Dillinger è morto
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Questa voce di film è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.
|
| Dillinger è morto | |
| Titolo originale: | Dillinger è morto |
| Paese: | Italia |
| Anno: | 1969 |
| Durata: | 95 minuti |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Rapporto: | 1.37: 1 |
| Genere: | drammatico |
| Regia: | Marco Ferreri |
| Sceneggiatura: | Marco Ferreri e Sergio Bazzini |
|
|
| Fotografia: | Mario Vulpiani |
| Montaggio: | Mirella Mercio |
| Musiche: | Teo Usuelli |
| Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film | |
Dillinger è morto è un film del 1969 diretto da Marco Ferreri, presentato in concorso al 22° Festival di Cannes.
L'incipit mette i brividi: un uomo con una maschera a gas e la perfetta rappresentazione dell'uomo moderno, costretto a respirare l'irrespirabile.
Michael Piccoli si dirige verso casa, attraversando strade anonime, tutte simili.
Arrivato a destinazione comincia a girovagare senza meta, circondato da oggetti iperrealistici. Si prepara una succulenta cena, con un rito tipico della classe media, mentra la televisione trasmette un programma idiota.
Proietta i filmini delle vacanze e in quel momento raggiunge la completa reificazione con essi (e con tutti i beni inutili che circondano la società consumistica).
Prova a fornicare con la collaboratrice domestica, ma dopo un gioco erotico in cui non trova appagamento rinuncia.
Davanti allo specchio con una pistola mima il proprio suicidio, logica conseguenza di una vita-non vita, una vita che è già morte. Ma ha l'ultimo istinto animale di sopravvivenza: uccide la moglie, illudendosi di distruggere quel mondo vuoto di senso, fugge via e viene preso a bordo di un battello; ma questo naviga verso un sole finto: non c'è possibilità di fuga.
È un film sull'umanità autodistrutta, sull'uomo alienato nei sui inutili feticci, sull'impossibilità della fuga da una società priva di senso.

