Marco Ferreri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Marco Ferreri

Marco Ferreri (Milano, 11 maggio 1928Parigi, 9 maggio 1997) è stato un regista, sceneggiatore, attore, produttore cinematografico e scenografo italiano.

Tra i più originali, anti-convenzionali e controversi cineasti italiani[senza fonte], Ferreri fu forse il più autorevole regista del cinema d'essai italiano. Le sue opere, realizzate con uno stile tra il kafkiano ed il buñueliano, sono profonde e ponderate analisi socio-antropologiche sulla condizione esistenziale dell'uomo moderno strumentalizzato da un perverso sistema consumistico, che il regista meneghino narra con uno sguardo fondamentalmente cinico e nichilista.[senza fonte]

Indice

Biografia [modifica]

Ferreri nasce a Milano l'11 maggio 1928 da genitori originari di Pavia. Dopo aver condotto studi regolari a Milano s'iscrive alla facoltà di Veterinaria senza raggiungere la laurea. Nel 1951 fonda insieme a Riccardo Ghione la rivista "Documento mensile" che fallisce dopo appena due mesi. Dopo aver fatto la comparsa nei film di Alberto Lattuada Il cappotto (1952) e La spiaggia (1953), Ferreri viaggia tra Italia, Francia e Spagna come pubblicitario. Nel 1958 a Barcellona incontra Rafael Azcona e i due dirigono il film El pisito (1958) a cui seguono Los chicos (1959) e El cochecito (1960). Il discreto successo di questa triade spagnola consente a Ferreri e Azcona di tornare in Italia. In patria Ferreri dirige due degli undici episodi di Le italiane e l'amore (1961) scritti da Azcona che divenne il suo sceneggiatore. Marco Ferreri era ateo: cfr. pag. 31 del volume di Tonino Lasconi "Dieci... per amore. Una lettura cristiana dei comandamenti."


Una storia moderna, L'harem, Dillinger è morto [modifica]

Con il film Una storia moderna: l'ape regina (1963) interpretato dall'alter-ego di Ferreri, Ugo Tognazzi, e Marina Vlady, inizia il suo impegno intellettuale al cinema. Il film ha delle abbondanti censure e solo nel 1984 si avrà la versione integrale. Segue il film La donna scimmia (1964) grottesca storia di un uomo che sposa una donna-scimmia e la sfrutta come attrattiva circense; dopo l'episodio Il professore di Controsesso (1964) tratta dell'adulterio e del rapporto che la Chiesa ha con esso in Marcia nuziale (1965). Dopo Tognazzi, dirige Mastroianni nell'episodio L'uomo dei cinque palloni che s'inserisce nella commedia Oggi, domani e dopodomani (1965). Dopo una breve partecipazione al film dell'amico Tognazzi Il fischio al naso (1967), realizza il film L'harem (1967) con Renato Salvatori e Gastone Moschin; l'anno seguente dirige Dillinger è morto, visione onirica del gioco di un adulto interpretato da Michel Piccoli.

L'udienza [modifica]

In Porcile (1969) di Pier Paolo Pasolini interpreta un ridicolo fascista: nello stesso anno firma la regia del grottesco Il seme dell'uomo, in cui assistiamo a scene di sesso e di antropofagia. Continua con L'udienza (1971), in cui un uomo cerca in tutti i modi di essere ricevuto dal Papa a cui deve dire qualcosa che nel film non viene svelato. La sua impresa passa per ogni tipo di difficoltà; lui cerca aiuto o trova compassione dappertutto, da una prostituta di alto bordo, da un poliziotto e da un monsignore; subisce umiliazioni e perfino la detenzione in un convento, arriva a compiere gesti clamorosi. Finisce per morire a San Pietro, dove la storia è incominciata. Il film riceve aspre critiche nonostante lo straordinario cast, che comprende i nomi di Enzo Jannacci, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Alain Cuny, Michel Piccoli e Claudia Cardinale.

La cagna [modifica]

Continua con il film La cagna (1972) tratto dal racconto "Melampo" di Ennio Flaiano, sull'isolamento di un uomo dalle velleità del mondo quotidiano e del suo amore per una ragazza che lo segue sempre; il cast è formato dal duo Deneuve-Mastroianni.

La grande abbuffata [modifica]

Il più noto tra i film di Ferreri è senz'altro La grande abbuffata (1973), dove alcuni amici (interpretati da Tognazzi, Noiret, Mastroianni, Piccoli) si incontrano in una villa, e lì consumano cibo, bevande, sesso, amicizia, fino a stare male, fino a uccidersi. Nel film Non toccare la donna bianca (1974), Ferreri traspone la battaglia del Little Bighorn e la sconfitta del Generale Custer da parte di Toro Seduto, nella Parigi moderna. Il film è stato girato durante gli immensi lavori che hanno cambiato una parte del centro di Parigi e hanno dato il nuovo quartiere di Les Halles; Ferreri filma la voragine al centro di Parigi come fosse un canyon del Far West. Gli "indiani" sono gli abitanti del quartiere, il "potere" sono gli industriali sedicenti promotori del progresso; questi chiamano Custer a togliere di mezzo gli indiani che ostacolano il progresso. Ma questa volta, sono gli indiani a vincere. Con L'ultima donna (1976) troviamo il concetto di homo eroticus e di donna-oggetto che viene scelta secondo canoni sessuali pure se alla fine si vendica spingendo l'uomo ad evirarsi; il cast formato da Gerard Depardieu e Ornella Muti li vede completamente nudi per quasi tutta la durata della pellicola.

Ciao maschio, Storie di ordinaria follia, Chiedo asilo [modifica]

Continua su questa scia di denuncia antropologica e nel 1978 esce Ciao maschio in cui il protagonista sceglie di allevare una scimmia anziché sua figlia, la commedia Chiedo asilo (1979) con un inedito Roberto Benigni, Storie di ordinaria follia (1981) ispirato ad una raccolta di racconti di Charles Bukowski con gli affiatati Ben Gazzara e Ornella Muti, Storia di Piera (1983), versione romanzata della vita dell'attrice Piera degli Esposti, sulla base della sua autobiografia scritta a quattro mani con Dacia Maraini: il film regala l'unica interpretazione di Mastroianni nel ruolo del cattivo e un piccolo cameo come la presenza di Loredana Bertè che canta Sei bellissima. Il futuro è donna (1984), scritto sempre in collaborazione con la Maraini e la Degli Esposti, che tratta il tema della violenza sessuale e I Love You (1986), sulle indecisioni del maschio.

Ultimi film [modifica]

Dopo La casa del sorriso (del 1990, penultimo film italiano ad aver vinto l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino) e La carne (1991), un esito meno fortunato ha avuto Diario di un vizio (1993). Ferreri si accomiata dal cinema con Nitrato d'argento (1996). Muore d'infarto il 9 maggio 1997 a 69 anni.

Regista amato dalla critica, anche se a fasi alterne, più che dal pubblico, i suoi film raccontano in modo tipicamente stralunato la decadenza di una società, rappresentata anche nei suoi aspetti escatologici, e il più delle volte terminano con la fuga, l'automutilazione o la morte dei protagonisti. Ai tempi della commedia all'italiana, quindi fino a ben oltre gli anni settanta, Ferreri veniva considerato il più controcorrente tra i cineasti italiani e il meno disposto a fare concessioni al gusto del pubblico.

Premi e riconoscimenti [modifica]

Filmografia [modifica]

Regista [modifica]

Sceneggiatore [modifica]

Attore [modifica]

Produttore [modifica]

Scenografo [modifica]

Prosa televisiva [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Alberto Scandola, Marco Ferreri, Il Castoro Cinema n. 215, Editrice Il Castoro, 2004, ISBN 8880333097
  • Catalogo Bolaffi dei registi, Torino 1975
  • Dizionario di registi, di Pino Farinotti, SugarCo, Milano 1993

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Controllo di autorità VIAF: 66509111 LCCN: n80030813