Enrico IV (film 1984)

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Enrico IV
EnricoIV - Mastroianni.png
Marcello Mastroianni in una scena del film
Titolo originale Enrico IV
Paese di produzione Italia
Anno 1984
Durata 95 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere tragedia
Regia Marco Bellocchio
Soggetto Luigi Pirandello
Sceneggiatura Marco Bellocchio, Tonino Guerra
Fotografia Giuseppe Lanci
Montaggio Mirco Garrone
Musiche Astor Piazzolla
Scenografia Giancarlo Basili, Leonardo Scarpa
Interpreti e personaggi

Enrico IV è un film del 1984 diretto da Marco Bellocchio, libera trasposizione dell'omonima tragedia di Luigi Pirandello.

È stato presentato in concorso al 37º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il Marchese di Nolli (Gianfelice Imparato), con la sua fidanzata Frida (Latou Chardons), con uno psichiatra (Leopoldo Trieste), Matilde (Claudia Cardinale), madre di Frida e Belcredi (Paolo Bonacelli), suo compagno, si recano al castello dove il di lui zio si è rinchiuso per vent'anni nella pazzia, convinto, dopo una caduta durante una cavalcata in costume in cui erano presenti Matilde e Belcredi, di essere l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico IV di Germania (1050-1106). Lì è mantenuto dalla sorella e da Di Nolli con servitù e arredi verosimili, facendo credere al folle di essere realmente nel Medioevo, indi compresa la visita di prostitute con le quali Enrico (il vero nome è ignoto) si sollazzava e dalle quali ha avuto, presumibilmente, numerosi figli. Non solo: ogni anno quando cade la neve Enrico indossa il saio del penitente e si inginocchia davanti alla finestra del castello di Matilde di Canossa per ottenere il perdono dal papa (il vero Enrico IV era stato scomunicato e stando sulla neve per giorni davanti al castello della contessa, aveva ottenuto il perdono papale), che puntualmente viene negato, scatenando la sua furia. Ma non è possibile fare altrimenti perché, un anno si è provato a perdonarlo, ma ciò lo aveva fatto infuriare ancora di più.

Durante il viaggio lo psichiatra, sfogliando un album fotografico, fa delle domande a Matilde sul perché egli avesse scelto di mascherarsi da Enrico IV. Ella risponde che, chiamandosi Matilde, avrebbe impersonato la contessa Matilde di Canossa e lui, "sarebbe stato in ginocchio davanti a lei come Enrico IV", dal momento che, da giovane (Luciano Bartoli), le faceva una corte sfrenata, suscitando però solo riso e derisione da parte di lei (sempre Latou Chardons) e dagli altri del gruppo. Il passato torna vivo nella mente di lei, rivede la cavalcata, come se la vedesse in quel momento dal finestrino dell'automobile. Di Nolli, invece è in lutto perché sua madre è da poco morta, andando a visitare Enrico nella convinzione che fosse vicinissimo alla guarigione. La loro presenza nel castello è quella dunque di fare l'estremo tentativo di far rinsavire Enrico.

Giunti al castello, guidati dai servi, la compagnia comincia a mascherarsi, lo psichiatra da messo papale, Belcredi da umile frate al suo seguito e Matilde da suocera dell'imperatore (Marcello Mastroianni), il quale accoglie di malavoglia gli ospiti, con un lungo monologo sulla disperata richiesta di intercedere per lui verso il papa, non solo ottenendo il suo perdono ma sciogliergli l'incantesimo che gli impedisce di diventare adulto, al disperato appello "non si può sempre avere ventisei anni!"

Lo psichiatra interpreta questa esclamazione come il recondito desiderio del pazzo di tornare ad essere quello che era prima della caduta, quindi escogita un contro trauma per poter far rinsavire Enrico: consisterebbe, dopo aver fatto finta di andarsene, nel disporre Frida e Di Nolli al posto delle due grandi tele nella sala del trono, e alle otto meno dieci (l'ora in cui si è manifestata vent'anni prima la follia di Enrico, segnata dall'orologio del castello, da allora fermo), quando Enrico passerà nella sala, Frida comincerà a chiamarlo, poi il grande lampadario verrà acceso con lampadine potentissime, in modo da causare uno shock a Enrico che, mettendogli vicino Frida e Matilde (visto che la prima è una esatta copia della madre quando era giovane), farebbe tornare Enrico in sé.

Ma né loro, né i servitori del castello sanno che Enrico, da qualche tempo rinsavito, ha deliberatamente continuato questa sua commedia per il suo divertimento, per una sorta di vendetta contro coloro che lo chiamavano "pazzo già prima", rivelandolo per primo ai quattro "consiglieri segreti" nella sala della musica. All'ora prestabilita Enrico si infila la corona, ed attraversa la sala del trono, fingendo di subire le conseguenze dell'esperimento, fingendosi meravigliato dalle due "Matilde", ma la maschera cade presto perché viene a sapere che i servitori, subito dopo il loro colloquio, sono subito andati a riferire agli ospiti che era guarito. Prima reagisce infantilmente, nascondendosi dietro una colonna e tirando sassi di plastica, poi, uscendo si complimenta beffardamente con il dottore per la trovata, rimproverando i consiglieri che non hanno guadagnato nulla spifferando tutto, anzi che verranno licenziati; spiega poi le ragioni di vendetta che hanno spinto a continuare la recita anche dopo essere guarito, accusando Belcredi di aver punto a sangue il suo cavallo vent'anni prima, in modo che cadesse e battesse la testa. In più non riconosce in Matilde la donna che amava, invecchiata, ma in Frida. Fa per abbracciarla e portarla via con sé ma Belcredi, assieme agli altri, cerca di fermarlo. Enrico risponde colpendolo al ventre con una spada. Tutti spaventati gli ospiti vanno via gridando che è pazzo, eccetto Belcredi che continua a ribadire "non è pazzo, non è pazzo!" Tale esclamazione non è casuale, infatti Enrico lo ha colpito sì con una spada, ma da teatro, retrattile e che spruzza sangue finto. Mentre gli ospiti se ne vanno, Enrico e i consiglieri ordinano tutto per poi ritirarsi, come un set quando sono finite le riprese, in quella prigione dalla quale, forse Enrico non ha mai desiderato evadere.

Differenze tra dramma e film[modifica | modifica wikitesto]

  • La sceneggiatura ha sveltito molti dei monologhi presenti nel dramma originario.
  • Nel film sono presenti molti bambini, e giocattoli su misura per Enrico, a dimostrare che lui in realtà non è mai cresciuto veramente, una specie di bambinone che ha sempre desiderato crescere, comportandosi spesso infantilmente (tirando palle di neve contro il papa, oppure i sassi finti quando viene scoperta la sua messa in scena).
  • Il film traspone letteralmente alcune battute presenti nel dramma: come, per esempio, nella seguente battuta:

possiamo sperare di riaverlo, come un orologio che si sia arrestato ad una cert'ora (...) che (...) si rimetta a segnare il tempo suo, dopo un lungo arresto

Oppure il dubbio sulla caduta da cavallo provocata da Belcredi di Enrico nel ricordo di Matilde, riassumendo con un primo piano di Enrico, che precede la caduta, le seguenti battute:

DONNA MATILDE: Ah, che orrore! Era accanto a me! Lo vidi tra le zampe del cavallo che s'era impennato... BELCREDI: Ma noi non credemmo, dapprima che si fosse fatto un gran male. Sì ci fu un arresto, un po' di scompiglio nella cavalcata, si voleva vedere che cosa era accaduto; ma era già stato raccolto e portato nella villa

  • Vengono eliminati i dialoghi tra i servitori all'inizio di ogni atto più o meno.
  • Il linguaggio è stato ammodernato (tipo "mendicante" per "mendico", "amante" per "ganzo", "provocare" per "cimentare").
  • Sono stravolti i personaggi di Belcredi che nel film sembra essere andato lì solo per accompagnare Matilde e Frida perde l'insicurezza, facendo posto ad una spensieratezza e ad uno spirito libero, non finge come la madre e gli altri, e perciò è l'unica non accolta con disprezzo da Enrico, riconoscendovi egli la donna amata vent'anni prima.
  • Belcredi viene trafitto da una spada teatrale, mentre nel dramma originale Enrico ferisce realmente il rivale, condannandolo per sempre alla finzione, e anche nel film il risultato è lo stesso.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato alla Rocchetta Mattei di Porretta Terme (BO) e a Riola di Vergato (BO) per le riprese esterne e per le riprese interne nei pressi di Roma nell'autunno del 1983 e nella primavera del 1984.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1984, festival-cannes.fr. URL consultato il 22 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lido Gedda, "Enrico IV al cinema", da Il castello di Elsinore - Quadrimestrale di teatro, anno V, 13, 1992
  • Guglielmina Morelli, "Enrico IV" da Le forme della ribellione - Il cinema di Marco Bellocchio, a cura di Luisa Ceretto e Giancarlo Zappoli, Lindau 2004
  • Marco Vanelli, "Enrico IV, L'uomo dal fiore in bocca" da Marco Bellocchio - Il cinema e i film, a cura di Adriano Aprà, Marsilio 2005
  • Luigi Pirandello, "Maschere nude", a cura di Alessandro d'Amico, Mondadori Milano 1968

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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