Diario di un vizio

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Diario di un vizio
Diario di un vizio.png
Sabrina Ferilli e Jerry Calà in una scena del film
Titolo originale Diario di un vizio
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1993
Durata 89 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Marco Ferreri
Soggetto Liliana Betti
Sceneggiatura Riccardo Ghione
Liliana Betti
Marco Ferreri
Produttore Vittorio Alliata
Produttore esecutivo Fulvio Lucisano
Casa di produzione Società Olografica Italiana
Distribuzione (Italia) IIF - Skorpion Entertainment
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Victorio Pezzolla, Gato Barbieri
Scenografia Tommaso Bordone
Costumi Nicoletta Ercole
Interpreti e personaggi

Diario di un vizio è un film del 1993, diretto da Marco Ferreri. Si tratta del penultimo film del regista prima della morte, diretto tra La casa del sorriso (1991), e Nitrato d'argento (1996). L'opera venne presentata alla 43ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista Benito, un venditore di scadenti detersivi che sognava di diventare professore di filosofia, conduce in solitudine e senza sicurezze una vita da nomade tra squallide pensioni e avventure velleitarie. La sua occupazione principale è quella di annotare minuziosamente su un diario pieno di ritagli e foto il passare della sua banale esistenza.

Egli vi annota particolari di ogni genere, pensieri, sogni, le quantità di sigarette fumate, i problemi di salute, i pasti consumati in solitudine, e le osservazioni di carattere sessuale verso le molte sconosciute dalle quali si sente attratto. L'unica nota di colore nella sua vita è il burrascoso rapporto con l'attraente fidanzata Luigia, che un momento prima dice di amarlo, e un momento dopo lo tradisce con uno dei suoi molti spasimanti. Un giorno Benito scompare nel nulla, lasciando dietro di sé come prova della sua esistenza un'unica traccia: il suo diario personale.

Il film[modifica | modifica sorgente]

«Benito non è più l'operaio di L'angelo del male. Ha questa voglia di ricerca poetica, questo sguardo doloroso su se stesso quando scrive, ha bisogno d'amicizia e d'amore. Amo questo film perché penso di essere arrivato a qualcosa. Dopo tanti film, tutte le idee che ti vengono sembrano stupide. Là no, compreso ciò che riguarda la forma. La forma è importante, come il modo di filmare il territorio urbano. Ecco perché amo il film: perché non c'è costruzione drammaturgica, si resta sempre all'inizio delle cose».
— Marco Ferreri nel 1997 a proposito di Diario di un vizio[2]

Scritto dal regista in collaborazione con gli sceneggiatori Liliana Betti e Riccardo Ghione, è il penultimo film di Ferreri. Per la parte del protagonista Ferreri volle Jerry Calà, attore comico-demenziale di molti film anni ottanta, affidandogli un insolito ruolo serio ed impegnato, un po' come aveva già fatto in precedenza Pupi Avati con Diego Abatantuono per Regalo di Natale nel 1986.

L'idea alla base dell'opera è quella di raccontare, nella forma del dramma esistenziale in chiave grottesca, la storia di un uomo qualunque, un erotomane senza particolari qualità, povero, solo, vitale soltanto nel suo essere sempre curioso e voglioso di nuove amicizie femminili con le quali intrattenere fugaci rapporti erotici, credendo così di sfogare i suoi inconfessabili pruriti edipici.

Benito ha un lavoro da fallito che odia, viaggia costantemente in tram e dichiara alla fidanzata di "non avere una lira", arrivando a rubarle la catenina d'oro per saldare il debito con uno strozzino e permettersi il lusso di un lauto pasto. Tutta la storia è narrata attraverso una trama irreale e volutamente poco credibile, inframezzata da sporadiche scene oniriche.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Alla sua uscita nelle sale, il film ricevette recensioni miste. I detrattori sottolinearono in particolare lo squallore della storia e delle location (un'irriconoscibile Roma) e l'interpretazione non del tutto convincente degli attori principali e di contorno. Paolo Mereghetti assegna al film tre stellette e scrive sul suo dizionario: «Il film con il quale Ferreri torna a graffiare, recuperando più nell'amoralità del personaggio di Luigia che in quello monocorde di Benito»[3].

Il giornalista e critico cinematografico Valerio Caprara scrisse sul quotidiano Il Mattino: «L'ultimo film di Marco Ferreri ha qualcosa di sfuggente, di irrisolto, svolge spunti genialoidi che un po' reggono ed un po' affondano nell'ovvio, un po' "provocano" e un po' si perdono nella rima interna, nel cul di sacco concettuale. Si accetterebbe, intanto, l'assoluta povertà dell'impaginazione: meglio un blocco d'immagini fortemente motivate di un calligrafo confetto d'autore. Ma è proprio il registro che funziona a strappi, che ora si limita ad un borbottio iroso, abbastanza estraneo ai temi trattati: la confusione tra sogno e realtà nella testa di uno stazzonato dongiovanni di periferia e la caccia all'ultima essenza d'umanità negli odierni habitat urbani pietrificati».[4]

Lietta Tornabuoni de La Stampa così descrisse l'opera: «Film tra i più belli di Marco Ferreri, visualmente raffinatissimo e innovativo, recitato da Jerry Calà con vera bravura, Diario di un vizio, intelligente, divertente, struggente, racconta in uno stile di rara originalità un uomo comune contemporaneo». Pino Farinotti dà due stelle al film commentando: «Sceneggiatura poco accurata e al film occorreva un protagonista più convinto».[5]

Il critico cinematografico Tullio Masoni così si espresse sul film: «Cronistoria di una deriva in una Roma irriconoscibile e rimossa. Forse il più enigmatico, sicuramente il più chiuso dei suoi film. Per gli (in)felici pochi che amano il cinema antinarrativo è straziante e dolcissimo nella sua macilenta e impietosa analisi della solitudine maschile. Le si contrappone il corpo di Sabrina Ferilli "così generoso, fantastico e procace"».[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Berlinale: 1993 Programme in berlinale.de. URL consultato il 31 maggio 2011.
  2. ^ Scandola, Alberto. Marco Ferreri, Il castoro cinema n° 215, Editrice Il Castoro, 2004, pag. 9, ISBN 88-8033-309-7
  3. ^ Paolo Mereghetti. Il Mereghetti - Dizionario del cinema, Baldini & Castoldi, 2002, pag. 581
  4. ^ Valerio Caprara, Il Mattino, 1993
  5. ^ Pino Farinotti,Il Farinotti 2009, Newton&Compton Editori, pag. 592, ISBN 978-88-541-1250-6
  6. ^ Recensione del film su mymovies.com

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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