
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Signore & signori è un film del 1965 diretto da Pietro Germi, vincitore del Grand Prix per il miglior film al 19º Festival di Cannes, ex aequo con Un uomo, una donna.[1] Si tratta di uno degli esiti più alti della commedia all'italiana degli anni sessanta.

È una satira feroce sull'ipocrisia della provincia italiana nella stagione del boom economico che racconta dalla prospettiva di una piccola città una realtà che riguarda l'intero paese, costruita come un romanzo corale articolato in un trittico di storie che coinvolgono lo stesso gruppo di personaggi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

I "signori", in piazza, osservano e spettegolano sui passanti.

In un'imprecisata cittadina veneta (chiaramente riconoscibile Treviso anche se non ne viene mai esplicitamente citato il nome, ma in alcune scene anche la Contrada Granda di Conegliano), si svolgono le vicende di una compagnia di commercianti e professionisti della media-alta borghesia che, dietro un'impeccabile facciata di perbenismo, nasconde una fitta trama sottintesa di tradimenti reciproci.

Il famigerato dongiovanni Toni Gasparini, tanto ammirato quanto temuto dagli amici, confessa al dottor Castellan, suo medico nonché amico, di essere impotente ormai da molti mesi, per fargli abbassare la guardia nei confronti della giovane e vivace moglie Noemi. Il medico diffonde con insensibile leggerezza la confidenza nella cerchia degli amici, per il puro piacere del pettegolezzo, inconsapevole di assecondarne il piano. Al termine di una festa, Castellan insieme agli altri prosegue la nottata di divertimento ad un night club e permette che sia proprio Toni ad accompagnare a casa Noemi. Quando un amico, incredulo della voce sull'impotenza di Gasparini, rivela di essere stato testimone dell'ultima avventura dell'uomo appena pochi giorni prima, il dottore si precipita a casa ma arriva troppo tardi per impedire che la disponibile moglie sia sedotta ed è costretto a nascondere quanto avvenuto, per salvare il proprio onore.

Il ragionier Bisigato, modesto impiegato di banca, afflitto da una moglie oppressiva e rancorosa, che gli rinfaccia costantemente fallimenti e mancanza di ambizioni, crede di poter iniziare una nuova vita scappando con la giovane cassiera Milena, che ricambia il suo interesse, ma, mentre il tradimento è tacitamente consentito, la separazione non è socialmente accettabile, il divorzio non esiste ancora e l'intera città si coalizza contro di lui (la cugina della moglie, l'influente Ippolita, moglie di Gasparini; i presunti amici; il datore di lavoro; il parroco; il comandante dei carabinieri) per costringerlo a tornare sui suoi passi e mantenere l'illusione della sacralità dell'unione coniugale. Don Schiavon convince Milena a lasciare la città e Bisigato, dopo un tentato suicidio fallito e un ricovero in clinica, rientra nei ranghi sottomesso e rassegnato.

Una giovane e bella ragazza di campagna, arrivata in città per fare acquisti, non passa inosservata agli occhi di un gruppo di amici donnaioli, che uno dopo l'altro approfittano della sua ingenua disponibilità. Ma il giorno dopo il contadino Bepi Cristofoletto, padre della ragazza, appena sedicenne, li denuncia tutti per corruzione di minore. Per evitare che la comunità sia segnata dallo scandalo del processo, mentre le autorità religiose mettono a tacere la stampa locale (una serie di telefonate chiedono al cronista di cancellare chi un nome, chi l'altro, finché nel pezzo non rimane nessun colpevole da citare), l'algida e calcolatrice Ippolita, moglie di uno degli accusati, convince Cristofoletto a ritirare la denuncia offrendogli una cospicua somma di denaro e concedendosi infine alle sue brame carnali.

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

I "signori" coinvolti nello scandalo del terzo episodio.

Signore & signori è stata la terza e ultima collaborazione fra il regista Pietro Germi e lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, dopo Il ferroviere e Sedotta e abbandonata.

Vincenzoni, intenzionato ad esordire nella regia con un film sulla provincia, partendo dagli spunti offertigli dalle storie personali di cui era stato testimone o aveva sentito raccontare nella natia Treviso aveva raccolto un centinaio di pagine di appunti, fra cui spiccavano tre storie più sviluppate.[2] Germi, entusiasta del materiale raccolto dallo sceneggiatore, entrò nel progetto. Vincenzoni coinvolse poi anche Age & Scarpelli per avere il loro aiuto. Fu Ennio Flaiano a suggerire di evitare il tradizionale film ad episodi e strutturarlo invece come un romanzo in tre capitoli,[2] ma l'autore non venne accreditato per il suo contributo alla scrittura del film. La lite tra Vincenzoni e Germi si verificò a Treviso durante le riprese del film. Vincenzoni abbandonò il set e uscì dalla società che aveva con Germi, società che produceva il film (come produzione esecutiva) insieme a quella di Robert Haggiag. Germi successivamente in alcune interviste sul film negò la paternità dell'idea a Vincenzoni. I due si riconciliarono solo molti anni dopo.

Restauro[modifica | modifica sorgente]

Nel 1998 il film è stato restaurato dalla Dear Cinestudi, in collaborazione con la Fondazione Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale, grazie all'intervento dell'Associazione Philip Morris Progetto Cinema.

Il restauro è stato diretto da Giuseppe Rotunno, con la consulenza storica al restauro della fotografia di Aiace Parolin e l'assistenza tecnica di Carlo Cotta.

Il film è stato inoltre selezionato tra i 100 film italiani da salvare[3].

Galleria di immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 1966, festival-cannes.fr. URL consultato il 13 giugno 2011.
  2. ^ a b Luciano Vincenzoni in Philip Morris Progetto Cinema - Periodico di Cinema Italiano, n. 19, 2008.
  3. ^ Rete degli Spettatori

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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