Il mulino del Po (film)

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« Così passa e ritorna il bene ed il male degli uomini e il tempo è simile all'andare del fiume »
(Scritta sulla scena conclusiva del film)
Il mulino del Po
Pina Gallini.jpg
L'attrice Pina Gallini in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 107 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alberto Lattuada
Soggetto Riccardo Bacchelli
Sceneggiatura Federico Fellini, Tullio Pinelli
Produttore Carlo Ponti
Casa di produzione Lux Film
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Mario Bonotti
Musiche Ildebrando Pizzetti, diretta da Franco Ferrara
Costumi Maria De Matteis
Trucco Otello Fava
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Il mulino del Po è un film neorealista del 1949 diretto da Alberto Lattuada ed ispirato al terzo volume dell'omonimo romanzo di Riccardo Bacchelli.

Nel 1963 venne realizzato uno sceneggiato televisivo diretto da Sandro Bolchi dallo stesso titolo, appunto Il mulino del Po che però si basava sul primo volume del romanzo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Delta ferrarese del Po[1], fine '800. L'austerità ed il lavoro quotidiano di due famiglie locali, Scacerni e Verginesi, vengono interrotte in un giorno speciale: il fidanzamento dei rispettivi figli, Berta ed Orbino. La gioia del brindisi tra le famiglie è però guastata dall'arrivo dei finanzieri, giunti a verificare che gli Scacerni non abbiano di nuovo manomesso i contatori del loro mulino per non pagare il balzello: in tal caso, ci sarebbero l'arresto e la confisca.

Non va meglio alla famiglia di Orbino, i Verginesi, minacciati di essere cacciati dalle terre in cui lavorano da generazioni se non seguiranno gli ordini del padrone. La soluzione comune ai problemi dovrebbe venire dalla nascita della lega dei contadini, organizzazione socialista che sostiene il mondo agricolo contro le ingiustizie del governo e del padronato borghese; eppure, sarà proprio questo il pomo della discordia, in quanto all'adesione piena dei Verginesi si contrappone il rifiuto degli Scacerni ad ogni apertura verso la nuova lega ed i suoi princìpi.

Gli eventi precipitano ulteriormente quando, durante un'ispezione notturna della finanza, gli Scacerni stanno per essere sorpresi con il contagiri manomesso, il che significherebbe la loro rovina: fallito il tentativo di riattivare il congegno, Princivalle dà fuoco all'intero mulino così come ordinato dalla madre. Ciò non evita tuttavia l'arresto del giovane né gravi problemi economici alla famiglia, che impediscono a Berta di sposarsi.

Lo strappo tra le famiglie dei due fidanzati (i quali tuttavia continuano ad amarsi) si consuma del tutto dopo la prima riunione della lega quando, in solidarietà coi Verginesi sfrattati, viene sancito lo sciopero generale dei braccianti e con esso il più ferreo boicottaggio verso i "crumiri", come gli Scacerni, sempre al lavoro nel loro nuovo mulino. Il blocco totale della produzione e la morte di molti capi di bestiame, induce il padrone a chiedere l'intervento repressivo dei soldati che causa una drammatica rivolta popolare.

Durante la sommossa, la gente in preda all'esaltazione si accanisce contro Berta insultandola perché considerata crumira.

Vista la sorella in lacrime, Princivalle corre in paese per farsi giustizia ma, indotto da una calunnia a credere che proprio Orbino abbia disonorato Berta, lo uccide senza ritegno.

Riferimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del film, nella scena del comizio per la lega dei lavoratori, viene reso omaggio alla figura di Amilcare Cipriani, patriota ed anarchico del Risorgimento italiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mostra CIAK lungo il Po. Immagini del cinema in Polesine - 28 settembre - 6 ottobre 2013, Rovigo

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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