La grande fuga

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La grande fuga
La grande fuga.png
Una scena del film.
Titolo originale The Great Escape
Paese di produzione USA
Anno 1963
Durata 172 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, guerra, commedia
Regia John Sturges
Soggetto romanzo di Paul Brickhill
Sceneggiatura James Clavell
Produttore John Sturges
Fotografia Daniel L. Fapp
Montaggio Ferris Webster
Effetti speciali A. Paul Pollard
Musiche Elmer Bernstein
Scenografia Kurt Ripberger
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Si devono chiedere un sacco di cose strane nel mio lavoro... »
(Richard Attenborough/Roger Bartlett)

La grande fuga (The Great Escape) è un film del 1963 diretto da John Sturges. È basato sul libro di Paul Brickhill, pilota australiano della Royal Australian Air Force, il cui Supermarine Spitfire venne abbattuto in Tunisia nel marzo 1943. Brickhill fu successivamente internato in Germania al campo di concentramento per ufficiali Stalag Luft III a Sagan (ora Żagań, in Polonia, ma allora nella tedesca Bassa Slesia), dove partecipò alla realizzazione di un tunnel destinato all'evasione dal campo.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Fine del vero tunnel Harry (dall'altra parte della strada) che mostra come lo stesso non raggiungesse la copertura degli alberi.

Basato su una storia vera, la pellicola tratta della più grande fuga di prigionieri alleati da un campo di concentramento tedesco durante la Seconda guerra mondiale. A causa del gran numero di tentativi di evasione effettuati dai piloti alleati, il comando tedesco decide di concentrare tutti gli "specialisti" in fughe in un unico campo (o, per usare un'espressione del colonnello Von Luger, comandante del campo e personaggio basato sull'Oberst Friedrich Wilhelm von Lindeiner-Wildau[2], "tutte le mele marce in un unico paniere").

Fin dal primo giorno iniziano i tentativi di fuga, spesso estemporanei, e mai coronati da successo. Tra i prigionieri figura un pilota inglese, il caposquadriglia (traduzione di squadron leader, grado della RAF equivalente a maggiore) Roger Bartlett, chiamato in codice X1, che è sospettato - a ragione - dai tedeschi di essere a capo di una organizzazione dedita a favorire ed organizzare le fughe per creare disordine e destabilizzazione tra le forze tedesche. Dopo un colloquio con il maggiore Ramsey, comandante dei prigionieri e ufficiale alleato più alto in grado, Bartlett decide di effettuare un massiccio tentativo di fuga, basato sulla realizzazione di tre tunnel (denominati "Tom", "Dick" e "Harry" che era il titolo di un film del 1941 con Ginger Rogers) che dovrebbero consentire l'evasione di 250 prigionieri.

L'organizzazione della fuga viene pianificata e realizzata meticolosamente, grazie anche all'individuazione di alcune figure chiave, tra cui uno scassinatore, uno specialista in tunnel (il tenente Velinski), un falsario, un falegname, un sarto; inoltre viene messa in piedi una massiccia rete di collaboratori che predispone documenti, abiti civili, cartine, biglietti ferroviari, razioni di viveri e quanto altro si renda necessario. Durante i festeggiamenti organizzati dai prigionieri americani per ricordare la ricorrenza del 4 luglio, il tunnel "Tom" viene scoperto dalle guardie dello Stalag.

Per non rischiare ulteriori ritardi, l'organizzazione concentra le proprie forze su un solo tunnel, il più avanzato. Durante la notte prescelta per la fuga, si scopre che l'uscita del tunnel risulta troppo indietro rispetto al previsto, ovvero a circa 8 metri dai primi alberi che circondano il campo di concentramento. Non è comunque possibile rimandare il tentativo, poiché tutti i documenti e biglietti riportano la data del giorno dopo, pertanto la fuga ha inizio. Sono 76 i prigionieri che riescono a uscire dal campo attraverso il tunnel "Harry" prima che le guardie diano l'allarme.

Diretti verso diverse destinazioni, quali la Francia, la Svizzera e la Spagna, i prigionieri in fuga vengono braccati dalla Gestapo, con inseguimenti spesso rocamboleschi e molto spettacolari come il furto di un aereo da addestramento da parte del "falsario" Blythe e dello "scassinatore" Hendley che precipiterà, si ipotizza nel film, per esaurimento del carburante o un guasto ai carburatori che costa la vita a Blythe. La maggior parte di loro viene nuovamente catturata, compreso Bartlett e i suoi uomini, che in cinquanta vengono passati per le armi dalla Gestapo. I prigionieri ripresi dalla Wehrmacht e dalla Luftwaffe vengono invece riportati al campo. Alcuni tra gli evasi riusciranno però a fuggire.

Note di produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu girato interamente in Europa, con un intero set che riproponeva lo Stalag Luft III costruito vicino a Monaco di Baviera. Gli esterni per le sequenze della fuga furono girati nella contea del Reno e nelle aree presso il Mare del Nord, e le scene sulla motocicletta Triumph TR6 Trophy (verniciata di nero senza gli stemmi laterali per renderla più simile alle moto tedesche della Wehrmacht) guidata da Steve McQueen furono girate tra Fussen (vicino al confine austriaco) e le Alpi. Tutti gli interni furono girati presso gli studi della Bavaria Film a Monaco.

Quando gli interni del Bavaria Studio si dimostrarono troppo piccoli, la squadra di produzione ottenne il permesso dal governo tedesco di girare in un parco nazionale. Dopo la fine delle scene gli alberi che erano stati danneggiati furono rimessi in sesto dalla troupe stessa.

Charles Bronson, che prima di essere un attore era stato un minatore, diede alcuni consigli al regista John Sturges su come scavare in maniera eccellente durante le riprese.

Donald Pleasence, durante la Seconda guerra mondiale, venne realmente catturato e fatto prigioniero dai tedeschi.

Il ruolo dei prigionieri statunitensi fu di molto ampliato dalla produzione, anch'essa statunitense, e non vi fu nella realtà nessuna fuga in moto o in aeroplano; i prigionieri che diedero vita alla fuga erano tutti inglesi o dell'Impero britannico[3][4].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Il film è stato omaggiato da Quentin Tarantino nel suo Le iene quando - all'inizio - durante il dialogo sulla fava di Madonna, vengono citati Charles Bronson e i suoi tunnel.
  • Nella puntata de I Simpson "Un tram chiamato Marge", Maggie all'asilo nido viene privata del suo immancabile ciuccio e poi "imprigionata" nel box dove si mette a palleggiare con una pallina, come fa Steve McQueen dopo i suoi vari tentativi di fuga. Nella stessa puntata viene riproposto il tema musicale del film originale come sottofondo ai tentativi di Maggie di recuperare i ciucci per tutti i bambini "imprigionati" nell'asilo.
  • All'inizio del lungometraggio animato Galline in fuga (2000), Gaia, imprigionata dopo l'ennesimo tentativo fallito, lancia ripetutamente una pallina facendola rimbalzare contro il muro e riprendendola al volo, esattamente come Steve McQueen. Una delle fughe viene tentata scavando un tunnel percorso da un carrellino, come ne "La Grande Fuga".
  • In Metal Gear Solid 3 il Maggiore Zero cita il film dopo aver scoperto che Tom era il nome di uno dei tunnel scoperti dai nazisti e dopo che Snake fallisce la "Missione Virtuosa" il Maggiore stesso dice che aveva preso quel nome in codice pensando che portasse fortuna, dimenticandosi che Tom era il nome della galleria scoperta e credendo di conseguenza che avesse portato sfortuna alla missione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Flying Officer della RAF e forze aeree del Commonwealth britannico è un ufficiale pilota di grado inferiore al tenente pilota ed equivalente al tenente (quindi superiore al sottotenente) del British Army e superiore al guardiamarina della Royal Navy
  2. ^ Tim Carroll, The Great Escapers, Mainstream Publishing, 2004, ISBN 1-84018-904-5.
  3. ^ Tim Wolter, POW baseball in World War II, McFarland, 2001, pp. 24–5, ISBN 978-0-7864-1186-3.
  4. ^ Craig, Phil (October 24, 2009) He shot the hero of the Great Escape in cold blood. But was this one Nazi who DIDN'T deserve to hang? Daily Mail Retrieved January 10, 2011

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