Fitzcarraldo

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Fitzcarraldo
Fitzcarraldo Screenshot.jpg
Klaus Kinski in una scena del film
Titolo originale Fitzcarraldo
Paese di produzione Germania
Anno 1982
Durata 158 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere drammatico
Regia Werner Herzog
Soggetto Werner Herzog
Sceneggiatura Werner Herzog
Produttore Werner Herzog, Lucki Stipetic
Casa di produzione Werner Herzog Filmproduktion, Filmverlag Der Autoren, ZDF
Fotografia Thomas Mauch
Montaggio Beate Mainka-Jellinghaus
Effetti speciali Miguel Vazquez
Musiche Popol Vuh

Vincenzo Bellini (I puritani)
Giuseppe Verdi (Ernani)
Richard Strauss (Tod und Verklärung)
Giacomo Puccini (La bohème)
Gaetano Donizetti (Lucia di Lammermoor)
Giacomo Meyerbeer
Jules Massenet (Manon)

Scenografia Ulrich Bergfelder
Henning von Gierke
Costumi Gisela Storch
Trucco Stefano Fava
Gloria Fava
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
« Chi sogna può muovere le montagne »

Fitzcarraldo è un film del 1982 scritto e diretto da Werner Herzog.

Presentato in concorso al 35º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la miglior regia.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Siamo in Amazzonia, a cavallo fra '800 e '900. Brian Sweeny Fitzgerald (che si fa chiamare "Fitzcarraldo" perché i nativi del luogo non sanno pronunciare il suo cognome) ha un grande sogno: costruire un grande Teatro dell'Opera a Iquitos, piccolo villaggio amazzonico ove vive, per farvi esibire i più grandi nomi della lirica, uno su tutti il famoso cantante Enrico Caruso, che vede cantare nel teatro dell'opera di Manaus.

Fitz ha però altri progetti in sospeso, come quello di una ferrovia transandina e di una fabbrica di ghiaccio che gestisce, ma la sua amante lo convince a dedicarsi alla raccolta del caucciù per finanziare l'idea del teatro. Il fiume dove si trovano più alberi di hevea brasiliensis da cui si ricava è l'Ucayali, spartito tra i grandi produttori di caucciù, tra cui Don Aquilino, che mostra a Fitz i metodi di produzione. Ma esiste ancora una zona ricchissima di alberi nel corso superiore senza proprietario, ma tra questa e la confluenza dell'Ucayali con il Rio delle amazzoni, vi sono le violentissime rapide del Pongo das Mortes, a cui nessuna nave può resistere. Fitz nota però che in un certo punto l'Ucayali e il vicino Pachitea quasi si toccano. Gli viene quindi l'idea di raggiungere la zona passando dall'altro fiume, trascinando la nave oltre il poggio che lo divide dall'Ucayali. La sua fidanzata lo aiuta a comperare la nave e una volta ingaggiato l'equipaggio il viaggio inizia. Ma appena la nave giunge sul Pachitea, tra i marinai serpeggia il malcontento, perché il fiume è abitato dai feroci Indios Hivaros. Proprio per questo l'equipaggio un giorno abbandona la nave, lasciando Fitz, il capitano, il meccanico Cholo e il cuoco alcolizzato. Quando i quattro decidono di tornare indietro, gli indios arrivano e aiutano Fitz nel suo progetto, credendo che secondo una leggenda, quest'ultimo sia il loro dio e che li condurrà in paradiso. Dopo un tentativo, egli riesce a portare la nave oltre il monte, ma gli indios gli fanno fare le rapide, che per miracolo riesce a superare. Tornato a Iquitos egli rivende la nave per il fallimento del progetto. Con il ricavato, Fitz ingaggia un'orchestra per una suggestiva esecuzione finale sulla barca.

Temi[modifica | modifica sorgente]

«Chi sogna può muovere le montagne»: questa frase detta nel film rappresenta la spina dorsale dell'opera più impegnativa e grandiosa del regista tedesco Werner Herzog.

Come il regista stesso ha detto nel documentario Burden of Dreams, che mostra le riprese del film, è esistito veramente un uomo di nome Fitzcarraldo, magnate della gomma, che per raggiungere un territorio smontò la sua nave per ricostruirla oltre una collina. Ad Herzog non interessava la scalata al successo di quell'uomo, bensì l'idea che per raggiungere i propri obiettivi si potesse far passare una nave per una collina.

Questo moderno Sisifo (personaggio della mitologia greca costretto a trascinare una grossa pietra solo per lasciarsela sfuggire e ricominciare tutto da capo) prese così i lineamenti di un grande sognatore, di un affarista sui generis, in quanto considera il denaro non come un fine, ma come un mezzo per realizzare i propri desideri.

È interessante, da questo punto di vista, la contrapposizione con gli altri affaristi della città, i quali rifiutano di sovvenzionargli l'impresa. Questi infatti tengono a dimostrare sovrabbondanza di denaro bruciandolo o dandolo in pasto ai pesci: quasi a suggerire al protagonista che non è per soldi che non l'aiutano ma semplicemente perché non credono nella sua idea. Il protagonista invece è convinto che non tutto si possa comprare con il denaro, ed il suo rapporto con esso è orientato più strettamente alla realizzazione del proprio sogno.

Per la sua impresa, Fitzcarraldo dovrà stringere rapporti con gli Indios della zona. Terrorizzato dalla possibilità che possano ucciderlo per difendere la propria terra, Fitzcarraldo asseconderà infatti una loro antica credenza: lì indurrà a crederlo una divinità pronta a condurli verso un mondo privo di sofferenza. Così facendo, non solo placherà ogni ostilità difensiva degli Indios, ma otterrà addirittura il loro lavoro, fondamentale per la riuscita dell'impresa. È da notare il rapporto controverso che si instaurerà tra Fitzcarraldo e gli Indios, i quali avranno anche delle perdite umane durante il lavoro affidatogli. Nel proseguire della diegesi è costante la tensione e paura in Fitzcarraldo, che teme gli Indios possano scoprire le sue intenzioni (aprire una nuova via economico-logistica al caucciù) ed ucciderlo.

Nel film non ci sono solo i sogni di Fitzcarraldo, ci sono anche quelli del regista. Herzog, infatti, ha stretto i denti, insieme alla sua troupe ed agli attori, per ben quattro anni di lavorazione del film. A chi gli chiedeva perché non mollasse tutto, rispondeva che non voleva vivere senza sogni, ed il film era un suo grande sogno.

Realizzazione[2][modifica | modifica sorgente]

« Se io abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e non voglio vivere in quel modo. Vivo o muoio con questo progetto. »
(Werner Herzog)

La lavorazione di Fitzcarraldo è famosa nella storia del cinema per l'incredibile sequenza di disgrazie, incidenti ed imprevisti di cui è stata costellata.

Falsa partenza[modifica | modifica sorgente]

Un primo tentativo di iniziare le riprese avvenne nel novembre 1979, in un'area del Perù vicina al confine con l'Ecuador, ma un gruppo politico che rappresentava la locale tribù Aguaruna si oppose in tutti i modi alla lavorazione del film, diffondendo pessime voci riguardo alla troupe e minacciando di morte chi li avesse appoggiati. Il 1º dicembre l'accampamento della produzione venne circondato da indigeni armati che intimarono a tutti i presenti di andarsene e, dopo che essi ebbero ubbidito, bruciarono l'accampamento. Passò circa un anno prima che Herzog trovasse un altro luogo adatto per le riprese, che iniziarono nel gennaio del 1981.

Problemi con gli attori[modifica | modifica sorgente]

Originariamente il protagonista non era interpretato da Klaus Kinski, bensì da Jason Robards, ed era presente un altro personaggio, Wilbur, attore spalla di Fitzcarraldo, che era interpretato da Mick Jagger, leader dei Rolling Stones. Il capitano della nave era invece interpretato da Mario Adorf. Dopo cinque settimane il 40% delle riprese era stato effettuato, quando Jason Robards si ammalò gravemente e il medico gli proibì di tornare sul set. Così Herzog si trovò a dover gettare via le scene già girate e a mettere in pausa la produzione per altre sei settimane, mentre cercava un sostituto. In questo periodo Mick Jagger sciolse il contratto, essendo troppo occupato nell'ambiente musicale, ed Herzog scelse di eliminare il suo personaggio piuttosto che affidarlo ad un altro attore. Klaus Kinski, che aveva già recitato in tre film di Herzog, accettò il ruolo di protagonista e nell'aprile del 1981 le riprese ricominciarono da capo.

Le navi[modifica | modifica sorgente]

Ciò che rimane di una delle navi usate nel film.

Herzog aveva espresso fin dall'inizio la volontà di girare la scena della montagna non con un modellino ma con una vera nave, poiché voleva che il pubblico percepisse che era tutto vero, e a causa di questa sua insistenza perse la possibilità di far produrre il film alla 20th Century Fox[3]. Herzog aveva a disposizione tre navi per le riprese: la prima, la Nariño, fu utilizzata solo per le riprese a Iquitos, quando la nave non è ancora restaurata; la seconda, la Huallaga (entrambe furono costruite all'inizio del novecento), fu invece rimessa in sesto e venne fatta navigare fino al luogo delle riprese in mezzo alla giungla, dove sarebbe poi stata issata sulla montagna. La nave pesava circa 300 tonnellate, mentre quella trasportata dal vero Fitzcarraldo pesava solo 30 tonnellate. Per ottimizzare i tempi fu fatta costruire anche una terza nave, identica alla seconda, per effettuare le riprese nelle rapide e il finale del film mentre l'altra veniva ancora issata sulla montagna.

La montagna[modifica | modifica sorgente]

Per il traino della nave sulla montagna (situata 1500 miglia a sud di Iquitos) Herzog chiese l'aiuto dell'ingegnere brasiliano Laplace Martins, che progettò il sistema di argani che si vede nel film. L'ingegnere pensava comunque che fosse un sistema troppo pericoloso e che diverse persone potessero perdere la vita, anche perché Herzog si ostinava a utilizzare un pendio inclinato di 40 gradi, mentre il sistema di Martins era progettato per un'inclinazione di 20 gradi. Martins allora abbandonò il progetto e Herzog decise di tentare comunque con il suo sistema. Inizialmente la nave si mosse ma subito una tirante si ruppe e la nave scivolò di nuovo giù; questa scena è esattamente quella che si vede nel film.

Le rapide[modifica | modifica sorgente]

Mentre la Huallaga era bloccata ai piedi del pendio, Herzog utilizzò la terza nave per girare la scena delle rapide nelle “pongo das mortes” (le “rapide della morte”). Mentre si effettuavano le riprese nelle rapide l'imbarcazione urtò contro la parete rocciosa e all'operatore Thomas Mauch cadde la macchina da presa sulla mano, aprendogliela. Inoltre, dopo aver lasciato le rapide la nave si incagliò; entrambe le navi erano così bloccate e la produzione rimase ferma per diversi mesi.

A questo punto alla domanda “Cosa farai dopo aver finito il film?” Herzog rispose: “Non dovrei più fare film, dovrei andare direttamente in manicomio. (...) Nessuno riuscirà a convincermi ad essere felice di tutto questo.”

La conclusione[modifica | modifica sorgente]

Con la stagione delle piogge la nave si disincagliò e venne usata per la scena finale. L'altra nave venne finalmente fatta salire sulla montagna grazie a nuovi mezzi e a un nuovo team di ingegneri di Lima. Le riprese si conclusero nel novembre del 1981, quasi quattro anni dopo l'inizio della lavorazione del film.

Il film uscì in Germania il 4 marzo 1982.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Awards 1982, festival-cannes.fr. URL consultato il 21 giugno 2011.
  2. ^ La maggior parte delle informazioni presenti in questa sezione sono tratte dal documentario Burden of Dreams di Les Blank, che racconta le riprese di Fitzcarraldo
  3. ^ Intervista di Roger Herbert a Werner Herzog, 28 agosto, 2005. URL consultato il 2 novembre 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Werner Herzog, La conquista dell'inutile (Eroberung des Nutzlosen, Hanser Werlag, Monaco-Vienna 2004), trad. it. Monica Pesetti, Anna Ruchat, Mondadori, Milano 2007 - ISBN 88-04-56752-X (diario tenuto dal regista durante la lavorazione del film)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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