Il bandito

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Il bandito
Il bandito (film).JPG
Una scena del film
Titolo originale Il bandito
Paese di produzione Italia
Anno 1946
Durata 87 minuti
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alberto Lattuada, aiuto regista Aldo Buzzi
Soggetto Alberto Lattuada
Sceneggiatura Oreste Biancoli, Mino Caudana, Ettore Maria Margadonna, Alberto Lattuada, Tullio Pinelli, Piero Tellini
Produttore Luigi Rovere, Dino de Laurentiis
Casa di produzione Lux Film - Rovere De Laurentiis
Fotografia Aldo Tonti, secondo operatore Giovanni Fontana
Montaggio Mario Bonotti
Musiche Felice Lattuada, dirette da Ugo Giacomozzi
Scenografia Luigi Borzone
Interpreti e personaggi
Premi

Il bandito è un film neorealista del 1946 diretto da Alberto Lattuada.

Il film fu presentato in concorso alla 1ª edizione del Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Dopo anni di guerra e dopo la prigionia in Germania, Ernesto (Amedeo Nazzari) fa ritorno in Italia, a Torino, e ritrova una città devastata: la sua casa non c'è più, la madre e, da quanto apprende, anche la sorella Maria (Carla Del Poggio) sono morte. Avvilito, senza casa né lavoro, incontra per la sua strada più egoismo ed indifferenza che aiuto (specialmente verso i reduci). L'unica consolazione è scrivere al fraterno amico Carlo (Carlo Campanini), con cui ha condiviso i giorni di prigionia, e alla figlia di lui, Rosetta, che lo considera uno zio acquisito.

Per le strade d'una Torino notturna, spettrali e trafficate da faccendieri d'ogni sorta, Ernesto nota una bella ragazza e decide di seguirla: poco dopo si ritrova in un bordello e scopre che la donna che aveva seguito è la sorella Maria che credeva morta, e che si è data alla prostituzione con il nome di Iris. Sconvolto, vorrebbe portarla via con sé, ma i due s'imbattono nel tenutario del bordello con cui nasce una violenta colluttazione. Un colpo di pistola accidentale colpisce mortalmente Maria. Ernesto, preso dall'ira, reagisce uccidendo l'uomo e diventando così un bandito tallonato dalle forze dell'ordine.

In fuga e ferito, sfugge per poco alla cattura, trovando nascondiglio nella casa di Lidia (Anna Magnani), una cinica e procace donna di mondo incontrata qualche ora prima. Ernesto diventa l'amante e il complice della donna e viene reclutato come membro della banda criminale di cui ella è a capo insieme a Mirko (Mino Doro), l'altro amante. Inizia così una vita di rapine e delitti, ma anche di momenti di umanità, che porteranno Ernesto a donare ai poveri il bottino di una rapina effettuata durante il veglione di capodanno e ad inviare regali a Carlo e Rosetta.

Nel tentativo di fuggire oltre confine, la banda viene tradita da Lidia, e si ritrova accerchiata dai carabinieri. I malviventi abbandonano la loro automobile e ne assaltano un'altra, uccidendo il conducente. Ernesto riconosce nella bimba svenuta, seduta nel posto del passeggero, la "nipotina" Rosetta. Decide di rinunciare a fuggire coi complici per riaccompagnare a casa la bambina, ma preferisce non rivelarsi come lo "zio" Ernesto, vista la sua condizione di bandito. In prossimità della casa, si congeda dalla bambina e, mentre si sta allontando, viene sorpreso e ucciso dai carabinieri. Dopodiché anche Carlo, accorso sul posto, rivede per l'ultima volta il volto di quell'amico reduce, divenuto sì un bandito, ma pur sempre con un cuore d'oro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1946, festival-cannes.fr. URL consultato il 25-1-2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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