Mafioso (film)

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Mafioso
Alberto Sordi Il mafioso.jpg
Antonio al tiro a segno in un momento del film
Titolo originale Mafioso
Paese di produzione Italia
Anno 1962
Durata 105 min
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Alberto Lattuada
Soggetto Bruno Caruso
Sceneggiatura Rafael Azcona, Marco Ferreri, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli
Produttore Antonio Cervi
Produttore esecutivo Dino De Laurentiis
Fotografia Armando Nannuzzi
Montaggio Nino Baragli
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Carlo Egidi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Mafioso è un film del 1962, diretto dal regista Alberto Lattuada.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Badalamenti, diligente caposquadra e supervisore in un'industria meccanica lombarda, attende il suono della sirena che comunica la fine della giornata lavorativa. Antonio è un emigrante siciliano a Milano, uno dei tanti ma con maggiore fortuna, che si appresta a tornare in Sicilia per le vacanze estive con la sua famiglia quando, poco prima di andare verso casa, viene convocato da un dirigente, un italo-americano di origini siciliane, che gli consegna un piccolo pacco regalo da recapitare personalmente a Don Vincenzo, "notabile" e paesano di Antonio.

Antonio, sua moglie Marta, lombarda, e le due piccole bambine affrontano il lungo viaggio fino a Calamo dove vengono accolti dalla famiglia di lui con un lauto pranzo tipicamente siciliano. Nella consegna del regalo presso la villa del destinatario, Antonio viene dapprima bistrattato dalla domestica e poi convocato dal notabile. Il dono rappresenta, a sua insaputa, una sentenza di morte della Mafia americana da comunicare a quella siciliana, incaricata dell'esecuzione.

Dopo un alterco tra il padre e un venditore di un terreno a causa dell'aumento del prezzo preteso, Antonio fa un incontro apparentemente casuale con Liborio, braccio destro di Don Vincenzo, che lo invita ad accompagnarlo in paese mentre tenta di far rinascere in Antonio una presunta "sicilianità", essendo stato in gioventù un "picciotto d'Onore" (non assassino, ma compiacente). Don Liborio gli regala una coppola e lo invita a sparare con una pistola a un chiosco con tiro a segno, risultando infallibile e suscitando la sua approvazione. Antonio viene convocato nuovamente da Don Vincenzo, che nel frattempo ha convinto il venditore riluttante ad accettare la vendita del terreno alle condizioni precedentemente pattuite. Antonio ricambia con un "bacia-mano".

La sera prima di partire per la Lombardia, Antonio si sveglia di notte per andare a una battuta di caccia con gli amici, e per le strade del paese incontra don Liborio che lo invita a raggiungere don Vincenzo, il quale gli chiede un favore: "un viaggio" per consegnare una lettera in una meta sconosciuta, favore che Antonio, tra molte titubanze e quasi terrore, accetta.

Antonio viene fatto salire su un camion e rinchiuso in una cassa poi trasportata in aereo negli Stati Uniti; qui viene prelevato e condotto in un appartamento dove, insieme a dei malavitosi newyorchesi, visiona un filmino amatoriale che gli illustra il motivo del suo viaggio, quello di eliminare un uomo caduto in disgrazia. Antonio, oramai pienamente coinvolto, viene condotto in una sala di un barbiere e fredda la vittima seduta in poltrona, poi fa ritorno in Sicilia con le stesse modalità dell'andata per poi rincasare con tanto di selvaggina procuratagli per l'occasione.

Tornato in fabbrica, fa visita al ragioniere a cui aveva sottratto inavvertitamente una penna poco prima della partenza, che lo ringrazia esclamando che se tutti fossero come Antonio si vivrebbe meglio. Lo sguardo di Antonio indugia feroce sulla frase appena ascoltata, per poi tornare speditamente ai suoi obblighi di caposquadra. La sua vita cambierà per sempre.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto lucido di Lattuada sul mondo della mala e dell'onore, in cui Sordi è la maschera grottesca (irresistibilmente vitale, come sempre) di una Sicilia che vorrebbe mostrarsi emancipata nel costume e nel grado di civiltà, ma che in realtà si riscopre molto ancorata alle sue tradizioni. Girato quasi interamente a Belmonte Mezzagno, ottima l'atmosfera ambientale della Sicilia dei primi anni sessanta.

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il tema dei titoli di testa è presente anche nelle scene finali del film del 1994, Nestore, l'ultima corsa, in cui il protagonista gira nel mattatoio alla ricerca disperata del cavallo che ha guidato in qualità di vetturino.
  • Il nome del paese di Antonio, Calamo, è di fantasia, seppure risulta essere l'anagramma di Alcamo.
  • La figura di don Vincenzo si rifà a quella di don Calogero Vizzini, capomafia degli anni '40.
  • Il film è considerato dal regista Martin Scorsese uno dei suoi gangster movie preferiti [2]. Alberto Sordi raccontava di quando il regista italoamericano in un incontro gli baciò la mano in ossequio alla grande interpretazione nel film Mafioso.[senza fonte]
  • Degli attori caratteristi compaiono nel film Baaria, nei ruoli di Alberto Sordi e Alberto Lattuada che girano Mafioso.
  • Il cognome del protagonista, del capomafia e della famiglia mafiosa del paese è Badalamenti. All'epoca dell'uscita del film e nel decennio successivo la famiglia mafiosa Badalamenti, guidata dal boss Gaetano, esisteva davvero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rete degli Spettatori
  2. ^ The Daily Beast - Scorsese's Favorite Gangster Movies

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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