Lo scopone scientifico

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Lo scopone scientifico
Lo scopone scientifico (tavolo da gioco).png
George (Joseph Cotten) e Peppino (Alberto Sordi) durante una partita a carte
Titolo originale Lo scopone scientifico
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1972
Durata 116 min
Colore Colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia drammatica
Regia Luigi Comencini
Soggetto Rodolfo Sonego
Sceneggiatura Rodolfo Sonego
Produttore Dino De Laurentiis
Produttore esecutivo Fausto Saraceni
Casa di produzione Titanus
Distribuzione (Italia) Dino De Laurentis Inter MA. Co.
Fotografia Giuseppe Ruzzolini
Montaggio Nino Baragli
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Bruna Parmesan
Interpreti e personaggi

Lo scopone scientifico è un film del 1972 diretto da Luigi Comencini. È stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Ancora una volta Peppino, lo stracciarolo, e Antonia, sua moglie, attendono con ansia il ritorno di una vecchia miliardaria statunitense nella sua lussuosa villa che sovrasta le baracche dove una varia e povera umanità sopravvive giorno per giorno. La vecchia americana gira il mondo con il suo segretario ed ex-amante George, con cui ha fatto coppia ai bei tempi andati e che ora utilizza come compagno per giocare alle carte nelle varie località del mondo che visita per curare i suoi affari globali. A Roma ella invita ogni anno Peppino e Antonia per giocare assieme allo scopone scientifico.

I due poveri borgatari si sono allenati tutto l'anno e ora è venuto finalmente il momento della grande rivincita. Naturalmente tutta la borgata fa il tifo per Peppino ma soprattutto per Antonia, molto più abile di lui nel gioco. Con la vincita Peppino spera di allargare il suo giro d'affari rilevando un deposito di uno sfasciacarrozze che si vuole ritirare dal commercio, e Antonia di fare una vita meno grama per sé e per i cinque figli che, confezionando corone e facendo la barba ai morti, lavorano per un parente impresario di pompe funebri. Finora i due hanno perso ma questa volta, con il milione che la vecchia graziosamente regala loro ogni volta all'inizio della partita, sono sicuri di vincere.

Dopo qualche sfortunata serata, sembra presentarsi l'occasione propizia. Dopo che Peppino e Antonia hanno vinto 7 milioni di lire, la miliardaria, furibonda e apparentemente sempre più debilitata (soffrirà diversi collassi nel corso del gioco) insiste per una maratona di gioco con puntate al raddoppio. Peppino e Antonia arriveranno a vincere più di duecento milioni che finiranno per perdere nel corso dell'ultima partita, giocata su quello che sembra essere il letto di morte della "vecchia".

Antonia accusa il marito di avere sbagliato nel gioco e accetta, con grande scorno di Peppino, di fare coppia con un suo spasimante, Righetto, giocatore professionista[2] e baro che con il capitale raccolto con i risparmi di tutta la borgata, organizzata dal "professore" - una sorta di dotto e saggio (ma anch'egli scalcinato) consigliere dei borgatari - ridurrà la vecchia miliardaria sul lastrico.

È una notte di tregenda quella in cui si svolge la fatale partita. Il professore raccoglie i messaggi che gli provengono dalla servitù della villa e li diffonde al popolo: Righetto vince trecento milioni, quattrocento, mezzo miliardo: ce n'è per tutti. La borgata esulta ma alla fine il "professionista" riperde tutto, anche i suoi denari investiti nell'impresa. Righetto, che ha perso tutto (anche l'onore di giocatore e baro), tenta il suicidio e viene salvato da Peppino.

Quest'ultimo vorrebbe massacrare di botte la moglie che per raccogliere soldi si è venduta anche la baracca, ma alla fine si riconcilia con lei, e i due si rassegnano sperando nell'arrivo della vecchia il prossimo anno. Ma sarà difficile che la miliardaria possa tornare perché Cleopatra, la primogenita di Peppino e Antonia, salutando affettuosamente con tutta la famiglia all'aeroporto la miliardaria in partenza per l'America, le regalerà un dolce che ha confezionato con il veleno per i topi.

Note di produzione[modifica | modifica sorgente]

Il copione fu ricevuto da Bette Davis nel corso di tre settimane di vacanza alle terme di La Costa a Carlsbad (California). Entro 24 ore l'attrice arrivò a Roma per le riprese, apprendendo solo sul set che il dialogo del film sarebbe stato ripreso in italiano. L'attrice ebbe più tardi a dichiarare: «Alberto Sordi lo avevo soprannominato Alberto Sordid[3]. Ho trovato imperdonabile il suo rifiuto di parlare in inglese con me, visto e considerato che parlava un ottimo inglese»[4].

Questa pellicola è la terza in cui Davis e Joseph Cotten si sono trovati assieme sul set. In precedenza avevano recitato in Peccato (1949) e Piano... piano, dolce Carlotta (1964).

Commento[modifica | modifica sorgente]

« Trovo che Lo scopone scientifico sia una favola molto giusta sulla lotta dei deboli contro i potenti »
(Luigi Comencini)

L'Italia di questi anni settanta è in condizioni critiche: i primi segni del terrorismo acuiscono la tensione sociale, un intero sistema politico si sta sfaldando, ma di tutto questo non c'è traccia nel film di Comencini che si tiene volutamente lontano dalla realtà e dal cinema "impegnato": il suo vuol essere un apologo, scritto con la consueta maestria da Sonego sulla base di un avvenimento reale a cui aveva assistito a Napoli nel 1947 [5]

Anche se l'ambientazione richiama quella di un film neorealista l'atmosfera vuol essere quella di una favola con l'immancabile castello della strega, la villa della miliardaria americana, che domina la valle della baraccopoli romana. La vecchia si presenta inizialmente con l'aspetto della buona e generosa fata donando i denari ai due ingenui borgatari ma nel corso del film assumerà il suo vero aspetto di strega avida e crudele.

Un film apolitico dunque che invece contiene una critica fortemente politica[6]: la lotta di classe tra ricchi e poveri [7], la forza del denaro sempre vincente e moralmente giustificato: chi è il vero baro, Righetto o la vecchia che con tutti i suoi soldi sarà sempre la vincitrice? Alcuni critici vi hanno visto persino una metafora dell'imperialismo americano[8] oppure l'ingenuità del sottoproletariato che cade nell'illusione dell'utopia dell'intellettuale: il "professore" che con i suoi sogni porta il popolo alla rovina.

È comunque necessario sottolineare che il professore, come spiega alla famiglia di Antonia e Peppino una sera nella loro baracca - e Cleopatra è ben attenta a ciò che lui dice -, pensa che "la via più breve per toglierle tutto (alla vecchia), sarebbe la sua eliminazione fisica. Ma siccome ormai da lunghi anni abbiamo accettato questa partita, dobbiamo combatterla scientificamente, e senza pietà". L'illusione intellettuale è dunque per lui null'altro che un ripiego, una forzatura alla quale è stato costretto e che finisce per dominarlo. In quest'ottica, si può intravedere come non sia a caso che Comencini affidi a Cleopatra la soluzione della tragicommedia: una volta perso tutto, senza più speranza di rifarsi e di riuscire a lottare contro il potere (il capitale) sul suo terreno e con le sue stesse armi, i deboli (sotto-proletariato) tornano alla lotta con i propri mezzi, quelli che la vita impone loro di usare quotidianamente per affrontare i problemi di sopravvivenza immediata (il veleno per topi, dai quali sono infestati), e riprendono a mirare, come suggerito dal professore, all'eliminazione fisica.[9]

Grande la recitazione di Alberto Sordi, trasformato volutamente nella maschera di se stesso e quella di Silvana Mangano che sotto l'aspetto borgataro, che non le si confà, conserva l'aristocrazia dei suoi modi e della sua figura. Bette Davis e Joseph Cotten sono le ultime icone di un cinema degli anni trenta e quaranta ormai agonizzante sotto l'assalto della televisione. Cotten pare reincarnare la figura dello Stroheim del Sunset Boulevard wilderiano. L'ex amante George è la vittima della miliardaria ma a sua volta carnefice dei più deboli come Peppino e Antonia i quali nonostante tutto amano entrambi i loro persecutori che vedono avvolti nell'aura edificante della ricchezza.

Ma i veri protagonisti sani della storia sono ancora una volta i bambini di Comencini [10] che con il loro sguardo ingenuo, ma disincantato, hanno la giusta visione della realtà che sfugge agli adulti: «Qui stamo a lavorà, non stamo mica a giocà» dice uno dei figli di Peppino. In modo particolare l'attenzione del regista è sul personaggio di Cleopatra: dirà Comencini:«La bambina è l'unica a possedere la verità. Di fatto, ho portato una grande attenzione a questa bambina, e credo che questo si veda...Ha un senso preciso della realtà, vede le cose come sono, non vive nella stessa illusione della sua famiglia e di tutto il tessuto sociale della baraccopoli in cui si trova: illusione che li porta tutti alla follia» [11]. Alla luce dell'episodio finale il nome assegnato alla bambina - dunque al suo ruolo catartico - non appare casuale.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rete degli Spettatori
  2. ^ Dice Righetto sicuro di vincere: «Righetto perde solo quando vuole... vinco quanto basta per condurre una vita onesta e decorosa, vinco, mi accontento di trecento, quattrocento mila al mese, non mi faccio mancare nulla, ho l’appartamento al centro... a me le carte mi vogliono sempre bene perché sono un giocatore di professione conduco una vita regolata come un campione sportivo...»
  3. ^ "Sordido" in inglese.
  4. ^ Mother Goddam di Whitney Stine, con il commento di Bette Davis, Hawthorn Books, 1974, pp. 333-34 (ISBN 0-8015-5184-6)
  5. ^ A. Aprà, Luigi Comencini: il cinema e i film, Marsilio, 2007 p.187
  6. ^ Federico Rossin in Lo scopone scientifico in op.cit. pag.287 e sgg.
  7. ^ Il Morandini, Zanichelli alla voce corrispondente
  8. ^ La cara vecchina conserva un album dove raccoglie le foto di tutti i giocatori - mancano solo Peppino e Antonia, prossimi trofei - di tutte le parti del mondo: Siria, Cile, India, Filippine, Brasile con cui si è incontrata e ha vinto.
  9. ^ Enrico Giacovelli, La commedia all'italiana, Gremese Editore, 1995 p.92
  10. ^ Luigi Comencini, Il cinema secondo me: scritti e interviste (1974-1992), Il Castoro, 2008 p.34
  11. ^ Federico Rossin, op. cit. pag. 290

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Adriano Aprà, Luigi Comencini, Il cinema e i film, Edizione Marsilio, Venezia, 2007 ISBN 88-317-9264-4

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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