Tutti a casa

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Tutti a casa
TuttiaCasa1960.jpg
Alberto Sordi e Serge Reggiani in una scena del film
Titolo originale Tutti a casa
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1960
Durata 117 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia drammatica, guerra
Regia Luigi Comencini
Soggetto Age & Scarpelli
Sceneggiatura Age & Scarpelli, Luigi Comencini, Marcello Fondato
Produttore Dino De Laurentiis
Casa di produzione Dino De Laurentiis cinematografica, Orsay Film
Distribuzione (Italia) Dino De Laurentiis distribuzione
Fotografia Carlo Carlini
Montaggio Nino Baragli
Effetti speciali Serse Urbisaglia
Musiche Francesco Lavagnino
Scenografia Carlo Egidi
Costumi Ugo Pericoli
Trucco Giuliano Laurenti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Tutti a casa è un film del 1960 diretto da Luigi Comencini, sceneggiato dal regista stesso insieme a Marcello Fondato e alla coppia Age & Scarpelli.

Considerato tra le migliori opere di Comencini e uno dei più importanti e rappresentativi film italiani del dopoguerra,[1][2][3][4] si aggiudicò il premio della giuria al Festival di Mosca e due David di Donatello, assegnati ad Alberto Sordi e al produttore Dino De Laurentiis.

Il film è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, nata con lo scopo di segnalare "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".[5][6][7][8][9]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Coste del Veneto, 8 settembre 1943. Nella cucina della caserma del Regio Esercito italiano, la radio diffonde il famoso comunicato con cui si annuncia l'armistizio chiesto dal maresciallo Pietro Badoglio. L'entusiasmo scoppia rapidamente e sulle bocche dei militi risuona l'urlo "La guerra è finita, tutti a casa!". Ma la realtà, ben presto, si rivelerà drammaticamente diversa. Gli alleati tedeschi sono diventati nemici, il Re e Badoglio sono fuggiti, le truppe senza ordini precisi sono allo sbando. Il sottotenente del regio esercito italiano Alberto Innocenzi e i suoi soldati apprendono tardi la notizia dell'armistizio e finiscono così sotto il fuoco dei tedeschi. Il sottotenente, ligio al dovere, attende ordini e cerca un comando cui presentarsi. Il reggimento si sfalda. Molti, stanchi della guerra, tornano a casa, alle proprie famiglie, ormai sbandati. Con il geniere Ceccarelli, il sergente Fornaciari e il soldato Codegato, anche il sottotenente Innocenzi comincia il difficile ritorno a casa, abbandonando a poco a poco il linguaggio ed il piglio militaresco per adattarsi al tragico momento. Indossati gli abiti borghesi raggiunge la casa di Fornaciari, fraternizza con un soldato americano nascosto in soffitta ma durante la notte moglie e marito vengono portati via dai fascisti. Innocenzi e Ceccarelli continuano il loro viaggio. Incontrano un gruppo di partigiani, ma non vi si uniscono, assistono, senza nulla fare, alla cattura di una ragazza ebrea da parte dei tedeschi, difesa dal solo Codegato. Innocenzi finalmente giunge a casa, a Latina. Qui trova il padre che, per denaro, vorrebbe farlo arruolare nella repubblica sociale. A questo punto Innocenzi preferisce lasciare casa e seguire Ceccarelli verso sud. Nei pressi di Napoli i due sbandati sono catturati dai fascisti che li consegnano ai tedeschi, dove vengono messi a lavorare tra le macerie di Napoli per l'Organizzazione Todt. Cercano di fuggire, ma Ceccarelli è colpito a pochi metri dalla sua casa, che ha rivisto da lontano sulla via dei lavori forzati. Attorno a loro scoppia la rivolta popolare mentre Ceccarelli muore. La sua morte, ormai un amico fraterno, scuote l'animo di Innocenzi. Comprende così di non poter più stare a guardare. Reagisce e si unisce alla lotta per la liberazione. È il 28 settembre 1943, Napoli e il sud stanno per essere liberati.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo in un fuori scena del film

I ruoli di Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo, che nel film interpretano rispettivamente figlio e padre, furono pensati per Vittorio Gassman e Totò.[10][11]

Malgrado il film sia ambientato per lunghi tratti nella pianura veneta, molte scene furono girate a Livorno e nelle campagne circostanti (zone portuali di via Leonardo da Vinci, Complesso Gherardesca, via delle Sorgenti, Puzzolente e vicina casa colonica, Pontino e scali degli Avvalorati, all'epoca ancora semidistrutti a seguito degli eventi bellici del 1943); tra le più celebri si ricordano quella della fuga dei militari di fronte all'autoblindo tedesco e l'arrivo di Innocenzi nella città bombardata con il carico di farina.

Altre scene importanti furono girate in Toscana: la caserma mostrata all'inizio del film è la colonia estiva Rosa Maltoni Mussolini del Calambrone (Pisa), mentre l'episodio che mostra la divertente fuga dei soldati nella galleria è stato realizzato presso il tunnel ferroviario di Orciano Pisano, sulla linea Pisa - Vada.

Il ministro della Difesa Giulio Andreotti rifiutò di mettere a disposizione due carri armati, furono così costruiti in compensato.[1][2]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film uscì nelle sale cinematografiche italiane il 27 ottobre del 1960, venne poi esportato nei seguenti paesi:[12]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Tutti a casa fu un grande successo, incassò all'epoca £ 1.171.000.000[5][1][2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Forse il miglior film di Comencini, una delle rare mediazioni felici tra neorealismo e commedia italiana... »
(Morando Morandini[1])

Pochi film hanno parlato unendo sorriso, ironia, pietas e dramma degli eventi bellici riguardanti l'Italia. In questo caso commedia e tragedia sono uniti insieme nel paradosso della guerra e degli eventi storici. Il protagonista è Alberto Sordi, già interprete de La grande guerra (1959) di Monicelli, che torna in divisa, stavolta ai tempi della seconda guerra mondiale, ad impersonare, come sua consuetudine, il volto umano (con pregi e difetti) dell'italiano medio.

Luigi Comencini dirige il film con estrema umanità e verità storica. Tutti a casa è a suo modo un documento, realizzato a meno di venti anni di distanza, della drammaticità dell'8 settembre e dei mesi che seguirono quella data che ha segnato la storia dell'Italia. Tutti a casa offre una duplice chiave di lettura: quella storica, spiegando i fatti (dall'arruolamento forzato nella RSI ai traumi personali) che spinsero molti uomini privi di spirito marziale a trovarsi eroi per caso, a volte contro la propria volontà; e quella metastorica, in cui l'Anabasi del sottotenente Innocenzi attraverso l'Italia è la metafora del percorso di conversione da spettatore passivo di una catastrofe, attento solo a non subirne gli effetti, ad attore partecipe della lotta necessaria per il cambiamento, anche a rischio della propria vita. Con un paradosso fra il titolo del film e la morte dei compagni del protagonista proprio quando sono arrivati a casa.

Manifesti e locandine[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione dei manifesti e locandine del film fu affidata al pittore cartellonista Enrico De Seta.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio del treno superaffollato bloccato dal fumo in galleria è una diretta citazione della tragedia del treno 8017.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Tutti a casa, MYmovies.
  2. ^ a b c Tutti a casa, Corriere della Sera - Cinema e Tv.
  3. ^ Maltin, 2008, p. 2151.
  4. ^ Fava, 2003, p. 25.
  5. ^ a b Bertarelli, 2004, p. 244.
  6. ^ Cento film e un'Italia da non dimenticare
  7. ^ Ecco i cento film italiani da salvare Corriere della Sera
  8. ^ 100 film: Mereghetti, Brunetta, Peter von Bagh e lo storico De Luna, Cinemagazine.
  9. ^ Tutti a casa - I cento film, Rete degli spettatori.
  10. ^ Anile, 1998, p. 267.
  11. ^ Il cinema di Totò - I film non realizzati, antoniodecurtis.com.
  12. ^ Date di uscita per Tutti a casa (1960), IMDb.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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