Steve McQueen

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Steve McQueen

Steve McQueen, nato Terence Steven McQueen (Beech Grove, 24 marzo 1930Ciudad Juárez, 7 novembre 1980), è stato un attore e pilota automobilistico statunitense.

È stato uno dei più celebri attori tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Famoso per il suo atteggiamento spericolato e da anti-eroe, nonostante sia sempre stato un attore piuttosto problematico per registi e produttori, riuscì sempre ad ottenere ruoli di grande rilievo e ingenti compensi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di uno stuntman che abbandonò la moglie, il piccolo Steve, appena nato fu mandato a vivere a Slater, nel Missouri, presso uno zio. All'età di 12 anni tornò a vivere con la madre, che nel frattempo si era trasferita a Los Angeles, in California. A 14 anni era già membro di una gang di strada e la madre si vide costretta a mandare il ragazzo presso una scuola di correzione californiana, la California Junior Boys Republic presso Chino Hills.

Abbandonato l'istituto, McQueen entrò nel corpo dei Marines dove prestò servizio dal 1947 al 1950. Nel 1952, grazie ad un prestito fornito agli ex soldati, iniziò a frequentare i corsi di recitazione presso l'Actor's Studio di Lee Strasberg a New York. Dei 2000 candidati presentatisi alle selezioni, solo lui e Martin Landau riuscirono a entrare nella scuola. Nel 1955 Steve McQueen esordiva a Broadway.

Carriera d'attore[modifica | modifica sorgente]

Steve McQueen in una foto segnaletica scattata in Alaska nel 1972

McQueen esordì nel mondo del cinema con un piccolo ruolo nel film Lassù qualcuno mi ama (1956) di Robert Wise, ma la sua prima grande interpretazione può essere considerata quella del cowboy Vin nel western I magnifici sette (1960) di John Sturges, regista che lo aveva precedentemente diretto in un altro suo film, sebbene in un ruolo minore, Sacro e profano (1959). L'anno successivo fu la volta del film bellico L'inferno è per gli eroi (1961) di Don Siegel, in cui ritrovò l'amico James Coburn, con il quale aveva già lavorato ne I magnifici sette, e in cui interpretò il difficile ruolo di John Reese, un ex sergente che viene degradato per insubordinazione e per ubriachezza.

La definitiva consacrazione per McQueen giunse nel 1963 grazie a La grande fuga (1963), sempre diretto da John Sturges, in cui interpretò il ruolo dell'audace e spericolato capitano Virgil Hilts, uno dei personaggi che lo resero maggiormente celebre nel mondo del cinema.

Nel 1965 il regista Norman Jewison lo scritturò per Cincinnati Kid (1965), dove McQueen recitò il ruolo del giocatore di poker Eric Stoner; soddisfatto per l'intensa e carismatica interpretazione dell'attore, Jewison tornerà a dirigerlo tre anni dopo nell'elegante Il caso Thomas Crown (1968), affiancandolo a Faye Dunaway. Nello stesso anno l'attore venne diretto da Peter Yates nel poliziesco Bullitt (1968).

Successivamente, nel 1972, Sam Peckinpah gli propose un ruolo da protagonista nel western moderno L'ultimo buscadero (1972), offerta prontamente accettata da McQueen, che riuscì in modo sorprendente a farsi apprezzare dal regista, tanto da proseguire la collaborazione con lui in un altro ruolo da protagonista, questa volta nel poliziesco Getaway! (1972).

Nel 1973 fu la volta di Papillon (1973), pellicola avventurosa di ambiente carcerario, diretta dal regista Franklin J. Schaffner. Il personaggio di Henri Charrière, un galeotto realmente esistito, nonché autore dell'omonimo romanzo da cui è tratto il film, viene considerata da molti l'interpretazione fisicamente ed esteticamente migliore e più impegnativa di McQueen.

L'anno dopo John Guillermin lo diresse in un ambizioso progetto di genere catastrofico, il kolossal L'inferno di cristallo (1974), accanto a Paul Newman e a William Holden. Nella seconda metà degli anni settanta la carriera dell'attore entrò in una fase di declino. La sua ultima apparizione sul grande schermo, prima della sua prematura scomparsa, risale al 1980 ne Il cacciatore di taglie (1980), un poliziesco con sfumature comiche, diretto da Buzz Kulik.

La malattia e la morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1979 gli venne diagnosticato un mesotelioma (un tumore della pleura associato all'esposizione all'amianto, subita durante il servizio nei Marines). McQueen morì in una clinica messicana in seguito a due consecutivi attacchi cardiaci, alle 15.45 del 7 novembre 1980, accanto all'ultima moglie e all'istruttore di volo e amico Sammy Mason. Ventiquattro ore prima gli era stato rimosso chirurgicamente un tumore allo stomaco. Venne cremato e le sue ceneri furono sparse nell'Oceano Pacifico.

Matrimoni[modifica | modifica sorgente]

McQueen si sposò tre volte:

  • Il 2 novembre 1956 sposò l'attrice Neile Adams, dalla quale ebbe una figlia, Terry (nata il 5 giugno 1959 e morta a 38 anni nel 1998 per emocromatosi), e un figlio, Chad (nato il 28 dicembre 1960). Nel 1972 i due divorziarono.
  • Il 31 agosto 1973 McQueen sposò l'attrice Ali MacGraw, che recitò con lui nel film Getaway!. La loro relazione, iniziata dopo che lei aveva abbandonato il marito, il produttore Robert Evans, per sposare McQueen, fu piuttosto tumultuosa e terminò con il divorzio nel 1978.
  • Il 16 gennaio 1980, dieci mesi prima di morire, McQueen sposò la modella Barbara Minty.

Motori[modifica | modifica sorgente]

McQueen è ricordato, oltre che per il talento recitativo, anche per la sua passione per le corse, motociclistiche e automobilistiche. Quando ne aveva la possibilità, amava fare a meno di controfigure e appariva egli stesso nelle scene che solitamente venivano affidate agli stuntman.

Le più famose scene motoristiche vennero girate per il film Bullitt e nella sequenza della cattura finale di Hilts ne La grande fuga, quando McQueen cerca di raggiungere la Svizzera a bordo di una motocicletta Triumph TR6 Trophy mascherata come se fosse una BMW bellica. Soltanto la scena dell'ultimo salto sul filo spinato fu eseguita dallo stuntman Bud Ekins. McQueen aveva voluto provare la scena una prima volta, ma finì con una caduta e la produzione, per non rischiare un infortunio, impose alla star di punta di non riprovarci. In tutte le altre scene di inseguimento non vi fu mai il bisogno effettivo di uno stuntman.

Durante la sua carriera cinematografica McQueen si cimentò in parecchie gare e considerò più volte l'ipotesi di abbandonare il cinema per dedicarsi completamente alle corse. Nel 1970 partecipò alle 12 ore di Sebring insieme a Peter Revson con una Porsche 908 spyder (guidandola con un piede fasciato a causa di un precedente incidente motociclistico), arrivando primo nella sua categoria e secondo assoluto a soli 23" dal vincitore Mario Andretti su Ferrari.

Nel 1971 la stessa Porsche 908 fu usata come camera car per girare il film Le 24 Ore di Le Mans. Il film fu un flop al botteghino e costituì un grosso fiasco nella carriera di McQueen, ma a distanza di anni viene ricordato come una realistica testimonianza su uno dei più famosi periodi della storia motoristica e come uno tra i migliori film di corse automobilistiche mai girato. McQueen comunque non partecipò alla 24 ore del 1970 poiché la produzione del film negò il supporto all'attore nel caso in cui egli avesse gareggiato.

L'attore partecipò anche a parecchie gare motociclistiche durante gli anni sessanta e i settanta, a bordo perlopiù di una Triumph Bonneville e di una Triumph 500cc acquistata da Bud Ekins. Tra le altre competizioni prese parte anche alla Baja 1000, alla Mint 400, al Gran Prix di Elsinore e nel 1964 venne scelto per rappresentare gli USA alla International Six Days Enduro (ISDE).

Alla sua morte, la sua collezione di moto comprendeva oltre 100 modelli per un valore di vari milioni di dollari.

Steve McQueen aveva anche avuto la fortuna di possedere alcune tra le più famose auto sportive dell'epoca come ad esempio:

Con suo grande dispiacere invece McQueen non riuscì mai a venire in possesso della Ford Mustang GT utilizzata nel film Bullitt. Secondo il regista del film infatti, nessuna delle due auto (ancora oggi esistenti) utilizzate per le riprese è mai stata posseduta dall'attore. Negli anni novanta, all'uscita in commercio della Ford Puma, un suggestivo fotomontaggio fece sì che McQueen la guidasse nello spot pubblicitario: nella sequenza si vede l'attore guidare la Puma per le strade californiane, e poi deporla in una autorimessa insieme ad una replica della moto utilizzata ne La grande fuga e alla Ford Mustang Gt del 1968. Un attimo dopo tutto sparisce e resta solo la Puma.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Opere dedicate[modifica | modifica sorgente]

  • Steve McQueen è il titolo di un album pubblicato negli anni '80 dal gruppo inglese Prefab Sprout.
  • Steve McQueen è il titolo di una canzone della cantautrice statunitense Sheryl Crow, secondo singolo estratto dall'album C'mon C'mon pubblicato nel 2002, valse alla cantante un Grammy come Best Female Rock Vocal Performance.
  • Steve McQueen è il titolo di una canzone del gruppo elettronico francese M83, inserita nell'album Hurry Up, We're Dreaming, uscito nel 2011.
  • L'orologio Rolex Mod. Explorer II, ref. 1655, è usualmente denominato Steve Mc.Queen, in quanto l'attore ne faceva uso abituale.
  • Steve McQueen è citato nella canzone di Vasco Rossi Vita spericolata.
  • Steve McQueen è citato ancora una volta da Vasco Rossi nella canzone Un gran bel film.
  • Saetta McQueen è il nome (ispirato all'attore nonché pilota automobilistico) della macchina da corsa protagonista del cartone targato Disney, Cars.

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Ferrari di McQueen venduta per 2,3 milioni di dollari

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Literature[modifica | modifica sorgente]


Controllo di autorità VIAF: 9855712 LCCN: n50007866 SBN: IT\ICCU\RAVV\088676