Abbandonati nello spazio

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Abbandonati nello spazio
Abbandonati nello spazio.png
Gregory Peck in una scena del film
Titolo originale Marooned
Lingua originale Inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1969
Durata 133 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.35:1
Genere fantascienza
Regia John Sturges
Sceneggiatura Martin Caidin, Mayo Simon
Fotografia Daniel K. Fapp
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Abbandonati nello spazio (Marooned) è un film del 1969 diretto da John Sturges. È una pellicola di fantascienza distribuita meno di quattro mesi dopo l'allunaggio di Apollo 11 ed è legata al fascino del pubblico per l'evento. Ha vinto un Oscar per gli effetti speciali.

È basata sul romanzo Marooned del 1964 di Martin Caidin; mentre il romanzo originale era basato sul programma Mercury con unico pilota, il film descrive un programma di stazione spaziale che somiglia allo Skylab. Caidin ha riscritto il romanzo, aggiornandolo per seguire la trama del film.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« I retrorazzi non si sono accesi al primo passaggio ed il sistema secondario è fuori uso, ripeto: fuori uso... se non si accendono neanche questa volta quei tre restano per aria! »
(Giornalista)

L'astronave Ironman-1 viene lanciata nello spazio a scopo di ricerca. La sua destinazione è il laboratorio orbitale Saturno IV-B, dove attraccherà e rimarrà agganciata fino al termine della missione, circa sette mesi dopo.

A bordo ci sono tre astronauti: Jim Pruett (capo missione - Richard Crenna), Buzz Lloyd (addetto alle comunicazioni - Gene Hackman) e Clayton Stone (responsabile dei sistemi scientifici - James Franciscus).

La missione procede per il meglio, ma la lunga permanenza nello spazio fiacca le forze e i riflessi dei tre uomini, per cui dal controllo missione a terra - al comando di Charles Keith (capo dei programmi spaziali - Gregory Peck) decidono di farli rientrare con quattro mesi di anticipo sul piano previsto.

Qui cominciano i problemi: i retrorazzi non si accendono, il sistema secondario è fuori uso e neppure un secondo tentativo con i comandi manuali riesce a sbloccare la situazione.

Si decide di lanciare una missione di soccorso utilizzando come navicella di salvataggio una piccola astronave, denominata XRV, modificata per trasportare quattro persone (compreso il pilota) e da lanciare in orbita tramite un razzo vettore Titan-III-C. Alla guida della XRV viene chiamato Ted Dogherty (astronauta veterano - David Janssen) ma il lancio viene abortito a causa di un ciclone in arrivo. Solo il provvidenziale passaggio dell'occhio del ciclone - nel quale la velocità del vento è nulla - sulla verticale di lancio permetterà di effettuare un secondo tentativo dopo circa un'ora dal primo.

Nonostante il successo del lancio, sembra che per i tre astronauti a bordo dell'Ironman non ci sia più niente da fare: l'ossigeno non basta a mantenere in vita tre persone fino al momento del rendez-vous con l'astronave di soccorso.

Agli occhi di Charles Keith si presenta un terribile dilemma: come dire agli astronauti che uno di loro deve morire perché gli altri due si salvino? Nonostante il suo affrontare l'argomento in modo indiretto, il tono addolorato ed esitante della voce di Keith fa ben comprendere ai tre uomini dell'Ironman-1 la situazione.

Con la scusa di tentare una riparazione in extremis dei retrorazzi, Jim Pruett tronca le discussioni con Lloyd e Stone su chi dei tre debba sacrificarsi ed esce dall'abitacolo dell'astronave. I suoi compagni sospettano delle sue reali intenzioni (lanciarsi nel vuoto per salvare i suoi compagni) ma il loro tentativo di persuaderlo a rientrare risulta inutile: la tuta spaziale di Pruett si incaglia in una sporgenza dell'astronave e si lacera, causando la morte dell'astronauta per l'inevitabile ed inarrestabile perdita di ossigeno.

La situazione tuttavia migliora di poco e solo per breve tempo. L'astronave di Dogherty è ancora distante, l'unica altra astronave che possa accoglierli è in tutt'altra orbita e la mancanza di ossigeno ormai si fa sentire, causando a Lloyd e Stone spossatezza e stati di allucinazione.

Una possibile ancora di salvezza si manifesta nella presenza di una piccola capsula russa, il cui pilota è a conoscenza della situazione e ha intenzione di fornire ossigeno ai due astronauti. Da terra il controllo missione avverte l'Ironman-1 della presenza della capsula e ordina loro di indossare i caschi ed aprire il portello dell'abitacolo per ricevere il soccorso del pilota sovietico, senza aspettare l'arrivo di Dogherty.

Ma Lloyd e Stone sono ormai completamente in stato confusionale per la mancanza di ossigeno: riescono a connettere quel tanto che basta per rendersi conto, guardando da un oblò, della presenza della capsula russa e per indossare i caschi ma, ormai ottenebrati, fanno saltare il portello invece di aprirlo dopo aver depressurizzato l'abitacolo. Questo fa sì che la brusca fuoriuscita di atmosfera in pressione dall'astronave funga da "propulsore" ed allontani l'Ironman-1 dalla capsula russa.

I due rinunciano ad uscire, ormai rassegnati a morire, ma l'arrivo di Dogherty e la sua voce stentorea via radio - che ordina di accendere le luci di posizione - fa sì che Stone riprenda lucidità quel tanto che basta da eseguire l'ordine per essere localizzato con precisione.

Dopo pochi istanti sia Dogherty che l'astronauta russo sono nell'abitacolo dell'Ironman-1 e forniscono ossigeno ai due uomini, ormai in fin di vita.

L'urlo di Dogherty via radio: "È ancora vivo ... respira (Stone)... e lo stesso Lloyd !" scatena il tripudio nella sala comando a terra. Anche se a prezzo della vita di Pruett, i due sono salvi e si trasferiscono sull'astronave di Dogherty per il rientro a terra.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]