La cicala (film 1980)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La cicala
Virna Lisi La Cicala.png
Virna Lisi in una scena del film.
Paese di produzione Italia
Anno 1980
Durata 101 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, erotico
Regia Alberto Lattuada
Soggetto Marina Daunia, Natale Prinetto
Sceneggiatura Alberto Lattuada, Franco Ferrini
Produttore Ibrahim Moussa
Produttore esecutivo Manolo Bolognini; produttore associato: Bianca Lattuada
Casa di produzione NIR Film
Distribuzione (Italia) PIC Distribuzione
Fotografia Danilo Desideri
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Fred Bongusto
Scenografia Vincenzo Del Prato
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La cicala è un film del 1980 diretto da Alberto Lattuada, tratto dal romanzo omonimo di Natale Prinetto e Marina Daunia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Wilma Malinverni è una donna in là con l'età che ha alle spalle una prestigiosa carriera come cantante, ma ormai è caduta da tempo in disgrazia e viene chiamata ad esibirsi soltanto in miseri locali di provincia tra cui La Palma d'oro, il locale gestito da Ermete in cui lavora Cicala, una sensuale zingarella orfana di entrambi i genitori, conosciuta in paese per i suoi costumi parecchio libertini, che rimane affascinata dalla donna. Ermete, quando il pubblico mostra di non gradirla, caccia Wilma dal suo locale assieme a Cicala, che era intervenuta in difesa della cantante ed è dunque stata licenziata in tronco. Le due si stabiliscono quindi provvisoriamente in una pensione dove Wilma inizia a prostituirsi per mantenere sé stessa e la giovane Cicala, a cui si è molto affezionata.

In una balera vengono scoperte per caso da Ulisse che le invita ad aiutarlo nella gestione di un complesso di sua proprietà che comprende un albergo-ristorante con annesso un distributore di benzina sito nella Bassa Padana, in cui le due iniziano anche ad esibirsi (Wilma nel canto e Cicala nel ballo). Visti i buoni affari che immediatamente seguono, Ulisse si sposa con Wilma e ribattezza la sua proprietà La cicala. Tuttavia, essendo l'hotel frequentato da camionisti affamati di donne (tra i quali spiccano Carburo e Bretella), sia Wilma che Cicala si trovano ben presto a subire numerosi assalti di natura sessuale.

La situazione si aggrava ancora di più quando, all'indomani del matrimonio, viene a vivere nell'albergo anche Saveria, la figlia diciottenne di Wilma, la quale ha sempre covato un forte astio nei confronti della madre, che inizia a sedurre i frequentatori del locale spinta dalla gelosia di Wilma che si sente meno giovane e attraente e dal fatto che questa abbia tradito Ulisse con Carburo.

Carburo respinge Saveria che vorrebbe perdere la verginità con lui dopo averlo visto fare l'amore con la madre, ma trova subito un altro camionista che non si tira indietro. A seguito di ciò Saveria diventa sempre più lasciva. Wilma motivata ancora dalla gelosia nei confronti della figlia tenta inutilmente di sedurre il Cipria, camionista innamorato di Saveria, e a seguito del suo rifiuto lo uccide con delle forbici e ne occulta il corpo. Ulisse viene a sua volta sedotto da Saveria la quale però non riesce a concedersi a causa della presenza di Wilma in casa.

Ulisse furioso per la mancata notte d'amore con la figliastra brucia gli abiti di scena di Wilma che quindi decide ti togliersi la vita gettandosi da un ponte. Saveria diventa la nuova titolare del bar a cui fa cambiare nome in "La regina" a causa dell'odio per Cicala amica da sempre di Wilma. Cicala decide di vendicare Wilma con l'aiuto di Carburo che sconfigge Ulisse in una partita a bigliardo dopo averlo convinto a scommettere il bar e Saveria.

Sebbene la scommessa dopo la partita venga sciolta per l'eccessiva posta in gioco, Saveria, che si è sentita strumentalizzata da Ulisse che non le aveva chiesto nulla, segue Carburo nel suo camion. Ulisse si lancia all'inseguimento del camion all'interno di una galleria dove Saveria, la quale era senza cinture di sicurezza, perde la vita in un incidente studiato appositamente da Carburo e Cicala. Infine Cicala abbondana il bar per via dei tristi ricordi legati a quel luogo.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film conquistò il primo posto degli incassi al botteghino anche se ebbe all'uscita alcuni problemi con la censura tanto che fu sequestrato per un mese per oscenità (a causa di una scena di nudo integrale con la Goldsmith e la De Rossi) per poi essere nuovamente ridistribuito nelle sale.[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Virna Lisi per sostenere questo ruolo dovette ingrassare 7 chili.
  • La cantante Carla Boni presta la sua voce al personaggio di Wilma quando quest'ultima canta.
  • Nonostante il successo ottenuto dal film sia da parte del pubblico che da parte della critica, il regista Alberto Lattuada non fu soddisfatto di questo suo lavoro: considerò infatti questo film un fallimento artistico definendolo un banale fotoromanzo cinematografico.
  • Renato Salvatori (il camionista Carburo, nel film) interpretò, nel precedente film Asso con Adriano Celentano, un personaggio di nome Bretella che, in questo film, è il nome di un altro camionista. Fu questa l'ultima pellicola interpretata dall'attore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Callisto Cosulich, I film di Alberto Lattuada, Gremese editore.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema